Voto estero e astensionismo apparente: D’Inca alla Giunta delle elezioni

L’incidenza degli iscritti Aire sul cosiddetto “astensionismo apparente”, la possibile inversione dell’opzione e l’introduzione di una tessera elettorale elettronica sono stati i temi al centro dell’intervento del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, oggi pomeriggio di fronte alla Giunta delle elezioni che, con la sua audizione, ha concluso l’indagine conoscitiva sulle modalità applicative, ai fini della verifica elettorale, della legge 27 dicembre 2001, n. 459, recante “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”.
Alla base dell’intervento del Ministro il “libro bianco” sulla partecipazione al voto redatto dalla Commissione Bassanini, cioè il gruppo di lavoro composto da politologi, statistici, costituzionalisti rappresentanti del Servizio studi della Camera, ma anche dei ministeri dell’Interno e della innovazione tecnologica.
Un testo che tratta, anche se marginalmente, anche la partecipazione al voto degli iscritti Aire soprattutto perché incide sull’astensionismo apparente.
Mentre alle politiche e al referendum gli italiani all’estero votano per corrispondenza e la comunicazione sulla loro partecipazione è fornita dal Viminale separatamente rispetto ai dati del territorio nazionale, per le amministrative – a cui gli iscritti Aire possono partecipare soltanto tornando in Italia – essi sono conteggiati negli elenchi elettorali del comune di ultima residenza. Comune dove magari non sono mai stati ma che ha dato i natali “a nonni o bisnonni”. La mancata partecipazione dei residenti all’estero, dunque, “gonfia” il dato sull’astensionismo che appare più alto di quello che è in realtà. Lo dimostra il fatto che questo dato “ha cominciato ad aumentare dal 2001”, ha detto il ministro, cioè dall’entrata in vigore della Legge Tremaglia, e non potrà che aumentare visto che, nel frattempo, sono aumentati gli aventi diritto che oggi “rappresentano il 9% del corpo elettorale”.
L’astensionismo apparente colpisce soprattutto le amministrative: “la differenza risultata pari al 5,5% in molti comuni medi sopra i 15.000 abitanti; supera il 10% nei comuni piccoli sotto i 5.000 abitanti” dove l’astensionismo apparente “può avere effetti molto importanti” se alle elezioni si presenta una sola lista che ha bisogno di superare lo sbarramento del 50% per governare.
Ne deriva una “distorsione informativa” quando vengono diffusi i risultati sull’affluenza alle urne che a sua volta potrebbe provocare una “disaffezione al voto” per emulazione, ha detto D’Incà riportando le conclusioni del “libro bianco”, dove, poi, si sottolinea l’importanza di aggiornare gli elenchi degli elettori, visto che tanti iscritti Aire risultano “irreperibili” anche per la mancata comunicazione al comune del certificato di morte.
È questa una delle indicazioni della Commissione Bassanini, insieme a quella di indicare separatamente i voti Aire nelle comunicazioni dei dati sull’affluenza, anche “nella prospettiva della proposta emersa nel corso delle vostre audizioni dell’inversione dei termini delle opzione”.
Il “tema di fondo” per D’Incà è “approfondire il tema dell’elettorato attivo dei cittadini residenti all’estero nelle elezioni amministrative ed eventualmente che per quelle regionali”, presupponendo che alle politiche in base ad un legame “nazionale” che non percepiscono per la politica locale.
Certamente potrebbe essere d’aiuto la tessera elettorale elettronica, evocata da Fontana (Fi), al momento – ha chiarito D’Incà – allo studio di una Commissione tecnica istituita dal Viminale a seguito delle previsioni del decreto Semplificazioni.
Di grande aiuto per la lista degli aventi diritto potrà essere il collegamento con l’Anpr – l’Anagrafe nazionale della popolazione residente – sempre per garantire personalità e segretezza del voto, come previsto dall’articolo 48 della Costituzione, senza abbattere la partecipazione, con ipotesi (molto) di là da venire su voto presidiato anticipato. La tessera elettorale potrebbe essere dunque sperimentata con gli Aire per poi essere diffusa sul territorio nazionale, ma, ha precisato ancora una volta D’Incà, si tratta ancora di ipotesi su cui confrontarsi non solo tra dicasteri coinvolti, ma soprattutto tra forze politiche.
Confronto politico che servirà anche per la eventuale riduzione delle ripartizioni, ha confermato il ministro rispondendo ad una domanda di Ferri (Iv), che ha anche evocato la moglie di Lula – quando disse di aver votato in Italia senza averci mai messo piede – per chiedere se non sia il caso di collegare il voto non solo alla cittadinanza, ma anche all’essere contribuenti.
Un tema caro anche a Siragusa (Ev), che infatti è tornata a ribadire la inderogabilità di riformare la legge sulla cittadinanza: “io sono assolutamente convinta che debba essere mantenuto il diritto di voto agli italiani all’estero, ma bisogna più che altro decidere chi noi definiamo “italiano””, ha sostenuto l’eletta all’estero.
Un tema che esula dalle competenze della Giunta, le ha fatto eco Melicchio (M5S), tornato a sua volta a perorare la causa dell’inversione dell’opzione e del voto elettronico.
Sul fronte della cittadinanza, D’Incà ha convenuto sul fatto che ci siano italiani di passaporto che non hanno legami con il Paese, ma ha pure ricordato alcuni suoi rapporti con “associazioni di nostri connazionali all’estero” da cui è emersa “una certa vicinanza nei confronti del paese, ed io credo che non debba andare persa” perché “sono persone che hanno un forte sentimento” nei riguardi dell’Italia e che “diventano per certi versi ambasciatore dell’Italia all’estero”.
Certo, correzioni vanno fatte soprattutto per le amministrative, ha ribadito il ministro citando il caso del comune di Soverzene, nel bellunese, che ha 350 cittadini sul territorio e 930 iscritti Aire.
Quanto infine alla digitalizzazione, nel libro bianco vengono citati il caso dell’Estonia, che lo usa, e del Canada, che lo applica per le “comunali”.
“Come detto è a lavoro una Commissione del Ministero dell’interno su indicazione del Parlamento” che si sta occupando soprattutto della “sicurezza” del voto, perché “l’articolo 48 per noi è fondamentale”. Obiettivo del Governo, ha concluso, “è garantire sicurezza nel momento di massima espressione della democrazia, cioè il voto”.
Concluso il ciclo di audizioni, la Giunta la prossima settimana dovrà decidere sul seguito dei lavori e su come sintetizzare quanto emerso finora. (ma.cip.\aise)