Una Z per la leggenda!

Il destino gli regalò due nomi da battaglia e con essi cavalcò letteralmente il suo mondo di celluloide. Ma in fondo, non poteva essere diversamente per un attore, divenuto sugli schermi (grandi e piccoli) simbolo della giustizia e trasformato dall’entusiasmo dei suoi fan in un’unica lettera dell’alfabeto: la Zeta.
Zeta come Zorro!
Il cavaliere nero nacque dalla penna fervida dello scrittore Johnston McCulley, nel 1919 e trovò diversi eroi sul grande schermo. Con la maschera cavalcarono attori del calibro di Douglas Fairbanks, Tyrone Power, John Carroll, George Turner, Clayton Moore, dal 1920 al 1949. E nel 1957 arrivò il turno della Walt Disney presentare al pubblico la serie del leggendario giustiziere della California spagnola. The Walt Disney’s Zorro
fu affidata a un attore di bella speranza, che aveva scelto di chiamarsi Guy Williams. Sarebbe diventato l’attore più conosciuto nel ruolo di Zorro, e alla lunga il successo gli si incollò addosso accompagnandolo per il resto della sua carriera.
Guy Williams nacque a New York il 14 gennaio del 1924 e alla fonte battesimale arrivò con il nome di Armando Giuseppe Catalano. Figlio di Attilio e Clara Catalano e nipote di un proprietario terriero di Palermo, Armando crebbe in una famiglia di buona levatura. Il padre, giunto poco tempo prima della sua nascita negli Stati Uniti si era infatti stabilito nel podere acquistato dal nonno nel nord dello stato di New York, e si era creato una solida carriera come agente assicurativo. Era quello il settore nel quale avrebbe voluto vincente anche suo figlio, ma non erano quelli i sogni di Armando, che gli amici amavano chiamare “Guido”. Il giovane italoamericano frequentò con scarso profitto l’accademia militare di Peeksville e dopo il diploma iniziò casualmente la carriera di modello fotografico. La prestanza fisica gli valse infatti più di un’occasione e il giovane non seppe rinunciare a un lavoro che pagava bene e prometteva ancora meglio per il futuro. Ma nonostante il suo ingresso nel mondo “futile” della moda, Catalano mantenne viva la sua voracità intellettiva e non rinunciò mai ai suoi libri e ai suoi scacchi. La sua conoscenza della matematica e dell’astronomia rasentava addirittura la genialità e veniva bilanciata da un’altrettanta bravura nel gioco degli scacchi.
Tra un lavoro fotografico e l’altro, Catalano arrivò alle selezioni per un cast di attori cinematografici e si sentì rifiutare l’ingaggio per il suo “nome” latino. Deluso dalla intolleranza strisciante nei confronti degli italiani (ma quelli erano tempi in cui gli americani tolleravano poco i loro ex-nemici della Seconda Guerra mondiale), il giovane modello non si perse d’animo e cambiò il suo nome in “Guy Williams”, trovando spazi nelle pubblicità di dentifrici, sigarette, e liquori, e guadagnando copertine per Vogue e Harper’s Bazar. Nello stesso tempo continuò la sua “carriera” di scacchista, utilizzando il suo tempo libero nel Club degli scacchi di Manhattan, e giocando in Central Park con gli anziani appassionato dello stesso sport.. Tra un servizio fotografico e l’altro conobbe anche Janice Cooper, una modella che poco dopo decise di sposare e dalla quale ebbe i figli Steve (1952) e Antonia(1958).
La grande svolta, per Guy , arrivò mentre studiava recitazione al Neighborhood Teather. Chiamato a interpretare un breve ruolo di attore per un film pubblicitario delle Forze Armate, ottenne un relativo successo comparendo nelle sale sempre prima delle pellicole ufficiali. Partecipò inoltre ai programmi importanti dell’epoca come lo “Studio One” di New York nel 1952. Infine decise di trasferirsi a Hollywood per iniziare la carriera vera e propria di attore, alle dipendenze della Universale International Studios. Per più di un anno recitò in films polizieschi e Western collezionando i seguenti titoli: “Bonga va al College”, “The Mississippi Gambler” (accanto a Tyrone Power e Dennis Weaver). Nello stesso periodo comparve in vari shows televisivi, tra i quali “The Lone Ranger”. La sua prima parte importante arrivò comunque con il contratto dell’American Institute Pictures: egli interpretò infatti la parte di un poliziotto nel film “I was a teenage Werewolf”. Contemporaneamente accettò varie particine nella MGM, per gli shows “Traffic Patrol” e per varie pellicole. La sua carriera subì per uno stop imprevisto a causa di una rovinosa caduta da cavallo. Provetto cavallerizzo, Catalano riuscì a limitare i danni ma dovette fermarsi per vari mesi, per recuperare il suo fisico. In quei mesi egli ebbe modo di rivedere tutta la sua carriera e decise di riprendere a fare il modello e a lavorare a New York. Nel 1957 arrivò però la vera occasione della sua vita e si presentò sotto forma di della Disney. La casa produttrice del celebre cartonista iniziò infatti a selezionare i volti per il suo personaggio televisivo di Zorro e l’italoamericano decise di tentare l’avventura, senza troppo impegno. I cacciatori di testa della Disney avevano visto Williams in uno dei suoi films e lo ritenevano adatto al loro progetto, così come ritenevano adatto al ruolo l’attore Britt Lomond. Il regista e produttore della serie, Norman Foster, si batté con tutte le sue forze per assegnare la parte a Guy, ma la controversia si risolse soltanto dopo due lunghissimi mesi di braccio di ferro. I coproduttori, nell’arco di tempo, avevano offerto a Williams di recitare in un’altra serie, “Andy Burnette”, di grandi promesse. Incitato dallo stesso Foster, Williams decise di non mollare la presa e venne infine scelto per la parte (la promettente serie alternativa durò lo spazio di sole tre puntate!), mentre a Lomond fu affidata quella di un monaco. Fu l’inizio di una entusiasmante avventura per Guy Williams-Armando Catalano. Zorro era decisamente un personaggio tagliato su misura per lui; il mondo “latino” della California Spagnola, le cavalcate a spron battuto, il personaggio di giustiziere, resero Williams un attore realizzato e famoso. Dal 1957 al ‘59 egli girò 78 episodi della serie televisiva di mezz’ora e nel 1960-61 recitò in quattro films di un’ora. Oltre al suo compenso, l’attore ebbe anche il 25% dei profitti realizzati dalla serie, risolvendo tutti i problemi finanziari dello stesso. Ma il “bottino” sarebbe stato ben più pingue se non fosse sopravvenuta una vera e propria guerra tra la Disney e la NBC, il canale televisivo sul quale veniva trasmessa la serie. La guerra portò alla “cancellazione” temporanea della serie e l’attore dovette fermare per diverso tempo le sue ambizioni recitative. La Disney infatti gli aveva fatto firmare un contratto per altri due anni, onde evitare la perdita del preziosissimo “simbolo” televisivo, e nella speranza di poter continuare a produrre la redditizia serie. Williams dovette quindi trasformarsi in un vero e proprio uomo mascherato, comparendo in pubblico con i vestiti del suo personaggio e recitando dal vivo negli spettacoli allestiti a Disneyland. Nel frattempo in casa Catalano altri piccoli attori crescevano. Il figlio Steve infatti intraprese una promettente carriera di modello fotografico per poi dirigere il suo talento verso lavori meno appariscenti. Nel 1975 egli entrò nei ranghi governativi per restarvi più di 20 anni e per diventare un ottimo programmatore di computer.
Papà Zorro intanto, nel periodo di “contratto disneyano” riuscì a dimostrare in qualche modo il suo talento recitando nei films “Sindbad il Marinaio”, “Il principe e il povero” e “Damon e Pythias”. Il suo nome, per qualche puntata si legò anche a quello di un’altra fortunatissima serie televisiva: Bonanza, per la quale egli recitò la parte del cugino Will Cartwright. Negli anni seguenti, sganciatosi dal suo personaggio leggendario, Williams riuscì a riproporsi in un nuovo importante ruolo seriale: quello del prof. Robinson, nella seria “Lost in Space”, programmata dal 1965 al 1968, e apparve in episodi di “Alfred Hitchcock presents” e “Maverick” Raggiunta la notorietà definitiva, Catalano si ritrasse pian piano dal mondo attivo della televisione, rientrandovi nel 1985 con l’ingresso nel programma “A Far Away Zorro”, della Disney Channel. Accompagnato da una fama “mondiale” (la serie viene trasmessa anche in questi giorni sulla Rai, riscuotendo ancora una volta grande successo) l’attore italoamericano si fermò nel 1978 a Buenos Aires, per raccogliere un’accoglienza degna dei grandi capi di stato. Acclamato al grido di “Zorro for president”, Catalano ammaliò ancora di più gli argentini grazie alla sua ottima conoscenza dello spagnolo e dell’italiano, divenendo un vero e proprio idolo del Sudamerica. Tutto questo però non cambiò sostanzialmente il carattere dell’ex fotomodello di New York. Guy si costruì una casa con 15 stanze, e vi infuse tutta la sua passione mediterranea, creando una vera e propria “hacienda” di stile andaluso. La sua villa rappresentò per lui un rifugio sicuro, dove proseguire gli studi storici, filosofici, matematici e astronomici.
Proprio per la sua grande passione intellettuale, Williams fu sempre tenuto lontano dai movimenti mondani della Hollywood chiassosa. Troppa cultura in quel viso baciato dalla fama di un personaggio novello Robin Hood!
La vita di “Zorro” Williams si interruppe tragicamente nel 1989.Il 20 maggio di quell’anno tutti i giornali del mondo pubblicarono la notizia della morte dell’attore, decretando un lutto di sapore transcontinentale. In Argentina, seconda patria di un figlio italiano d’America, si era spento per sempre il giustiziere dal mantello nero, per fare posto al “mito di Zorro”.
LA LEGGENDA DI ZORRO
Quella di Zorro è una leggenda che nasce da lontano. Recenti studi hanno rispolverato personaggi “massonici” e collegamenti con il mondo rivoluzionario del Settecento.Ma se queste sono le congetture, la data di nascita certa del personaggio moderno è stabilita nel 1919. In quell’anno lo scrittore Johnston McCulley diede alle stampe “Curse of Capistrano”, primo episodio di una lunga saga che avrebbe visto alternarsi sugli schermi cinematografici e televisivi numerosi attori di grido, nei panni del giustiziere mascherato. Douglas Fairbanks recitò per primo il ruolo del novello Robin Hood in un film del 1920 dal titolo “Il segno di Zorro”, basato sulla storia di Mc Culley. Nel 1925, usciì una nuova versione del film chiamata “Don Q., Il figlio di Zorro” , mentre nel 1936 toccò a Robert Livingstone creare una ispirata a Zorro e chiamata “The Bold Caballero”. Altro eroe della Vecchia California fu Tyrone Power : fu lui a prendere i panni di Fairbanks nel remake de “Il Segno di Zorro” nel 1940 e accanto a lui spuntarono attori come John Carroll, Reed Hadley, George Turner e Clayton Moore. Dopo la celeberrima serie Disney interpretata da Guy Williams, scese il sipario sulle gesta del gisutiziere della California, un sipario che si sarebbe riaperto nel 1998 con una nuova, spettacolare pellicola interpretata da Antonio Banderas e Antony Hopkins e intitolata “La maschera di Zorro”. Sarebbe stato un altro trionfo per questo personaggio nato dalla penna fervida di uno scrittore innamorata della California e di un cavaliere dal cuore d’oro.