Voto all’estero : rinunciare al voto, per una svolta storica che preveda la costituzione di un Parlamento degli italiani all’estero

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Riceviamo e pubblichiamo.

Piu’ che esercitare il diritto di voto presso il Parlamento nazionale,  per noi italiani all’estero  sarebbe opportuno   rivendicare con fermezza semplicemente il diritto al    rispetto  del possesso della cittadinanza italiana di cui siamo titolari.

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Essa,infatti, ci rende automaticamente titolari dei diritti costituzionali e quindi del diritto di essere trattati con pari dignita’ alla stessa stregua  di tutti gli altri concittadini  residenti in Italia.

Spetta quindi in primo luogo al Parlamento, tramite la sua azione legislativa,  garantire anche ai non residenti  il godimento degli stessi diritti, indipendentemente dal numero e dall’ estrazione dei rappresentanti di cui e’ composto.

Il diritto di voto e’ l’espressione  di una realta’ storica caratterizzata per lo piu’ da una presenza  ritenuta inizialmente quasi provvisoria sul territorio straniero,  in attesa di un futuro rientro definitivo. Da qui l’esigenza  e la legittimita’ di  averlo rivendicato e concesso.

Nel frattempo,  la dinamica  storica e’ cambiata. Chi va all’estero  o chi da decenni ha varcato i confini nazionali, non rientra quasi piu’, conservando tuttavia  la sua cittadinanza e la sua italianita’.

Il cittadino italiano all’estero, lontano fisicamente,  impedito a svolgere un ruolo attivo, diventa , non solo dal punto di vista anagrafico, di fatto, un cittadino avulso dal contesto in cui possono incidere anche a suo favore gli effetti dell’esercizio del suo voto e tanto meno, visto l’ambito e le modalita’ nel quale il potere legislativo viene esercitato, incidere nella salvaguardia dei suoi interessi diretti.

Non possiamo,infatti, ritenere che l’esercizio del voto abbia finora comportato  una maggiorata crescita  della nostra dignita’  sia come  cittadini che come  Comunita’, ne’ un  nostro maggiore coinvolgimento  nella vita pubblica del nostro Paese, ne’  un maggiore ed adeguato rispetto nei nostri confronti e delle nostre esigenze.

Si ha la sensazione che esso abbia contribuito solo ad assecondare gli interessi dei partiti nazionali, provocando  anche una  sorta di lacerazione  indebita nella nostra Comunita’. Non  si puo’ neanche ritenere che esso abbia fornito un contributo tangibile al miglioramento delle sorti nazionali, valorizzando adeguatamente la componente estera.

Rinunciare al voto  per  la rappresentanza, cosi’ esigua ed ininfluente,   presso il  nostro Parlamento nazionale  , per  chiedere invece  l’esercizio del  voto per eleggere un nostro Parlamento degli italiani all’estero ,rispondendo all’esigenza di gestire una nostra autonomia politica , scevri da ogni qualsiasi forma di ingerenza, adattando  i Comites e CGIE a tale scopo, costituirebbe una vera e decisiva svolta storica , ponendo fine all’attuale  subalternita’ alle decisioni parlamentari nazionali.

Significherebbe  cogliere e valorizzare  anche quegli sforzi compiuti dal Parlamento italiano con l’ istituzione di questi ultimi.

Occorre,ora, un approccio diverso nei nostri confronti , se si vuole  prendere in seria considerazione la  nostra Comunita’ ed integrarla dignitosamente nel tessuto sociale e politico nazionale;   noi, dal nostro canto,  siamo chiamati ad evidenziare la  nostra maturita’.

Necessita cambiare il rapporto di forze, non piu’ basato sulla rappresentanza numerica ma sul confronto istituzionale tra organismi rappresentativi degli  italiani residenti all’estero e quelli  in Italia ,  per competere con maggiore dignita’ e ridurre o colmare la distanza fisica ,  emotiva e legislativa esistente.

La rinuncia  al  voto dimostrerebbe la nostra  maturita’ , crescita e coesione come  Comunita’ italiana nel mondo , rendendola esplicita e palese  attraverso una decisa e ferma  richiesta  dell’ istituzionalizzazione di un nostro  Parlamento degli italiani all’estero.   Eletto  attraverso apposite elezioni, rappresentativo  dei bisogni espressi direttamente dai suoi rappresentanti eletti nel suo seno ,  sostituendolo agli organi elettivi gia’ costituiti Comites e CGIE, avvalendosi  del sistema elettorale gia’ in uso a tale scopo, perfezionandosi.

Un  confronto istituzionalizzato  tassativo  e puntuale   tra i due Parlamenti , quello nazionale e quello italiano all’estero,   propedeutico e/o complementare  alla elaborazione di leggi nazionali che per riflesso riguardano  e salvaguardano anche gli interessi degli italiani all’estero o, per materie specifiche,  solo gli italiani all’estero, la cui approvazione dovrebbe avvenire in modo contestuale nell’ambito parlamentare nazionale,  secondo la reciproca  e distinta  peculiarita’ dei loro destinatari, nel rispetto del dettato costituzionale.

Questo darebbe dignita’ e  maggiore coesione alla nostra Comunita’  ed a tutti gli italiani all’estero  , garantendo  loro un’azione legislativa  contestuale e parallela obbligatoria , dando maggiore credibilita’ e peso all’azione rappresentativa, indistintamente,  di tutti gli italiani .

Nello Passaro