Piovà Massaia, terra di Vino, tartufi e menta

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piovaDue nuclei contrapposti (Cornegliano e Bricco) che si affacciano sulle colline del Monferrato, una storia di grandissimo fascino e la vocazione per la menta peperita. Sono questi gli ingredienti che fanno di Piovà Massaia uno di quei luoghi da scoprire al di fuori dei soliti itinerari del grande turismo.

Situato in provincia di Asti, il comune conta quasi 600 abitanti e già nel suo nome racchiude pagine di grande storia.

103419697 355b284b 89f3 44dd 8c70 ea8749e2b662Nel 1940 il borgo decise infatti di assumere anche il nome di Massaia per onorare degnamente il cardinale Guglielmo Massaia (foto sotto), missionario cappuccino  che fondò la Missione di Finfinnì (Nuovo fiore), luogo in cui sorse poi Addis-Abeba, divenuta capitale dell’Etiopia nel 1889.

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Situato nel nord Astigiano a meno di un’ora da Torino, il paese è allocato in un’area costituita da ampie colline e profonde e suggestive vallate, un tempo chiamata “Alto Monferrato“. Inizialmente abitato nel periodo dai Liguri, Umbri, Etruschi e Celti, probabilmente il villaggio di Piovà cominciò a formarsi con il Plebanato di Meyrate (che aveva sede nei pressi dell’attuale cimitero, dedicato alla chiesa di San Giorgio)  intorno al 104.

piovam3La Comunità di Plebata apparve infatti per la prima volta in un atto del 12 agosto 1339 rogito nel castello di Chivasso.  L’antico borgo si trovò a subire le vicissitudini delle guerre tra il duca Amedeo IX di Savoia e il marchese Guglielmo VIII del Monferrato. Nel Seicento le continue lotte tra  Savoiardi, Spagnoli, Francesi  portarono (nel 1625) all’incendio dell’intero borgo, che poi fu colpito anche da carestia e dalla peste. Dopo la vittoria dei Piemontesi sui Francesi e la liberazione di Torino il 7 settembre 1706, Piovà passo sotto l’ala di Vittorio Amedeo II di Savoia   ma  le vittorie di Bonaparte e  la   successiva Restaurazione mutarono ancora gli equilibri.  Durante il periodo fascista Piovà fu accorpata con i Comuni di Castelvero e di Cerreto d’Asti, costituendo un unico Comune. Nel 1947 l’aggregazione si sciolse e nel comune di Piovà restò solo Castelvero.

la parrocchiale di piovà massaiaPiovà rivive la sua storia attraverso un centro storico ricco di edifici di pregi (come il Palazzo Municipale)  e di luoghi di culto di grande fascino architettonico. Tra le 11 chiese presenti nel paese spicca la maestosa quella parrocchiale, attribuita a Benedetto Alfieri, realizzata in posizione scenografica tra il 1749 ed il 1774 sul sedime dell’antica chiesa di San Michele in Monte Cornigliano. La chiesa dedicata ai Santi Pietro e Giorgio, di cui il secondo è anche patrono del paese, rappresenta uno dei più mirabili esempi di Barocco Piemontese.  Tra le chiesette minori che meritano di essere visitate, vi sono la piccola confraternita delle Umiliate di Santa Elisabetta, unica per il suo curioso campanile triangolare, la confraternita della Santissima Trinità, oratorio di San Carlo, e la Cappella della Madonnina che, a nordovest del Bricco, segna l’inizio dell’antica via del sale che e conduce, con un percorso di dorsale molto panoramico, fino a Cocconato.

Altro luogo di fascino è l’antico pozzo pubblico, restaurato di recente, che sorge nella valle il concentrico e la frazione San Pietro, conosciuta da tutti come “valle del pozzo” proprio per la sua presenza. Usato un tempo anche come lavatoio pubblico, da sempre questo pozzo rappresenta una ricchezza inestimabile per il paese e oggi si presenta come luogo di sosta e rinfresco per i   visitatori che si muovono fra queste splendide colline scegliendo di percorrerle a piedi, in bicicletta o perfino a cavallo, onde poter cogliere al meglio ogni sfumatura di un territorio famoso per i suoi vini e per i tartufi. Da marzo 2016 Piovà Massaia, insieme ad altri 84 Comuni, fa parte della Riserva della Biosfera del Programma MAB-Man and Biosphere Unesco. CollinaPo è stata dichiarata Riserva della Biosfera, primo caso di un comprensorio naturalistico fortemente antropizzato con oltre un milione e mezzo di abitanti, appartenente a un’area geografica con un interessante biodiversità, ricca di acque e con crescente presenza di flora e di fauna.

tartufo nero tartufo bianco pjx20qqfk3o1vj5bxtkww92yy4pchtmu2ipr4c8olkZona di produzione del Barbera d’Asti e del Barbera di Monferrato (Riconoscimento D.O.C.: D.P.R. 09/01/1970) Piovà si caratterizza anche per la grande disponibilità di tartufo.

Conosciuta anche come “Terra dei Santi”, questa zona, ricchissima di vitigni, ha dato i natali a numerose figure che hanno lasciato il segno nella storia e indicati soprattutto come “Santi Sociali”. In questa zona dell’Astigiano vi è stata infatti un’alta concentrazione di vite straordinarie che hanno fatto la scelta di dedicarsi completamente al prossimo, in particolare ai poveri e ai deboli.   Se Piovà ha infatti dato i natali al venerabile Fra’ Guglielmo (oltre al violinista e compositore Giovanni Battista Polledro),  a  pochi chilometri, a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) nascevano san Giuseppe Cafasso, san Giovanni Bosco, il beato Giuseppe Allamano e personalità eccellenti, come il card. Giovanni Battista Cagliero, mons. Giovanni Battista Bertagna, mons. Matteo Filippello, mons. Francesco Cagliero

fiera tartufo cortazzone 2007 e1493367896926 300x208“La nostra terra – spiega il sindaco di Piovà Massaia, Antonello Murgia – è conosciuta come  “Terra di Santi di vino e tartufi” perché in questo territorio oltre a Don Bosco sono nati moltissimi altri santi molto importanti. Inoltre è possibile intraprendere percorsi del Romanico legati a chiese e abbazie uniche nel loro genere. In queste colline operano i tartufai più bravi ed è possibile trovare tantissimi profumatissimi tartufi, spesso venduti a carissimo prezzo agli acquirenti provenienti da tutto il mondo.”

È però la menta piperita a dare il carattere più specifico al paese che vide nascere il missionario fondatore di Addis-Abeba. Diffusasi nell’Alto Astigiano nel dopoguerra, la coltivazione di questa pianta officinale prese piede soprattutto nella frazione di Gallareto, dove vi erano terreni particolarmente adatti.  Il lavoro, negli anni passati   veniva spesso delegato alle donne, che la piantavano in primavera, sarchiandola sovente, al fine di levare le erbe infestanti e trattenere l’umidità del terreno. In estate, quando fioriva, veniva raccolta in fascine e portata all’ingresso del paese, dove ora si trova la Bocciofila. Qui sorgeva un grande alambicco, proprietà della famiglia Robba e De Vecchi, attraverso il quale veniva distillata, per essere venduta al paese di Pancalieri. All’epoca per i produttori rappresentava un importante introito economico, dato che l’essenza poteva essere esportata per i suoi numerosi utilizzi in confetteria, liquoreria, profumeria e anche in medicina. Abbandonata la coltivazione per una serie di annate pessime, la menta ha continuato a crescere nel suo habitat e dal 2012 alcuni coltivatori hanno deciso di riscoprire questa preziose erba medicinale.  E da qualche anno, la prima domenica di giugno  rima con una fiera unica nel suo genere, dedicata proprio alla menta. La fiera fa parte del circuito “Ritorno alla Fiera” della Strada del Vino Monferrato Astigiano, e attira numerosi visitatori, anche da lontano.

 

 

 




Internazionali Tennis di Roma, molto più che un torneo

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1600x1000 internazionali di tennis di roma heroGli Internazionali BNL d’Italia sono un evento da non perdere.

Potrete decidere se ammirare la competizione dal vivo, in tv, in diretta Sky sui canali Sky Sport Tennis e Sky Sport 1 o in streaming su Now TV. In ogni caso, si tratta di un’occasione unica per scoprire il volto sportivo della Capitale.

È il 1930 l’anno in cui si giocano per la prima volta gli Internazionali d’Italia, grazie alla passione del conte Alberto Bonacossa, che li organizza al Tennis Club di Milano in via Arimondi. Dopo 5 anni, il Torneo conquista la sua sede attuale, ovvero il Foro Italico di Roma.

Dal 1935 a oggi, l’evento abbandona lo storico impianto della Capitale in sole 3 occasioni. La prima, nel 1961, quando viene scelto lo Sporting di Torino, in occasione delle celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia, e poi negli Anni 80 per il torneo femminile, prima a Perugia, poi a Taranto.

È impossibile parlare degli Internazionali di tennis senza accennare al Foro Italico che li ospita. Realizzato da Enrico Del Debbio tra il 1927 e il 1932 e completato al termine della Seconda Guerra Mondiale, il complesso è dotato di 14 campi in terra battuta ed uno in erba sintetica.

I principali spazi sono tre: il Campo Centrale, che ha una capienza di oltre 10mila posti, la Grand Stand Arena di 5mila posti, e lo Stadio Nicola Pietrangeli da quasi 4mila sedute. Inoltre, il primo successo italiano è stato nel 1933 con la vittoria di Sertorio sul francese Legeay.

Tra una gara e l’altra potrete mangiare all’interno del Foro Italico, grazie ai numerosi stand delle Food Areas, o anche fuori dalla struttura.

Approfittatene per assaporare qualche piatto tipico della cucina romana. Assaggiate i rigatoni alla carbonara, i bucatini all’amatriciana, qualche carciofo alla giudia o alla romana, o concedetevi un aperitivo.

Avete tante opzioni per arrivare al Foro Italico. Se raggiungete l’impianto in auto, il parcheggio più vicino è quello di Piazzale del Foro, nei pressi dello Stadio Olimpico e dello Stadio dei Marmi.

Con i mezzi pubblici, la zona è servita dalle linee Atac 2 e 32. Se vi spostate in treno, dalla Stazione Tiburtina salite sulla metro B (direzione Laurentina) fino a Termini e da qui prendete la metro A (direzione Battistini), fino alla fermata Ottaviano (uscita via Barletta) e poi l’autobus n. 32 (direzione Stazione Saxa Rubra), fino alla fermata De Bosis/Stadio Tennis.

Infine, se arrivate con l’aereo, dall’aeroporto di Roma-Fiumicino partono i treni per le stazioni Termini o Tiburtina, mentre da quello di Roma-Ciampino partono gli autobus Terravision per Termini.

italia.it




Domani a Taranto il primo Meeting Internazionale sul “Turismo delle Radici Italiane nel Mondo”

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10tarantoradiciIn occasione dell’“Anno del Turismo delle Radici”, designato per il 2024 dal Ministero degli Affari Esteri, domani, 17 aprile, dalle 9:00 alle 20:00 si svolgerà a Taranto il primo “Meeting internazionale sul Turismo delle Radici” presso il Dipartimento Jonico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – Via Duomo 259. In questa occasione, sarà anche presentato – alle 15:00 – il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, con la sua curatrice Delfina Licata.
A ideare e curare il Meeting, la giornalista Tiziana Grassi, per molti anni autrice di programmi di servizio per gli italiani all’estero a RAI International, presidente dell’Associazione “Turismo delle Radici a Taranto e provincia”.
La giornata di studio, di testimonianze e progetti ha l’obiettivo di creare o implementare stabili connessioni culturali e socio-economiche tra le “due Italie”, ovvero tra le comunità italiane dentro e fuori i confini, riconoscendo e valorizzando l’incommensurabile patrimonio affettivo e identitario costituito dalla diffusa presenza dei connazionali nel mondo, giunti oggi sino alla quinta generazione, che hanno coltivato legami profondi con i luoghi di partenza dei loro antenati.
Il Meeting sarà aperto dai saluti di Paolo Pardolesi, Direttore del Dipartimento Universitario Jonico, Loredana Capone, Presidente del Consiglio Regionale della Puglia, e dai rappresentanti del Comune di Taranto e della Provincia di Taranto, rispettivamente Assessore alla Pubblica Istruzione e Università Desirée Petrosillo e Consigliere Provinciale Goffredo Lo Muzio.
Seguiranno gli interventi – tra i partecipanti ai quattro panel tematici che si articoleranno durante la giornata – di Giovanni Maria De Vita, Responsabile Progetto ITALEA del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; Gianfranco Lopane, Assessore al Turismo della Regione Puglia; Aldo Patruno, Direttore Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia; Stella Falzone, Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto; Stefano Vinci, Coordinatore Corsi Giuridici del Dipartimento Jonico; i Consiglieri Regionali Enzo Di Gregorio, Presidente Commissione Affari generali Regione Puglia e Michele Mazzarano, Presidente Commissione Ecologia Regione Puglia; Giovanni Battafarano, già Sindaco di Taranto e Parlamentare; Sergio Prete, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio – Porto di Taranto; Leonardo Giangrande, Presidente Confcommercio Taranto; Marcello De Paola, Presidente provinciale Federalberghi; Fabio Tagarelli Presidente Fondazione Taranto25; Carmelo Fanizza, Fondatore Jonian Dolphin Conservation; Pierpaolo De Padova, Direttore generale Taranto Opera Festival; Nunzia Nigro, già Project Manager Progetto “Europa InCanto”; Enza Tomaselli “ambasciatrice” di Taranto nel mondo, e numerosi rappresentanti dei comparti economico e turistico-culturale del territorio jonico.
“Fondamentale è per la nostra città e la sua provincia, stabilire ponti relazionali con quell’altra straordinaria Italia che ha scritto una pagina fondamentale della storia del nostro Paese”, annota Tiziana Grassi. “Una pagina che ho conosciuto da vicino nel mio lavoro a Rai International, fatta di sogni, sacrifici e conquiste, e che oggi si riverbera in oltre 80 milioni di oriundi che aspettano da noi partecipativi segnali di attenzione e accoglienza nelle feconde sinergie tra ‘Restanti e Ritornanti’, come giustamente auspica la ricercatrice sociale Carla Sannicola. Perciò ringrazio le Istituzioni e i soggetti pubblico-privati locali, nazionali e internazionali che con slancio hanno risposto al mio invito a partecipare a questo Meeting, dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) all’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo, dall’Ordine dei Giornalisti Puglia al Gruppo Protezione Civile Taranto e CSV Taranto. E le tante appassionate Scuole del territorio, tra cui il Liceo Scientifico “Battaglini”, l’Istituto Tecnico Commerciale “Pitagora” e l’Istituto Professionale “Cabrini” di Taranto; l’Istituto Superiore “Mauro Perrone” di Castellaneta che negli anni ha portato “i sapori di Puglia” nelle scuole del Canada; la rete di eccellenze gastronomiche del nostro territorio “Salento delle Murge”; FIPPA Federazione Italiana Panificatori e Pasticceri che, con l’Associazione Autonoma Panificatori di Taranto e provincia e l’Istituto Professionale per l’Ospitalità Alberghiera “Mediterraneo” di Pulsano, generosamente cureranno per gli ospiti degustazioni di prodotti tipici locali; Posa Edizioni che a dicembre prossimo pubblicherà gli Atti del convegno, e i numerosi sostenitori che confermano quanto sia indispensabile fare squadra per accompagnare attivamente lo sviluppo e la rinascita dell’area jonica parallelamente alla necessità di una nuova narrazione di Taranto e delle sue innumerevoli bellezze. La sfida oggi per il nostro territorio è fare rete tra aziende, operatori, enti pubblici e associazioni, tutti testimoni attivi delle innumerevoli risorse di cui disponiamo, che sono cultura, tradizioni, natura, enogastronomia, antico senso dell’ospitalità. Siamo dunque la destinazione ideale per il Turismo delle radici, o del ritorno, per accogliere gli italiani nel mondo in un territorio multiforme e tutto da scoprire”.
In questo percorso rigenerativo, un ruolo determinante avranno le Associazioni di Pugliesi nel mondo iscritte all’Albo regionale e presenti in tutti i continenti, nell’ambito delle iniziative avviate dal Dipartimento Sviluppo economico della Regione Puglia che ha promosso una collaborazione con Aret PugliaPromozione per realizzare attività mirate alla promozione del Turismo delle radici proprio con il coinvolgimento attivo di tali Associazioni dalla forte spinta culturale-identitaria. Con il patrocinio di RAI Puglia e RAI TGR Puglia Media Partner, i panel del Meeting saranno moderati dai giornalisti Salvatore Catapano, Giovanna Chiarilli, Monica Golino, Angelo Di Leo e Michele Tursi.
Sarà possibile seguire l’evento anche in streaming sulla piattaforma zoom. (aise) 




In Italia e in Messico due alternative al Cammino di Santiago

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camminantevertIl Cammino di Santiago di Compostela, in Spagna, è stato e continua ad essere uno dei percorsi escursionistici più popolari e celebrati del pianeta. Il grande successo ottenuto dalla promozione effettuata in occasione dell’anno giubilare del 1993 —con l’arrivo di quasi 100mila pellegrini— ha fatto conoscere al grande pubblico il moderno itinerario. Le infrastrutture di supporto create, la disponibilità di informazioni e la facilità di ottenerle hanno diffuso l’interesse per la realizzazione del pellegrinaggio giacobino. Di conseguenza, il numero di persone che transitano lungo questo itinerario ogni anno non ha smesso di aumentare.

Non tutti però sanno che anche in Italia esiste un tragitto analogo e che il Messico sta preparando una propria offerta in questo campo.

La via Francigena in Italia

La Via Francigena è parte di un fascio di percorsi che dall’Europa occidentale conducevano a Roma, proseguendo poi verso i porti d’imbarco in Puglia per la Terrasanta, meta di pellegrini e di crociati.

Nel 1994 è stata dichiarata Itinerario Culturale Europeo assumendo, alla pari del Cammino di Santiago di Compostela, una dignità sovranazionale.

Il cammino nacque nel VI secolo per una necessità strategica delle popolazioni longobarde che avevano bisogno di collegare la loro città principale, Pavia, con i ducati centro-meridionali di Spoleto e di Benevento, semicircondati da territori bizantini. L’esigenza di utilizzare una via sufficientemente sicura portò alla scelta di un itinerario sino ad allora considerato minore, che valicava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa e, dopo la Valle del Magra, si allontanava dalla costa in direzione di Lucca.

Dalla fine del VIII secolo, dopo la discesa in Italia di Carlo Magno a seguito della chiamata di Papa Adriano I e l’annessione nel 774 dell’Italia settentrionale al Regno dei Franchi, il percorso iniziò ad essere conosciuto come Via Francigena, ovvero “strada originata dalla Francia” e, in una prima fase, la sua destinazione finale iniziò ad essere identificata con Roma, sede del papato.

La prima attestazione della via Francigena a sud di Roma risale invece al 1024, con il Privilegium Baiulorum Imperialium rinvenuto a Troia di Puglia, sulla via Appia Traiana.

Sono oltre tremila i chilometri della Via Francigena da Canterbury a Roma e verso Santa Maria di Leuca, all’estremità meridionale della Puglia. Un collegamento che unisce l’Europa dei popoli e delle culture, toccando 5 Paesi, 16 regioni e più di 600 comuni.

La Via attraversa il Kent nel Regno-Unito, le regioni Haute-de-France, Grand Est e Bourgogne-Franche-Comté in Francia, i Cantoni Vaud e Vallese in Svizzera e le Regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia e lo Stato del Vaticano nella penisola italiana.

È caratterizzata da sentieri di montagna, mulattiere di pietra, vie campestri e viabilità minori, senza traffico, su strade bianche tra i cipressi, oppure ombreggiate da solenni pini domestici. Sotto i piedi dei viaggiatori scorrono le più antiche strade d’Europa con segnavia che guidano lungo il cammino. Il percorso ufficiale della Via Francigena —praticabile a piedi, in bicicletta e parzialmente a cavallo— è sicuro, facile, privo di difficoltà tecniche ed accuratamente studiato per essere accessibile a tutti e a tutte le età.

Il Cammino Iniziatico di Santiago in Messico

Venerdì scorso, 12 aprile, la ministra del Turismo dello Stato messicano di Querétaro, Adriana Vázquez, ha presentato il grado di avanzamento del Cammino Iniziatico di Santiago, un percorso di 127 chilometri in una delle regioni del Paese con la maggior varietà di attrazioni per praticare l’ecoturismo e il turismo sportivo.

Il percorso —il cui nome si ispira alla denominazione originale della capitale dello Stato in cui si trova, Santiago de Querétaro— attraversa quattro comuni della Sierra Gorda —Pinal de Amoles, Landa de Matamoros, Arroyo Seco e Jalpan de Serra— e sarà suddiviso in sei tappe, ciascuna compresa tra 16 e 28 chilometri, consentendo ai viaggiatori di immergersi nella ricchezza culturale e naturale della regione.

Lungo il percorso, i podisti avranno l’opportunità di scoprire la biodiversità e i microclimi che caratterizzano il territorio, oltre a visitare le Missioni Francescane presenti nella zona, dichiarate Patrimonio Culturale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2003.

Allo stesso modo, saranno accessibili una zona archeologica, cinque musei, sette siti religiosi e i viaggiatori potranno ammirare le cascate, sorgenti e dighe che adornano il percorso.

Foto: challengeinternacional.com

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Il Corridoio Produttivo di Turismo Culturale Italia-Argentina presente al lancio del Piano Integrale per La Plata e la Regione

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il corridoio produttivo di turismo culturale italia argentina presente al lancio del piano integrale per la plata e la regione immagine12 302x223“Nell’ambito di un evento di grande importanza per lo sviluppo di La Plata e della regione, mercoledì 10 aprile è stato presentato al Grand Brizo Hotel un ambizioso piano globale che mira a promuovere la crescita economica, culturale e turistica della zona. Questo progetto, guidato da figure di spicco del settore privato, cerca di trasformare la realtà socioeconomica e valorizzare il potenziale della città e dei comuni della regione.”, si legge in una nota del Corridoio Produttivo di Turismo Culturale Italia-Argentina .

Insieme al Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia-Argentina, “altre importanti organizzazioni e gruppi hanno partecipato attivamente a questo storico evento”. “Tra loro – spiega la nota – la Fundación Ciudadanía, rappresentanti dell’Unione Industriale della Provincia di Buenos Aires, la Camera di Commercio e Industria di La Plata, l’Università Nazionale di La Plata e diversi attori del settore imprenditoriale e culturale della regione”. “La presenza diversificata di questi gruppi riflette -prosegue la nota – l’ampio sostegno e l’impegno di diversi settori della società per lo sviluppo globale dell’area. Gli obiettivi delineati nel piano globale, su cui si lavorerà durante diversi incontri nel corso dell’anno, coprono un’ampia gamma di aree strategiche”.

Tra questi ci sono: “-Promozione del turismo sostenibile: promuovere il turismo responsabile e sostenibile, sfruttando le risorse naturali e culturali della regione in modo equo e rispettoso dell’ambiente. -Sviluppo economico: stimolare la creazione di posti di lavoro e la crescita economica attirando investimenti, promuovendo l’innovazione e rafforzando il tessuto imprenditoriale locale. -Promozione culturale: valorizzare la ricchezza culturale e patrimoniale di La Plata, promuovendo attività culturali inclusive e accessibili per tutti i cittadini. -Miglioramento delle infrastrutture: modernizzare e migliorare le infrastrutture urbane e di trasporto per garantire uno sviluppo globale e sostenibile della regione. -Cooperazione internazionale: rafforzare i legami di cooperazione e collaborazione con istituzioni e organizzazioni internazionali, come il Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia-Argentina, per promuovere lo scambio culturale, economico e turistico tra i paesi”. “L’impegno e la collaborazione di tutti gli attori coinvolti sono essenziali per raggiungere questi obiettivi e costruire un futuro prospero ed equo per La Plata e la sua regione. Con un approccio globale e una visione condivisa di sviluppo sostenibile, si apre un orizzonte di opportunità per realizzare il potenziale di questa vivace comunità”, conclude la nota . (Inform)




Il Tevere da Todi alla Città Eterna tra storia, mito e natura

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1600x1000 il tevere da todi heroSiete pronti ad andare alla scoperta di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, culla di antiche civiltà e protagonista di tante pagine della storia d’Italia? Il fiume Tevere nasconde lungo il suo corso dei gioielli di rara bellezza, da borghi antichi a dolci colline e meravigliose oasi naturalistiche in grado di sorprendere e appagare proprio tutti: gli amanti della fotografia, gli appassionati di borghi e storia, coloro che sono in cerca di adrenalina e sport outdoor.

Da Todi a Corbara, passando per Alviano, Nazzano e, ovviamente, la Città Eterna. Ecco un itinerario di 7 giorni all’insegna della sostenibilità per fare un tuffo nella storia del Tevere tra mito e natura.

Lago di Corbara, tra grotte suggestive

Il nostro itinerario inizia da Todi, una delle città più affascinanti dell’Umbria, conosciuta per le sue origini etrusco-romane. Da Piazza del Popolo, cuore del borgo su cui affacciano palazzi civili e religiosi, si parte a piedi o in bici alla scoperta del Parco fluviale del Tevere.

Avvicinatevi al corso del fiume e cominciate l’avventura. Qui le acque del Tevere hanno dato origine a paesaggi davvero particolari, come le rive alte e frastagliate delle Gole del Forello, che arrivano quasi a 200 metri nei punti più alti. Se amate l’arrampicata, qui trovate una falesia attrezzata con circa 20 vie, da affrontare in primavera e autunno o nelle mattine d’estate.

Molto suggestive sono le grotte dell’area delle Gole del Forello, nei dintorni del Lago di Corbara, punto di arrivo di questa prima tappa.

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Baschi, alla scoperta del borgo arroccato

Dopo aver goduto dei paesaggi che circondano il Lago di Corbara, e con un pizzico di fortuna aver avvisato gli aironi che popolano l’area protetta del Parco Fluviale del Tevere, potete ricominciare a camminare, o pedalare. Tra ulivi e vigneti di grande impatto visivo e tante occasioni per scattare foto suggestive, raggiungerete l’area archeologica di Scoppieto. Qui il fiume scorre a poca distanza dalle rovine e vi riporterà indietro nel tempo, quando il Tevere era fondamentale per trasportare merci in tutto il bacino del Mediterraneo. Dopo esservi lasciati alle spalle il sito archeologico, proseguite alla volta di Baschi, piccolo borgo arroccato che vi saprà stupire.

Giorno 3

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Lago di Alviano, Oasi WWF

La terza tappa della discesa lungo il Tevere inizia lasciando il borgo di Baschi. Prima di mettervi in cammino, però, concedetevi una visita all’Antiquarium Museo Archeologico che conserva molti reperti rinvenuti a Scoppieto.

A piedi, in bicicletta, o a colpi di pagaia, raggiungete il vicino Lago di Alviano, Oasi WWF protetta. Qui il fiume si placa e l’acqua, interrotta da una diga, si allarga e si lascia bloccare dalla natura tra splendidi e inaccessibili canneti, giunchi e ciuffi di iris gialli.

Il lago è bassissimo, non supera i 30 centimetri di profondità, e le sue acque sono limpide e brulicanti di vita. Se avete scelto di esplorare questo luogo magico a piedi, potete approfittare dei camminamenti e delle passerelle sull’acqua per raggiungere le torrette di avvistamento da cui poter ammirare i tantissimi nidi nelle numerose isole artificiali al centro del lago. E, al tramonto, preparatevi a uno spettacolo davvero mozzafiato.

Giorno 4

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Attigliano, terrazza naturale sul Tevere

Il quarto giorno è dedicato alla scoperta di una parte di pianura attraversata dal Tevere al confine tra Umbria e Lazio. Dal Lago di Alviano proseguite per la Fonte di Ramici da cui sgorga acqua sulfurea dalle ottime proprietà curative e digestive. Nei pressi della sorgente c’è anche un parco termale, ideale se volete regalarvi qualche momento di relax. Dopo un primo tratto in pianura incontrerete qualche saliscendi tra i terrazzi fluviali generati dalle piene del Tevere, ma non temete: superati i vari dislivelli si ritorna in piano fino a raggiungere Attigliano, meta della giornata: una vera terrazza naturale sulla Valle del Tevere con un centro medievale perfettamente conservato. Pronti a gustare una cena con i generosi prodotti tipici del territorio?

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Civita Castellana, gioiello dell’Agro Falisco

Il viaggio riprende da Attigliano attraverso paesaggi incontaminati che vi condurranno in un Lazio affascinante e inconsueto. Le tante attrazioni storiche e naturalistiche sono visibili ad occhio nudo: mentre procedete verso sud vedrete allontanarsi i Monti Amerini e in poco tempo arriverete al borgo laziale di Orte: il centro storico è ben conservato e ha come centro nevralgico Piazza della Libertà, luogo di incontro e di festa per tutti gli abitanti.

Dopo un po’ di esplorazione potete rimettervi in marcia verso sud, tenendo il fiume Tevere come riferimento. Arriverete così a un altro borgo di rara bellezza: Civita Castellana, il borgo più grande del territorio denominato Agro Falisco. Imperdibile, bello nel suo tessuto urbano e meraviglioso grazie alle sue terrazze che dominano la Valle del Tevere. È la degna meta della quinta giornata di avventura.

Giorno 6

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Nazzano, il borgo a spirale

Il risveglio a Civita Castellana è splendido: prendetevi del tempo per assaporare l’aria pura e i ritmi lenti del vivere quotidiano. Vi aspettano poco più di 24 chilometri da percorrere tra le verdi campagne in direzione Ponzano Romano. Superato il borgo, con una piccola deviazione avete la possibilità di fare una pausa all’approdo di Filacciano per poi continuare lungo una ciclabile che costeggia la riva sinistra del fiume. Dopo aver attraversato anche Poggio Mirteto vi ritroverete a Nazzano, un bel centro medievale caratterizzato da una struttura architettonica a spirale e dominato dallo spettacolare Castello di pietra da cui ammirare il Tevere e la vallata dall’alto. Imperdibili anche una visita al Museo del Fiume e un giro nella vicina Riserva Naturale Tevere-Farfa.

Giorno 7

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Roma, la Città Eterna

Il traguardo di quest’ultimo giorno, e di tutto l’itinerario lungo il Tevere, si taglia a Roma. Dopo aver esplorato la Riserva Nazzano Tevere-Farfa per godere pienamente delle sue bellezze naturali, potete rimettervi in viaggio verso la Capitale costeggiando le acque del Fiume Biondo. Il percorso è lungo, ma facile da affrontare, circondato dalla natura incontaminata nei primi chilometri e costellato dalle meraviglie architettoniche della Città Eterna nell’ultimo tratto. La destinazione finale di questo tragitto è l’iconico Castel Sant’Angelo, che vi accoglierà nel cuore della Capitale col suo maestoso ponte.

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Catania, città del barocco dall’energia grintosa

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20210624132554 cattedrale di sant agata catania sicilia gettyimages 467663396Ai piedi dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, e affacciata sulla costa orientale della Sicilia, c’è Catania, uno dei centri più importanti del barocco siciliano.

Vi basterà una breve passeggiata per le vie del centro storico per capire perché l’UNESCO abbia deciso di tutelare le sue architetture dichiarandole Patrimonio dell’Umanità: Catania è un’imponente scenografia a cielo aperto. I suoi monumenti barocchi, caratterizzati da facciate bicrome, vennero realizzati accostando ai marmi candidi il nero della pietra lavica.

Preparatevi a fare la spesa in mercati popolari che non credevate esistessero più, a tuffarvi in acque cristalline che bagnano spiagge di sabbia e pietra vulcanica nera e assaggiare piatti di una tradizione culinaria che vi farà arrendere a qualunque proposito di dieta.

Storia e curiosità su Catania

Storia e curiosità su Catania

La storia di Catania comincia nel 729-728 a.C., quando alcuni coloni greci provenienti da Naxos fondarono Kατάvη, Katane. Dopo un periodo di dominazione siracusana, nel 263 a.C. la storia della città prosegue sotto i romani. La città subirà nei secoli le stesse sorti del resto della Sicilia tra dominazioni, distruzioni e rinascite. A partire dal 1402 fino al 1416, con il re aragonese Martino I di Sicilia, Catania divenne capitale del Regno di Sicilia.

Due gravissime catastrofi naturali, l’eruzione dell’Etna del 1669 e il terremoto della Val di Noto del 1693, colpirono Catania nell’era moderna. Dalla seconda rinascerà rivestendosi con lo stile barocco siciliano grazie all’estro e al talento di Giovan Battista Vaccarini. Dopo il Congresso di Vienna, dall’unione del Regno di Sicilia e quello di Napoli, nacque il Regno delle due Sicilie. In questo periodo, la città etnea acquisì lo status di Comune e divenne una delle sette province previste dalla riforma amministrativa borbonica.

Entrata a far parte del Regno d’Italia nel 1860, Catania è stata l’ottava tra le 27 città decorate di medaglia d’oro come “benemerite del Risorgimento nazionale” per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento.

Cosa vedere a Catania: i luoghi imperdibili

Cosa vedere a Catania: i luoghi imperdibili

Con un patrimonio storico e culturale come quello catanese è indispensabile fare un po’ di pianificazione per non rischiare di saltare i capolavori di cui è puntellato il centro storico perdendosi, questo sì, tra piazze e vicoli. In altre parole, se vi state chiedendo che cosa vedere a Catania, affidatevi alla nostra mini guida, e cominciate a programmare il prossimo viaggio qui.

Partiamo dall’Etna e i suoi 59.000 ettari di parco, il bosco di pini, le superfici di lava nera e i crateri fumanti. Mettete in valigia qualcosa di pesante, anche ad agosto, e non rinunciare a fare una visita in cima al vulcano.

Arrivati in città, la prima tappa sarà il Castello Ursino, fondato da Federico II di Svevia nel XIII secolo e oggi ricco museo civico. Mentre passeggiate tra le vie del centro tenete d’occhio i palazzi in bianco e nero che sovrastano ampie piazze. Primo fra tutti Palazzo Biscari, la più importante residenza nobiliare di Catania. Nei pressi trovate l’elegante Teatro Massimo, dedicato a Vincenzo Bellini, illustre figlio di questa città.

Concedetevi ora una pausa a Villa Bellini per vedere uno dei due giardini più antichi nonché uno dei quattro parchi principali di Catania.

Infine, visitate il Duomo di Catania, nella cui meravigliosa piazza troneggia “O Liotru“, l’elefantino simbolo della città, e fate una passeggiata lungo Via Etnea, la via più importante che si allunga per ben 3 km.

Vi è rimasto un altro po’ di tempo? Sarà decisamente ben speso se riuscirete a fare visita alla Pescheria di Catania, l’antico e chiassoso mercato mattutino del pesce che si raggiunge salendo una scalinata di roccia vulcanica.

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Un sogno chiamato Lago di Como: un tour alla scoperta di 5 ville indimenticabili

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1600x1000 lago di como 5 ville indimenticaili heroComo, Varenna, Bellagio sono ricche di dimore di lusso e vale la pena di passeggiare in questo idilliaco angolo di Lombardia, alla ricerca di giardini incantati, orti botanici e opere d’arte.

Che lo facciate in barca o su un traghetto, che noleggiate una vespa o saliate in sella a una bicicletta, un viaggio alla scoperta delle più belle ville sul Lago di Como è proprio questo, un incontro ravvicinato con la bellezza, esempio virtuoso di come le opere dell’uomo possono integrarsi perfettamente nella natura del posto.

I Giardini di Villa Melzi d’Eril a Bellagio

I Giardini di Villa Melzi d’Eril a Bellagio

Francesco Melzi d’Eril, duca di Lodi e vicepresidente della Prima Repubblica Italiana ai tempi di Napoleone, fu la mente ispiratrice di questi giardini spettacolari e legati a una villa a Bellagio che risale all’inizio del XIX secolo, in stile neoclassico.

I giardini, progettati dall’architetto Luigi Canonica e dal botanico Luigi Villoresi, sono arricchiti da alberi di varie specie, classiche ed esotiche: tra sculture a tema storico e mitologico, troneggiano cedri del Libano, Ginkgo biloba e faggi rossi.

Il laghetto giapponese è un vero gioiello con le sue ninfee e le piante acquatiche in una cornice di aceri, azalee, rododendri in fiore.
Da non perdere la cappella privata sul bordo del lago, l’edicola in stile moresco e l’orangerie con il museo che raccoglie cimeli della Repubblica Napoleonica.

Villa Carlotta a Tremezzina

Villa Carlotta a Tremezzina

Resterete incantati da una prima cosa: la posizione panoramica di Villa Carlotta sulla riva del lago di Como. Siamo in località Tremezzo a Tremezzina e la villa unisce paesaggi e arte, con diverse raccolte importanti conservate all’interno di un edificio che risale al XVII secolo. Tra le sale si notano sculture di Antonio Canova e dipinti di Francesco Hayez.

Scoprire il parco botanico di 70mila metri quadrati è una delizia. In primavera esplode la fioritura di rododendri e azalee. Il giardino all’italiana, con alti cespugli a ricreare figure geometriche e giochi d’acqua, si alterna a quello all’inglese del periodo romantico.

Villa del Balbianello a Lenno

Villa del Balbianello a Lenno

Da Piccolo Mondo antico a Casinò Royale, la villa del Balbianello a Lenno è stata spesso usata dal cinema. Sorge in cima a un giardino terrazzato, tra statue, viali, fiori e alberi. Fu voluta dal cardinale Angelo Maria Durini, nel corso del Settecento, e fu edificata sui resti di un convento francescano, di cui si nota ancora la facciata della chiesa.

All’interno, un ricco patrimonio artistico e storico passa attraverso le sue sale. In quella dei Primitivi sono esposti pezzi di arte africana, precolombiana e cicladica. Quando la struttura passò a Luigi Porro Lambertenghi, iniziò a ospitare diversi intellettuali, tra i quali Silvio Pellico e Massimo D’Azeglio. Dal 1998 è un patrimonio del Fai, Fondo per l’Ambiente Italiano.

Sposarsi qui? Molto dispendioso, ma anche incredibilmente romantico.

Villa Olmo a Como

Villa Olmo a Como

A volere la costruzione di questo edificio neoclassico fu il marchese Odescalchi all’inizio del 1700, ma fu completato solo un secolo dopo. Durante l’Ottocento ha avuto diversi proprietari e solo nel 1925 è passata al Comune di Como diventando un polo culturale e di mostre d’arte.

Il giardino di Villa Olmo a Como è uno dei più belli e importanti dell’intera provincia, e la villa è stata utilizzata per alcune riprese del film Innamorato Pazzo di Adriano Celentano, oltre che come location d’elezione di numerose mostre e convegni.
Il panorama è arricchito da circa 800 alberi, ippocastani, cedri del Libano e platani e da serre che risalgono al XIX secolo.

Villa Monastero a Varenna

Villa Monastero a Varenna

Si affaccia sul ramo orientale del lago di Como e oggi è un importantissimo polo congressuale a livello internazionale, noto per aver ospitato nel 1954 le lezioni di fisica del Premio Nobel Enrico Fermi.

Villa Monastero a Varenna colpisce per il suo stile eclettico, ma in realtà ha una storia secolare che nasce da un antico convento femminile di monache dell’ordine cistercense dedicato alla Beata Vergine, dal quale prende anche il nome. Il monastero, che risale al XII secolo, nel Cinquecento fu soppresso dal cardinale Carlo Borromeo e in seguito, divenne una residenza patrizia.

Oggi è una casa museo che ospita diversi beni e arredi lasciati dai vari proprietari. Intorno è circondata da un bel giardino botanico, con specie provenienti da tutto il mondo.

da italia.it




A Napoli la IX edizione del “Meet Forum – Turismo Sostenibile”, il dibattito sul Turismo delle Radici

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turismo delle radici 2 1 615x223Esperti del mondo istituzionale, accademico, scientifico e finanziario si sono confrontati a Napoli, presso il Museo Nazionale Ferroviario, su progetti legati al “Turismo Sostenibile” in due giorni di incontri per la IX edizione del “Meet Forum”. L’evento è stato promosso e organizzato da Destination Italia e Travel Tech. La manifestazione si è svolta con il patrocinio della Commissione Europea, ENIT, Regione Campania, Comune di Napoli, Fondazione FS Italiane, Università degli Studi di Napoli Federico II e con la collaborazione di Intesa Sanpaolo. Nell’ambito dell’evento si è svolto un dibattito sul progetto del Turismo delle Radici promosso dal Maeci. Intervenendo da remoto Renato Mosca (Ambasciatore del Brasile in Italia) ha ricordato l’importanza del Brasile nel mercato turistico per gli italiani. “Nel 2019 gli italiani si sono collocati al quarto posto nelle spese totali in Brasile occupando la ventesima posizione in termini di spesa media e giornaliera per viaggiatore”, ha spiegato Mosca evidenziando come naturalmente il turismo abbia risentito della pandemia soprattutto nel periodo in cui sono venuti meno i collegamenti aerei tra Italia e Brasile. L’Ambasciatore ha auspicato che, come ritenuto anche dal Ministero del Turismo del Brasile, quest’anno il numero di turisti italiani possa tornare ai livelli del 2019. Mosca ha assicurato che dall’Ambasciata brasiliana il turismo sarà considerato come una priorità, data anche la sua importanza economica e culturale tra brasiliani e italiani. “Esiste un enorme potenziale inesplorato di attrazione legato principalmente al turismo delle radici che va ad aggiungersi al già importante flusso di passeggeri in un anno in cui celebriamo il 150° anniversario dell’emigrazione italiana in Brasile”, ha aggiunto Mosca precisando come il Governo brasiliano stia lavorando affinché ci sia massima sintonia in queste attività volte con particolare attenzione al concetto di turismo sostenibile. Il Console Generale di Rio de Janeiro, Massimiliano Iachini, ha a sua volta rimarcato l’importanza del 150° anniversario dell’emigrazione italiana in Brasile. “Una ricorrenza molto significativa in Brasile dove vivono 30 milioni di italo-discendenti immigrati nel corso di Ottocento e Novecento: è il 15% della popolazione totale e riteniamo che sia un elemento trainante”, ha spiegato Iachini ricordando quindi il progetto del Turismo delle Radici messo in campo dalla Farnesina, da collegare alla presenza di questa comunità italo-discendente nel mondo e nel caso specifico in Brasile. Giovanni Maria De Vita (responsabile del Ministero degli Esteri per il progetto sul Turismo delle Radici) ha spiegato che si tratta di un progetto finanziato dal PNRR ma la cui idea nasce diversi anni fa: risale infatti al 2018 un primo tavolo tecnico sul turismo delle radici in risposta alle richieste provenienti dai territori italiani. “Il viaggio delle radici è sempre esistito perché questo desiderio di riconnettersi con la tradizione e la cultura dei territori è stato sempre presente negli italiani all’estero”, ha spiegato De Vita evidenziando come il Ministero degli Esteri non si occupi in se stesso di turismo però può rappresentare una cerniera tra l’Italia e l’estero. De Vita ha parlato del turismo delle radici come di una risorsa unica da capitalizzare anche al fine di instaurare una nuova stagione di rapporti con le comunità italiane all’estero. “È importante che quando queste persone vengono in Italia si sentano a casa: sono persone che vogliono vedere i luoghi di cui hanno sempre sentito parlare tramite le memorie della propria famiglia e con cui intendono ricongiungersi”, ha rilevato De Vita descrivendo poi l’iter che ha portato al Progetto cominciando dal lavoro sui territori in Italia perché il fenomeno dell’emigrazione risulta ancora essere poco conosciuto dentro i confini nazionali. “La parte della comunicazione è importante e stiamo partendo con tutta una serie di iniziative”, ha aggiunto De Vita spiegando che verranno coinvolte tanto le regioni italiane quanto le comunità italiane all’estero in uno spirito volto a fare rete. Il deputato del Pd Fabio Porta, eletto nella ripartizione America Meridionale, ha ricordato la specificità di una location come Napoli, perché città come questa o Genova hanno visto partire moltissimi italiani nel corso dei decenni. “È un’opportunità straordinaria che non è nata oggi”, ha ribadito Porta, riguardo al turismo delle radici , precisando a sua volta come il primo tavolo tecnico sia del 2018 ma come si sia cominciato a parlare di questi argomenti già da almeno un decennio. “Gli italiani all’estero non sono un problema, ma un’opportunità ”, ha aggiunto Porta. “Sono sempre stato uno dei più grandi promotori di questo progetto proprio perché valorizza in maniera molto chiara il ruolo e la potenzialità di quelle collettività, ma allo stesso tempo sono anche un pungolo per ottimizzare al meglio le nostre risorse”, ha spiegato Porta indicando l’importanza di coinvolgere maggiormente nel progetto le comunità all’estero. Salvo Iavarone (vicepresidente CIM) ha parlato dell’emigrazione come un qualcosa da intersecare continuamente al fine di imparare sempre di più. Iavarone ha spiegato che più si approfondiscono questi temi più ci si accorge di quanto siano complicati, affascinanti ed emozionanti immaginando questi circa 80 milioni di italo-discendenti. Iavarone ha raccontato che, parlando con molti emigrati, è emerso come alla fine da parte loro, nonostante spesso abbiano dovuto abbandonare la terra d’origine, un pensiero di attaccamento verso l’Italia sia sempre presente. (Inform)




Turismo delle radici, il Sottosegretario Tripodi incontra il Sindaco di Biccari e l’Associazione “Argentina per il mondo”

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x turismo delle radici il sottosegretario tripodi incontra il sindaco di biccari e lassociazione argentina per il mondo immagine2 615x223Il Sottosegretario agli Esteri Maria Tripodi ha avuto un “proficuo incontro” con il Sindaco di Biccari (Foggia) Gianfilippo Mignogna e i responsabili dell’Associazione “Argentina per il mondo”. Lo comunica il Sottosegretario su X .“Al lavoro -commenta – per rafforzare la solida sinergia tra la Farnesina e i borghi italiani, promossa dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro Antonio Tajani con l’Anno delle Radici Italiane nel Mondo”. (Inform)