Vancouver. Una raccolta di racconti fra realtà e immaginazione

Vittorino Dal Cengio non è un autore novellino: ha all’attivo sette volumi di cronaca storico-sociale, biografia e commentario. Il suo ultimo libro, Temporibus Illis – Racconti dell’altro ieri, si distacca dai filoni precedenti della sua ispirazione e produzione.
Come molti autori, Dal Cengio ha sentito il bisogno di seguire o inseguire altre sorgenti, di esplorare nuovi territori della narrativa e così è scaturita questa raccolta di quindici racconta articolati in capitoli che li definiscono: nella prima parte, Dal Cengio rivisita la sua prima e forse maggiore fonte di espressione – che ha le radici nella sua esperienza di Alpino – in quattro storie, tre collegate alla tragica esperienza del Corpo di spedizione degli Alpini in Russia durante la seconda guerra mondiale e lo fa inoltrandosi nell’introspezione delle devastanti conseguenze psicologiche ed emotive che condizionano la vita dei sopravvissuti (“Due Alpini della Julia”) e soffermandosi sul fragile confine fra realtà e allucinazione provocata dallo sfinimento e dalle disumane circostanze che i combattenti si trovarono ad affrontare come il soldato del racconto “Quando il sole tace.”
La seconda parte ha un carattere decisamente più fantastico e onirico, esplora viaggi a ritroso nel tempo in “Dalia”, apre un dialogo fra umani e animali da loro fatti prigionieri in “Occhi ursini” e nel racconto “Un aggravio in più” presenta con molta delicatezza e un tocco di umorismo le tribolazioni di due religiosi missionari, un sacerdote e una suora alle prese con le naturali e insopprimibili leggi della reciproca attrazione.
La terza e ultima parte del volume, cioè il capitolo “All’estero” raccoglie altri cinque racconti ambientati in località e tempi diversi e lontani fra loro. “Natura selvaggia” e “Sasquatch” storie dichiaratamente autobiografiche, che narrano d’inquietanti incontri nel corso di scarpinate sulle montagne sovrastanti la città di Vancouver, evidenziano la sicurezza dell’autore nel trattare materiale biografico e autobiografico, come del resto in tutto il libro Dal Cengio continua a usare la sua competenza in materia militare e sportiva per rendere vive e credibili le descrizioni, e mostra accuratezza e meticolosa ricerca nella documentazione storica.
Lo stile robusto, immediato e coinvolgente caratteristico di questo autore fa sì che il volume si legga quasi d’un fiato lasciandoci trasportare in mondi lontani di fantasia ma anche più vicini al nostro quotidiano di come potrebbe sembrare.