Una storia umanissima da un villaggio sul Fraser

Mi piace condividere con i lettori di Italian’s News un brano scritto tempo addietro ma tuttora attuale per i significati esemplari che contiene. Una vita provata e tribolata, ma ricca di tenacia, spirito di sacrificio e assiduo lavoro.
Giuseppe Gandola, dal lago di Como a Vancouver, passando per Londra e Parigi: “da povero che era” ha saputo camminare, imparare, lottare e… vincere. Con a fianco la dolce e altrettanto determinata Sandra, un’australiana incontrata quasi mezzo secolo fa in Europa e diventata sua moglie, sta ora godendo da pensionato i frutti di un’esistenza sobria ma serena.
“La vita continua” non è certo un detto banale, specialmente in questo caso. Beppe e Sandra, negli ultimi due anni, sono diventati nonni di due splendidi bimbi, Charlotte e Oscar, nati rispettivamente dai loro figli John e Claire.
La storia umanissima di Beppe, quasi un romanzo da lui stesso raccontato in inglese in “Out of the Black Pot”, può essere letta anche online > https://www.amazon.com/Out-Black-Pot-Giuseppe-Gandola-ebook/dp/B006X66QBW
DA POVERO CHE ERA …
Per decenni sono andata alla ricerca di storie semplici di italiani da raccontare. Dal Brasile al Guatemala, dal Messico alla California: quante lezioni di umanità nei personaggi intervistati! Di recente ho scoperto un’altra persona speciale nello stesso villaggio di pescatori e agricoltori dove risiedo da oltre due decenni. “Ma quando, come e perché è arrivato a Ladner, in questo delta del Fraser a sud di Vancouver?’ chiedo a Beppe Gandola, benestante pensionato, già gestore e proprietario del ristorante La strada, chiuso qualche anno fa.
«È scritto in questo libro» risponde, facendomi omaggio del suo Out of the Black Pot, oltre trecento pagine in chiaro e fluido inglese, a memoria di una vita combattuta con determinazione per riscattarsi da condizioni di estrema povertà.
“La mia storia ha inizio a Begola, a sei chilometri da Bellagio, sul lago di Como: è là che sono nato, sesto di sette figli, da papà Giovanin e mamma Gina” racconta Beppe. Lombardo di nascita, questo ex ristoratore porta però un cognome di origine veneziana (Gandola è una storpiatura di «gondola», la tipica imbarcazione lagunare alla cui fabbricazione si dedicavano gli antenati del nostro protagonista).
A metà anni Quaranta, quando in Italia le ferite del secondo conflitto mondiale erano ancora sanguinanti, il lavoro scarseggiava e molte famiglie, specialmente quelle numerose, soffrivano la fame, il freddo e l’isolamento.
I nove Gandola abitavano sulla montagna prospiciente il lago di Como, in una casetta di sassi costituita da due stanze più un bugigattolo abitato da un asino e da una capra. Tutto intorno si estendeva il bosco, fonte di legna per il focolare, ma anche riserva di animaletti, castagne, erbe selvatiche e funghi da cucinare in casa, nell’affumicata pignatta appesa sopra il fuoco (da cui il titolo del libro).
Papà Giovanin riparava ombrelli e, di tanto in tanto, andava in paese a vendere erbe. Mamma Gina, dopo la nascita dell’ultimogenito Teo, non resse al dolore per la tragica morte del primogenito Stefano e fu ricoverata per malattia mentale. Quanto al sesto figlio, Beppe, appena terminata la quinta elementare fu mandato a lavorare in una trattoria a trenta chilometri da casa. Puliva pavimenti e riempiva bicchieri di vino: quattordici ore al giorno, per quattro anni. Come dormitorio un sottoscala: “il mio rifugio e un posto per piangere” ricorda il nostro protagonista. Ma da quella durissima prova nacque il riscatto. Beppe Gandola decise di specializzarsi nel settore dell’ospitalità e della ristorazione.
Dal Due Torri di Lecco all’Hotel du Lac di Bellagio, dove il 30 giugno 1963 fu ospitato John Fitzgerald Kennedy, allora presidente degli Stati Uniti (“Mi sorrise e mi strinse la mano. È stato meraviglioso. Avrei voluto dirgli qualcosa, ma la lingua inglese mi era ancora sconosciuta”), il giovane Gandola prestò servizio in alberghi prestigiosi. Diventato poliglotta dopo anni di lavoro in Germania, Belgio e Inghilterra, a metà anni Settanta sposò l’australiana Sandra e si trasferì in Canada. Portava all’elegante Panorama Roof dell’Hotel Vancouver l’esperienza maturata al Savoy Hotel di Londra, dove aveva servito personaggi celebri del cinema e membri della famiglia reale. Comprò casa a Ladner, dove i figli John e Claire sono cresciuti.
Oggi Beppe e Sandra, dopo una vita di sacrifici e duro lavoro, scorrazzano felici per il Nord America in motorhome, la loro casa viaggiante.