WhatsApp: arriva il supporto via chat, anche nella versione stabile dell’app

whatsapp logo

whatsapp logoWhatsApp viene spesso sommerso dalle critiche, sia perché di proprietà di Meta (ex Facebook) e dunque gestito dall’azienda che non ha un buon rapporto con la privacy, sia perché paragonato a Telegram, il concorrente “più evoluto”. Eppure il pacchetto di funzioni del servizio di messaggistica è ricco e diversificato.

Le novità sul canale beta sono all’ordine del giorno, alcune sono destinate all’integrazione nella versione pubblica dell’app, altre invece vengono gettate nel dimenticatoio. Fa parte della prima categoria il supporto in-app tramite chat.

Tale feature è in rollout nella veste beta per Android (2.22.3.5) e iOS (22.2.72), ma per alcuni fortunati è già disponibile anche nella versione stabile di WhatsApp. Per contattare il supporto via chat basta recarsi in Impostazioni > Aiuto > Contattaci.

 

WhatsApp Chat Supporto

 

Attenzione però, questa novità non manda in pensione il supporto via email, altrettanto utile. Altra cosa importante da tenere a mente, per evitare spiacevoli sorprese (di qualche malintenzionato, ad esempio), è il colore del segno di spunta: nelle conversazioni con il supporto WhatsApp è verde, non blu come al solito.

Non si può di certo dire che il team di sviluppo di WhatsApp non si stia dando da fare ultimamente. Infatti, oltre al supporto via chat, sono in arrivo le reazioni (stile iMessage e Telegram) e la nuova applicazione per Windows 11.

da webnews.it




Meta nel mirino del governo USA: a rischio Facebook e WhatsApp

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zuckerberg meta vrIn questi giorni la Casa Bianca ha accolto i dirigenti delle principali aziende tecnologiche, tra cui Meta Platforms Inc che possiede Facebook e Oracle Corp, per discutere insieme alle agenzie governative, tra cui il Dipartimento per la sicurezza interna, il Dipartimento della difesa e il Dipartimento del commercio, sulle misure da adottare per la sicurezza informatica del Paese.

In particolare si è discusso del problema della vulnerabilità di sicurezza nel software open source chiamato Log4j che le organizzazioni di tutto il mondo utilizzano per registrare i dati nelle loro applicazioni. Ma dietro a questi apparenti momenti di idillio con il governo Biden, si nasconde una vecchia minaccia. E la sentenza di un giudice potrebbe infatti acuire una ferita nel cuore di Mark Zuckerberg, e aprire la strada a una lunga e costosa battaglia legale sul futuro di Facebook, WhatsApp e Instagram.

 

Meta deve vendere i suoi social

Da anni la Federal Trade Commission, l’agenzia governativa statunitense che promuove la tutela dei consumatori e l’eliminazione e la prevenzione di pratiche commerciali anti-concorrenziali, non vede di buon occhio l’ex Facebook. L’Autorità antitrust americana, come del resto le procure generali di molti Stati dell’Unione, l’accusa di svolgere attività monopolistiche, chiedendo a più riprese alla politica e alla magistratura di risolvere la questione, anche smantellando l’intero network del gruppo.

Una delle più attive sostenitrici di questa soluzione drastica è da sempre Lina Khan, giurista statunitense specializzata proprio nelle leggi Antitrust, nominata da Joe Biden in persona presidente della Federal Trade Commission.

E’ stata lei, da sempre paladina nella lotta contro lo strapotere delle multinazionali hi-tech, a presentare lo scorso giugno presso il tribunale del distretto di Columbia una prima richiesta di cessione di WhatsApp e Instagram per l’attuale gruppo Meta. All’epoca, però, il giudice James Boasberg aveva respinto la documentazione definendola incompleta. Oggi, dopo una serie di ricorsi presentati da entrambi i contendenti, lo stesso magistrato ha dovuto fare marcia indietro, e a fronte di nuovi elementi dare ragione alla Khan, definendo “plausibile” la richiesta della FTC ai sensi dello Sherman Act, che impedisce alle società monopolistiche di derubare i consumatori.

 

Le possibili conseguenze

Ovviamente da qui a un processo la strada è a dir poco lunghissima: l’onere della prova in questa causa spetta all’Authority, il che significa che deve richiedere documenti alla società che accusa di comportamento anti-concorrenziale al fine di dimostrare che le sue accuse sono corrette. E questo potrebbe ovviamente potrebbe richiedere del tempo, considerando che Meta farà di tutto per opporsi. Solo in un secondo momento, quindi, se la FTC troverà prove a sostegno del suo caso potrà iniziare una prima fase processuale, in attesa di un’offensiva legale che se andasse in porto non avrebbe forse precedenti nella storia recente degli USA, e che porterebbe allo smembramento di un’azienda che, a detta di molti negli stets , “ha privato i consumatori del beneficio della concorrenza”.

webnews.it




Annuncio choc di Facebook: 50 mila spiati da società di sorveglianza

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unnamedAGI – Un rapporto di Meta Platforms ha avvertito che 50 mila utenti della controllata Facebook sono stati spiati da alcune società di sorveglianza private, accusate di hacking e altri abusi.

L’annuncio rientra nel quadro del contrasto più ampio delle società tecnologiche americane e delle autorità Usa contro i fornitori di servizi di spionaggio digitale, in particolare la società di spyware israeliana Nso Group, inserita nella lista nera all’inizio di dicembre dopo settimane di rivelazioni su come la sua tecnologia veniva impiegata contro la società civile.

Il rapporto indica che “l’industria della sorveglianza su commissione si estende ben oltre una società”, ha spiegato a Reuters Nathaniel Gleicher, capo della politica di sicurezza di Meta, spiegando che tra le figure colpite ci sono celebrità, politici, giornalisti, avvocati, dirigenti e cittadini comuni.

Le campagne di spionaggio hanno coinvolto anche amici e familiari degli obiettivi. La società californiana ha sospeso circa 1.500 account, per lo più falsi, gestiti da sette organizzazioni su Facebook, Instagram e WhatsApp. Meta ha affermato che le entità hanno preso di mira persone in più di 100 paesi.

Meta non ha fornito una spiegazione dettagliata su come abbia identificato le società di sorveglianza responsabili degli attacchi, tra le quali figurano le israeliane Black Cube e Bluehawk, l’indiana BellTroX e l’europea Cytrox, tutte accusate da Meta di hacking.

Il rapporto punta inoltre il dito su Cognyte, scorporata di recente dal gigante americano della sicurezza Verint, e sull’isrealiana Cobwebs Technologies, che avrebbero utilizzato profili falsi per indurre le persone a rivelare dati privati. Le aziende menzionate nel rapporto non hanno commentato o hanno smentito le accuse.

Gleicher si è rifiutato di identificare uno qualsiasi degli obiettivi per nome, ma Citizen Lab, in un rapporto pubblicato contemporaneamente a quello di Meta, ha affermato che una delle vittime di Cytrox era l’esponente dell’opposizione egiziana Ayman Nour.

Nour ha accusato il governo egiziano di spionaggio e ha dichiarato a Reuters di aver a lungo sospettato di essere sotto sorveglianza da parte di funzionari locali.

David Agranovich, funzionario della sicurezza informatica di Meta, ha espresso l’auspicio che la pubblicazione del rapporto “avvii l’interruzione del mercato della sorveglianza su commissione”. Società come Black Cube e BellTroX sono però già tornate in piedi in passato dopo essere rimaste coinvolte in scandali legati allo spionaggio.

Gleicher ha affermato che gli obiettivi delle società di spionaggio riceveranno avvisi automatici ma ha affermato che Facebook si fermerà prima di identificare le aziende specifiche coinvolte o i loro clienti. Facebook ha tuttavia reso noto di aver identificato diversi clienti di Cobwebs, Cognyte, Cytrox e Black Cube, quest’ultima reclutata da numerosi studi legali.

Marta Pardavi, tra i numerosi attivisti ungheresi che affermano di essere stati presi di mira da Black Cube nel 2017 e nel 2018, ha accolto con soddisfazione il rapporto ma ha chiesto maggiori informazioni. “Nominano studi legali”, ha detto. “Ma gli studi legali hanno clienti. Chi sono i clienti di questi studi legali?”.




TikTok festeggia 1 miliardo di utenti

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unnamedAGI – Un concentrato di idee, energia e creatività che nel 2021 è diventato anche impegno per l’inclusione e per il clima, ma sempre con la leggerezza e il sorriso. È TikTok, la piattaforma che nell’anno che sta per finire, ha allargato la sua community fino a 1 miliardo di utenti attivi mensili, tanti sono quelli che la utilizzano collegandosi da ogni parte del mondo, per divertirsi, ma anche per imparare una lingua, o iniziare a lavorare.

A Milano TikTok ha voluto festeggiare questo ‘duemilaventUnico’ insieme ad alcuni dei creator italiani più noti come Khaby Lame (@khaby.lame), primo in Europa, secondo nel mondo con oltre 123 milioni di follower, Tasnim Ali (@alitasnim) l’influencer con il velo, e Mattia Stanga (@mattiastanga), bresciano, diventato famoso per le sue imitazioni esilaranti di genitori, professori e farmacisti. Quello che accomuna molti racconti dei Tiktoker con cui l’AGI ha parlato è che senza l’isolamento imposto dalla pandemia la loro vita non si sarebbe concentrata sui social e le idee che sono sbocciate forse sarebbero rimaste nel cassetto.

È la storia di Camilla Clemente, 19 anni, studentessa di economia manageriale, che ha creato il suo ‘small business’. “Se non fossi rimasta in casa per la pandemia sicuramente non avrei fatto niente, ne sono certa – ci racconta – quando ero in quarta superiore sono stata negli Stati Uniti per studiare e lì avevo visto che andava molto bene questo fenomeno degli ‘small business’. Durante il lockdown ho deciso di sperimentarlo anche io, creando un band (A-more), una linea di bijoux, e non solo, un logo. Ho investito un gruzzoletto di soldi che avevo guadagnato facendo la cameriera e ho investito in questa community”. E i risultati sono ottimi. “Dalla cantina di casa, sono passata ai primi uffici. L’anno scorso avevo una ditta individuale e quest’anno una Srl”.

Anche Mattia Sgamba, parla della “grande opportunità” che gli ha dato TikTok, così come il ‘numero uno’ dei tiktoker, Khabi, senegalese che abita a Chivasso e adesso studia per fare l’attore e sogna di andare a Venezia con un suo film. Lo stesso discorso vale per Tasnim, che con il suo accento romano e l’ironia coinvolgente non poteva non diventare un personaggio amato da 559mila follower. “Durante la pandemia – racconta all’Agi – i social sono aumentati di visibilità e in quel periodo sono ‘sfociati’ molti creator, non solo io. Mi sono data da fare perché eravamo tutti senza fare nulla, a casa, annoiati, ed è stato allora che mia sorella di 9 anni mi ha insegnato come utilizzare TikTok e sempre in quel momento ho iniziato a rispondere alle curiosità delle persone”. Quindi da qualcosa di negativo è nata una bella esperienza. “Quando le scuole erano chiuse, ho cercato di dare io qualcosa, insegnando un po’ della mia religione”, i precetti dell’Islam spiegati con freschezza. Le domande, vedendo in video Tasnim, un mix perfetto di cultura araba e italiana, arrivano a valanghe. Le più bizzarre? “Mi chiedono se ho le orecchie, se sono pelata, se dormo con il velo e se mi faccio la doccia con velo”.




Cos’è Log4Shell e perché per gli esperti si rischia “l’apocalisse informatica”

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181857698 036bc87e 2854 4fac a812 65a6d138733bAGI – È come se miliardi di porte di casa fossero improvvisamente aperte, senza più alcuna protezione. Come se chiunque con intenzioni malevole potesse entrarci e prenderne possesso. È ancora difficile stabilire la reale portata della vulnerabilità scoperta sui sistemi informatici che usano il linguaggio Java, ma che si tratti di qualcosa di grave è opinione unanime tra gli esperti.

L’Agenzia per la cyberscicurezza nazionale parla di “una vasta e diversificata superficie di attacco sulla totalità della rete”, definendo la situazione “particolarmente grave”. In altre parole, Internet è in pericolo. La sua sicurezza è compromessa. A trovarsi improvvisamente col fianco scoperto sono tutti i software e le applicazioni scritti in Java, il linguaggio di programmazione più usato al mondo: miliardi di programmi e applicazioni, dai server agli smartphone.

E le conseguenze potrebbero essere ancora peggiori se nei prossimi giorni non si dovessero individuare delle soluzioni a Log4Shell, così è stata chiamata la vulnerabilità, con il rischio di compromettere la sicurezza non solo di server e aziende, ma anche dei di smartphone, computer, insomma, tutti i device in circolazione. Tanto da portare alcuni esperti a parlare di “Apocalisse informatica”.

Cosa è successo: “I ricercatori hanno scoperto una vulnerabilità in Log4j, una libreria usata dalla stragrande maggioranza programmatori di software con linguaggio Java che consente di scrivere nel software quelli che vengono chiamati ‘log’, ovvero degli ‘status’ del software stesso che permettono di fotografare un momento dello sviluppo del software stesso, registrando stati di avanzamento, perfomance, problemi e soluzioni”, spiega ad Agi Marco Ramilli, amministratore delegato di Yoroi.

La vulnerabilità è nei tag di questi log, che un po’ come i tag dei blog o quelli su Twitter consentono di individuare il tipo di log che si è scritto in precedenza. “Si è scoperto che uno di questi tag consente consente di eseguire un comando, lanciare un programma”, continua Ramilli. Qualsiasi tipo di comando o di programma. Riesce a dire alla macchina: ‘Fai questo’. Un attaccante può quindi attraverso questo tag far eseguire alla macchina quello che vuole. Può lanciare codice sulla macchina.

Ma per fare cosa? “Qualsiasi cosa. In questo momento quello che vediamo è che gli attaccanti usano questa vulnerabilità per fare attività di mining di criptovalute”, ovvero quell’operazione che consente di creare bitcoin, attività particolarmente complessa e bisognosa di capacità di calcolo e energia. “Ma potrebbero fare qualsiasi cosa: entrare nei server di un’azienda, vedere quello che c’è dentro, rubare segreti industriali oppure decidere di sferrare degli attacchi ransomware per monetizzare il proprio controllo dei sistemi”, ragiona Ramilli, che ammette di aver visto un attacco di questo tipo “circa cinque, otto volte negli ultimi 20 anni”.

In dettaglio, cos’è Log4j? “Se usi Java, probabilmente usi Log4j”, spiega ad Agi Matteo Flora, esperto di sicurezza informatica e amministratore delegato di TheFool. “È lo standard de facto per chiunque usi Java” per programmare. “È ovunque, dalle Tesla, a Twitter, a Facebook, ai sistemi di controllo numerico fino agli iPhone. Quella che è uscita è una vulnerabilità non ancora risolta”.

Cosa succede quindi? “Nel caso peggiore è un po’ l’Apocalisse informatica: se non viene risolta questa vulnerabilità si dà la possibilità di lanciare comandi. E già stiamo vedendo in giro criptominer e accessi abusivi. Il problema è che molta di questa roba è embedded, quindi non ci sono sistemi veloci di aggiornamento. In più è ovunque”.

Ramilli invece usa una metafora: “Il logging come quello di Log4j è un po’ come il testo di un attore seguito sul palcoscenico: serve per seguire una traccia, oppure tornare indietro a un punto preciso se si vuole lavorare su un errore”. Una traccia da seguire, e eseguire. In uno dei suoi passaggi però c’è la possibilità di far cambiare completamente trama al testo, e di scriverne una propria. A proprio piacimento.

Java è su circa 3 miliardi di dispositivi. E Log4j, sviluppato da Apache, è usato da quasi tutti i programmatori. Per dare un’idea del suo utilizzo e della sua affidabilità basti pensare che anche Ingenuity, l’elicottero della Nasa atterrato sul suolo di Marte lo scorso febbraio, ha un software che usa Log4j, come la stessa Apache ha reso noto sul proprio profilo Twitter.

Ma non c’è bisogno di andare su Marte per capire l’enorme utilizzo di questo linguaggio di programmazione. In queste ore centinaia, forse migliaia di hacker in tutto il mondo stanno cercando di individuare nei software e nei server questa vulnerabilità per prenderne possesso e sferrare attacchi. Il rischio più grande al momento lo corrono le aziende e le organizzazioni, più o meno grandi. Situazione resa ancora peggiore dal fatto che spesso è difficile capire se nello sviluppo dei propri software è stato utilizzato Log4j, da chi, e quando.

Sulla graticola però non ci sono solo le aziende e le istituzioni. Perché il problema potrebbe presto riguardare anche il singolo utente, un possessore di smartphone, o di uno smartwatch. “Se gli attaccanti attaccano un’azienda, l’utente che è loggato in quel sistema”, che sia Twitter, Minecraft o società di Ecommerce, per citare alcune delle piattaforme che al momento hanno individuato la vulnerabilità, “si potrebbe vedere rubati i propri dati personali, o quelli delle proprie carte di credito”, spiega Ramilli.

Mentre ancora più grave è la possibilità che potrebbe verificarsi nei prossimi giorni se non si dovessero trovare soluzioni rapide: “Hacker malevoli potrebbero diffondere link corrotti e aprire tramite questa vulnerabilità delle backdoor sui dispositivi delle persone, telefoni, tablet, qualsiasi oggetto connesso alla rete. E una volta aperta una backdoor può fare quello che vuole”. Per Ramilli c’è tempo per qualche giorno ancora. “Già dalla metà della prossima settimana la situazione potrebbe essere difficilmente recuperabile”. È una corsa contro il tempo.




Trump ha raccolto 1mld$ per la sua nuova piattaforma social

trump facebook

trump facebookDopo essere stato bandito da Twitter, Facebook e Youtube, l’ex Presidente USA è pronto per il lancio di Truth Social, la sua nuova piattaforma.

All’indomani dalle conferme ufficiali dei ban da TwitterFacebook e Youtube, Donald Trump era stato piuttosto chiaro: se le piattaforme social più popolari lo boicottavano, lui allora se ne sarebbe costruita una tutta sua, dove i suoi sostenitori e tutti coloro che condividevano la sua politica avrebbero potuto dialogare liberamente, essere informati in tempo reale sulle  posizioni e attività dell’ex presidente USA, e perfino comunicare con lui all’interno di appositi spazi settimanali.

Trump e la sua piattaforma Truth Social

Subito dopo la conferma dei ban dai principali social, Donald Trump aveva lanciato un attacco ai principali social network americani: “Quello che hanno fatto Facebook, Twitter e Google“, scrive Trump, “è una vergogna totale e un imbarazzo per il nostro Paese. La libertà di parola è stata tolta al presidente degli Stati Uniti perché i lunatici della sinistra radicale hanno paura della verità, ma la verità verrà comunque fuori, più grande e più forte che mai. La gente del nostro Paese non lo sopporterà!”, aveva infine chiosato il Tycoon: “Queste società di social media corrotte devono pagare un prezzo politico e non deve mai più essere consentito loro di distruggere e condizionare il nostro sistema elettorale”.

L’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump aveva quindi reagito da un lato citando in giudizio i tre colossi della tecnologia Twitter, Facebook e Google e i loro amministratori delegati, dall’altro con l’idea di lanciare una sua piattaforma social.

Dopo un primo tentativo non andato a buon fine con la piattaforma chiamata From the Desk of Donald J, il Tycoon aveva deciso di tornare alla carica con un nuovo progetto che a oggi, stando a quanto comunicato dalla Trump Media & Technology Group (Tmtg) e la società partner Digital World Acquisition, sembra poter avere un destino diverso e migliore rispetto al precedente. Pare, infatti, che alcuni non meglio precisati investitori istituzionali si siano impegnati a versare un miliardo di dollari per la start-up con cui Trump intende lanciare un nuovo social chiamato Truth Social che, imprevisti a parte, potrebbe esordire già all’inizio del prossimo anno.

da Webnews




Telegram oscura chat no vax: “Violati termini di servizio”

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pc tastiera afpI canali ‘Basta dittatura’ e ‘Basta dittatura chat’ sono stati chiusi da Telegram per ‘violazione dei termini di servizio’. Utilizzati per propagandare posizioni no vax e no Green pass, da oggi non sono più visibili. Sulle due pagine compare ora la scritta ‘questo canale non può essere visualizzato perché ha violato i termini di servizio di Telegram’.




Jeff Bezos investe sull’immortalità

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jeff webnewsAltos Labs, una società tecnologica di riprogrammazione biologica, starebbe attirando grandi investitori come il CEO di Amazon.

C’è una nuova quanto misteriosa società che ultimamente sta facendo molto parlare di sé nella Silicon Valley. Si tratta della Altos Labs, un’azienda tecnologica di riprogrammazione biologica che sta ottenendo importanti finanziamenti dai cosiddetti super ricchi. Secondo il MIT Technology Review, la società starebbe attirando grandi investitori, tra i quali il CEO di Amazon Jeff Bezos e il miliardario russo-israeliano Yuri Milner. Non solo: Altos Labs starebbe facendo altrettanto con alcuni dei migliori scienziati del mondo, attratti da grossi stipendi e dalla promessa di avere campo libero sulla loro ricerca anti-invecchiamento.

Alla ricerca dell’immortalità: non solo Jeff Bezos

Juan Carlos Izpisúa Belmonte, biologo del Salk Institute di La Jolla, in California, famoso per aver iniziato una ricerca sulla creazione di una chimera umana/suina, e Shinya Yamanaka, uno scienziato e vincitore del premio Nobel per la sua ricerca sull’inversione dell’invecchiamento nelle cellule, sono solo gli ultimi studiosi di fama ad essere entrati nello staff dell’azienda tecnologica. La riprogrammazione è una procedura di biologia molecolare che comporta un intervento specifico sul programma biologico di base che è il DNA. Tale intervento consiste nel riportare il nucleo di cellule somatiche differenziate a una condizione indifferenziata, senza intaccarne le funzionalità.

La riprogrammazione biologica è un metodo per ringiovanire le cellule che potrebbe essere la chiave dell’immortalità. Per questo progetti come quello di Altos Labs attirano, soprattutto i super ricchi.

Qualsiasi essere umano aspira a vivere il più a lungo possibile, e molti farebbero di tutto per riuscirci. Ma è chi gode di un certo benessere economico ad avere più possibilità di avere accesso a eventuali quanto al momento fantascientifiche tecnologie legate al tema. Mark Zuckerberg ha investito qualcosa come tre miliardi di dollari in dieci anni in una startup biomedica, Larry Ellison, co-fondatore di Oracle, ha speso 430 milioni per ricerche anti-invecchiamento, mentre Dmitry Itskov, co-fondatore della media company New Media Stars, diversi milioni di euro, in questo caso però per progettare una sorta di suo doppione robotico dove trasferire un giorno la propria mente e la coscienza individuale.

Tornando ad Altos Labs, “l’obiettivo è comprendere come avviene il ringiovanimento”, ha affermato Manuel Serrano, ricercatore precedentemente presso l’Istituto di ricerca in Biomedicina in Spagna. Come altri suoi colleghi, anche lui è stato attratto dai dollari di Altos dopo che gli ha offerto da cinque a dieci volte più di quello che guadagnava in terra iberica. “Direi che l’idea di avere entrate in futuro c’è, ma non è l’obiettivo immediato. La ricerca scientifica più avanzata e ipertecnologica richiede finanziamenti cospicui, e qui li abbiamo”.

Da webnews.it




WhatsApp, da oggi foto e video scompaiono dopo la visione

whatsapp foto effimere

whatsapp foto effimereLa conferma è arrivata via Twitter: la funzione View Once è stata inclusa nell’aggiornamento dell’app per iOS e Android. Da oggi, quindi, su WhatsApp è foto e video scompariranno dopo la visione, ovviamente a patto di attivare l’apposita opzione. Dopo l’aggiornamento ai messaggi effimeri, la società di Mark Zuckerberg introduce una nuova caratteristica che mira a offrire agli utenti un controllo ancora maggiore della loro privacy.

Più controllo sulla privacy e sulle condivisioni

“Fare foto e video con il telefono è diventato importante nella nostra giornata, ma non è necessario che tutte le condivisioni in formato digitale rimangano registrate in modo permanente”: con queste parole WhatsApp introduce sul proprio blog la nuova funzione. “Molto spesso fare una foto significa occupare spazio in galleria per un periodo di tempo indefinito, ed è per questo che oggi presentiamo questa nuova funzione: foto e video visualizzabili una volta“.

Grazie alla nuova opzione, i file spariscono dalla chat una volta aperti, offrendo così agli utenti un controllo ancora maggiore della loro privacy.

In questo modo sarà possibile evitare situazioni imbarazzanti o a rischio, come quando si condividono magari immagini in cui si provano alcuni capi in un negozio e si chiede consiglio a una persona amica, o vengono inviati di fretta dati sensibili, come una password Wi-Fi. Come per tutti gli altri messaggi personali inviati su WhatsApp, anche i file multimediali visualizzabili una volta sono protetti con crittografia end-to-end, in modo che WhatsApp non possa vederli.

Come funziona View Once di WhatsApp

Questi messaggi verranno inoltre segnalati in modo chiaro con la nuova icona che indica “una volta sola”. Una volta che il file multimediale è stato visualizzato, apparirà in chat come “messaggio aperto” e, come scritto prima, non saranno salvati nelle Foto o nella Galleria del destinatario. Per tutti i dettagli vi rimandiamo alla FAQ sul sito ufficiale di WhatsApp, mentre qui di seguito vi mostriamo, come esempio, come funziona su Android.

Apri una chat individuale o di gruppo.

Tocca Allega, quindi tocca:

Fotocamera per scattare una nuova foto o registrare un nuovo video con la fotocamera. I video registrati tramite WhatsApp non possono superare i 16 MB

Galleria per selezionare una foto o un video presenti sul telefono

Tocca 1.

Tocca Invia.

Nella chat vedrai la voce Messaggio aperto dopo che il destinatario ha visualizzato la foto o il video.

Aprire file multimediali con l’opzione visualizza una volta

Tocca il messaggio con 1.

Visualizza la foto o il video.

Scorri o tocca Indietro per uscire dalla schermata di visualizzazione di file multimediali.

Nella chat vedrai la voce Messaggio aperto per i file multimediali che hai già visualizzato. Uscendo dalla schermata di visualizzazione dei file multimediali, non sarà più possibile rivedere i file né segnalarli a WhatsApp, e non saranno salvati nel rullino foto.

Da webnews.it




WhatsApp consente di partecipare alle chiamate di gruppo in corso

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downloadLe videochiamate di gruppo di WhatsApp si stanno avvicinando sempre di più alle call di Zoom e di altre app apposite. L’azienda ha iniziato infatti a dare la possibilità di partecipare alle chiamate di gruppo in corso, anziché dover essere presenti (e rimanere dentro) sin dall’inizio della videocall. Si può entrare e uscire a piacimento dalla videochiamata fintantoché si verrà invitati.

C’è anche una schermata dedicata alle informazioni sulla chiamata utile a mostrare chi partecipa e chi è stato invitato. Inoltre, gli utenti non dovranno preoccuparsi se “ignoreranno” una videocall: la porta sarà comunque aperta se vorranno partecipare in un secondo momento.

Queste novità derivano dal fatto che Zoom e altri servizi di videochat sono più flessibili e ovviamente più gettonati per le videochiamate, anche ora che la pandemia pare essersi attenuata (si spera). WhatsApp sta anche realizzando che le persone potrebbero avere abitudini diverse per quanto riguarda le videochiamate: quindi le novità potrebbero rendere il servizio più utile nel caso in cui si volesse lanciare una videochiamata in modo che gli amici dell’host possano entrarci quando lo desiderano.

A proposito della nota chat verde, di recente WhatsApp ha bloccato due milioni di account in India per aver condiviso un identico messaggio a più persone tramite la funzione d’inoltro.

Da webnews.it