Il turismo ai tempi del coronavirus

1933482

1933482
Palm trees and deck chairs on beach at sunset; Koh Pha Ngan; Thailand

Parafrasando il titolo di un famosissimo romanzo di Gabriel Garcia Marquez, una domanda sorge spontanea: come sarà “il turismo ai tempi del coronavirus”?

La pandemia che in questo momento affligge il mondo intero ha indubbiamente creato delle emergenze nella nostra vita quotidiana. La preservazione della vita su tutto. Però oltre a questo aspetto fondamentale, c’è il risvolto economico di una crisi che si annuncia senza precedenti.  Milioni di posti di lavoro, aziende grandi, medie e piccole che rischiano il fallimento (o sono già fallite).

Fra i settori economici più colpiti da questa crisi e le cui conseguenze saranno probabilmente le più lunghe e difficili da superare, c’è senza dubbio quello del turismo.  Il primo ad essere investito dalla crisi economica e probabilmente l’ultimo che riuscirà a stabilizzarsi nella cornice del nuovo commercio mondiale.

In un recente articolo della Commissione Europea, l’epidemia di coronavirus sta mettendo sotto pressione l’industria del turismo dell’UE. Milioni di piccole aziende ed aziende a conduzione familiare rischiano fallimenti e perdite di posti di lavoro.

Per questo motivo la Commissione sta presentando linee guida per garantire una riapertura graduale e coordinata dei servizi di viaggio e turismo, nel rispetto delle necessarie precauzioni sanitarie.

Le prime azioni in questo senso saranno improntate su questi punti basici:

  1. Garantire liquidità per le imprese turistiche, in particolare le piccole e medie imprese.
  2. Salvataggio di posti di lavoro con un sostegno finanziario fino a € 100 miliardi dal programma SURE.
  3. Collegare i cittadini all’offerta turistica locale, promuovendo le attrazioni locali e il turismo e l’Europa come destinazione turistica sicura.

E nelle nostre zone d’influenza?  Pensando nella nostra area di residenza, quindi centro America e Caraibi, probabilmente aspettarsi qualcosa di simile ai punti uno e due dell’iniziativa della Commissione Europea è quanto meno ottimista.

In più, IATA avrà enormi difficoltà ad armonizzare i protocolli sui voli transoceanici, che probabilmente comporteranno una riduzione nella loro frequenza ed un possibile incremento nel costo.  Così come il fenomeno B&B, agriturismo e strutture ricettive rustiche e/o familiari avrá un enorme problema logistico nel trasmettere ai propri clienti il senso di sicurezza e protezione, indispensabili in una situazione come questa.

Questo prossimo, possibile scenario implicherà una difficoltà oggettiva (economica e logistica), per mantenere il flusso del turismo proveniente da altri continenti e del locale destinato ad altre mete turistiche tradizionali, ugualmente in altri continenti.

Più probabilmente e più realisticamente sarà importante concentrarsi su come creare sinergie fra le Camere di Turismo locali, le Camere di Commercio, i Ministeri del Turismo dei singoli Paesi per migliorare ed incentivare l’offerta turistica locale. Solo con uno sforzo sinergico delle istituzioni governative e del settore privato nel miglioramento delle infrastrutture e dei servizi offerti, sarà possibile valorizzare e promuovere l’incredibile patrimonio turistico di queste due regioni.

Se, come sembra, la crisi economica che stiamo vivendo a causa di questa pandemia sarà senza precedenti, una sfida in più consisterà nel promuovere servizi turistici familiari e d’affari che, tanto in termini economici, come di qualità e sicurezza dei servizi offerti, dovranno sopperire alle nuove necessità dei viaggiatori in questa nuova epoca di turismo ai tempi del coronavirus.




La vacanza perfetta? Repubblica Dominicana!

repubblica dominicana

repubblica dominicanaL’Associazione dominicana della stampa turistica (Adompretur) ha riferito che Traveller’s Choice, il premio annuale per la piattaforma di viaggio di TripAdvisor, ha selezionato la Repubblica Dominicana come la migliore destinazione in America e il 13° in il mondo.

L’entità ha affermato che i premi Travellers ‘Choice sono assegnati sulla base di milioni di opinioni e commenti di viaggiatori provenienti da tutto il mondo e riflettono “il meglio del meglio” in termini di servizio, qualità e soddisfazione del cliente, da hotel e alloggi a destinazioni, attrazioni, marchi e prodotti turistici.

Adompretur ritiene che il prestigioso riconoscimento assegnato al turismo dominicano non debba costituire solo una fonte di orgoglio e celebrazione per l’intero paese, ma anche essere motivo di ispirazione e ottimismo per superare le difficili circostanze che il settore oggi deve affrontare a causa della pandemia di coronavirus .

L’elenco delle destinazioni turistiche più apprezzate è diretto da Londra, dal Regno Unito; Parigi, Francia; Creta, Grecia; Bali, Indonesia; Roma, Italia; Phuket, Tailandia; Sicilia, Italia; Maiorca, Isole Baleari; Barcellona, ​​Spagna; Istanbul, Turchia; Goa, India; Dubai, Emirati Arabi Uniti e Repubblica Dominicana.

Cuba, al numero 19, e New York, al numero 25, appaiono anche tra le prime 25 destinazioni al mondo come parte del continente americano. Inoltre, si evidenzia che la spiaggia di Bávaro, a Punta Cana, è classificata 19a tra le 25 migliori spiagge del mondo.

La selezione viene effettuata ogni anno sulla base dei commenti di milioni di membri di TripAdvisor. I Travellers Choice Awards non solo evidenziano le preferenze più comuni, ma anche gli attributi eccezionali che fanno ripetere ai viaggiatori una visita a una destinazione.

Le informazioni sulla Repubblica Dominicana pubblicate sul portale di TripAdvisor includono varie immagini delle attrazioni turistiche del paese e sottolineano che la prima destinazione nei Caraibi è nelle stesse acque che bagnano Cuba e Puerto Rico, occupando i due terzi della parte orientale del isola che condivide con Haiti.




Turismo del vino, crisi da Coronavirus

vino

vinoIl Covid19 crea seri problemi, in Italia, anche al cosiddetto “turismo del vino”.

Donatella Cinelli Colombini, prima promotrice di questo tipo di turismo in Italia, si dice molto preoccupata.

“In questo disastroso 2020, ogni Paese cercherà di tenere i cittadini nei propri confini nazionali e probabilmente anche gli Italiani faranno viaggi di prossimità”, afferma. “Per questo le destinazioni turistiche dove i viaggiatori sono prevalentemente italiani saranno meno colpite rispetto a regioni, come la Toscana, dove gli arrivi dall’estero hanno percentuali molto alte e fra loro gli statunitensi sono numerosi (9% degli arrivi totali). Qui si sta delineando un autentico tracollo. Non dimentichiamo che il turismo estero vale oltre 40 miliardi per l’Italia”.

“Più grave – annota – la situazione in campagna dove il turismo si è sviluppato negli ultimi anni sotto forma di agriturismo e turismo enogastronomico. In queste zone, ad esempio, i ristoranti non hanno, oppure hanno pochissima clientela locale e, rispetto ai colleghi di città non possono usare il delivery come alternativa. Non escluderei che molti decidessero di rimanere chiusi per tutto il 2020”.

“Il futuro prossimo appare molto preoccupante. Il Chianti classico, le Langhe, la Valpolicella… hanno costruito un autentico sistema economico sull’attrattiva vino con alberghi e agriturismi, ristoranti, enoteche, cantine aperte al pubblico per visite, degustazioni e vendita diretta. Per restringere alle sole cantine, l’esame dei problemi turistici creati dal coronavirus, è ipotizzabile che le 25.000 aziende enologiche italiane aperte al pubblico e fra esse le 5-8.000 ben organizzate per l’hospitality, occupino intorno a 30.000 dipendenti stagionali addetti all’enoturismo, oltre al personale a tempo indeterminato e ai membri delle famiglie produttrici. Tutte persone che potrebbero rimanere senza lavoro”.