Un’Inter infinita elimina il Barça (4-3) e va in finale di Champions

Un 4-3 che evoca, da quasi 55 anni, sempre dolci ricordi a noi italiani. Questa volta, invece, soprattutto ai tifosi dell’Inter.
Entrando allo stadio i tifosi discutevano sicuramente di una partita difficile, tesa, probabilmente determinata da qualche episodio o dalle abili giocate tecniche dei campioni in campo, dei quali molti indossavano le magliette e scandivano i loro nomi, come per invocarli, a volte anche al ritmo dei tamburi.
Gli spagnoli, in campo e fuori, sicuri di loro e del superbo cammino compiuto negli incontri precedenti e nella Liga, gli italiani, specialmente in campo, schiacciati dalla pressione dei numerosi impegni e vogliosi di andare a giocarsi la finale ancora una volta.
Quei tifosi interisti, non molti per fortuna loro, che hanno deciso di lasciare lo stadio al novantesimo sul 2-3, stanchi e anche un po’ sfiduciati, hanno perduto un pezzetto di gioia pura che forse non vivranno mai più. Anche tra altri 55 anni chi ha avuto la forza di rimanere fino alla fine non potrà mai dimenticare quell’abbraccio dato a San Siro anche a sconosciuti in questa fantastica notte di maggio.
L’Inter elimina il Barça in una semifinale storica e pazzesca, con 13 gol in totale tra andata e ritorno e va in finale di Champions per la seconda volta in tre anni, sette nella storia. I ringraziamenti vanno ad Acerbi, al secolo Francesco come il Santo, sceso dal cielo nell’area avversaria come un’aquila agli ultimi secondi di una partita ormai destinata alla vittoria blaugrana, e gli altri a Frattesi, al secolo Davide come quello che anticamente sconfisse Golìa, che nei supplementari tira fuori dal mazzo una giocata delle sue e si inerpica sulla grata di fronte ai tifosi come se stesse scalando la vetta del Monte Bianco.
Uscendo qualcuno piangeva, molti guardavano con emozione i compagni ed i tifosi. Sapevano tutti di essere entrati a far parte della storia dell’Inter e non solo. Su molti volti, di quelli che hanno avuto la forza di sostenere la squadra fino all’ultimo, scorrevano lacrime di soddisfazione mista a gioia sofferta. Negli altri si leggeva la disperazione per la sconfitta dopo aver cullato il sogno della rimonta che avrebbe significato la finale.
Da domani, nei pensieri di tutti, la prossima partita, l’ultima, quella che vale la coppa dalle grandi orecchie, a Monaco in Germania, il 31 maggio, contro l’Arsenal o il PSG.