WhatsApp cambia ancora: due account sullo stesso telefono e videochiamate direttamente dal browser

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WhatsApp continua a cambiare e questa volta le novità potrebbero essere particolarmente utili per milioni di utenti.

La popolare applicazione di messaggistica ha introdotto due funzioni importanti: la possibilità di utilizzare due account WhatsApp sullo stesso smartphone e quella di effettuare chiamate vocali e videochiamate direttamente da WhatsApp Web, senza dover installare l’applicazione sul computer.

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Due aggiornamenti che sembrano semplici, ma che possono cambiare concretamente il modo in cui molte persone utilizzano WhatsApp ogni giorno.

Due numeri, un solo smartphone

La prima novità è destinata soprattutto a chi ha sempre avuto due telefoni: uno personale e uno professionale.

Con il nuovo sistema è possibile avere due account WhatsApp contemporaneamente sullo stesso smartphone.

Naturalmente servono due numeri di telefono distinti, associati a una SIM fisica oppure a una eSIM. Ogni account mantiene separatamente conversazioni, notifiche, impostazioni e preferenze sulla privacy.

Il passaggio da un profilo all’altro avviene direttamente dall’applicazione, senza dover effettuare ogni volta il logout.

Per chi utilizza un numero per la famiglia e un altro per il lavoro, oppure per chi possiede due linee telefoniche, significa una cosa molto semplice:

un solo telefono invece di due.

La funzione arriva anche su iPhone

La gestione di due account non è più una possibilità riservata a una sola piattaforma.

WhatsApp ha infatti esteso la funzione anche agli utenti iPhone, dopo averla resa disponibile su Android.

Per aggiungere un secondo account bisogna utilizzare la funzione “Aggiungi account” nelle impostazioni di WhatsApp e completare la verifica del secondo numero.

Le impostazioni di privacy e le notifiche possono essere gestite separatamente per ciascun profilo.

Una soluzione particolarmente interessante per chi vuole mantenere nettamente separati vita privata e attività professionale.

La vera novità: le videochiamate dal browser

Ma WhatsApp non si è fermata qui.

Dal 28 luglio 2026 è disponibile anche la possibilità di effettuare e ricevere chiamate vocali e videochiamate direttamente da WhatsApp Web, utilizzando il browser del computer. Non è quindi più necessario scaricare l’applicazione desktop.

La funzione permette di effettuare sia chiamate individuali sia chiamate di gruppo.

E non manca la possibilità di condividere lo schermo, utilizzare le reazioni e accedere alla cronologia delle chiamate.

Per chi lavora spesso davanti al computer potrebbe essere una comodità notevole.

Finalmente si può lasciare il telefono da parte

Immaginiamo una situazione molto comune.

Stiamo lavorando al computer e arriva una videochiamata WhatsApp.

Fino a oggi poteva essere necessario prendere lo smartphone oppure utilizzare l’applicazione desktop.

Con il nuovo sistema è sufficiente rimanere nel browser.

La chiamata arriva direttamente sul computer.

E se una conversazione è già iniziata sul telefono, è possibile trasferirla da un dispositivo all’altro senza interromperla.

È una piccola rivoluzione soprattutto per chi utilizza WhatsApp come strumento di lavoro.

Video in alta definizione e meno rumore

WhatsApp ha inoltre introdotto alcuni miglioramenti per le chiamate.

Tra questi c’è QuickHD, che permette di ottenere una qualità video elevata fin dai primi secondi della conversazione.

È stato inoltre introdotto un sistema di riduzione del rumore di fondo, pensato per rendere più chiara la voce anche quando ci si trova in ambienti rumorosi.

Una funzione che può risultare particolarmente utile quando si effettua una chiamata da un ufficio, da un aeroporto, da un bar o semplicemente da una strada trafficata.

E per le chiamate di gruppo arriva una sala d’attesa

Un’altra novità riguarda le videochiamate di gruppo.

Chi crea una chiamata attraverso un link può attivare una sorta di sala d’attesa, permettendo all’organizzatore di decidere chi può entrare nella conversazione e quando.

È una funzione pensata soprattutto per le riunioni, gli incontri di lavoro e le conversazioni di gruppo nelle quali è necessario avere un maggiore controllo sui partecipanti.

La privacy rimane al centro

C’è un aspetto importante che WhatsApp sottolinea anche per le nuove funzioni.

Le chiamate effettuate attraverso WhatsApp Web continuano a essere protette dalla crittografia end-to-end.

Secondo Meta, le chiamate sul web sono inoltre gratuite e non prevedono limiti di durata.

È un elemento particolarmente importante per chi utilizza WhatsApp per comunicare con familiari e amici che vivono in altri Paesi.

Una novità utile anche per gli italiani all’estero

Per gli italiani che vivono fuori dal nostro Paese, queste funzioni possono avere un interesse particolare.

WhatsApp è infatti uno degli strumenti più utilizzati per mantenere i rapporti con familiari e amici rimasti in Italia.

Poter passare facilmente dal telefono al computer durante una videochiamata può essere molto comodo, soprattutto quando si vuole parlare con più persone contemporaneamente o mostrare documenti, fotografie o lo schermo del computer.

E la possibilità di avere due account sullo stesso telefono può essere interessante per chi mantiene un numero italiano e uno del Paese nel quale vive.

Non è necessario portarsi dietro due smartphone.

La rivoluzione è davvero arrivata?

Forse chiamarla rivoluzione è un po’ esagerato.

Ma è indubbio che WhatsApp stia diventando qualcosa di molto più complesso della semplice applicazione con cui mandiamo messaggi e fotografie.

È ormai uno strumento per comunicare, lavorare, effettuare chiamate, organizzare riunioni e mantenere rapporti personali a distanza.

E con ogni nuovo aggiornamento il confine tra telefono, computer e piattaforma di comunicazione diventa sempre più sottile.

La direzione sembra chiara.

WhatsApp vuole essere presente ovunque siamo e qualunque dispositivo stiamo utilizzando.

E per l’utente, almeno questa volta, la conseguenza è piacevole:

meno dispositivi da portare con sé e più libertà nel modo di comunicare.




WE ARE PAESANI, il Sud Italia ritrova la sua memoria online

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Il nuovo portale genealogico punta a diventare il più grande archivio digitale dedicato agli antenati meridionali e alla diaspora italiana nel mondo.

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Per milioni di italiani all’estero e per i loro discendenti, la ricerca delle proprie radici rappresenta un legame profondo con la storia familiare e con i territori da cui partirono genitori, nonni e bisnonni. Nasce con questo obiettivo WE ARE PAESANI, il nuovo portale genealogico creato dai fratelli calabresi Marco e Alessandro Mario Toscano.

La piattaforma si propone di diventare il più grande archivio online dedicato agli antenati originari del Sud Italia, offrendo a genealogisti, ricercatori, appassionati di storia locale e semplici famiglie uno strumento per ricostruire il proprio passato.

Attraverso il sito, gli utenti possono consultare un database in continua crescita che raccoglie informazioni su persone nate tra l’inizio dell’Ottocento e i primi anni del Novecento in Calabria, Sicilia, Basilicata, Campania, Puglia, Molise e Abruzzo.

Le informazioni provengono da registri dello stato civile conservati presso comuni, archivi di Stato e tribunali, oltre che da documentazione custodita in archivi parrocchiali e diocesani. Un patrimonio storico che, grazie al lavoro di indicizzazione, diventa facilmente accessibile a chi desidera ricostruire il proprio albero genealogico.

Il progetto guarda soprattutto alle comunità italiane sparse nel mondo. Dalle Americhe all’Australia, milioni di persone conservano un forte legame affettivo con i paesi d’origine delle proprie famiglie. WE ARE PAESANI vuole contribuire a rafforzare questo ponte tra le nuove generazioni della diaspora e il Mezzogiorno d’Italia.

L’obiettivo dichiarato è particolarmente ambizioso: superare i 10 milioni di persone indicizzate. Intanto il progetto ha già raggiunto un primo importante traguardo con oltre 100 mila nominativi consultabili online.

«Vogliamo creare un ponte tra il Sud Italia e le milioni di persone nel mondo che hanno radici in queste terre», spiegano i fondatori. «Il nostro intento è offrire uno strumento concreto per riscoprire le proprie origini e valorizzare la memoria delle comunità da cui provengono i nostri antenati».

La consultazione del database è gratuita previa registrazione sul portale. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.wearepaesani.com.




“No al cellulare prima dei 13 anni”: i pediatri aggiornano le raccomandazioni sul digitale

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bambini cellulare 1024x678Mezz’ora in più al giorno di uso dei dispositivi digitali può raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni; ogni ora aggiuntiva di schermi riduce il sonno di circa 15 minuti nei bambini tra 3 e 5 anni; oltre 50 minuti al giorno di schermi si associano a un maggior rischio di ipertensione pediatrica. E già tra i 3 e i 6 anni a quello di sovrappeso. È il prezzo che ogni bambino nella sua prima infanzia paga per l’uso prematuro dei device digitali. A dimostrarlo i più recenti studi in materia sulla cui base la Società Italiana di Pediatria ha aggiornato le raccomandazioni sull’uso del digitale in età evolutiva.

LA MINACCIA DEL DIGITALE NELLA GIORNATA MONDIALE DEL BAMBINO

“Ogni anno guadagnato senza digitale è un investimento sulla salute mentale, emotiva, cognitiva e relazionale”, è lo slogan rilanciato nel corso degli Stati Generali della Pediatria 2025, organizzati al Senato, dedicati al tema “Il bambino digitale”, in occasione della Giornata Mondiale del Bambino e dell’Adolescente. Durante l’evento, organizzato dal senatore Marco Meloni, sono stati presentati i nuovi dati e le nuove raccomandazioni, elaborate dalla Commissione sulle Dipendenze Digitali Sip.

I PEDIATRI: “INVERTIRE LA ROTTA”

“Le evidenze cliniche e comportamentali oggi disponibili hanno spinto i Pediatri a ribadire con sempre maggior chiarezza che è necessario invertire la rotta che ha portato negli ultimi 15 anni sempre prima e sempre più intensamente i bambini a trascorrere troppo tempo davanti ad uno schermo”, spiegano i Pediatri di Sip, in una nota. Le ricerche, in sintesi, oggi testimoniano che “i bambini dormono meno, si muovono meno, parlano meno. E sono più ansiosi e soli. E tutto questo correla in modo evidente con la vita digitale”. La Società italiana di Pediatria ha quindi aggiornato le sue indicazioni e linee-guida per accompagnare bambini e adolescenti ad “un uso equilibrato e rispettoso del digitale in base ai tempi di sviluppo in età evolutiva”.

LE SEI RACCOMANDAZIONI AGGIORNATE

Le raccomandazioni sono sei, in primo piano il ‘no’ a uno smartphone personale ‘almeno fino ai 13 anni’, ritardare il più possibile l’uso dei social media, evitare l’uso dei device durane i pasti e prima di andare a dormire. Ecco l’elenco:

  • Evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni per i rischi legati all’esposizione a contenuti inappropriati;
  • Rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni per prevenire conseguenze sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale;
  • Ritardare il più possibile l’uso dei social media, anche se consentiti per legge;
  • Evitare l’uso dei dispositivi durante i pasti e prima di andare a dormire;
  • Incentivare attività all’aperto, sport, lettura e gioco creativo;
  • Mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d’età.

DALL’OBESITÀ AL CYBERBULLISMO TUTTI I RISCHI DEL DIGITALE

La revisione dei pediatri conferma che l’eccesso di tempo davanti agli schermi influisce su più aspetti della salute: obesità e rischio cardiovascolare, sviluppo cognitivo, sonno, salute mentale, dipendenze digitali, vista, cyberbullismo e sessualità online. “Dobbiamo restituire ai bambini tempo per annoiarsi, per muoversi, per giocare e per dormire- concludono i pediatri- La presenza e l’esempio degli adulti restano la prima forma di prevenzione digitale”. Meno schermi e più esperienze reali dunque, anche se “la tecnologia è uno strumento straordinario, ma deve entrare nella vita dei ragazzi al momento giusto, quando hanno la maturità per gestirla. Accompagnarli in questo percorso è una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola”.

L’ESPERTO PELLAI: “IL GOVERNO ASCOLTI I PEDIATRI PER FARE LEGGI SUI MINORI”

Sull’iniziativa Sip, interviene anche Alberto Pellai, divulgatore e psicoterapeuta dell’età evolutiva: “Le raccomandazioni dei pediatri hanno un valore superiore a quello di qualsiasi altro specialista, me compreso- sottolinea- Perché il Pediatra è lo specialista medico che si prende cura della tutela della salute in età evolutiva e ne diventa il garante. Mi verrebbe da dire che quello che dice il pediatra necessita di un’attenzione e rispetto totale da parte del mondo adulto”. E anche da parte delle istituzioni: “Penso anche che il Governo (o meglio ancora: tutti i governi)- aggiunge infatti- dovrebbero avvalersi della consulenza scientifica dei Pediatri per stabilire regolamenti, norme e leggi a tutela dei minori in questo ambito.”.

 

agenzia Dire – www.dire.it




Cloudflare down, a cascata funzionano male moltissimi siti tra cui ChatGpt e X

twitter diventa x

twitter diventa x

Poco dopo le 14 italiane Cloudflare ha ufficializzato quanto circa il 20% di tuti i siti che popolano l’internet stava già sperimentando: c’era un problema, in via di risoluzione. Nel frattempo però persino Downdetector, il sito che si occupa di dare informazioni sui malfunzionamenti del web, sta avendo problemi.

Cloudflare è una piattaforma che grazie ad alcune sue tecnologie e servizi che offre – ad esempio per la gestione stessa del traffico – garantisce il funzionamento di siti anche enormi. E infatti sono andati “down” anche X, Spotify, ChatGPT, e il gioco online League of Legends: rallentamenti, in molti casi proprio l’inaccessibilità.

 

ag. DIRE – www.dire.it




ChatGPT ora traduce in tempo reale le videochiamate

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chatgpt videochiamata 758x505Una delle novità più discusse di questi giorni riguarda l’intelligenza artificiale: OpenAI ha annunciato l’estensione delle funzioni di ChatGPT alle videochiamate, con la possibilità di traduzione simultanea in tempo reale.

Questo significa che due persone che parlano lingue diverse possono conversare senza barriere: mentre uno parla in italiano, l’altro ascolta subito in spagnolo o in inglese, e viceversa. Una svolta importante non solo per il turismo e il lavoro, ma anche per le comunità di emigrati che spesso devono comunicare in contesti multilingue.

Secondo gli esperti, la novità apre scenari enormi: dalle aziende che operano in più paesi, agli studenti universitari, fino alle famiglie miste. Naturalmente restano dubbi sulla privacy e sull’uso corretto dei dati vocali, ma la direzione è chiara: il web diventa sempre più uno spazio dove le differenze linguistiche si riducono.

Per gli italiani all’estero, questa innovazione può rappresentare un ponte concreto con la madrepatria: immagina una nonna in Calabria che chiama il nipote nato a New York e la piattaforma traduce al volo le frasi, permettendo a entrambi di capirsi senza difficoltà. Un futuro che, a quanto pare, è già iniziato.




GPT-5: il nuovo cervello digitale di OpenAI

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23a15433 f7c2 4d25 b27e 94b7e7528452Negli ultimi giorni il mondo dell’intelligenza artificiale ha fatto un passo avanti importante: è arrivato GPT-5, il nuovo modello di ChatGPT. Non è solo un aggiornamento cosmetico, ma un cambiamento profondo nel modo in cui questa IA ragiona e risponde.

La prima novità è che ora tutto è in un unico modello. Prima c’erano varie versioni – quella veloce per le domande semplici, quella “pensante” per i problemi complessi – e bisognava scegliere quale usare. Con GPT-5 non serve più: è lui a decidere, in automatico, quando darti una risposta rapida o quando “mettersi a riflettere” più a fondo.

Rispetto ai modelli precedenti, capisce meglio e sbaglia meno. È stato addestrato per ridurre le famose “allucinazioni” – quelle risposte inventate o imprecise che a volte capitavano. Inoltre, è più bravo a riconoscere quando non ha abbastanza informazioni per rispondere, evitando di riempire i buchi con fantasia.

Un altro punto forte è la versatilità: GPT-5 scrive codice complesso, progetta app e interfacce, aiuta nella stesura di testi creativi o professionali, risponde a domande di salute (senza sostituirsi a un medico) e può anche interpretare immagini, grafici e altri contenuti multimediali. Può persino collegarsi a servizi esterni come Gmail o Google Calendar.

Per gli utenti comuni, la buona notizia è che è disponibile anche gratis, anche se con qualche limite. Chi ha un abbonamento Plus o Pro può sfruttare pienamente tutte le capacità, compresa una versione “potenziata” pensata per compiti molto impegnativi.

Non mancano, ovviamente, le critiche: alcuni utenti si aspettavano una rivoluzione e invece parlano di un miglioramento “evolutivo” più che “rivoluzionario”. Altri segnalano limiti come il tetto settimanale di messaggi in modalità avanzata. Ma, in generale, il salto di qualità è evidente: GPT-5 è più intelligente, più trasparente e più utile nella vita di tutti i giorni.

In breve: un assistente digitale più affidabile, capace e vicino al modo di pensare umano. Un passo in avanti verso un’IA che non solo risponde, ma ragiona con noi.




Il 77% degli italiani usa l’intelligenza artificiale, ma solo il 7% la conosce bene

il 77% degli italiani usa l'intelligenza artificiale, ma solo il 7% la conosce bene

Nel 2025, il 21% degli italiani (16% nel 2024) è molto ottimista nei confronti degli sviluppi futuri dell’IA e il 77% dichiara di usare strumenti e applicativi (era il 69% l’anno precedente), ma solo il 7% delle persone intervistate ammette di avere una conoscenza approfondita della materia, un dato immutato rispetto al 2024. È quanto emerge dal Quinto Rapporto Ital Communications-IISFA (Associazione Italiana Digital Forensics) ‘L’Intelligenza Artificiale in Italia. Come sta cambiando la nostra società’, realizzato dall’Istituto Piepoli e presentato al Senato. La ricerca ha analizzato l’evoluzione nel tempo, nello specifico tra il 2024 e il 2025, del rapporto tra gli italiani e l’Intelligenza Artificiale (IA), valutando il livello di conoscenza e gli effetti della IA sulla vita delle persone, la percezione d’uso di strumenti come l’IA Generativa e la sicurezza informatica nel loro utilizzo. Tra i temi affrontati anche la privacy, la tutela dei dati, la disinformazione, le fake news. Le persone sono sempre più fiduciose, il 18% (13% nel 2024) sente di potersi affidare ai sistemi di IA. Gli italiani tendono a vedere questa nuova tecnologia non solo come un processo inarrestabile, ma anche come un valido supporto a molteplici aspetti della vita quotidiana e lavorativa. Quello che non aumenta, invece, da un anno con l’altro, è il livello di conoscenza e competenza dichiarato dagli italiani: uno su due dice di saperne ‘qualcosa’.

L’interesse a migliorare la propria conoscenza in materia di IA cresce dal 77% del 2024 all’81% del 2025. Ma le persone che sentono l’esigenza di implementare le proprie nozioni sono il 27% della popolazione (23% nel 2024). Il 67% degli individui ritiene, inoltre, che la propria sicurezza informatica possa essere minacciata dagli usi legati all’IA: quasi uno su quattro si dichiara molto preoccupato. Solo il 10% pensa di essere in grado di individuare questi rischi e le relative minacce, il 41%, al contrario, non è per niente sicuro. Le aree che i cittadini ritengono siano maggiormente da attenzionare rispetto agli usi dell’IA sono la sicurezza dei dati, la privacy, la regolamentazione e l’etica. L’intensità d’uso di strumenti e applicativi di IA nel 2025 è in crescita: il 40% degli users dichiara di usarla più di prima, con un’esperienza molto soddisfacente per quasi un italiano su cinque e abbastanza soddisfacente per due su tre. Dalla ricerca si evince un incremento nel 2025 del livello di conoscenza e di fiducia nei confronti dell’IA Generativa: il 60% delle persone afferma di sapere cosa sia (51% nel 2024) e il 61% si affida a questo sistema (55% nel 2024). Si tratta di una tecnologia che consente un aumento di velocità, di efficienza nella produzione di testi, può liberare spazio dal lavoro routinario per favorire la concentrazione sulla produzione creativa. Affidarsi a questi strumenti, tuttavia, potrebbe impattare sui livelli occupazionali e la qualità professionale di alcuni settori, creare omologazione, fino ad arrivare a scenari più critici, come la mistificazione e manipolazione delle informazioni, minandone la credibilità.

Quasi tutti gli intervistati (96%) vedono qualche tipo di criticità nelle fonti di informazione odierne. La circolazione delle fake news, l’affollamento delle notizie, le iperboli mediatiche, la difficile individuazione delle fonti, lo scarso approfondimento, l’enfasi sulle notizie negative, le scarse regole sui social media portano a una certa confusione e alla percezione di perdita di qualità, di controllo e di fiducia nei mezzi di comunicazione. Andrea Paganella, Segretario di Presidenza del Senato della Repubblica, ha dichiarato: ‘L’Intelligenza Artificiale è un tema epocale. Stiamo vivendo una rivoluzione tecnologica velocissima che pone interrogativi complessi e richiede risposte adeguate. Ringrazio, quindi, gli organizzatori per aver posto l’attenzione sulle sfide e le implicazioni di tale strumento innovativo. È importante che il Senato e la Camera diventino luoghi di confronto e scambio di idee. In tal senso, il Rapporto presentato oggi offre spunti cruciali su cui riflettere, aiutando il legislatore ad acquisire informazioni preziose, indispensabili per deliberare’.

Roberto Marti, Presidente della Commissione Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport del Senato della Repubblica, ha affermato: ‘La politica ha il dovere di intervenire con decisione sul fronte della formazione, definendo, al tempo stesso, limiti chiari. Ci troviamo di fronte a un ambito in continua evoluzione: per questo è essenziale proseguire il confronto già avviato, al fine di regolamentare in modo efficace questi nuovi scenari e definire in breve tempo delle nuove linee guida’.

Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ha osservato: ‘Nel corso dell’indagine conoscitiva che abbiamo promosso in Parlamento sull’utilizzo dei sistemi di Intelligenza Artificiale, abbiamo dibattuto sulla possibile perdita di posti di lavoro. Ogni salto tecnologico, nella storia dell’umanità, ha sempre generato profondi cambiamenti. L’impatto dell’IA sarà tale da coinvolgere anche i settori ad alta professionalità. Questi strumenti incideranno significativamente sul mercato del lavoro. In tale contesto, la vera sfida è rappresentata dalla formazione: continua, obbligatoria e certificata. Molte nuove professioni ruotano già oggi intorno alla digitalizzazione, alle nuove tecnologie e all’Intelligenza Artificiale. Il combinato disposto tra inverno demografico e carenza di competenze nelle discipline STEM rischia di creare un divario importante. Per colmarlo, saranno necessarie politiche mirate alla diffusione della formazione, che dovrà partire già dalle scuole primarie, al fine di rendere democratici tali strumenti’.

Andrea Mascaretti, Vicepresidente della Commissione Parlamentare per l’attuazione del Federalismo fiscale della Camera dei Deputati, ha sottolineato: ‘L’Intelligenza Artificiale è uno strumento sempre più potente, che comporta sia rischi sia opportunità. Le tecnologie evolvono a una velocità tale da risultare, talvolta, incompatibili con i tempi e le modalità delle decisioni politiche. Nel settore del giornalismo, ad esempio, emerge con forza il problema delle fake news. Occorre salvaguardare il presidio umano dei giornalisti, in quanto l’informazione rischia di concentrarsi nelle mani di pochi, compromettendo la pluralità e la qualità del dibattito pubblico. I rischi, però, possono e devono essere trasformati in opportunità. Il vero nodo sta nei tempi decisionali, non solo a livello nazionale, ma anche europeo. Sul fronte della privacy, è fondamentale lavorare sulla consapevolezza individuale: ognuno di noi deve proteggere quotidianamente i propri dati personali, soprattutto a partire dall’uso dei social media’.
Per Santo Mirabelli, Direttore V Divisione Servizio Polizia Postale e Sicurezza cibernetica, delegato dal Capo della Polizia, Prefetto Vittorio Pisani: ‘Il tema è più che mai attuale e arriva in un momento particolare in cui la Commissione europea ha di recente pubblicato le linee guida che dovrebbero entrare in vigore a brevissimo. Da quel momento, forse, parte delle preoccupazioni che si leggono nel Rapporto si alleggeriranno. La Polizia di Stato sta mettendo in campo importanti risorse per potenziare le capacità di calcolo e le infrastrutture tecnologiche. Assumeremo ingegneri informatici e personale qualificato per rafforzare la cybersecurity e far fronte alle nuove minacce. Sotto il profilo normativo abbiamo fatto passi avanti, il futuro è certamente roseo ma occorre proseguire nella direzione di garantire una protezione dei dati personali sempre più elevata’.

Per Toni Purcaro, presidente DEKRA Italia, ‘l’Intelligenza Artificiale è ormai diventata parte delle nostre attività quotidiane e rappresenta per DEKRA una tecnologia di ampio riferimento, utilizzata con varie modalità nel sistema di verifiche e controlli di cui ci occupiamo. Oggi l’IA è un punto di riferimento importante nel perseguire gli obiettivi di sicurezza nel settore della mobilità, ma anche all’interno delle abitazioni e nei contesti aziendali e industriali. La ricerca di Piepoli evidenzia aspetti di forte interesse su come gli italiani oggi percepiscono questa innovazione tecnologica, e questi risultati ci aiutano a mettere in campo nuove metodologie in grado di ottimizzare l’efficacia dei nostri interventi. Come DEKRA investiamo con convinzione in tecnologie, attrezzature e competenze, anche per questo è fondamentale che i nuovi sistemi, come appunto la IA, vengano sempre più percepiti dalle persone in maniera positiva e non come una minaccia’.

Gerardo Costabile, presidente IISFA, ha affermato: ‘L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui affrontiamo la protezione dei dati e la sicurezza informatica ed anche il rapporto ci aiuta in questa fotografia. La percezione della minaccia alla cybersecurity legata all’IA è elevata secondo quasi il 70% degli intervistati e, purtroppo, si scontra con una grave carenza nelle capacità individuali di identificarla, dato che solo il 10% si sente sicuro nel riconoscere potenziali attacchi. Questa vulnerabilità è amplificata da un livello di competenza informatica ancora superficiale e dall’adozione di misure di protezione spesso ‘tradizionali’ come antivirus e password complesse, rivelando una resistenza o una mancanza di conoscenza verso approcci più sofisticati o che implicano la condivisione di dati per maggiore sicurezza. Per affrontare questa complessità, è cruciale investire in un accompagnamento e una formazione strutturata e continuativa dei cittadini, non solo per aumentarne la consapevolezza, ma soprattutto per fornire gli strumenti pratici e la fiducia necessari per navigare in sicurezza in un ecosistema digitale sempre più influenzato dall’Intelligenza Artificiale’.

Secondo Domenico Colotta, Founder Ital Communications e presidente Assocomunicatori, ‘dal Quinto Rapporto Ital Communications-IISFA-Istituto Piepoli emerge chiaramente che il nostro Paese si sta costantemente avvicinando all’Intelligenza Artificiale, vedendone l’utilità pratica, anche se restano dubbi in materia di privacy, corretta informazione e timore rispetto alla perdita di posti di lavoro. Per tale ragione, è quanto mai necessario incentivare l’alfabetizzazione digitale, affinché chi utilizza le tecnologie legate all’IA non sia un mero utente passivo ma si senta cittadino attivo, consapevole cioè delle trasformazioni in atto nella società. A tal fine, è fondamentale la collaborazione tra scuola, istituzioni, media, famiglie e imprese, per un avvenire in cui nessuno resti indietro’.

Per Attilio Lombardi, Founder Ital Communications, ‘stiamo imparando a convivere con l’Intelligenza Artificiale. Lo si evince dal Quinto Rapporto Ital Communications-IISFA-Istituto Piepoli. Si tratta di una normalizzazione accompagnata da una poderosa richiesta di regole e formazione diffusa e continua a tutti i livelli, al fine di massimizzarne i benefici e mitigarne i rischi per la società. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che saper utilizzare l’IA offre nuove opportunità, ma anche significative sfide in termini di diritti, equità e partecipazione’. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, Giuseppe Corasaniti, Esperto Agenzia per la cybersicurezza nazionale e Livio Gigliuto, Presidente Istituto Piepoli.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Addio social tossici, il ritorno dei forum e delle comunità vere

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imagesPer anni ci hanno detto che i social network erano la nuova piazza del villaggio globale. Ma oggi, sempre più utenti stanno abbandonando quelle piazze affollate, rumorose, spesso tossiche, per rifugiarsi in spazi digitali più piccoli, tematici, e soprattutto umani: i forum. Sì, proprio loro, i vecchi forum di discussione, tornano in auge come antidoto a un web sempre più gridato e algoritmico.

Reddit, Discord, i forum dei viaggiatori, degli hobbisti, degli appassionati di libri, tecnologia o animali: sono centinaia le comunità online dove le persone dialogano davvero, senza ansia da prestazione, senza contare like o cuoricini, senza dover sopportare contenuti sponsorizzati o filtri irrealistici. È un ritorno alla qualità del contenuto, alla competenza, all’ascolto.

Il fenomeno non è isolato. Una recente indagine del Pew Research Center mostra che quasi il 40% dei giovani tra i 18 e i 29 anni ha ridotto l’uso di Facebook e Instagram, spesso per ragioni legate alla salute mentale. L’ansia da notifica, il confronto sociale continuo, la dipendenza da approvazione virtuale stanno diventando insostenibili.

Così il web sta tornando alle sue radici: piccoli spazi, discussioni genuine, amministratori che moderano davvero, utenti che si conoscono per nome (o nickname) e non per numeri. Una sorta di “resistenza digitale” che si nutre di semplicità e relazione.

Ovviamente non tutto è rose e fiori. Anche nei forum si annidano estremismi e disinformazione. Ma il clima generale è diverso. Più lento, più rispettoso, più vero. E forse è proprio questo che stavamo cercando: un web che somigli di più alla vita, e meno a uno spettacolo permanente.




Stati Uniti, Creator economy e diplomazia digitale: nuovo appuntamento della Digital Diplomacy Series dell’Ambasciata d’Italia a Washington

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stati uniti creator economy e diplomazia digitale nuovo appuntamento della digital diplomacy series dellambasciata ditalia a washington immagine3 303x223Il costante aumento del valore dell’economia dei “content creator” e la loro crescente influenza, anche nell’ambito della politica e della diplomazia, sono stati i temi al centro del nuovo appuntamento della Digital Diplomacy Series ospitato all’Ambasciata d’Italia a Washington, dal titolo “Power, Influence, and Technology in the Creator Economy”. Nel suo intervento introduttivo, il Vice Capo Missione, Alessandro Gonzales, ha sottolineato come i creator siano ormai attori centrali nel dibattito pubblico in una molteplicità di settori, dal mondo dell’arte e della cultura a quello dell’economia: anche per policymaker e diplomatici, quindi, è oggi indispensabile mantenere uno stretto dialogo con il mondo della rete e con i soggetti che in essa operano. È seguita una conversazione, moderata dalla giornalista Kaya Yurieff, dell’autorevole testata tecnologica The Information, che ha avuto come protagonisti Sabino Curcio, content creator di @growingupitalian, Janice DeGarmo, Direttrice del Krach Institute for Tech Diplomacy della Purdue University, e Jayme Franklin, influencer e fondatrice di The Conservateur. La successiva sessione di domande e risposte ha visto animarsi un partecipato dibattito con il coinvolgimento del numeroso pubblico presente alla serata. L’ultimo appuntamento della Digital Diplomacy Series ha confermato quindi come l’Ambasciata d’Italia a Washington si confermi come importante luogo di incontro e dialogo sui temi della diplomazia digitale.(Inform)




TikTok verso il blocco negli Stati Uniti, ma Trump frena: “La decisione spetta a me”

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dall·e 2025 01 17 16.59.03 an illustration featuring a stylized map of the united states with the tiktok logo prominently displayed in the center. the logo is crossed out with aAlla fine spetterà a me, vedremo quello che farò”: lo ha detto Donald Trump all’emittente Cnn in merito alla decisione della Corte suprema degli Stati Uniti in favore di una messa al bando di TikTok. Il presidente eletto entrerà in carica lunedì.

La Corte ha respinto l’ultimo appello presentato da TikTok per impedire la messa al bando dell’app nel Paese.

La legge, approvata ad aprile 2024 durante l’amministrazione Biden, entrerà ufficialmente in vigore il 19 gennaio, lasciando alla piattaforma solo pochi giorni per trovare una soluzione.

L’unica opzione per continuare ad operare negli Stati Uniti sarebbe la vendita per un’azienda americana. E non a caso negli ultimi giorni erano circolate indiscrezioni, diffuse da Bloomberg, su una possibile acquisizione da parte di Elon Musk. Operazione prontamente smentita dai vertici del colosso dei social.

L’IPOTESI DI UN INTERVENTO DI TRUMP

Il divieto scatterà appena un giorno dopo l’insediamento del nuovo presidente, Donald Trump, il quale sembra avere un atteggiamento più conciliatorio verso TikTok.

In un recente incontro con il CEO Shou Chew, Trump ha dichiarato che la piattaforma “ha un posto speciale nel mio cuore”.

Secondo il Washington Post, il Presidente potrebbe emettere un ordine esecutivo per ritardare il blocco di 60-90 giorni, consentendo ulteriori negoziati. Trump ha inoltre riferito di una conversazione positiva con il presidente cinese Xi Jinping, durante la quale sono stati affrontati temi come TikTok, commercio e sicurezza internazionale.

IL PERCORSO LEGISLATIVO

Un deciso cambio di rotta per l’ormai prossimo inquilino della Casa Biaca che nel 2020, durante il suo primo mandato, aveva avanzato l’idea di vietare l’applicazione cinese.

Tuttavia, il processo legislativo ha preso forma solo nel 2024 con l’approvazione della legge “Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act”. La normativa si basa sui timori relativi alla sicurezza nazionale, alimentata dalla possibilità che i dati degli utenti statunitensi possano essere accessibili al governo cinese tramite ByteDance, la società madre di TikTok.

I NUMERI DI TIKTOK NEGLI STATI UNITI

Se il blocco diventerà effettivo, le ripercussioni saranno enormi per i circa 170 milioni di americani che utilizzano TikTok ogni mese.

Tra questi, 27 milioni sono content creator che guadagnano grazie alla piattaforma (secondo dati diffusi dal Keller Advisory Group e citati dal Corriere della Sera), con oltre 3 milioni di macro influencer che collaborano con i brand attraverso partnership redditizie. Molti creatori stanno già esplorando alternative come RedNote e Lemon8, entrambe le piattaforme cinesi.

Agenzia DIRE – www.dire.it