Venezuela, Maduro è stato catturato otto mesi fa: quando si voterà per un nuovo presidente?

Delcy Rodríguez governa come presidente incaricata dal 3 gennaio. La Costituzione prevede limiti precisi per una sostituzione temporanea, ma i 180 giorni sono ormai trascorsi e non esiste ancora una data per le elezioni presidenziali.

Sono passati quasi otto mesi dalla cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi e il Venezuela continua ad avere una presidente che non è stata eletta per occupare quella carica.
Si tratta di Delcy Rodríguez, allora vicepresidente esecutiva, che il 3 gennaio 2026 ha assunto la guida del Paese come presidente incaricata.
La domanda che sempre più venezuelani si pongono è semplice: quando si voterà?
La risposta, oggi, è altrettanto semplice: non c’è ancora una data ufficiale per le elezioni presidenziali.
E proprio qui nasce una questione costituzionale tutt’altro che secondaria.
Cosa dice la Costituzione venezuelana
Per capire il problema bisogna partire dagli articoli 233 e 234 della Costituzione del 1999.
L’articolo 234 stabilisce che, in caso di assenza temporanea del presidente, le sue funzioni vengono esercitate dal vicepresidente esecutivo per un periodo massimo di 90 giorni.
La stessa disposizione consente all’Assemblea Nazionale di prorogare la supplenza per altri 90 giorni.
Il limite complessivo è quindi di 180 giorni.
Ma la Costituzione prevede anche cosa deve succedere quando l’assenza si prolunga.
Se dopo 90 giorni la situazione continua, l’Assemblea Nazionale deve decidere se si è ormai davanti a una “falta absoluta”, cioè a una mancanza definitiva del presidente.
Ed è qui che la vicenda venezuelana diventa particolarmente delicata.
Maduro: assenza temporanea o definitiva?
Il 3 gennaio, dopo la cattura di Maduro, il Tribunal Supremo de Justicia non dichiarò che la carica presidenziale era definitivamente vacante.
La Corte parlò invece di una situazione eccezionale e di “assenza forzosa” del presidente e dispose che Delcy Rodríguez assumesse la guida del governo per garantire la continuità dello Stato.
Quella formula è diventata il fondamento giuridico della presidenza di Rodríguez.
Il problema è che “assenza forzosa” non è una delle categorie di “falta absoluta” elencate dall’articolo 233.
La Costituzione parla infatti di morte, dimissioni, destituzione, incapacità permanente, abbandono dell’incarico o revoca del mandato.
La cattura e il trasferimento all’estero del presidente non erano stati evidentemente previsti dai costituenti.
Ed è proprio questa circostanza eccezionale che ha permesso al Tribunale Supremo di costruire una soluzione altrettanto eccezionale.
Il calendario, però, è andato avanti
La questione è che il tempo è passato.
I 180 giorni previsti per una supplenza temporanea si sono esauriti all’inizio di luglio.
Già nei giorni precedenti alla scadenza, giuristi, organizzazioni della società civile e settori dell’opposizione avevano chiesto all’Assemblea Nazionale di affrontare il problema e di convocare le elezioni.
A luglio il limite costituzionale era quindi diventato il centro della discussione.
Eppure non è stata convocata alcuna elezione presidenziale.
Cosa dovrebbe succedere se si dichiara la “falta absoluta”?
Qui la Costituzione è ancora più precisa.
L’articolo 233 stabilisce che, se la mancanza assoluta del presidente si verifica durante i primi quattro anni del mandato, deve essere convocata una nuova elezione universale e diretta entro 30 giorni consecutivi.
Nel frattempo, la presidenza viene assunta dal vicepresidente esecutivo.
Il nuovo presidente eletto completa il periodo costituzionale.
Quindi il meccanismo previsto dalla Carta è sostanzialmente questo: vacanza definitiva → dichiarazione della “falta absoluta” → convocazione delle elezioni → voto entro 30 giorni.
È un meccanismo pensato proprio per evitare che una presidenza provvisoria possa trasformarsi in una situazione permanente.
Ma l’Assemblea non ha dichiarato la “falta absoluta”
Questo è il nodo della questione.
L’Assemblea Nazionale venezuelana non ha dichiarato formalmente la mancanza assoluta di Maduro.
Il governo ha continuato a considerare la situazione come una particolare forma di assenza forzosa.
In questo modo non è stato attivato il meccanismo elettorale dell’articolo 233.
È proprio questo che diversi costituzionalisti contestano.
Secondo le organizzazioni che hanno denunciato la situazione, non sarebbe possibile utilizzare una formula eccezionale per evitare indefinitamente i limiti temporali stabiliti dalla Costituzione.
Il problema è diventato politico oltre che giuridico
La situazione è ancora più delicata perché l’Assemblea Nazionale è presieduta da Jorge Rodríguez, fratello di Delcy Rodríguez.
È quindi lo stesso ambiente politico che sostiene l’attuale governo ad avere nelle proprie mani la decisione sulla transizione.
Questo non significa automaticamente che la soluzione adottata sia illegale.
Ma spiega perché la questione sia diventata così controversa.
E gli Stati Uniti?
Washington ha avuto un ruolo determinante nella nascita dell’attuale situazione politica.
Dopo la cattura di Maduro, gli Stati Uniti hanno sostenuto la transizione guidata da Delcy Rodríguez.
Ma negli ultimi mesi Washington ha anche iniziato a spingere verso un processo politico che dovrebbe portare a elezioni democratiche.
A fine luglio sono infatti iniziate discussioni sostenute dagli Stati Uniti tra rappresentanti del governo ad interim e settori dell’opposizione, con l’obiettivo di definire le condizioni per future elezioni e riforme del sistema politico ed elettorale.
Ma ancora una volta bisogna distinguere.
Discutere le condizioni per future elezioni non significa averle convocate.
Perché non si vota ancora?
Qui la risposta diventa soprattutto politica.
Il governo sostiene che il Venezuela deve prima essere stabilizzato e che il Paese deve affrontare le enormi emergenze economiche e sociali lasciate dalla precedente gestione.
Il processo di transizione dovrebbe quindi preparare il terreno per elezioni considerate realmente praticabili.
L’opposizione, invece, teme che questa fase possa trasformarsi in un modo per rinviare indefinitamente il ritorno alle urne.
E una parte della società civile insiste sul fatto che proprio le elezioni dovrebbero essere il punto di partenza della normalizzazione istituzionale.
Otto mesi sono tanti
C’è poi un elemento che nessuna interpretazione giuridica può cancellare: il tempo.
Delcy Rodríguez governa dal 3 gennaio.
I 180 giorni sono terminati a luglio.
Siamo ormai alla fine di agosto.
Sono trascorsi quasi otto mesi dalla cattura di Maduro e ancora non esiste un calendario ufficiale per le presidenziali.
Questo significa che la soluzione nata come provvisoria ed eccezionale rischia di diventare una situazione politica stabile.
Ed è precisamente questo che preoccupa i critici del governo.
Una Costituzione nata per evitare proprio questo
La logica degli articoli 233 e 234 è relativamente semplice.
Una presidenza può essere temporaneamente sostituita.
Ma la sostituzione non può diventare indefinita.
Se l’assenza diventa definitiva, deve essere il popolo a scegliere il nuovo presidente.
E quando la vacanza si verifica nella prima parte del mandato, la Costituzione stabilisce persino un termine molto breve: 30 giorni per andare alle urne.
Il problema venezuelano nasce dal fatto che la situazione di Maduro non è stata formalmente qualificata come “falta absoluta”.
La domanda che resta senza risposta
Ed eccoci quindi alla domanda iniziale.
Quando si voterà in Venezuela?
Al 29 agosto 2026, non c’è una data ufficiale.
Esiste un governo guidato da Delcy Rodríguez.
Esiste un processo politico sostenuto dagli Stati Uniti.
Esistono trattative con settori dell’opposizione.
Esistono discussioni sulle riforme elettorali.
Ma non esiste ancora una convocazione delle elezioni presidenziali.
E questo lascia il Venezuela in una situazione costituzionale molto particolare.
Il vero dilemma
Il problema non è soltanto stabilire quando si voterà.
Prima ancora bisogna stabilire chi deve decidere che è arrivato il momento di votare.
Secondo la Costituzione, in presenza di una falta absoluta, il meccanismo è chiaro.
Ma nel caso di Maduro, il Tribunal Supremo ha scelto una strada diversa, definendo la sua situazione come “assenza forzosa”.
Quella scelta ha permesso di evitare, almeno finora, l’apertura del processo elettorale.
Ma una soluzione nata per gestire un’emergenza può durare indefinitamente?
È questa la domanda alla quale il Venezuela dovrà prima o poi rispondere.
Perché una cosa è certa: una presidenza incaricata può essere una soluzione per uscire da una crisi. È molto più difficile spiegare perché debba diventare una soluzione senza una data di scadenza.
E mentre Delcy Rodríguez continua a governare, milioni di venezuelani aspettano di sapere quando potranno tornare a scegliere, attraverso un voto, chi dovrà guidare il loro Paese.