Veneto, l’emigrazione non è finita: migliaia di giovani continuano a partire per l’estero

Il Veneto ha una lunga storia di emigrazione. Intere generazioni partirono tra Ottocento e Novecento verso il Brasile, l’Argentina e altri Paesi dell’America Latina. Poi, nel secondo dopoguerra, le destinazioni cambiarono: Germania, Svizzera, Belgio e Francia divennero le nuove mete di migliaia di veneti.
Ma quella storia non appartiene soltanto al passato.
I nuovi dati sulla presenza degli italiani all’estero mostrano infatti che il Veneto continua a essere una delle regioni italiane con il maggior numero di cittadini residenti fuori dai confini nazionali. Al 1° gennaio 2025 gli iscritti AIRE di origine veneta erano 616.684, pari al 9,6% del totale italiano. Il Veneto è così la terza regione per numero di iscritti, dopo Sicilia e Lombardia.

Una presenza fortissima in America Latina
La particolarità della comunità veneta all’estero è soprattutto geografica.
Quasi la metà degli iscritti AIRE di origine veneta, il 49,5%, vive infatti nell’America centro-meridionale. È una percentuale che racconta ancora oggi gli effetti delle grandi migrazioni del passato, quando migliaia di famiglie lasciarono le campagne e i piccoli centri del Veneto per cercare una nuova vita oltreoceano.
Brasile e Argentina continuano a rappresentare due dei principali punti di riferimento di questa presenza veneta nel mondo.
Ma accanto a queste comunità storiche esiste ormai un’altra emigrazione, molto diversa da quella dei nostri nonni.
Oggi partono soprattutto i giovani
Nel 2025 dal Veneto sono partiti circa 11 mila cittadini italiani, il 10,1% di tutti gli espatri italiani. Soltanto la Lombardia ha registrato un numero superiore di partenze.
E non si tratta soltanto di persone che lasciano l’Italia per necessità economiche immediate.
I dati regionali mostrano un elemento ancora più significativo: tra il 2015 e il 2024, 54.606 giovani italiani tra i 18 e i 39 anni hanno lasciato il Veneto per l’estero, mentre i rientri sono stati appena 17.756. Il saldo negativo supera quindi le 36.800 persone.
E tra coloro che partono ci sono molti giovani con un alto livello di istruzione.
Nel 2023, tra gli italiani tra i 25 e i 39 anni che hanno lasciato il Veneto per trasferirsi all’estero, il 57,7% aveva una laurea o un titolo superiore. I giovani laureati espatriati sono stati 2.529.
È questo forse l’aspetto più importante della nuova emigrazione.
Non è più l’emigrazione dei nostri nonni
La fotografia dell’Istat racconta infatti due fenomeni contemporaneamente.
Da una parte ci sono le grandi comunità nate dalle migrazioni del passato. In America centro-meridionale molti degli italiani oggi iscritti all’AIRE sono discendenti di emigrati e sono nati direttamente nel Paese in cui vivono.
Dall’altra c’è una mobilità molto più recente, composta soprattutto da giovani che partono dall’Italia per studiare, lavorare o costruire una carriera.
A livello nazionale, nel 2025 gli espatri dei cittadini italiani sono stati 109 mila, in diminuzione rispetto al picco eccezionale del 2024. L’Istat sottolinea però che una parte della forte variazione è legata proprio all’effetto delle nuove norme sull’iscrizione all’AIRE, che avevano prodotto un numero particolarmente elevato di registrazioni nel 2024.
L’età media di chi è partito nel 2025 era di 34 anni. Più di un terzo degli espatriati apparteneva alla fascia tra 25 e 34 anni.
Una regione che continua a guardare verso il mondo
Il Veneto, dunque, continua a essere una terra di partenze.
È cambiato il modo di partire, sono cambiate le destinazioni e soprattutto sono cambiate le ragioni. Un tempo si lasciava il Veneto per sopravvivere o per cercare semplicemente un lavoro. Oggi spesso si parte con una laurea, una professione e competenze che possono essere utilizzate in molti Paesi.
Ma il risultato demografico può essere simile: una parte delle energie più giovani lascia il territorio.
Per una regione che ha costruito una parte importante della propria crescita economica sulle generazioni nate nei suoi comuni e poi emigrate nel mondo, il dato merita una riflessione che va oltre la semplice statistica.
Perché l’emigrazione veneta non è soltanto una storia del passato. È ancora una realtà del presente. E, soprattutto, è una storia che continua a scrivere il futuro.