Con sette crateri nel suo territorio, lo Stato messicano di Puebla rappresenta un vero paradiso per gli amanti della natura e della storia. I suoi vulcani offrono una vasta gamma di attività per avventurieri di tutti i livelli, dall’escursionismo alla mountain bike fino all’alpinismo.
Il più conosciuto al mondo — il Popocatépetl, 5.462 m e attivo dal 1994 — è monitorato 24 ore su 24, grazie a una rete di sensori che rilevano ogni possibile minaccia, ma il territorio di Puebla ospita altre sei importanti strutture geologiche generate in seguito ad attività eruttive.
Al confine con lo Stato di Veracruz svettano i 5.636 metri del Pico de Orizaba, un colosso attivo catalogato come il vulcano più alto del Messico e il terzo del Nord America.
La Malinche (4.420 m) chiude l’elenco dei crateri attivi nello Stato. È una montagna che ospita una grande biodiversità ed è diventata una popolare destinazione escursionistica.
Il Sierra Negra (4,580 m), chiamato anche Tliltépetl o Atlitzin, è estinto. Quinto in ordine di altezza tra le vette più alte del Messico, si trova accanto al Pico de Orizaba. Alla sua sommità si trova il Large Millimeter Telescope Alfonso Serrano, il più grande radiotelescopio del mondo nella sua gamma di frequenze.
L’Iztaccíhuatl (5.215 m), la terza montagna più alta del Paese, conosciuta come la donna addormentata per la sua forma particolare, giace spento e fa parte di una leggenda azteca sull’amore e la perdita.
Chiudono l’elenco il Cuexcomate, curiosità geologica e attrazione turistica della città di Puebla, considerato il geyser più piccolo del mondo, e il meno conosciuto Otzelotzi (3.100 m), una delle formazioni geologiche più meridionali dell’Asse Neovulcanico messicano.
Foto: María Paula Martínez / Gaceta UNAM
puntodincontro.mx
New York Times, ‘Sud Sardegna selvaggio, bello e ignorato’
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
Mentre i viaggiatori scoprono il fascino mediterraneo di questa regione insulare, con le sue spiagge idilliache e la vivace capitale, la gente del posto spera di evitare la folla che soffoca tante altre destinazioni italiane”.
Il viaggio in primavera della giornalista del New York Times, Laura Rysman, nel Sud Sardegna è racchiuso in un sottotitolo di un articolo che mette al centro un viaggio fatto di esperienze, ambientali, culturali e gastronomiche, tra Cagliari, il Sulcis e l’interno del Campidano, alla scoperta di quella sardità definita “fragile, come lo è sempre il patrimonio”, perché “dipende tanto dalla gente del posto e dai politici impegnati quanto dai visitatori, quelli che affrontano il viaggio come immersione culturale piuttosto che come una lista dei desideri: e in questo tutti possiamo svolgere un ruolo”.
La scoperta dell’Isola da parte del Nyt prende avvio dal capoluogo – “piccola capitale del Mediterraneo” ma anche “una città che appartiene ai suoi residenti a differenza di Firenze, Venezia o altre città brulicanti di turisti” – con la “stravagante” festa tradizionale di Sant’Efisio, per poi immergersi nei vicoli del quartiere Marina, davanti al porto, per assaggiare piatti tipici a base di pesce e asparagi selvatici.
La giornalista chiacchera coi ristoratori che guardano con fiducia al nuovo corso politico in Regione e a Cagliari – oggi guidate da Alessandra Todde e Massimo Zedda – soprattutto per facilitare “l’apertura di piccole imprese, per i giovani e gli immigrati, regolamentare gli affitti per le vacanze e aumentare l’offerta culturale, attirando così i turisti anche oltre i mesi estivi”. E se anche l’offerta culturale, “rispetto ad altre città può sembrare più limitata”, il Nyt sottolinea la presenza del Museo Archeologico con la sua “fantastica collezione di antichi manufatti nuragici, fenici, romani” e gli “arcieri nuragici scolpiti nella pietra, conosciuti come i Giganti di Mont’e. Prama”.
Ma cita anche il Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola a San Sperate, la reggia nuragica di Barumini e, sul versante ambientale, i fenicotteri rosa nell’area umida di Cagliari, nel parco della Giara con i suoi “ultimi cavalli selvaggi d’Europa” e l’altipiano di sugherete.
Anche qui il turismo lento emerge con la visita a un caseificio con annessa guesthouse e la scoperta del lavoro degli artigiani locali. Poi nel Sulcis con il “tentativo di trasformare un territorio ora svuotato dall’industria mineraria in un territorio naturale” e con “il parco circostante diventato parte del sentiero escursionistico di Santa Barbara”.
In primavera però c’è già caldo e la gente va al mare: il Nyt racconta della spiaggia del Poetto, “lunga chilometri”, e di quella di Piscinas con le sue “dune di sabbia più alte d’Europa”.
ansa.it
Unioncamere. Stabilimenti balneari in crescita sulle spiagge Italiane
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
L’estate bollente non ha colto di sorpresa le imprese balneari. Anche all’inizio della stagione 2024, come negli anni precedenti, gli stabilimenti balneari si sono presentati al via più numerosi della stagione precedente, mettendo a segno dal 2011 una crescita complessiva del 26,4% pari a più del 2% l’anno. La riviera romagnola si conferma al vertice dell’offerta per numero di realtà, segnalando ormai una saturazione delle possibilità di accoglienza. A crescere sono un po’ tutte le altre coste dello stivale con la Calabria in testa (+358 imprese nel periodo) seguita dalla Campania (+188) e dalla Sicilia (+180).
Secondo i dati dell’indagine Unioncamere-InfoCamere, basata sul Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, al termine del 2023 sono 7.244 le imprese registrate nel settore della gestione di stabilimenti balneari contro le 7.173 del dicembre 2021 (+1%).
La costa romagnola è quella che ospita il maggior numero di imprese balneari: 1.052 realtà che, insieme, rappresentano il 14,5% del totale nazionale. Ravenna (186), Rimini (154) e Cervia (150) guidano la classifica per numerosità. Questi comuni, insieme a Riccione e Cesenatico, formano un quintetto d’oro che contribuisce a rendere la Romagna il cuore pulsante delle nostre coste, grazie alla vivacità e varietà dell’offerta.
La Toscana segue a ruota in termini assoluti e, con Camaiore, presidia saldamente la classifica della densità di imprese per chilometro di costa: ben 92 lungo i isoli 3 km di litorale del comune toscano, pari a una media di 30 attività per chilometro. Al secondo posto c’è Pietrasanta, un’altra perla del litorale tirrenico, con una densità di 22,3 imprese per chilometro.
A chiudere il podio delle regioni con il maggior numero di imprese balneari c’è la Liguria (797), meta storica del turismo estivo per i residenti del Nord ma apprezzatissima anche da tanti altri visitatori, italiani e stranieri.
Se dai numeri assoluti si passa ad osservare la dinamica della crescita, i dodici anni trascorsi mettono in evidenza il forte dinamismo delle regioni del Sud. Dal 2011 a oggi la Sardegna ha triplicato le imprese balneari e brilla con una crescita eccezionale del 190% mentre la Calabria ha visto più che raddoppiare le attività balneari con sede legale nel suo territorio, con un aumento del 110,4% nel periodo. Anche Sicilia (+75,4%), Puglia (+52,5%) e Campania (+36,9%) hanno conosciuto una fioritura di imprese che contribuiscono a rendere il Sud un polo sempre più attrattivo per i turisti di tutto il mondo.
Le imprese balneari italiane sono spesso a conduzione familiare, riflettendo la nostra cultura del mare come luogo di incontro e tradizione. Le società di persone rappresentano il 42% delle imprese, mentre le società di capitale sono in crescita (31%), indicando un settore sempre più professionalizzato e pronto ad affrontare le sfide del futuro.
Entrando nelle stanze dei bottoni, l’industria balneare si rivela una concreta opportunità di sviluppo per l’imprenditoria femminile. Oltre il 25% delle imprese balneari (contro la media del 22% che si registra per il totale dei settori dell’economia) è guidato da donne, con la Basilicata (33,3%) e Calabria (30,9%) al vertice dell’incidenza di imprese rosa sul totale. (aise)
In Messico ‘Cancuncito’ è la nuova attrazione turistica
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
Cancuncito, che in spagnolo significa ‘piccola Cancún’, è un isolotto sabbioso situato a 15 minuti dalla costa di Veracruz e a poco più di quattro ore dalla città di Puebla, formato nel 1988 da uno degli uragani più devastanti che abbiano colpito il Messico. Oggi è diventato un’importante attrazione turistica del Paese, un luogo pittoresco con acque cristalline e una bellissima spiaggia dove i visitatori possono praticare sport acquatici, gite in yacht e gustare la cucina locale.
Tra il 3 e il 19 settembre 1988, il passaggio dell’uragano Gilberto nei Caraibi provocò la morte di 318 persone, di cui 202 in Messico e il resto in Giamaica, Haiti, Guatemala, Venezuela, Repubblica Dominicana, Stati Uniti, Costa Rica. Rica e Nicaragua.
L’interazione tra le intense onde causate dal ciclone e le barriere coralline al largo della costa di Veracruz formarono un banco di sabbia che si innalzò sopra il livello del mare.
Il nuovo atollo fu scoperto pochi giorni dopo dai pescatori della zona e oggi fa parte di un’area protetta dal ministero federale messicano per l’Ambiente e le Risorse naturali.
Cancuncito è raggiungibile in barca dal molo nella zona dell’Acquario della città di Veracruz, che – a sua volta – è collegata al resto del Paese attraverso la rete autostradale e un importante aeroporto internazionale.
Foto: foodandpleasure.com
da puntodincontro.mx
Turismo: l’esodo estivo ne rende positivo l’andamento
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
L’estate entra nel vivo. E per l’ultimo weekend di luglio – il primo dell’esodo estivo – le previsioni sono positive: nelle strutture ricettive ufficiali sono state prenotate 8 camere disponibili su 10, per un totale di oltre 6,4 milioni di pernottamenti attesi tra oggi e domenica 28 luglio. A stimarlo è per Assoturismo Confesercenti è il Centro Studi Turistici di Firenze, che ha rilevato la saturazione dell’offerta ricettiva nazionale disponibile online sui principali portali delle Online Travel Agency.
La tendenza rilevata nelle settimane precedenti ha tutto sommato confermato le aspettative delle imprese, anche se a ‘tirare’ è stata soprattutto alla domanda straniera, che ha fatto registrare il picco delle presenze turistiche di tutto il trimestre estivo. Le alte temperature, però, dovrebbero dare una spinta pure alla domanda dei turisti italiani, pur se con andamenti differenziati: l’afa, infatti, tende a scoraggiare le presenze in città e metropoli e a premiare le località ‘più fresche’.
Non sorprende, dunque, che i tassi di saturazione delle strutture ricettive delle località dei laghi e della montagna registrino un netto aumento, attestandosi per questo fine settimana rispettivamente al 92 e all’82% delle camere disponibili. Le città d’arte, invece, si fermano al 75%: un calo delle prenotazioni legato in parte all’andamento fisiologico della stagionalità e in parte proprio ai riflessi che i cambiamenti climatici e le ondate di calore generano sui comportamenti della domanda. Un fenomeno evidenziato dal 24% degli imprenditori intervistati. Valori di stabilità sono previsi, invece, per le imprese delle aree rurali e di collina (79% delle camere prenotate), del termale (74%), e soprattutto delle località marine, che vedono prenotate 9 camere su 10, in linea con la scorsa stagione.
Per quanto riguarda le macroaree geografiche, in assoluto il tasso di saturazione più elevato è stato rilevato per il Nord Est (83%), grazie al buon andamento delle imprese del Trentino-Alto Adige. Risultato positivo atteso anche per il Nord Est (82%), soprattutto per le strutture di Liguria e Valle d’Aosta. Leggermente al di sotto dei valori medi si collocano, invece, le regioni del Centro Italia (80% di saturazione), nonostante il picco di occupazione rilevato per le imprese ricettive delle Marche. Infine, un valore leggermente inferiore alla media nazionale è stato rilevato per le regioni del Sud e Isole (81%).
“Si tratta di dati positivi che confermano non solo la buona performance della filiera turistica italiana ma come il comparto sia traino di sviluppo per l’economia tutta”, commenta Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti. “Occorre porre attenzione, però, al rallentamento della domanda interna su cui incide la perdita di potere d’acquisto e risparmio delle famiglie. Il cambiamento climatico, inoltre, pesa sui flussi turistici, in particolare quelli delle città d’arte che subiscono gli effetti negativi del clima torrido”. (aise)
In Friuli, specchi d’acqua in alta quota
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
Situata all’angolo nord-orientale della Penisola, la Regione regione del Friuli ha un’identità forte. Sono in molti a pensare che il friulano sia una lingua a sé quasi alla pari con l’italiano, e che nominare la “Patria del Friuli” non significhi soltanto ricordare uno stato medievale e rinascimentale fondato sui Patriarchi di Aquileia. Eppure anche una regione così culturalmente solida ha proprie zone interne ben individuate. Così nelle Alpi friulane sotto la vetta del Coglians (che arriva a 2780 metri sopra il livello del mare) si trova la Carnia, terra di monti, valli, foreste, flora coloratissima e – naturalmente – laghi alpini. Guidando, ma molto meglio se camminando, si scoprono tanto il lato paesaggistico quanto quello lacustre della regione. Tranquilli, comunque: non sono sempre necessarie tappe forzate con gli scarponi ai piedi.
Tolmezzo
Tolmezzo si trova nel punto dove il corso del Tagliamento riceve quello dell’affluente But, ed è un abitato storico di rilievo perché qui si incrociano le strade di comunicazione con il Cadore veneto, l’Austria e la pianura verso il mare. La città ha probabili origini romane, e già nel ’300 aveva ottenuto dal Patriarcato di Aquileia privilegi che la riconoscevano come centro principale della Carnia. È italiana dal 1866. In precedenza apparteneva all’Impero Austro-Ungarico.
Premiata come città alpina dell’anno 2017, Tolmezzo è turisticamente importante soprattutto in quanto centro di servizi, dove trovare tutto quanto può essere utile a partire dalle informazioni fino ad alberghi, negozi o assistenza. Ma vale anche qualche ora di esplorazione – perlomeno – per il Borgàt (il centro storico) che conserva tracce di un impianto urbano medievale, il Duomo di S. Martino con le sue opere d’arte, la passeggiata dalla chiesa di S. Caterina fino al colle con la torre Picotta, che ricorda la Tolmezzo fortificata, e il Museo carnico delle Arti popolari «Michele Gortani», dove prendere confidenza con l’identità della Carnia. Naturalmente, sono poi possibili altre passeggiate e biciclettate nei dintorni, verso monti, rifugi o pievi e lungo le tante vie ciclabili fino alla famosa ciclovia dell’Alpe Adria Radweg.
Ai decenni finali della lunga appartenenza di Tolmezzo alla Repubblica di Venezia (dal 1420 al 1797) risale l’importante storia proto-industriale della tessitura di tele, damaschi, rasi e taffetà impiantata da Jacopo Linussio (1691-1747), nativo della vicina Paularo, che arrivò a impiegare quattromilacinquecento filatrici e a esportare stabilmente oltreoceano. La produzione domestica da parte delle famiglie friulane su incarico dell’impresa di Linussio potrebbe essere definita oggi come un esempio pionieristico di smart working.
Lago di Verzegnis
A sud di Tolmezzo si raggiungono in pochi chilometri i villaggi e i borghi del comune di Verzegnis, su un altopiano ricco di frutteti, faggi e castagni. Il lago che porta lo stesso nome è uno spettacolare bacino artificiale che, se da un lato alimenta la centrale idroelettrica di Cavazzo, dall’altro crea un vasto e tranquillo ambiente naturale da vivere a piedi o in mountain bike. Il lago non è balneabile ma si può comunque apprezzare a tutto tondo con passeggiate lungo le sponde in direzione della grande diga o grazie a momenti di relax con la canna da pesca.
A monte del lago, il passo di Sella Chianzutan offre panorami in quota e permette di visitare cave di marmo rosso per cui è stato realizzato un notevole progetto di archeologia industriale. Si sono recuperate e valorizzate la cava Lavoreit Ros e la Via Storica del Marmo di Verzegnis.
Gli scavi archeologici condotti intorno alla torre medievale del colle Mazeit, in frazione Villa di Verzegnis, hanno permesso il ritrovamento di oggetti e resti di costruzioni che retrodatano l’insediamento fino all’undicesimo secolo avanti Cristo, e ne testimoniano l’importanza già in epoca celtica e romana.
Un dettaglio finale. È originaria di Verzegnis una famiglia a cui la storia della civiltà digitale italiana deve moltissimo. Nel capoluogo comunale Chiaulis si trova infatti la casa natale di Enore Deotto (1923-2008), dirigente della Olivetti di Ivrea e poi presidente delle grandi fiere aperte al pubblico che, fra gli anni ‘60 e ‘80 del ‘900, hanno introdotto in Italia l’uso del computer.
Lago di Sauris
Un’occhiata alla mappa delle minoranze linguistiche in Carnia porterebbe subito a individuare Sauris, che si trova una trentina di chilometri a nord-ovest di Tolmezzo lungo la statale 52 e la provinciale 73, come isola germanofona. Il borgo fu fondato verso la metà del ’200 da alcuni boscaioli arrivati probabilmente dalle valli al confine con il Tirolo e la Carinzia austriaci. Non erano luoghi dove fosse comodo spostarsi e la comunità, isolata per secoli, ha mantenuto praticamente intatti dialetto, feste, usi e costumi originari.
Risalendo da Ampezzo la stretta valle del torrente Lumiei, si rimane senza fiato di fronte a uno specchio di azzurro improvviso. Una diga alta 136 metri inaugurata nel 1948 – all’epoca la più alta in Italia – forma il bacino di Sauris, idroelettrico anche se di aspetto naturalissimo. Con la costruzione della diga si formò un bacino artificiale, l’attuale lago, con una portata d’acqua di oltre 70 milioni di metri cubi. Se si resta a bocca aperta non per l’acqua ma per i resti dell’antico borgo de La Maina giù in basso, è perché si è arrivati durante una delle rare occasioni in cui il lago lo si svuota per manutenzione.
È perfino inutile sottolineare come qui le attività a contatto con la natura trovino ambiente perfetto: passeggiate, canoa, windsurf, pesca sportiva e, per un’aggiunta appena un po’ meno naturale, vertiginose discese di oltre un chilometro sopra le acque appesi a una Zip-Line
Laghi d’Olbe
Ha inizio da qui – nel territorio comunale di Sappada, la serie dei laghi carnici di formazione naturale da raggiungere in quota, proprio dal centro di Sappada grazie al facile sentiero 135 che presenta comunque un dislivello complessivo di circa 1000 metri.
I tre specchi d’acqua d’Olbe sono piccoli bacini di origine glaciale, su un altopiano dove il silenzio delle Alpi circonda rocce, prati e acqua. L’ambiente è tipicamente incontaminato, eppure non del tutto alieno alla modernità perché piuttosto vicino alla stazione a monte della seggiovia Sappada 2000. Non occorre, insomma, essere rocciatori esperti per poter dire “siamo arrivati”!
Il sentiero che dal rifugio raggiunge la zona dei laghi – che nel tedesco antico di Sappada si chiamano Olbe seaber – mette in confidenza con l’antichissima civiltà dell’alpeggio. Vicino al lago orientale, il maggiore dei tre, è frequente l’incontro con mucche al pascolo, placidamente segnalate dal suono regolare dei loro campanacci al collo.
Lago di Bordaglia
Se parlare di confini amministrativi avesse davvero un senso in alta quota, ci si potrebbe accorgere che l’Oasi faunistica di Bordaglia-Fleòns – la più vasta non soltanto in Carnia ma in tutto il Friuli – si trova nel territorio di Forni Avoltri, il più a nord tra i comuni friulani, un quarto d’ora di guida a oriente di Sappada passando per Cima Sappada lungo la strada regionale 355. Il lago, che come quelli d’Olbe ha origine glaciale, è meta irrinunciabile per chi ama la natura e la montagna, stagliato in un fantastico contesto alpino tra le dorsali grigie dei monti di Volaia e quelle verdi delle cime di Fleòns.
Anche qui si può salire solamente con gli scarponi ai piedi, scoprendo lungo il cammino la forra del rio Bordaglia, con le sue cascate e i suoi pozzi, la pace che circonda la malga di Bordaglia di Sotto, e infine i larici attorno al lago. Non è certo, ma si potrebbe anche scorgere da lontano qualcuno dei cervi o dei camosci che sono stanziali in zona.
Per i più instancabili non è lontanissimo il Lago Pera – che a Forni chiamano Lâc di Pera, e che di una pera ha la forma – prossimo al confine con l’Austria. Si può anche raggiungere l’altitudine di 1.951 metri del Lago Volaia, sulle cui sponde alcuni rifugi, situati in territorio austriaco, offrono la possibilità di gustare i piatti tipici della cucina di montagna e di godersi l’alba in questo ambiente maestoso e pulito.
Lago Avostanis
A quota 1936, circa quattrocento metri più in alto del Rifugio Casera Pramosio da cui di solito si sale, il Lago Avostanis è un piccolo suggestivo esempio di invaso montano creato dal modellamento glaciale. Tanto il rifugio quanto il lago, che si trova nel gruppo montuoso della Creta di Timau, sono vicini a Paluzza, luogo di villeggiatura lungo la valle del But, a est di Forni Avoltri e a nord di Tolmezzo.
Lo specchio d’acqua è compreso in un circo glaciale prodotto da erosione differenziale delle rocce, ed è alimentato tanto dallo scioglimento delle nevi in primavera quanto da una faglia. Estensione e profondità variano in funzione delle stagioni e di quanta neve si sia prima accumulata. D’inverno, comunque, Avostanis è sempre ghiacciato.
Il paio d’ore di salita a piedi fa apprezzare tanto l’ambiente naturale quanto l’attività umana. Si incontrano alpeggi con presenze di agriturismo, alcune cave – una delle quali ancora in attività – di marmo grigio carnico, un rarissimo caso di galleria mineraria per l’antica estrazione d’argento ben conservata (anche se non visitabile), e resti bellici della Grande Guerra. Inoltre lungo il sentiero che porta prima al lago e poi alla cima ci sono diverse testimonianze del passato tra cui la lapide di Maria Plozner, una portatrice carnica che, durante la prima guerra mondiale, nel 1916, fu colpita a morte da un cecchino austriaco mentre portava rifornimenti ai soldati italiani sul fronte.
Lago Dimon
Già in sé decisamente suggestivo, il lago offre anche il pregio geologico di poter riconoscere l’effetto locale dell’erosione glaciale würmiana – dato che quindicimila anni or sono l’area del monte Dimon e del vicino monte Paularo era ancora coperta da una calotta di ghiacci – e soprattutto la risposta del territorio alla fase del ritiro glaciale e al nuovo condizionamento climatico.
Come per il Lago Avostanis, anche per il Dimon la località di riferimento più comoda è Paluzza, lungo la statale 52 bis verso il Passo di Monte Croce Carnico. Il centro più vicino è però quello di Ligosullo, poco più a oriente, dove si trova anche Castel Valdaier che alla camminata fa da punto di partenza.
Si sale da quota 1340 fino a oltre duemila metri attraversando ambienti molto panoramici, malghe non più in esercizio ma che possono comunque offrire ricovero e ammirando gli strani colori di rocce vulcaniche decisamente non comuni in regione, e fiori altrettanto rari come la pulsatilla alpina. Non è una gita breve, perché per la salita è necessario prevedere almeno tre ore, e sapere in anticipo che si tratta di un percorso escursionistico.
Può fungere da punto di appoggio, a breve distanza dal punto di partenza, la Casera Valdaier con i suoi prodotti aziendali.
da italia.it
Attenzione alla truffa delle case vacanze: vittime quasi 2 milioni di italiani. “Ma uno su due recupera i soldi”
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
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Il caro vacanze spinge gli italiani a cercare soluzioni per risparmiare e il rischio di cadere in una frode è dietro l’angolo; secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi, nell’ultimo anno ben 1,8 milioni di italiani sono incappati in una truffa mentre stavano prenotando una vacanza. Il danno complessivo stimato è pari, sempre secondo l’indagine, a 643 milioni di euro, ma quasi 1 truffato su 2 non è riuscito a recuperare i soldi persi.
Nonostante numeri così importanti, in tanti ancora non denunciano l’accaduto; ben 4 su 10, sommando chi ha ritenuto di non riuscire a recuperare i soldi e chi, forse per consolarsi, riteneva che il danno fosse basso, hanno deciso di non rivolgersi alle autorità.
DALLA CATAPECCHIA OD OCCUPATA DA ALTRI ALLA CASA FANTASMA
Il campionario di truffe, o tentativi di truffa, emerso dall’indagine è vario: un caso ricorrente è quello della “catapecchia” che viene pubblicizzata come sistemazione da sogno ma che, una volta arrivati a destinazione, si trasforma in un incubo (30%). Eppure, gran parte di coloro che si sono ritrovati in questa casistica pur di non rinunciare alla vacanza hanno comunque accettato la situazione (69%); solo il 21%, di fronte al fatto, ha alzato i tacchi ed è andato via senza saldare il conto.
C’è anche chi una volta arrivato a destinazione ha scoperto che la sistemazione era occupata da altre persone (19%), ma la truffa più grave è sicuramente quella della casa fantasma, tipologia di raggiro che ha rappresentato all’incirca il 63% degli eventi fraudolenti andati in porto. Se la maggior parte di chi è caduto in questa trappola, quantomeno, si è accorto del problema prima di partire, per circa 550mila vacanzieri l’amara verità è arrivata solo dopo essere giunti sul posto.
VITTIME SOPRATTUTTO GIOVANI
A essere incappati in frodi o tentativi di truffe legati a viaggi e vacanze sono soprattutto i giovani, in particolare i ragazzi con età compresa tra 18 e i 24 anni, che evidentemente spinti dalla voglia di risparmiare e, forse, anche per un po’ di ingenuità, sono caduti più spesso in trappola (27% rispetto al 14% nazionale). A riprova, il campione più attento è risultato quello dei viaggiatori con età superiore ai 65 anni; meno del 5% di loro si è trovato in questa situazione.
STRUTTURE E CANALI, NESSUNO AL SICURO
I dati dell’indagine parlano chiaro: non esistono tipologie di strutture o canali di prenotazione che, in assoluto, sono immuni dal fenomeno truffe, quindi è sempre fondamentale farsi guidare dal buon senso e da un po’ di attenzione quando si stanno organizzando le vacanze.
La casa vacanza è la sistemazione più frequentemente oggetto di truffa o tentativo di frode (42%), seguita dai bed and breakfast (35,3%) e dagli hotel (17%). I malfattori cercano di muoversi laddove hanno più probabilità di trovare vittime; pertanto, non sorprende vedere come nel 36% dei casi la truffa o il tentativo di frode siano passati attraverso un portale di prenotazione vacanze. Il secondo canale più utilizzato sono i social network (35%) dove l’assenza di controlli da parte delle piattaforme semplifica la vita dei malviventi, che possono muoversi con maggiore libertà. In quasi 800.000, invece, hanno trovato l’annuncio truffaldino su un portale di annunci generico o un portale immobiliare, mentre il classico cartello di affitto, in questo caso truffa, ha fatto cadere in inganno il 4% dei rispondenti.
“Se la prenotazione avviene tramite un operatore serio e affidabile, si ha la possibilità di ricevere assistenza nel momento di difficoltà e, se ci si muove per tempo, trovare una soluzione alternativa o ricevere un rimborso”, sostengono gli esperti di Facile.it. «Di contro, fare tutto in autonomia e all’interno di canali non pensati per questo genere di attività, aumenta il rischio e riduce la possibilità, in caso di truffa, di rimediare al danno”.
VADEMECUM PER EVITARE LE TRUFFE
Come evitare quindi i rischi quando si prenota online e quali sono i segnali a cui fare attenzione per evitare di cadere in trappola? Ecco i consigli di Facile.it
1) Non è tutto oro quel che luccica: risparmiare è buona cosa, ma diffidare da prezzi troppo economici è altrettanto corretto. Spesso dietro a offerte fuori mercato non si nasconde l’affare della vita, bensì una truffa. Il buon senso è sempre l’arma migliore.
2) Copriti con una assicurazione: esistono polizze viaggio che proteggono gli assicurati quando si prenota una casa vacanza. La compagnia tutelerà il viaggiatore non solo in caso di abitazione fantasma, ma anche qualora questa sia differente da come pubblicizzata nell’annuncio.
3) Verifica le foto e l’annuncio: spesso i malfattori utilizzano la stessa descrizione e immagini per annunci di immobili in località differenti. Una veloce indagine sui motori di ricerca potrebbe aiutare a identificare eventuali annunci clone, segno inequivocabile di una truffa.
4) Verifica l’esistenza della struttura: prima di prenotare, assicurati che l’indirizzo e la struttura esistano realmente. L’utilizzo del web, di mappe digitali o, se possibile, di conoscenti, ti consente di verificare i dati e ridurre al minimo i rischi di trovarsi in presenza di un immobile fantasma.
5) Guarda le recensioni: se stai prenotando tramite un portale con recensioni, leggile con attenzione prima di scegliere; l’esperienza di altri viaggiatori potrebbe aiutarti ad identificare eventuali criticità. Se possibile, ricordati di visualizzare in ordine cronologico le recensioni così da leggere prima le più recenti.
6) Evita pagamenti non tracciabili: usare forme di pagamento tracciate è sempre preferibile poiché, in caso di problematiche si ha sempre modo di dimostrare la avvenuta transazione di denaro.
Meglio evitare pagamenti in contanti o la ricarica di carte prepagate, soluzioni spesso richieste dai malfattori.
7) Occhio ai siti clone: se stai prenotando attraverso un sito, verifica che questo sia quello autentico e non un clone. Normalmente i siti truffa presentano errori di testo e, se navigati a fondo, rivelano la loro natura.
8) Conferma la tua prenotazione direttamente in struttura: se hai prenotato tramite un intermediario, è meglio fare una chiamata anche direttamente in struttura, servendosi dei suoi canali ufficiali, così da verificare che sia tutto a posto e non si tratti di una possibile truffa.
9) Occhio alle richieste di pagamento urgenti: quella di mettere fretta e chiedere un pagamento urgente è una tattica ormai nota usata dai truffatori, eppure continua a fare vittime. Non farti mai prendere dalla fretta e prima di pagare, verifica che sia tutto regolare.
10) Monitora i tuoi estratti conto: se hai pagato con carta elettronica, una volta tornato dalla vacanza ti consigliamo di monitorare l’estratto conto per i mesi successivi; la possibilità di addebiti non richiesti o doppi – che siano frutto di errore o fatti volutamente – esiste, pertanto è bene intervenire con tempestività in caso ci si trovi in questa situazione.
Estate che arriva, prezzi dei voli che schizzano. E attenti all’overbooking che ‘cancella’ la vacanza
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
L’aumento dei biglietti aerei con l’avvicinarsi dei mesi di luglio e agosto, i più gettonati per le vacanze estive, è il “solito valzer a a cui assistiamo ormai da anni”. Ne è convinto Vincenzo Paldino, presidente di Udicon Emilia-Romagna, che punta il dito sui rincari in prossimità della stagione dei viaggi. “Quando arriva il mese di agosto, una famiglia composta da due coniugi e due bambini per spostarsi da nord a sud, Milano-Brindisi ad esempio, spende 970 euro tra andata e ritorno mediamente. Una cifra folle rispetto agli altri periodi dell’anno”, evidenzia Paldino. Ma lo stesso accade per andare “in Sardegna, con aumento netto del 15%”, sempre ad agosto. Per questo l’associazione dei consumatori è convinta che questa sia “una speculazione secca ai danni dei turisti e dei cittadini che si spostano anche per andare a trovare le famiglie di origine, non solo per turismo”, che dovrebbe essere “un po’ attenzionata”.
ATTENTI ALL’OVERBOOKING
Oltre a questo, aggiunge Paldino, si aggiunge anche la questione legata alle cancellazioni da overbooking. “Potrebbe capitare che ci sono dei voli cancellati, con vacanze rovinate. Per questo ricordiamo sempre c’è la possibilità di poter avere un risarcimento e di poter fare dei reclami insieme alle associazioni dei consumatori. Noi siamo a disposizione durante tutte le vacanze, ci potete trovare sempre”. In generale comunque il tema dell’aumento dei prezzi dei voli è da “monitorare bene”, prosegue Paldino. Ma soprattutto, “quello che denunciamo con forza in questo momento è la solita speculazione del mese di agosto in cui vediamo i voli praticamente con un 25-30% in più“, conclude il presidente di Udicon Emilia-Romagna.
ag. DIRE – www.dire.it
Capri senza acqua, il sindaco blocca l’arrivo dei turisti
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
In piena stagione turistica, disagi a Capri: l’isola è rimasta senza acqua per un guasto della condotta idrica che rifornisce l’isola.
Da questa mattina – come ha deciso il sindaco Paolo Falco – possono sbarcare solo i residenti e non i turisti. “Senza approvvigionamenti risulta impossibile garantire i servizi essenziali”, ha dichiarato il primo cittadino. “La situazione igienico sanitaria è esplosiva, abbiamo preso le nostre contromisure e attivato l’unità di crisi e fatto ordinanza restrittiva“, ha sottolineato Falco.
“Insieme al sindaco di Anacapri lavoriamo con la Prefettura e tutti gli organi preposti. Abbiamo fatto un’ordinanza restrittiva, non c’è acqua sull’isola per un guasto sulla terraferma a Castellammare, che è stato riparato, ma da ieri la società Gori non ci ha dato chiarezza e non ci ha permesso di poter intervenire adeguatamente, ci hanno garantito che l’acqua sarebbe arrivata”. A rifornire la rete sono dei serbatoi locali che, in assenza di rifornimenti dalla terraferma, minacciano di esaurirsi.
agenzia DIRE – www.dire.it
Canada. Cosa vedere a Toronto
scritto da Fatti Nostri | 13 Agosto 2024
Toronto, la multiculturale capitale dell’Ontario, in Canada, ammalia i visitatori con il suo fascino eclettico. Che siate appassionati di arte e cultura, amanti della natura o buongustai alla ricerca di sapori internazionali, la città vi accoglierà a braccia aperte, conquistandovi con la sua atmosferaaccogliente. Dalle iconiche attrazioni come la CN Tower e il Royal Ontario Museum, ai quartieri alla moda e ai festival che animano la città tutto l’anno, Toronto ha qualcosa da offrire a chiunque la visiti.
Toronto si trova affacciata sulle sponde del Lago Ontario ed è una delle città più conosciute del Canada assieme a Montréal. Qui si parlano oltre 140 lingue e si stima che oltre la metà dei residenti sia nata fuori dal Canada. Negli ultimi anni, Toronto sta scoprendo la sua grandezza, grazie anche ad alcuni importanti eventi che sono stati ospitati qui. Per non perdersi proprio nulla, vediamo insieme cosa fare a Toronto. Prima però un consiglio: le strade possono essere davvero caotiche e la guida un po’ eccentrica per cui vi suggeriamo di usare la TTC (Toronto Transit Commission), cioè la rete di mezzi pubblici locale, per spostarsi in città.
La CN Tower a Harbourfront
È un’icona di Toronto. Si tratta di una torre delle telecomunicazioni costruita negli anni Settanta, la cui forma ricorda un gigantesco ago ipodermico in cemento. Nelle giornate limpide, la vista che si ammira dalla piattaforma panoramica è indescrivibile e vale la visita alla città.
Il St Lawrence Market di Old York
Da oltre due secoli questo market è uno dei principali luoghi di ritrovo del quartiere. Con i suoi alti soffitti a capriate risalenti al 1845, il SouthMarket ospita oltre 50 banchi alimentari. Qui si possono trovare formaggi, pesce, carne, pane e pasta. La CarouselBakery, invece, è famosa per i suoi sandwich di peameal bacon, cioè lombo di maiale magro, stagionato in salamoia, rotolato nella farina di granoturco. Se invece si desidera un bagel in pieno stile Montréal, la StUrbain è il posto giusto dove trovarlo. La MarketGallery si trova al piano superiore, all’interno delle vecchie sale del consiglio. Qui vengono organizzate mostre di pittura, fotografia e cimeli storici.
L’Entertainment District, il quartiere dei divertimenti
È in questa zona di Toronto – situata a ovest del Financial District, lungo King St, tra University Ave e Spadina Ave – che si trovano teatri, sale da concerti e bar, nonché il famoso teatro TIFF Bell Lightbox, sede del Toronto International Film Festival.
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Nel 2007 l’edificio ha subito una ristrutturazione a opera del grande architetto Frank Gehry. L’AGO ospita le rare statue del Québec a soggetto sacro, sculture delle First Nations e degli inuit, opere magnificamente presentate dei grandi artisti canadesi del GroupofSeven, il padiglione delle sculture di HenryMoore e una casa restaurata di epoca georgiana, TheGrange.
Kensington Market e il fascino multiculturale
Più che un vero e proprio mercato, Kensington Market è un quartiere residenziale in piena attività. Qui si può mangiareetnico spendendo poco, acquistare abbigliamentovintage e di seconda mano, libri e bricà-brac.
Il Royal Ontario Museum: il più grande museo di storia naturale del Canada
La collezione permanente si suddivide nelle Natural History Galleries (tutte al secondo piano) e le World Culture Galleries (sulle culture e civiltà del mondo, ai piani 1, 3 e 4). Insieme, ospitano oltre sei milioni di esemplari e oggetti. Le sezioni dedicate alle sculture dei templicinesi, la Gallery of Korean Art e le collezioni di abiti e tessuti sono tra le migliori al mondo. Molto affascinanti sono anche le sale dedicate ai dinosauri, alle mummieegizie, alle FirstNations e la riproduzione di una grotta giamaicana. Il museo comprende l’Institute of Contemporary Culture, che esplora la cultura contemporanea attraverso l’arte, l’architettura, e con numerose conferenze e proiezioni video.
Casa Loma a The Annex
Si tratta dell’unico castello di Toronto. Costruita tra il 1911 e il 1914, questa residenza ospita 98 camere ed è nota per la fantasia architettonica con cui è stata concepita. Se vi trovate a Toronto nel periodo natalizio, una visita qui è d’obbligo.
Si tratta di un labirinto sotterraneo lungo 28 chilometri che mette in collegamento i più importanti luoghi di interesse della città, grattacieli e negozi. Viene usato soprattutto in inverno, quando fa troppo freddo per stare all’aria aperta. Per visitarlo tutto, tenete in considerazione di dedicare a questo itinerario un’intera giornata.
Il Toronto Eaton Centre
Con il suo milione di visitatori ogni settimana è considerato il più frequentato centro commerciale del Nord America.
Non si può parlare di Canada senza parlare anche di hockey su ghiaccio. Per gli appassionati di questo sport, una visita a queste due istituzione è d’obbligo. La Hockey Hall of Fame è situata all’interno di un elaborato edificio di pietra grigia in stile rococò ed è la più ricca collezione al mondo di cimeli legati all’hockey. Il Maple Leaf Gardens è stato lo stadio dei Toronto Maple Leafs per oltre cinquant’anni, prima che questi si trasferissero nell’Air Canada Centre. Ma è stato anche un luogo che ha visto esibirsi, tra gli altri, Elvis Presley, Frank Sinatra e i Beatles.
Nate da un uragano il 13 aprile del 1858 queste incantevoli isolette si trovano nel LakeOntario, il quattordicesimo lago del mondo per dimensioni, ma il più piccolo dei cinque Great Lakes del Nord America. Le isolette sono in toto una ventina, con una superficie complessiva di 240 ettari. Algonquin Island e Ward’s Island ospitano comunità di 800 persone molto unite tra loro. Una visita a queste isole permette di toccare con mano la maestosità del lago di Toronto.
A circa un’ora e mezza di macchina da Toronto, si arriva alle Cascate del Niagara. Iconiche e bellissime, ogni giorno migliaia di persone arrivano qui per ammirare questo spettacolo della natura. Consigliamo anche di esplorare la NiagaraPeninsula, una barriera naturale tra il lago Erie e il lago Ontario.
Il panorama gastronomico di Toronto ne rivela il carattere multiculturale. Nei ristoranti potete trovare ogni genere di piatti, dalle bistecche alla newyorkese alle torte di noci coreane e ai piccantissimi curry thailandesi. E poi: i classici pancake canuck, con peameal, bacon e sciroppo d’acero. Si ritrova anche una certa atmosfera britannica, soprattutto nelle traboccanti pinte di birra a pranzo e formali tè nel pomeriggio. I ristoranti di classe del Financial District e di Old York sono frequentati da manager e dirigenti, mentre una grande varietà di locali a prezzi ragionevoli si trovano nelle zone di Baldwin Village, Kensington Market, Queen West, Ossington Ave e la Yonge St Strip. Se amate la cucina etnica vi consigliamo una visita a Little Italy, Greektown (The Danforth), Little India e Chinatown. E poi, non dimenticate di provare gli ottimi menu a prezzo fisso al mercato alimentare Union Summer, aperto da fine giugno a inizio settembre, e durante i festival gastronomici Summerlicious (a luglio) e Winterlicious (a gennaio). Infine, vale la pena anche andare da un foodtrack: ce ne sono tantissimi in tutta la città e offrono un’ampia varietà di piatti.
Il clima a Toronto è continentale, ma attenuato dalla presenza del lago Ontario che spesso evita al centro delle città le nevicate più abbondanti. Nonostante questo, però, può capitare che la città venga bloccata da una tormentadineve. D’estate il clima è afoso e decisamente umido, anche a causa dell’inquinamento cittadino. I periodi migliori per visitare Toronto e la provincia dell’Ontariosono la tarda primavera e l’inizio dell’autunno, quando le temperature sono miti e le giornate lunghe e soleggiate. Nelle lunghe giornate della breve estate canadese (da giugno ad agosto) gli eventi in programma a Toronto sono tantissimi: non c’è che l’imbarazzo della scelta. Senza dimenticare, a settembre, il rinomato Toronto International Film Festival. Un suggerimento: evitate di visitare Toronto a marzo. Il clima può essere davvero pessimo e gli hotel di Downtown sono in gran parte prenotati per l’annuale congresso con fiera del settore minerario (PDAC).