Campania, mare da cartolina e sapori da capogiro

1600x1000 campania mare da cartolina hero

1600x1000 campania mare da cartolina hero

Ricca di arte e storia, caratterizzata da clima dolce tutto l’anno e da un mare da cartolina, invidiata in tutto il mondo per la sua eccezionale cucina tradizionale e amata per la sua ospitalità: lasciatevi sedurre dalla Campania, terra dai colori intensi e dalle coste punteggiate di baie, insenature e pareti rocciose, che vi riempirà gli occhi e il cuore.

Origini e cenni storici sulla Campania

20210309091810 paestum campania gettyimages 927057594 1

Le prime presenze dell’uomo in Campania risalgono al Paleolitico medio, ovvero all’epoca dell’uomo di Neanderthal, poi – era il I millennio a.C. – fu abitata da alcune popolazioni di ceppo indoeuropeo come gli Osci, gli Aurunci, gli Ausoni, i Sidicini e i Sanniti, infine arrivarono gli Etruschi, a occupare l’Agro campano, e i Greci, che fecero della fascia costiera una colonia.
Il principale centro etrusco fu Capua, mentre i primi insediamenti greci fecero nascere centri come Pithecusa (Ischia), Kyme (Cuma), Parthenope prima e Neapolis poi (Napoli), Dikaiarcheia (Pozzuoli) e Poseidonia (Paestum).
Così la Campania divenne un centro culturale tra i più importanti della Magna Grecia.

Nella storia della regione le eruzioni del vulcano Vesuvio furono frequenti: la più violenta fu quella del 79 d.C., che provocò la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, costituiscono oggi un’area archeologica di grandissimo valore.

Fu di particolare importanza anche l’ascesa della dinastia normanna, durante la quale la Campania visse un periodo di unità politica sotto il Regno di Sicilia. Successivamente, con il susseguirsi delle dinastie degli Angioini, degli Aragona e soprattutto dei Borboni, il Regno di Napoli divenne uno dei principali poli economici, culturali e artistici d’Europa.

Le città principali della Campania

20210326095016 napoli shutterstock 1616075848

Non è facile scegliere da dove cominciare a scoprire le numerose meraviglie di questa regione, anche se partire da Napoli è quasi un obbligo: sorta all’ombra del Vesuvio, che merita almeno un’escursione, e bagnata dalle acque dell’omonimo golfo, è una delle città più visitate e amate al mondo.

Impossibile stare qui e non vedere le sue aree archeologiche – Pompei, Ercolano e Campi Flegrei – o non fare una visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che custodisce parte dei più preziosi reperti del suo passato.
Terza città più popolosa d’Italia, caratterizzata da una grandissima varietà paesaggistica, Napoli ha un centro storico che è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO grazie alla grande quantità di edifici di valore inestimabile, a partire dal Palazzo Reale che per secoli è stato il centro del potere di tutta l’Italia meridionale, e dal Castel dell’Ovo, il più antico forte della città.

Non dovreste perdere neppure Salerno, porta d’ingresso alla stupefacente Costiera Amalfitana. Nota nel mondo per aver dato origine alla Scuola Medica Salernitana, prima istituzione medica d’Europa, ha un ricco centro storico e una lunga passeggiata sul mare. Nel suo golfo troverete la stupefacente Paestum che, con i suoi templi, è oggi Patrimonio dell’UNESCO poiché sito archeologico meglio conservato.

Caserta è un altro importantissimo punto di interesse, meta di un turismo attirato dal suo notevole patrimonio artistico, storico e culturale: qui vedrete magnifiche chiese, palazzi e abbazie, ma soprattutto vedrete la Reggia di Caserta.
Patrimonio UNESCO, fu edificata per volontà di Carlo Borbone che affidò il compito all’architetto Luigi Vanvitelli ed è uno dei complessi architettonici più grandi in Europa.

Cosa vedere in Campania: 6 tappe imperdibili

20210326094158 capri shutterstock 752424559

Partite dal Cilento, nella provincia di Salerno, che vi conquisterà sia per la costa che per il panorama. Il suo territorio rientra in buona parte nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni che tutela il ricco patrimonio naturalistico della zona.

Non perdete l’Isola di Ischia, diventata celebre negli Anni 50 grazie all’imprenditore Angelo Rizzoli e amatissima a livello internazionale per le sue bellissime spiagge e le sue acque termali.

A proposito di luoghi esclusivi, dovreste certamente visitare Capri, la destinazione più ricercata dai vip che amano fare bagni di folla nei bar della famosa piazzetta.
Tra negozi di grandi brand e costosi ristoranti, locande e artigiani, Capri offre una visuale mozzafiato sui Faraglioni, sul Golfo di Napoli e su quello di Salerno.

Tappa irrinunciabile è l’intera Costiera Amalfitana, che si estende tra il Golfo di Napoli e il Golfo di Salerno e comprende 15 comuni della provincia di Salerno, tra i quali la meravigliosa Amalfi.
Un vero e proprio balcone naturale che si affaccia sul mare blu e le pendici dei monti Lattari, tra spiagge e terrazze coltivate ad agrumi, viti e ulivi.

Gli amanti della storia non resteranno certo delusi dalla Campania e potranno mettersi sulle tracce dell’antica civiltà romana, visitando la vasta area archeologica dei Campi Flegrei, nel golfo di Pozzuoli, o quelle magnifiche di Pompei ed Ercolano a Napoli.

I luoghi insoliti della Campania: 2 mete per i curiosi

20210323161514 minerva

Se amate allontanarvi dagli itinerari turistici, cercate la Casina Vanvitelliana, una deliziosa costruzione dell’epoca borbonica in un’area destinata a caccia e pesca all’interno del parco sul lago del Fusaro, a Bacoli.

Altrettanto affascinante è il Giardino della Minerva, un orto botanico nel centro storico di Salerno che, durante il Medioevo, è stato un laboratorio didattico a cielo aperto per gli studenti della scuola medica salernitana.

I prodotti tipici della Campania: 5 delizie da assaporare

20210825125857 pizza shutterstock 1732731302

Saporita e verace come sono i campani, la cucina di questa regione sa sedurre con gusto: vi dice niente la pizza?

Provate il pomodoro di San Marzano, di forma allungata e perfetto per i pelati e per la salsa di pomodoro, o il pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, una varietà coltivata esclusivamente sulle pendici vulcaniche del Vesuvio.

Gli amanti del formaggio apprezzeranno il provolone del monaco, un formaggio a pasta filata dal gusto burroso, delizioso quanto la celebre mozzarella di bufala campana che tutto il mondo ci invidia.

Tante delizie per il palato, da innaffiare con gli apprezzatissimi vini del territorio: a partire dal Greco di Tufo, amatissimo bianco DOCG prodotto in otto comuni della provincia di Avellino.

Eventi in Campania: la Festa della Candelora

20220318180345 villa dei misteri pompei campania shutterstock 1402747394

Tra gli eventi che si tengono in Campania è particolarmente interessante la Festa della Candelora, una festa religiosa che ricorda la presentazione del Signore al Tempio e il rito di purificazione della Vergine Maria 40 giorni dopo la nascita di Gesù.

da italia.it




CREA: “Turismo delle Radici e promozione all’estero dei prodotti agroalimentari italiani”

turismo radici e1614863459554 512x223

turismo radici e1614863459554 512x223“Turismo delle Radici e promozione all’estero dei prodotti agroalimentari italiani. Un focus sul settore olivicolo oleario”: è appena stato pubblicato il Rapporto di Ricerca curato da Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria,e  da  Milena Verrascina e Barbara Zanetti, del Centro Politiche e Bioeconomia del CREA- Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria. “Questa ricerca sul Turismo delle radici nasce dall’idea di approfondire, oltre al fenomeno della promozione delle produzioni agroalimentari italiane, l’interesse delle attività olivicole dal punto di vista turistico e, in particolare, dal punto di vista di coloro che hanno legami profondi con l’identità culturale italiana. Il Turismo delle radici, che possiamo definire come una forma di turismo basata sulla ricerca delle proprie radici familiari e sul recupero dei luoghi e delle tradizioni, è un tema largamente approfondito dall’Università della Calabria che negli anni passati ha realizzato il Primo Rapporto sul Turismo delle radici in Italia. È un tema di grande interesse per il Centro di Ricerche del CREA che si occupa di Politiche e bioeconomia che analizza da molti anni il settore e le dinamiche territoriali delle aree a elevata vocazione olivicola”.  Lo spiega nella prefazione al Rapporto Milena Verrascina, responsabile di ‘Oleario’. La cornice entro cui è stata realizzata l’indagine è infatti il progetto ‘Oleario. Dove l’Italia lascia il segno’ nato nel 2021, nell’ambito del Programma Rete Rurale Nazionale, con l’obiettivo di “diffondere la conoscenza sul nostro patrimonio olivicolo-oleario, valorizzando il legame tra cibo, agricoltura, territorio, cultura e tradizione”. ‘Oleario’ è frutto di un lavoro congiunto di tre centri del CREA: il Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia, il Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Rende e il Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione . “L’olivicoltura italiana è – sottolinea la responsabile di ‘Oleario’ –   un settore fondamentale della nostra economia, cultura e storia. Con una produzione seconda solo alla Spagna, l’Italia è il primo consumatore mondiale anche in ragione del fondamentale ruolo dell’olio nel nostro modello alimentare e nella dieta mediterranea. L’aspetto culturale non è meno rilevante di quello economico e questo è evidente anche nella composizione del paesaggio. Oltre un milione di ettari di superficie olivetata lungo la penisola regalano paesaggi diversificati”.  “Nonostante i diversi elementi di eccellenza evidenziati e il carattere multifunzionale dell’olivicoltura italiana, il settore soffre ancora la concorrenza di altri Paesi. È necessario  quindi – spiega  Milena Verrascina – poter contare su strategie di rilancio sia per il rinnovamento degli impianti, l’innovazione e l’ampliamento  delle produzioni che valorizzino la ricca biodiversità, sia per lo sviluppo delle esternalità positive in termini di paesaggio, mantenimento degli elementi culturali e storici, pregio ambientale e contrasto all’abbandono”. Ed è questo ambito che “si inserisce l’opportunità per le aziende olivicole di orientarsi verso l’offerta turistica, attività che offre all’impresa il duplice vantaggio di diversificare il reddito e migliorare il proprio posizionamento sul mercato e che consente di rivitalizzare territori, spesso marginali, che si distinguono per produzioni limitate, ma qualitativamente di rilievo, e che custodiscono valori e memorie comuni. Questi – ricorda Verrascina – sono luoghi da cui, un tempo, migliaia di italiani sono emigrati e oggi tornano per le loro vacanze con figli, nipoti e pronipoti per riscoprire le proprie radici tra il recupero dei ricordi e la ricerca di emozioni. Il recupero della storia, della memoria e delle tradizioni della propria terra natìa sono – osserva  – le principali motivazioni che inducono gli emigrati italiani, anche di seconda, terza e quarta generazione, a scegliere l’Italia come meta per le loro vacanze e per questo sono ritenuti anche gli elementi fondanti lo sviluppo del turismo delle radici”. “Il turismo delle radici ha in sé una forte componente emotiva legata ai ricordi vissuti e a quelli tramandati grazie al racconto dei propri familiari e delle persone del luogo di origine nell’ambito dei quali un ruolo di rilievo è ricoperto dalle produzioni agroalimentari. Da qui l’idea di approfondire il rapporto tra l’olio di oliva e il turismo delle radici in un momento in cui quest’ultimo vive una crescente attenzione e può rappresentare una opportunità per le aziende di produzione, facilitando – conclude Verrascina – il riconoscimento del giusto valore per un prodotto di eccellenza”. Il Rapporto di Ricerca è disponibile a questo link https://oleario.crea.gov.it/wp-content/uploads/2024/05/TURISMO_olivicolo-2023_def.pdf .  (Inform)




ABRACALABRIA, evento in Svizzera il 14 giugno

20240507 142929 0000
20240507 142929 0000Da una parte, il Dipartimento Turismo della Regione Calabria (e non solo quello a dire il vero) dimostra platealmente e sistematicamente di non avere ancora capito cosa e quale sia la Calabria Straordinaria da privilegiare, raccontare e promuovere nel mondo, confondendo scientificamente la eventuale straordinarietà con tutto ciò che è invece sicuramente ordinario e per nulla competitivo su scala globale (come spiagge e tramonti, mare e montagne, albe ed orizzonti). Dall’altra, il vero progetto dei Marcatori Identitari Distintivi (MID) che resta la fonte, la genesi ed il solo perimetro di sviluppo di quello che doveva essere sin dal 2021 il lancio di Calabria Straordinaria, non solo continua ad essere spiegato e motivato con successo in tutti e cinque i continenti ma esso, anche grazie e soprattutto al supporto della rete di Casa Calabria International, continua ad essere letto, interpretato ed apprezzato come la vera riscrittura della narrazione turistico-esperienziale e competitiva della Calabria che, per usare sempre le parole del Presidente Roberto Occhiuto, l’Italia ed il mondo ancora non si aspettano.
A ribadire quella che sta diventando probabilmente la più grande contraddizione della promozione turistica regionale, con eventuale relativa distrazione di risorse finanziarie, è Lenin Montesanto, Program Manager della Cabina di Regia regionale sui MID e che nel maggio 2023 ha consegnato ufficialmente alla Fondazione Calabria Film Commission, la prima mappatura dei Marcatori Identitari Distintivi, nell’ambito di un programma più ampio, già finanziato con oltre 3 milioni di euro per due annualità, destinato ad internazionalizzare e destagionalizzare la Calabria inedita ed inesplorata, come destinazione esperienziale, non quella ordinaria di albe e tramonti.
A fare da contraltare alle iniziative molto discutibili del Dipartimento Regionale, che a questo punto non sembrano neppure allineate con i contenuti più volte ribaditi dallo stesso Presidente, è l’attenzione internazionale di qualità che invece sul progetto e sul metodo dei MID continuano a riservare prestigiose riviste culturali e turistiche, associazioni, attori e promotori sociali e culturali ed in generale la grande rete delle comunità di italo-discendenti e calabresi residenti nel mondo.
Dopo lo speciale dedicato ai MID dalla prestigiosa rivista francese Radici, dopo il contributo dello stesso Montesanto ospitato nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Pechino, le interviste e gli approfondimenti su radio, tv e riviste di settore negli Usa ed in Sud America, il racconto diverso della Calabria extra-ordinaria è stato protagonista anche in Svizzera, ospitato da L’ECO, famoso settimanale d’informazione fondato nel 1966 e importante punto di riferimento per la comunità italiana in Svizzera. E proprio nel Paese elvetico, a Marina Lachen, Montesanto è stato invitato da Casa Calabria International presieduta da Innocenza Giannuzzi e dal coordinate della città  elvetica Cosimo La Torre ad intervenire sui Mid il 14 giugno, insieme all’attrice Annalisa Insardà ed a Pino Ambrosio, autore del libro Ferramonti, storia di una vita.
Lo sapevate – esordisce l’editoriale su L’Eco – che in Calabria è stata inventata la chirurgia plastica, con i fratelli Vianeo che nel loro studio a Tropea nel ‘500 hanno ricostruito nasi di mezza Europa; che nello stesso secolo il matematico Luigi Lilio di Cirò progettava la riforma di quello che divenne il Calendario Gregoriano oggi diffuso in tutto il mondo; che a metà ottocento il musicista Alfonso Rendano inventava il terzo pedale al pianoforte; che a Corigliano-Rossano è conservato il Codex Purpureus Rossanesis, il più antico manoscritto onciale greco sulla vita di Cristo ed al cui interno è presente, tra gli altri, anche la più antica rappresentazione de L’Ultima Cena, più attendibile di quella ben più famosa di Leonardo da Vinci?
TROPEA NON È SOLO MARE. È, questa, l’affermazione, che può essere estesa a tutta la Calabria ordinaria appunto, che dà il titolo alla copertina del n.46 della Rivista diffusa nel Paese elvetico e che va alla scoperta del volto non estivo della destinazione esperienziale Calabria.
E lo sapevate – prosegue il racconto diverso e sganciato da cliché paesaggistici – che a Crotone, nella Scuola fondata da Pitagora, prese forma il celeberrimo Teorema a lui attribuito; che a Locri hanno vissuto Nosside, la prima ed unica poetessa d’Occidente e Zaleuco il primo legislatore occidentale; e che è calabrese anche Giovanbattista Palatino, il calligrafo più celebre del Rinascimento, autore del manuale di scrittura più stampato della storia ed al quale è dedicato uno dei caratteri più usati al mondo; oppure che a Ferramonti si trova il Campo di Concentramento aperto nel 1940, il più grande kibbutz del continente europeo e dove non è mai morto nessuno?
Ecco, questi appena indicati, sono soltanto alcuni dei Marcatori Identitari Distintivi (MID) della Calabria Straordinaria, extra-ordinaria appunto perché inedita ed inesplorata; quella Calabria che – rimbalzano sempre le parole del Presidente Occhiuto – l’Italia ed il mondo non si aspettano. Di MID ne sono stati già mappati 100 e la loro promozione – spiega e conclude Lenin Montesanto intervistato sulla Rivista – dovrà rappresentare la strada maestra per destagionalizzare ed internazionalizzare la Calabria come destinazione esperienziale. – (Fonte: Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying).



Gran Sasso, le mille vie dell’arrampicata in Abruzzo

20220210114847 gran sasso abruzzo photo by valerio mei shutterstock 2076489931

20220210114847 gran sasso abruzzo photo by valerio mei shutterstock 2076489931In Abruzzo l’Appennino mostra il suo lato “dolomitico”, la montagna è imponente, aspra roccia che si presta alla passione degli arrampicatori, i percorsi sono vari e infiniti. E quando arrivate lassù, lo sguardo è libero di spaziare dai monti agli altipiani fino al mare.

Il massiccio del Gran Sasso, sul dorsale orientale dell’Appennino Abruzzese, è costituito da roccia calcarea, tra le più adatte per gli appassionati di arrampicata sportiva e bouldering. Il panorama è vario e le vie di salita disegnano una mappa fittissima. Il mondo di roccia comprende la via ferrata Brizio e la via ferrata Ventricini, il Sentiero del Centenario e la Ferrata Danesi, i percorsi sul Corno Grande e sul Corno Piccolo e altri numerosi itinerari.

Due Corni, mille itinerari

1600x1000 due corni mille itinerari 1

Qualsiasi sia la vostra scelta, l’esperienza non può dirsi completa senza l’esplorazione del Corno Grande e del Corno Piccolo, con pareti grandiose e spettacolari dal punto di vista del paesaggio. Il Corno Grande, con i suoi 2.912 metri, è la cima più elevata del Gran Sasso, nonché dell’Appennino, e la Conca del Calderone sulla quale si erge è il ghiacciaio più a Sud d’Europa.

Qui, come sul Corno fratello minore, gli itinerari per arrampicata e alpinismo sono di tutti i tipi e di tutte le difficoltà ed è possibile accedere alle partenze sia da Nord sia da Sud. Lo scenario non vi lascerà indifferenti: pareti bianche e rosate, creste affilate e fessure strapiombanti. Potrete ammirare le cime circostanti e, nelle giornate limpide, anche l’altipiano delle Rocche e Campo Imperatore, la Maiella e il Terminillo, i Monti della Laga e la catena dei Sibillini, il Lago di Campotosto. Da lontano occhieggia il Mar Adriatico, nei tratti compresi tra San Benedetto del Tronto e Vasto.

Il Piccolo Tibet

1600x1000 il piccolo tibet 2

Molte delle vie del Gran Sasso partono dalla località di Campo Imperatore, un luogo da non mancare. Un altipiano tra i 1.500 e i 2.100 metri di quota che il grande orientalista e alpinista Fosco Maraini definì il Piccolo Tibet, per la similitudine con gli straordinari scenari visti nel Paese asiatico. Qui siamo all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove l’accesso è garantito tutto l’anno dalla funivia del Gran Sasso, fondamentale d’inverno quando la neve impedisce la viabilità in macchina. Si passeggia nel territorio costellato di laghetti e si incontra anche un osservatorio astronomico equipaggiato di un potente telescopio per guardare il cielo da vicino. Il Giardino Botanico Alpino Vincenzo Rivera è per gli amanti della particolare flora montana. L’anello completo intorno all’altopiano è il più lungo d’Italia: 300 km.

A tu per tu con camosci, arvicole e falchi

1600x1000 a tu per tu con camosci 3 1

Da queste parti non è raro incrociare qualche esemplare di camoscio appenninico, una specie protetta che grazie alla tutela ha potuto di recente ripopolarsi. Osservateli in silenzio, per non impaurirli e indurli alla fuga. D’estate il camoscio cerca le praterie in altitudine, ma in inverno, quando la neve è abbondante, lo vedrete scendere verso i boschi. Mentre vi arrampicate sulle rocce potreste avere come compagna un’arvicola delle nevi e il mammifero vi seguirà fino ai bivacchi in cerca di cibo. E se alzate lo sguardo, avvisterete falchi, coturnici e gracchi alpini. Incontri che costituiscono un motivo di fascino in più, in questo ambiente selvaggio costellato di picchi, boschi, cascate, laghi e anfiteatri glaciali.

Studiate il percorso, scegliete l’estate, evitate i weekend

1600x1000 studiate il percorso weekend 4

Prima di cominciare, siate certi di avere la situazione sotto controllo, per godervi un’arrampicata indimenticabile in tutta sicurezza. Quindi, studiate il vostro percorso con scrupolo e prudenza, tenendo conto che alcune pareti sono per praticanti molto esperti. Chiedete informazioni e consigli sulle vie presso i tanti rifugi e bivacchi e privilegiate l’estate per affrontare le pareti, in particolare i giorni feriali, meno affollati. A qualunque livello siate, consultate guide e scuole, che offrono corsi di arrampicata per tutti. Fate attenzione a rispettare la natura, la sua fauna e flora. Non lasciate segni del vostro passaggio, mantenendo incontaminato l’ambiente.

da italia.it




Il Gargano in bicicletta, la costa settentrionale

1600x1000 gargano hero 1

1600x1000 gargano hero 1Capita raramente di vedere tanta varietà naturalistica tutta concentrata in un unico territorio. Così è il Gargano, detto lo “sperone d’Italia” per la sua posizione tanto particolare da sembrare un lembo di terra trasportato dal vento da chissà che lidi lontani. Qui ogni esplorazione è impreziosita da un panorama fatto di coste frastagliate, scogliere bianchissime, un mare color dello smeraldo, pinete con una varietà infinita di habitat e anche luoghi mistici e spirituali.

Rispetto alla costa meridionale, la parte settentrionale del Gargano è più selvaggia e meno appariscente. Qui, al di fuori del periodo da giugno a settembre, troverete soprattutto pace e tranquillità. Distese di spiagge di dune e sabbia finissima si perdono a vista d’occhio e la cornice naturalistica è di un’affascinante bellezza, sia che la si guardi da sdraiati in spiaggia sia dall’alto dei borghi arroccati, magari dissetandosi con una limonata del Gargano Igp. Non servirebbe molto altro e invece il Gargano, territorio protetto dal Parco nazionale del Gargano, è anche il paradiso per gli amanti della natura, esploratori, birdwatcher con il binocolo al collo e praticanti di sport. I cicloamatori in particolare gioiranno, perché la bici è il modo migliore per respirare l’essenza del luogo con le calette deserte, gli scorci, i luoghi solitari e silenziosi e i piccoli borghi da scoprire pedalata dopo pedalata. Gli itinerari possibili sono diversi e di varia difficoltà, qui proponiamo un percorso da Peschici al lago di Lesina. Si raggiunge Rodi Garganico, si segue il lungo rettilineo che lambisce il lago di Varano, e passando da Foce di Varano, un tempo villaggio di pescatori e oggi vivace porticciolo turistico, si arriva a Foce di Capoiale, un caratteristico porto canale dove godersi il panorama sul lago con le montagne sullo sfondo e osservare la vita dei pescatori e gli stenditoi delle reti. Volendo è possibile compiere una variante che gira tutto intorno al lago di Varano, altrimenti si prosegue dritto fino al lago di Lesina.

Giorno 1

Peschici

image

A Peschici si è accolti da uno spettacolo perfetto. Se si arriva di giorno, si rimane sbalorditi dalla vista delle case bianche a griglie, affastellate una all’altra per stare aggrappate a una rupe di 90 metri a picco sul mare. Se si arriva la sera, si resta incantati dal gioco di luce e riflessi della cittadina che si specchia sull’acqua. E poi, di fronte alle case, si apre l’ampia e sabbiosa baia di Peschici, che fuori dall’alta stagione è un luogo poco frequentato. Qui, nell’antica Pesclizzo di fondazione slava, la cosa migliore da fare è godersi la passeggiata lungo la spiaggia fino al porto e poi salire le scale che portano in città, dove si affacciano già i primi murales a catturare l’attenzione. Ce ne sono con ritratti, con barche o con viste sul mare, uno è dedicato all’artista metà pugliese e metà istriano, Romano Conversano, che si innamorò di Peschici tanto da acquistare e restaurare il castello per farvi il proprio atelier. L’opera è di tre artisti, Silvestro Regina, Day Gilles Thrinh Dinh e Michel Xhavo, che nella calda estate del 1993 furono ospiti del castello: per riqualificare l’area dall’incuria e dalla discarica sottostante, realizzarono un murale lungo il recinto del castello. Per il panorama affacciatevi al belvedere nei pressi del castello e da qui scegliete di passeggiare lungo le vie principali, via Castello e via Colombo in direzione della città nuova, oppure inerpicatevi su per i tortuosi e stretti vicoli. Tra le case con i caratteristici tetti a semibotte, gli archi e le chiese del borgo vecchio, aleggia un’aria antica e mediterranea, un po’ di Grecia e un po’ di Tunisia, e vi si affacciano tanti negozietti e ristorantini piacevoli. Alle spalle del porticciolo, invece, si trova l’abbazia di Calena, anzi i ruderi di quel che ne rimane, ma che ne testimoniano l’importanza nel Medioevo.

Rodi Garganico

image

Da Peschici si imbocca la strada costiera che attraversando la pineta Marzini, che conduce alla bella spiaggia delle Tufare, si fa pianeggiante nel tratto da San Menaio a Lido del Sole, tranne per una breve salita fino a Rodi Garganico. Cittadina molto pittoresca anche se meno ricca delle sue due sorelle Peschici e Vieste, Rodi Garganico è posta su una scogliera a picco sul mare con le case di un bianco brillante che si stagliano contro il blu, una ragnatela di vicoletti tortuosi, che talvolta scendono fino al mare, ripide scale, archi e palazzi nobiliari. Da vedere sono le chiese S. Nicola di Mira, Ss. Pietro e Paolo, la più antica della città, e il barocco Santuario della Madonna della Libera.

Non perdetevi i bellissimi giardini coltivati ad agrumi che punteggiano la città, che si trova al centro di una zona di produzione degli agrumi, con limoni che si perdono a vista d’occhio anche verso l’entroterra (in particolare il limone di Femminiello del Gargano Igp). E se in passato gli agrumi erano la maggiore fonte di reddito della località, oggi Rodi è rinomata soprattutto per il turismo balneare e non c’è da stupirsene vista la distesa di spiagge sabbiose che continuano sia a levante che a ponente del borgo. La spiaggia di San Menaio, ad esempio, con la sua sabbia finissima si allunga per oltre due chilometri e mezzo fino al borgo.

Giorno 2

Lago di Varano

Da Rodi Garganico, tra torri di avvistamento e caratteristici trabucchi, si va verso il lago di Varano. Viste dall’alto, le sue acque si confondono con quelle del mare, ma a separarle dall’Adriatico c’è un cordone sottile di 10 chilometri lungo cui si srotola la strada costiera percorribile in bici. La strada che corre sull’istmo lambisce una spiaggia di sabbia finissima chiamata Isola di Varano, divenuta riserva naturale nel 1977 per le sue dune costiere, gli eucalipti monumentali, le pinete e i pini marittimi. Dovete immaginarlo, più che come un vero lago, come una laguna salmastra, con un ambiente di macchia mediterranea, con dune e migliaia di uccelli acquatici, stanziali e migratori. La laguna è percorribile in bici con un tracciato ad anello disegnato lungo le sponde bordate da canneti, ulivi e pinete, con le montagne che si scorgono in lontananza.
Da vedere nei pressi della laguna c’è la suggestiva Grotta di S. Michele, legata al culto dell’arcangelo e la cui acqua che stilla dalle pareti è ritenuta miracolosa per la vista. Un altro luogo a cui vengono attribuiti poteri miracolosi, questa volta per la siccità, è il santuario del SS. Crocifisso, sulla riva orientale del lago. Sul bacino sorge infine Cagnano Varano, abbarbicato a un roccione che domina il lago con una vista che spazia fino al mare.

Lago di Lesina

image

Si pedala ancora tra terra e acqua, lungo tranquille strade secondarie verso la tappa finale, il lago di Lesina. Lungo il percorso potrete ammirare antiche torri di avvistamento, come Torre Calarossa e Torre Mileto. Più piccolo e decisamente meno profondo del lago di Varano ma non meno affascinante, il lago di Lesina è separato dal mare dal Bosco Isola, una striscia di sabbia, dune e macchia mediterranea lunga 22 chilometri. Le sue acque sono poco profonde, pescose e placide, solo lievemente increspate dal passaggio dei sandali, le tipiche imbarcazioni in legno dei pescatori. La scenografia del luogo viene completata dalle traiettorie dei kitesurf che scivolano sull’acqua, da quelle del volo degli uccelli e dalle sagome delle palafitte di legno che si specchiano sulla laguna e a cui sono appese le reti da pesca. La parte orientale del lago è protetta dalla Riserva naturale Lago di Lesina, istituita nel 1981 come zona di ripopolamento animale: qui vivono indisturbati tantissimi uccelli. Da Lesina parte una passerella di legno sull’acqua che permette di raggiungere l’isolotto di Clemente, un tempo insediato da una piccola abbazia del XII secolo, eretta sulle fondamenta di un’antica villa romana.

italia.it




Italia a prezzi primaverili, è più conveniente delle altre mete europee

enit viaggi vacanze immagine20

enit viaggi vacanze immagine20Prezzi di primavera, Italia competitiva più di altre destinazione di solito ritenute low cost come la Grecia e Slovenia. I dati rilevati dall’Ufficio Studi Enit con Remtene restituiscono un quadro di totale attrattività del costo del soggiorno per la settimana dei ponti fino al 5 maggio: se nelle città d’arte il prezzo medio di una doppia in hotel di categoria medio-alta conviene più delle capitali di altre nazioni europee sui 244 euro (241 euro in Spagna), così come al mare (158 euro in Italia, 154 euro in Slovenia), sui laghi il prezzo della stessa doppia si attesta in media a 165 euro contro i 202 della Svizzera. Lo stesso vale in montagna con un prezzo medio di 169 euro in Italia contro i 216 dell Svizzera e i 200 euro dell’Austria. Sui B&B la competitività dell’offerta italiana è ancora più evidente: nelle città d’arte l’Italia è al quarto posto dopo Svizzera (136 euro), Benelux, e Austria con 124 euro a doppia, quarta anche per il lago con 120 euro a camera (dopo Svizzera a 144 euro, UK e Austria), ma è al mare che i prezzi italiani si distaccano maggiormente, con 107 euro a camera contro i 123 della Slovenia. Infine, anche in montagna il prezzo si attesta a 124 euro contro i 141 euro della Svizzera e i 131 euro dell’Austria. Nelle 2 settimane sono attesi in Italia 293 mila viaggiatori aeroportuali: oltre 235 mila passeggeri di provenienza internazionale, ossia l’80,3% del totale, ai quali si aggiungono circa 58 mila italiani (19,7%). (Fonte: Ufficio Studi ENIT su dati Data Appeal). Nel complesso, la finestra di prenotazione dei voli (effettuata tramite GDS) è di 70 giorni, per un soggiorno che si estende in media fino a 9 notti.

Analizzando il dato giornaliero tra il 21 aprile e il 5 maggio, la maggiore parte dei flussi si concretizza il 22 aprile, con circa 30 mila arrivi negli aeroporti italiani che corrispondono al 10,2% del totale. E poi il 24 (22.110 arrivi) e il 25 del mese (20.793), per un’incidenza rispettiva superiore al 7%. Gli statunitensi continuano ad essere i visitatori più assidui. Per il periodo considerato, risultano confermate circa 32 mila prenotazioni aeree dagli Stati Uniti verso l’Italia, il 13,3% sul totale estero.  Il volo verso l’Italia viene prenotato 130 giorni prima della partenza, per una permanenza media di 12 notti. Si viaggia in coppia nel 57,6% dei casi, mentre le prenotazioni di un solo passeggero rappresentano il 24%”.

“Il turismo lento viaggia veloce. Promuoverlo non significa guardare al presente, ma soprattutto al futuro del settore. Questo segmento non è soltanto una tendenza in crescita, ma è diventato un pilastro strategico per lo sviluppo turistico dell’Italia.

Il Ministero del Turismo, consapevole della centralità che questo comparto riveste all’interno dell’ecosistema turistico, ha destinato finanziamenti mirati per sostenerlo: dai 19 milioni di euro per i cammini fino ai 42 milioni di euro per il turismo sostenibile.

Non solo: il dicastero ha istituito un ulteriore fondo da 33 milioni di euro per il turismo all’aria aperta, un altro segmento in costante crescita, finalizzato alla creazione e alla riqualificazione di aree attrezzate per la sosta temporanea. Oggi più che mai, il turismo lento, con il suo legame intrinseco alla sostenibilità, rappresenta un vantaggio competitivo per la nostra meravigliosa Nazione da sfruttare al meglio, in grado di attrarre turisti consapevoli alla ricerca di esperienze autentiche e sostenibili” dichiara il Ministro del Turismo Daniela Santanchè.

“Le presenze si consolidano, l’Europa si conferma tra i nostri principali mercati con Germani e Francia in testa e nonostante il meteo incerto il trend è di vivere il viaggio open air. Torna la Cina al quinto posto tra i Paesi di provenienza internazionale e tutti i mercati long haul soprattutto gli Stati Uniti e in particolare da Los Angeles, Chicago, Boston e Miami.  I turisti si fermano per almeno 13 notti con un picco di arrivi previsto per il 27 aprile (10,5%).  Roma e Milano attendono rispettivamente l’11,6% e il 10,6% dei flussi da Shanghai, il 10,2% e il 7,5% degli arrivi da Pechino. Da Wenzhou, invece, Milano riceve l’8,3% dei passeggeri, mentre Roma FCO il 6%.  I visitatori in arrivo da Germania (7,3%), Francia (6,0%) e Spagna (3,7%) rappresentano insieme il 17 % del totale aeroportuale internazionale in linea con il 2023” dichiara Alessandra Priante presidente Enit.

Ricettivo.  La saturazione del ricettivo venduto online sulle OTA durante i ponti di Primavera. Sempre secondo i dati raccolti dall’Ufficio Studi ENIT su dashboard Data Appeal, in media Italia tra le destinazioni di punta più note e l’offerta ricettiva collaterale, le città d‘arte hanno già riempito come lo scorso anno al 50% totale tutte le loro strutture ricettive per i Ponti dal 25 Aprile fino al 1° maggio (59,4% nelle locazioni brevi), con punte più alte nella giornata del 26 aprile quando arrivano al 60% del totale disponibile.

Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Campania, Sicilia o Umbria, il turista dei ponti è alla ricerca di un’esperienza culturale che si combini con l’autenticità dei territori.

Seguono i soggiorni della montagna, che vende in media nazionale, in linea col 2023, il 46,9% (47,8% in hotel e similari) della ricettività proposta sui portali web. Sono il 26 e il 27 di aprile le giornate in cui la media si attesta al 55%, in particolare in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta con in testa le stelle alpine del Trentino Alto Adige. Infine, i laghi con il 46,2% di saturazione della ricettività sulle OTA crescono ulteriormente rispetto allo scorso anno (+0,7%), sfiorando il 58% nella giornata del 26 aprile.

Toscana, Veneto, Trentino o Lazio, i laghi italiani consentono di assaporare le giornate di vacanza con un gusto primaverile di sole e spiaggia.

Le vacanze scelte in Italia? Sostenibili e active

I ponti di aprile e maggio restano un momento di svago che coniuga la voglia di turismo active con quella di scoperta dei luoghi, delle culture e di noi stessi. Dall’indagine Isnart/Unioncamere sui cicloturisti italiani e stranieri lungo le ciclovie nel nostro Paese, nel 2023 i cicloturisti scelgono più degli altri vacanzieri la vacanza su due ruote per motivazioni culturali (37,1%) per la ricerca di natura (36,4%) o per una vacanza con esperienza enogastronomica (25,9%). Le motivazioni per cui scelgono una ciclovia piuttosto che altre sono perché è ben mantenuta (un terzo dei ciclisti), per le suggestioni del contesto ambientale e paesaggistico (26,2%) e per il desiderio di esplorare nuovi percorsi (22,4%). Determinanti nella scelta della destinazione sono per tutti la bellezza del paesaggio, il livello di traffico (84,1%), l’accessibilità dei percorsi (81%), le destinazioni sostenibili ed ecologiche (65,8%), la qualità dei servizi (63,5%). L’osservatorio sul turismo outdoor di Human Company e Thrends stima per la vacanza all’aria aperta nei mesi estivi una crescita ulteriore sul 2023 del +2% sulle presenze degli stranieri e del +0,3% anche su quelle del turismo domestico. Il turismo open-air fa registrare in Europa nel 2023 un valore record di 402,2 mln di presenze (dati Eurostat), con 28,4 mln di presenze in più rispetto al 2019 (+8%), ai massimi storici per l’Europa.

Un’attrazione per la vacanza sostenibile in Italia che vede nell’autenticità delle sue offerte turistiche la chiave del successo, come quelle segnalate da Legambiente con Enit (vedi allegato).

Un’Italia da scoprire, dunque, come nel caso dei tanti cammini di cui le regioni italiane sono testimoni nei secoli, come la via Francigena che proprio tra aprile e maggio vede il culmine dei suoi visitatori – giovani (22%) o maturi (21,4%) – provenienti da 55 Paesi stranieri che la percorrono in bici (13,8%) ma soprattutto camminando (85,2%). Un trend in crescita quello dei cammini, come attestato da un’analisi qualitativa condotta dal Centro Studi del Touring Club Italiano su un campione di cammini rappresentativo di diverse aree del Paese, emerge un deciso ottimismo degli operatori sul fatto che le prossime festività del 25 aprile e del 1° maggio vedranno tanti camminatori sui percorsi della Penisola. Non saranno soltanto gli italiani a mettersi in cammino – si evidenzia in questo senso una certa disponibilità dei nostri connazionali a spostarsi non solo verso destinazioni di prossimità – ma anche molti stranieri: non a caso un recente studio del Centro Studi TCI ha messo in evidenza che per alcuni Paesi europei monitorati (Francia, Germania e Regno Unito) il nostro è il preferito per fare turismo lento.

Si riscontra, inoltre, che in specifici punti tappa lungo i cammini sia ormai esaurita la disponibilità di posti letto: questo aspetto mette in luce come ci siano certamente ancora margini per incrementare l’offerta locale, prevalentemente costituita da strutture extralberghiere, a fronte di una crescente domanda di turismo a piedi. Sempre da quanto emerge dalle valutazioni degli operatori, non saranno solo i camminatori più esperti a mettersi in viaggio nei prossimi giorni ma anche chi ha meno dimestichezza con l’escursionismo: la riprova viene dal fatto che sono numerosi i gruppi che sono stati organizzati, una modalità che permette un approccio più soft al cammino e che probabilmente rassicura chi non se la sentirebbe di affrontare un viaggio senza un’organizzazione di supporto. Il buon successo che sta riscuotendo il turismo dei cammini è imputabile secondo gli operatori sia a un rinnovato interesse delle persone per le attività all’aria aperta, su cui l’esperienza Covid ha influito certamente, ma anche sul fatto che tanti cammini hanno investito molto in promozione facendo diventare l’offerta più visibile agli occhi di una domanda che oggi è certamente più predisposta per questa tipologia di vacanze.(Francesca Cicatelli/Inform)




Friuli Venezia Giulia: turismo delle radici occasione di promozione per la regione

turismo radici e1614863459554 512x223

turismo radici e1614863459554 512x223Quella del turismo delle radici è un’importante operazione che viene portata avanti a livello regionale e nazionale per contribuire ad accrescere l’attrattività del territorio. Un prezioso punto di forza per diversificare l’offerta turistica e creare le condizioni affinché chi ha visitato il Friuli Venezia Giulia sia incentivato a farvi ritorno, magari per un arco di tempo più lungo e scoprendo nuove località. Nel caso dei corregionali all’estero è possibile fare leva sul legame affettivo con il territorio e la curiosità di conoscere la terra dei propri avi. Sono alcune delle considerazioni espresse dall’assessore regionale alle Autonomie locali con delega ai Corregionali all’estero in occasione del convegno “Turismo internazionale delle radici e nuova occupazione” organizzato all’Nh Hotels di Trieste. L’evento è stato proposto dall’Associazione internazionale dei Cavalieri del turismo ed è stato incentrato sulle nuove strategie implementabili per indirizzare la scelta delle mete turistiche da parte delle giovani generazioni. Dopo aver rilevato come siano più numerosi i discendenti di emigrati di prima generazione che abitano fuori dai confini regionali rispetto a chi vive in Friuli Venezia Giulia, l’assessore ha ricordato il progetto “Ricorda, ritorna, radica Fvg” che dà attuazione al bando delle idee “Turismo delle radici” emanato dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. L’iniziativa coinvolge, oltre a PromoTurismoFVG ed Erpac Fvg, anche le associazioni di corregionali all’estero riconosciute sul territorio, con l’obiettivo di sensibilizzare le comunità locali e di creare offerta turistica mirata e integrata, attraverso la nascita di nuove figure specializzate in attività di progettazione e promozione dei servizi relativi al turismo delle radici. L’assessore ha individuato, infine, come punto di forza del turismo delle radici la propensione dei visitatori in arrivo dall’estero a visitare anche mete non convenzionali e in qualsiasi periodo dell’anno. Un’occasione doppia, in quanto può consentire di portare in Friuli Venezia Giulia nuovi flussi di persone che, a loro volta, possono portare nei Paesi esteri la testimonianza di una regione più evoluta e ricca di opportunità rispetto alle epoche delle grandi emigrazioni. (Inform)




New York. I tesori turistici della Sicilia in “I love Sicily”

22sicilyny

22sicilynyLa Sicilia promuove le sue eccellenze nella Grande Mela: organizzata da Enit Usa si è tenuta la scorsa settimana “I love Sicily”, una due giorni dedicata ai tesori turistici dell’isola che ha catturato l’attenzione di operatori e media statunitensi.
Guidata dall’Assessore Regionale al Turismo Elvira Amata, ha partecipato a “I love Sicily” una delegazione composta da DMC, tour operator e alberghi siciliani.
I lavori della prima giornata, il 16 aprile, sono stati inaugurati da un saluto del Console Generale a New York Fabrizio Di Michele. Successivamente, oltre 80 rappresentanti dell’industria turistica newyorchese hanno assistito a una presentazione della Sicilia. L’Assessore Amata ha esposto alcuni punti di forza dell’isola: arte, cultura, location cinematografiche, gastronomia, turismo delle radici, oltre ad Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.
La compagnia aerea Neos Air ha presentato il nuovo volo diretto New York-Palermo, che inizierà a essere operativo da giugno. A seguire, i tour operator e travel advisor newyorchesi hanno incontrato i supplier siciliani nelle sessioni di networking.
Nel secondo giorno, il Consolato Generale d’Italia ha ospitato una conferenza stampa con interventi dell’Assessore Amata, di Neos e del Sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che ha svelato il ricco programma di eventi in onore della festa di Santa Rosalia, di cui si celebrano i 400 anni di storia. Presenti una cinquantina di giornalisti, selezionati e invitati da Enit Usa. (aise)




Per entrare a Venezia adesso si paga: 5 euro

channel 3547224 1280

channel 3547224 1280Dal 25 aprile si pagherà il ticket d’ingresso di 5 euro per entrare nella città lagunare.

Per accedere nel centro storico si dovrà pagare 5 euro a persona con obbligo di prenotazione on line.
Saranno esclusi, ovviamente, i residenti, ma anche studenti e minori.

Il “cuore del sistema” del contributo d’accesso, ovvero la piattaforma multicanale e multilingua (inizialmente in inglese poi con implementazione con altre lingue), è online – si legge nel sito del Comune –  Dopo l’approvazione del Consiglio comunale del “Regolamento per l’istituzione e la disciplina del Contributo di accesso, con o senza vettore, alla Città antica del Comune di Venezia e alle altre Isole minori della Laguna dello scorso settembre e le successive delibere di Giunta che ne hanno definito i dettagli operativi, da oggi è raggiungibile all’indirizzo https://cda.ve.it la piattaforma per ottenere il titolo (QR Code) da esibire in caso di controlli. Il titolo attesterà il pagamento del contributo o la condizione di esclusione/esenzione e andrà sempre conservato.

Il provvedimento, che prende origine dalla legge di Bilancio del 2019, poi aggiornata nel 2021, ha l’obiettivo di definire un nuovo sistema di gestione dei flussi turistici e di disincentivare il turismo giornaliero a Venezia in alcuni periodi, in linea con la delicatezza e unicità della Città.

Contributo
L’importo per il 2024 sarà di 5 euro giornalieri e non sono previste riduzioni. Non vi sarà neppure l’individuazione di una soglia di presenze oltre la quale applicare una maggiorazione del contributo di accesso. Il contributo sarà applicato solo alla Città antica e non alle isole minori tra cui il Lido di Venezia (compreso Alberoni e Malamocco), Pellestrina, Murano, Burano, Torcello, Sant’Erasmo, Mazzorbo, Mazzorbetto, Vignole, S. Andrea, la Certosa, San Servolo, S. Clemente, Poveglia.

Le giornate in cui è previsto il contributo
Si tratterà complessivamente di 29 giornate. Si inizierà con un blocco unico dal 25 aprile al 5 maggio, per poi proseguire nei sabato e domenica di maggio (11 e 12, 18 e 19, 25 e 26), giugno (8 e 9, 15 e 16, 22 e 23, 29 e 30) e luglio (6 e 7, 13 e 14). Il contributo è dovuto per la fascia oraria dalle ore 8:30 alle ore 16 e non verrà applicato per l’accesso alle isole.

Chi dovrà pagare il contributo di accesso
Nello specifico si è stabilito che il Contributo di accesso dovrà essere corrisposto da ogni persona fisica, di età superiore ai 14 anni, che acceda alla Città antica del Comune di Venezia, salvo che non rientri nelle categorie dei soggetti non tenuti al pagamento. In linea generale, il contributo sarà richiesto ai visitatori giornalieri che non soggiornano in strutture poste nel Comune di Venezia.

Chi non dovrà corrispondere il contributo di accesso
A norma di Legge, non dovranno pagare il Contributo di accesso i residenti nel Comune di Venezia (ai quali basterà esibire il documento di identità), i lavoratori (dipendenti o autonomi), anche pendolari, gli studenti di qualsiasi grado e ordine di scuole e università che hanno sede in Città antica o nelle Isole minori, i soggetti e i componenti dei nuclei familiari di chi risulta aver pagato l’IMU nel Comune di Venezia. Oltre a questi soggetti, il regolamento comunale ha previsto che siano esentati dal pagamento del Contributo di accesso, tutti coloro che soggiornano in strutture ricettive situate all’interno del territorio comunale (turisti pernottanti), i residenti nella Regione Veneto, i bambini fino ai 14 anni di età, chi partecipa a competizioni sportive, forze dell’ordine in servizio, il coniuge, il convivente, i parenti o affini fino al 3° grado di residenti nelle aree in cui vale il Contributo di accesso, ed una serie ulteriore di esenzioni previste nel Regolamento.

Controlli e Sanzioni
L’Amministrazione comunale può utilizzare gli strumenti previsti dalla normativa per il recupero dell’evasione ed elusione ed in particolare effettuare verifiche, ispezioni e sopralluoghi mediante personale a ciò autorizzato nei principali punti di accesso della Città. La sanzione amministrativa è da 50 euro a 300 euro (+10 euro del contributo di accesso), con possibilità di denuncia ai sensi del Codice penale e delle leggi speciali in materia a chiunque rilasci dichiarazioni mendaci, formi atti falsi o ne faccia uso nei casi previsti dal Regolamento.

“Non è una rivoluzione, ma il primo passo di un percorso che regolamenta l’accesso dei visitatori giornalieri – aveva ricordato il sindaco Luigi Brugnaro alla presentazione del provvedimento – Una sperimentazione che ha l’obiettivo di migliorare la vivibilità della città, di chi ci abita e di chi ci lavora. La porteremo avanti con grande umiltà e con la consapevolezza che ci potranno essere dei problemi. I margini di errore sono ampi, ma siamo pronti, con umiltà e coraggio, ad apportare tutte le modifiche che serviranno per migliorare la procedura. Venezia è la prima città al mondo ad attuare questo percorso, che potrà essere d’esempio per altre città fragili e delicate che vanno salvaguardate”.

“L’attivazione del portale è il primo passo di questo provvedimento  sperimentale definito “contributo d’accesso” che porterà ad un confronto continuo e diretto con tutte le categorie economiche e sociali per monitorare assieme gli effetti a breve e medio termine – commenta l’assessore al Bilancio, Michele Zuin – Sappiamo che il mondo ci guarda e molti sono pronti a criticarci ma ribadiamo con orgoglio che noi siamo i primi a fare qualcosa in questa direzione. A noi interessa capire come andranno questi 29 giorni di sperimentazione perché si tratta di una novità assoluta per la città.  Le esenzioni che sono state stabilite rispondono a norme di buon senso per garantire l’accesso a Venezia a chi lavora, studia, ha i propri affetti, ha esigenze sanitarie o deve recarsi per necessità nel capoluogo della Regione, che ospita tantissime funzioni amministrative. Venezia è una città accessibile, aperta, ma i visitatori, sia nazionali che internazionali, devono comprendere che serve una giusta programmazione per gestire al meglio il delicato equilibrio tra residenzialità e turismo”.

“Dopo decenni di studi che non avevano mai portato a soluzioni pratiche questa amministrazione ha introdotto questo provvedimento che  non sarà l’unico – commenta l’assessore al Turismo, Simone Venturini –  Noi affrontiamo questo primo passo con grande umiltà per valutarne gli effetti ed intervenire con interventi migliorativi  e per questo chiediamo la collaborazione di tutti  e ci scusiamo sin d’ora per eventuali disagi  che potranno esserci in fase iniziale  ma bisogna capire che questa misura ha lo scopo  di trovare un giusto equilibrio tra chi  a Venezia vive  e chi vuole venire a visitarla . Stanno anche iniziando una serie di incontri con operatori qualificati per affrontare tutti i temi legati al turismo  e anche per raccontare al mondo, attraverso una campagna di comunicazione,   questa nuova filosofia mirata alla salvaguardia della città”




Ville venete di terra, oltre il Palladio. Una caccia al tesoro via acqua

1600x1000 ville riviera brenta hero

1600x1000 ville riviera brenta heroDecine e decine di grandi e piccole residenze di campagna si allineano lungo il Naviglio di Brenta. Sono dimore, fra Vicenza e la Laguna di Venezia, fatte costruire dalle famiglie veneziane a partire dal 500. A quell’epoca, la Serenissima Repubblica, come Venezia si faceva chiamare, aveva oramai consolidato il controllo sul Mediterraneo e fermato l’espansione ottomana con la decisiva vittoria navale a Lepanto nel 1571. La sua classe dirigente poteva così orientare i propri interessi e i propri investimenti non soltanto sul mare, ma anche sulla terraferma.

Le ville venete d’entroterra che, ancora oggi, ammiriamo erano e sono edifici d’arte eleganti, spaziosi e raffinati, ma anche luoghi dove soggiornare mentre si tenevano d’occhio le proprietà terriere attorno. La parola villeggiatura, che ha preso il nome da questo fenomeno, indicava i periodi dell’anno in cui i possidenti traslocavano nelle loro abitazioni di campagna e curavano di persona i loro beni più materiali.

Questi beni sono ancora ben visibili in termini di architettura, di arte e sono piacevoli da vedere anche solo per la bellezza dei parchi adiacenti: sono mete di visita sicuramente culturali che riempiono gli occhi con i loro spettacoli.

Per scoprirle seguiamo il corso del Naviglio di Brenta. Partiamo da Vicenza.

Villa Valmarana ai Nani a Vicenza

image

Vicenza è “la città del Palladio”, l’architetto cinquecentesco che ha progettato molte ville e svariati palazzi in Veneto. Sua è anche l’ideazione della Basilica.Di fronte a tutto questo monopolio viene da chiedersi se nell’entroterra della Laguna non ci siano altre notevoli residenze aristocratiche fatte costruire in altri modi o in altra epoca. Be’… Ci sono.

Il primo clamoroso assaggio di “non Palladio” si trova proprio alle porte di Vicenza: è Villa Valmarana ai Nani, ai margini dei Colli Berici. Fu voluta a fine 600 dal cittadino veneziano ma giurista vicentino, Giovanni Maria Bertolo, poi acquistata e ampliata una cinquantina d’anni più tardi dalla famiglia Valmarana, di origini vicentine e appartenente al patriziato della Serenissima. La villa è nota soprattutto per gli straordinari affreschi realizzati negli interni da Giambattista Tiepolo e dal figlio Giandomenico. Può sembrare strano che ambienti e capolavori di questa importanza siano facilmente visitabili, se si considera che ancora oggi la famiglia Valmarana li possiede e li abita. Fortunatamente questo non è un caso isolato nella terraferma di Venezia: oggi come allora, aprirle ai visitatori rappresenta un motivo di orgoglio, ma anche il piacere di condividere con gli altri ciò che si possiede: un capitolo importante nella storia dell’arte.

Villa Contarini

image

Prima di raggiungere Padova, costeggiamo in auto il corso del fiume Brenta: le sue acque, dal carattere forte, sono state fondamentali per la civiltà delle Prealpi e della pianura per quanto temute nel corso dei secoli per le alluvioni eccezionalmente cospicue. Non è un caso che in Veneto dire “una brenta” è come dire “moltissimo”.

È a Piazzola sul Brenta che il fiume incrocia in forma spettacolare le consuetudini della villeggiatura aristocratica, qui racchiusa tra le mura della villa della famiglia Contarini.

I Contarini avevano sempre avuto un ruolo di primo piano sin dalle origini di Venezia, addirittura da quando, come scriveva nel 600 un sunto della storia della Serenissima, la famiglia “concorse l’anno 697 alla nomina del primo Prencipe Marco Contarini”. Per nove volte un Contarini è stato Doge, cioè massimo governante eletto, e si chiamava Marino Contarini il committente della famosissima Ca’ d’Oro lungo il Canal Grande. A volte andare all’indietro nei secoli può aiutare a restituire una piena misura delle cose e delle persone.

La residenza dei Contarini a Piazzola sul Brenta ha una sua storia un po’ meno antica, ma altrettanto indicativa. La Villa, imponentissima quanto elegantissima, quasi si identifica con l’abitato di Piazzola. Sede della Fondazione G.E. Ghirardi, proprietà della Regione Veneto, ospita un ricco programma di concerti, mostre e iniziative culturali, proprio come accadeva in passato: le fastose sale della residenza, impreziosite da affreschi e tele, erano teatro di feste memorabili che la famiglia era solita tenere. Un viale prospettico introduce alla villa, mentre è sul retro che si trova l’ampio e vasto parco con viali alberati, laghetti, piante esotiche e peschiere.

Il Burchiello

image

Arrivati a Padova si può decidere di abbandonare il volante e andare a caccia di ville venete nel modo forse più naturale: per via d’acqua, salendo sul ‘burchiello’. Oggi “Burchiello” si scrive con la maiuscola ed è un nome coperto da copyright: indica non semplicemente un battello, ma un’impresa di navigazione in acqua dolce che collega Venezia e Padova, con tappe alle principali ville venete. Il nome però è storico e gli originali burchielli settecenteschi sono stati immortalati in numerose stampe e riproduzioni d’arte, la più nota delle quali è quella dipinta da Giandomenico Tiepolo. A quell’epoca, queste imbarcazioni fluviali servivano a trasportare passeggeri e merci, non erano a motore, ma a vela, a remi o, in alcuni tratti, persino trainate da cavalli.

Per cominciare oggi una crociera sul Naviglio di Brenta ci si può imbarcare a Padova alla Scalinata del Portello. Il primo tratto è nel Canale Piovego e passa davanti alla Villa Giovanelli Colonna, mentre il Naviglio di Brenta lo si incontra a Stra dove, non importa se dall’auto o dal battello, ci si ferma a visitare la Villa Pisani-Museo nazionale.

Villa Pisani – Museo Nazionale

image

Villa Pisani è sicuramente una delle soste di visita del Burchiello Il millennio di storia della Repubblica di Venezia ha avuto tra i suoi protagonisti Alvise Pisani, terzogenito di una delle più ricche famiglie veneziane del 700. La sua villa a Stra, dove il Naviglio di Brenta comincia ad avviarsi verso la Laguna, è davvero maestosa e comprende, oltre all’edificio padronale, un parco di dimensioni e di eleganza francamente inimmaginabili.

La visita alla villa e al suo Parco richiede tempo considerando la sua ‘monumentalità’. Sono numerose le meraviglie in cui ci si può perdere, sparse nelle centodieci stanze, tutte opera dei migliori artisti del Settecento veneziano: tra queste, primeggia l’affresco del soffitto del Salone da Ballo in cui Giambattista Tiepolo ha raffigurato la gloria e la potenza di questa famiglia. Nessuna di queste opere è andata persa, neanche dopo che, nel 1807, Napoleone acquistò la villa rifacendo i vari ambienti in stile neoclassico, quando passò poi agli Asburgo e più tardi a casa Savoia. Nel 1882, il complesso è diventato monumento nazionale.

Gli amanti delle scarpe devono invece ritagliarsi del tempo anche per villa Foscarini-Rossi, progettata da Vincenzo Scamozzi nel 1617-35 e rimaneggiata da Giuseppe Jappelli. La residenza ospita il Museo della Calzatura di Rossimoda: insolito, curioso, divertente, ospita alcune stranezze e una collezione molto ampia di scarpe femminili di lusso e di note griffe del 700 e dell’800.

Parco di Villa Pisani

image

Il Parco non ha nulla da invidiare, in fatto di grandiosità, alla villa con le sue centodieci stanze. Sono circa undici ettari di verde dove, dopo Alvise Pisani, si è avvicendata a prendere il fresco e a scrivere pagine di storia o d’arte una sfilza di personaggi: Eugenio di Beauharnais, l’imperatrice d’Austria Marianna Carolina, i sovrani di Spagna Carlo IV, di Napoli Ferdinando II, oltre a Richard Wagner, Gabriele d’Annunzio, Benito Mussolini e Adolf Hitler, fino a Pier Paolo Pasolini. Un obelisco ricorda invece l’attentato scampato all’imperatore asburgico Francesco Giuseppe per mano di un irredentista ungherese.

L’impianto dello spazio è ancora quello settecentesco, dove la vasca centrale segue un disegno in lunghezza, che ricorda quello di Versailles, sviluppato verso le Scuderie con le loro colonne ioniche, il timpano, un attico e varie statue. Le aggiunte e i rimaneggiamenti apportati al Parco nell’800, fra cui il Boschetto all’inglese e l’aranciera, hanno arricchito senza cancellare il fascino originario della sorpresa e della bizzarria. Una vera attrazione in sé è offerta dal Labirinto: la scala a chiocciola lascia salire in cima alla torretta centrale, probabilmente concepita per dare aiuto dall’alto ai compagni che potevano essersi persi, oltre che a contemplare l’eleganza del verde. Altro punto panoramico è la terrazza del Belvedere, al di là del Boschetto, con bellissima vista sul parco e sulle rive del canale.

Mira

image

Percorrendo il Naviglio di Brenta verso la Laguna, in auto o sul burchiello, si incontrano numerose altre ville non necessariamente visitabili, ma alcune delle quali degne di nota.

Passata Dolo si entra nel territorio di Mira, superando alcuni edifici residenziali sorti fra il 500 e il 700. Al numero 63 di via Nazionale è bene fermarsi alla cinquecentesca Villa Alessandri con una Barchessa da visitare (se non si è in battello) per i suoi affreschi settecenteschi. Alla sponda opposta si trovano gli impianti storici che erano della Mira Lanza, per molti decenni fabbricante di prodotti di consumo popolare come candele e detersivi.

Sempre a Mira, Villa Valier è immersa nel verde, con una barchessa e una chiesetta seicentesca: per vederla occorre prenotare. In località Riscossa, da visitare invece c’è la Villa Widmann Rezzonico Foscari con il suo Parco, prossima tappa di questo itinerario.

Villa Widmann Rezzonico Foscari

image

Villa Widmann Rezzonico Foscari si trova a Riscossa di Mira, poco fuori il paese, e la si ammira costeggiando le sponde del Naviglio. Fu costruita agli inizi del 700 dal mercante persiano Seriman come residenza di villeggiatura. Soltanto verso la fine dello stesso secolo fu acquistata dai Widmann-Rezzonico, successivamente per un periodo affittata a un Foscari, per poi tornare nuovamente ai Widmann-Rezzonico. La loro eredità è nel nome e anche nell’aspetto, espressione del loro gusto rococò già evidente fin dall’esterno. Nel suo parco monumentale o nel giardino storico ci si immerge in un’atmosfera da fiaba: amorini, ninfe, statue in pietra tenera sono ovunque, incorniciati da fiori, lungo i viali di tigli e pini o a ridosso del laghetto, scenografica creazione dell’800.

Lo stupore prosegue anche dentro per la ricchezza dei decori. Il salone principale, tra cornici e stucchi, in un affresco illustra la Gloria della famiglia Widmann. Ovunque si ammirano pitture mitologiche o allegoriche, realizzate da Giuseppe Angeli e Girolamo Mengozzi Colonna (aiuto del Tiepolo), motivi rococò, fregi, in un tripudio di giochi di luci e colori. Non manca la barchessa tipica delle ville venete con la collezione di carrozze antiche. Questa era la cornice perfetta delle feste e dei ricevimenti che si tenevano allora. Oggi la villa è di proprietà pubblica, appartiene al governo metropolitano di Venezia ed è una sosta regolare delle crociere lungo canale. Le visite spesso includono, oltre al Parco, la Villa Valmarana, dirimpettaia al di là del Naviglio di Brenta. Chi sia arrivato qui guidando o pedalando può scegliere se continuare in direzione di Venezia fino a Malcontenta, a meno di dieci chilometri dalla Laguna, oppure rientrare verso l’entroterra di Stra magari lungo la riva opposta del canale.

italia.it