ChatGPT sbarca su WhatsApp: l’intelligenza artificiale alla portata di tutti. Ecco come funziona

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OpenAI ha annunciato l’integrazione di ChatGPT su WhatsApp, offrendo un modo semplice e gratuito per accedere alle funzionalità di questa tecnologia. L’app di messaggistica più popolare al mondo diventa così un nuovo canale per sfruttare l’IA senza bisogno di applicazioni aggiuntive.

Come utilizzare ChatGPT su WhatsApp

Per iniziare, è sufficiente aggiungere il numero +1 (800) 242-8478 ai propri contatti e avviare una conversazione. Questa operazione permette di interagire direttamente con ChatGPT all’interno di WhatsApp, rendendo il processo estremamente semplice e accessibile anche per chi non ha grande familiarità con le tecnologie avanzate.

L’integrazione consente di utilizzare molte delle funzionalità che hanno reso famoso ChatGPT, come la generazione di testi creativi, la traduzione di frasi, la redazione di documenti e molto altro. Tutto questo senza scaricare applicazioni esterne, un aspetto che riduce al minimo le barriere tecniche per gli utenti.

Le funzionalità disponibili e i limiti

Nonostante l’entusiasmo per questa novità, va sottolineato che la versione di ChatGPT su WhatsApp presenta alcune limitazioni. Ad esempio:

  • Le informazioni disponibili sono aggiornate solo fino a gennaio 2022, poiché non è possibile effettuare ricerche in tempo reale su Internet.
  • Non supporta l’invio di immagini, note vocali o chiamate, limitandosi all’interazione testuale.

Sarò però possibile sfruttare funzionalità pratiche e utili, come l’assistenza nella scrittura di email, la creazione di piani di studio, o anche semplici risposte a domande quotidiane.

Attualmente, il servizio è gratuito e disponibile globalmente, con l’obiettivo di rendere la tecnologia avanzata accessibile al maggior numero possibile di persone.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Dal simulatore della pensione agli aggiornamenti sull’assegno unico: ecco la nuova app dell’Inps

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smartphone 1Simulazione della pensione futura, consultazione dei cedolini e dei pagamenti, aggiornamenti sull’assegno unico, sono alcuni dei servizi che saranno più accessibili grazie alla nuova versione della app INPS Mobile che si rinnova, puntando sull’Intelligenza artificiale per offrire servizi sempre più personalizzati. Ieri la presentazione del servizio con il presidente Gabriele Fava che spiega: “L’avevo promesso, mantengo la promessa, parte la nuova versione dell’app: propositiva, fresca, semplice e fruibile. È diretta a tutti, invito tutti i cittadini a scaricarla. Vogliamo raggiungerli prima e velocemente attraverso servizi essenziali. Oggi è fondamentale poter accedere subito ai servizi attraverso questa applicazione, come quella di una banca”, conclude. INPS Mobile è scaricabile da oggi ed è rivolta a tutti gli utenti, dai pensionati ai lavoratori autonomi.

COME ACCEDERE ALLA NUOVA APP

Disponibile su dispositivi iOS e Android, l’app offre oltre 40 servizi, consentendo un facile accesso a informazioni e documenti da smartphone e tablet. Nel 2024, INPS Mobile ha registrato 3,66 milioni di download, con una media giornaliera di oltre 500.000 accessi, segnando un traguardo significativo per l’Istituto. Lanciata il 5 maggio 2011 con il primo servizio “Estratto conto contributivo”, l’app ha subito numerosi aggiornamenti. La versione 3.0, rilasciata nel 2018, ha introdotto l’autenticazione SPID/CIE. Nel 2021, sono state aggiunte notifiche push e modalità di accesso rapido con PIN o biometria. Tra il 2022 e il 2023, INPS ha implementato un nuovo Design System, rilasciando una libreria su Github per migliorare l’esperienza utente.

I SERVIZI DELLA NUOVA APP INPS

La nuova versione, 4.0, spiega l’Istituto, sarà ancor più orientata all’utente, ispirandosi alle migliori pratiche delle app di mobile banking. Con questo aggiornamento gli utenti potranno personalizzare la schermata iniziale con i tre servizi più rilevanti per le loro esigenze, rendendo l’accesso alle informazioni ancora più semplice, intuitivo e immediato. Le card mostreranno in primo piano già alcune informazioni che saranno complete ed esaustive una volta cliccato sul tasto “Apri”. Anche senza autenticazione, gli utenti potranno accedere a due servizi: il simulatore di pensione “Pensami” e il simulatore per l’”Assegno unico e universale”. Al primo accesso, verranno visualizzate le tre card relative ai servizi più utilizzati: Estratto conto contributivo, Stato pagamenti e cedolini, e Stato Domanda. La nuova interfaccia grafica e l’UX migliorata consentiranno agli utenti di controllare facilmente lo stato delle domande, i pagamenti, scaricare cedolini e certificazioni, e consultare informazioni previdenziali, compreso l’estratto conto contributivo. I servizi disponibili sono quelli realativi a pensione e Previdenza, lavoro, sostegni, sussidi e indennità, imprese e liberi professionisti. Con INPS Mobile è possibile accedere, ovunque ci si trovi, a 40 servizi di consultazione e di invio della documentazione (ad esempio: Bonus nido, Cedolino della pensione, Certificazione Unica), o la dichiarazione ISEE, consultare le proprie informazioni previdenziali, verificare lo stato di una domanda Naspi e controllare i suoi pagamenti.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Washington: il ruolo del digitale nelle campagne elettorali

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12washingtonI social media e il mondo digitale rappresentano sempre di più un terreno decisivo per orientare l’opinione pubblica, specialmente nei momenti cruciali delle elezioni. Questo è stato il tema centrale dell’ultimo incontro della Digital Diplomacy Series, organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Washington, un ciclo di eventi che da 12 anni esplora l’intersezione tra tecnologia e diplomazia.
L’Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, ha dato il via ai lavori con un discorso che ha posto l’accento sul peso crescente dei social media nella formazione delle opinioni. “Il dibattito sul ruolo dei social media è fondamentale per comprendere come queste piattaforme influenzino il modo in cui ci informiamo,” ha dichiarato. “È una riflessione sul funzionamento e sulla salute delle nostre democrazie, in particolare durante le elezioni.”
“Non è solo una questione di strumenti tecnologici, ma di responsabilità collettiva,” ha sottolineato Gianni Riotta, Professore alla Princeton University e Direttore del Data Lab Research Centre della LUIS, “perché le piattaforme, gli utenti e le istituzioni devono collaborare per mitigare i rischi legati alla disinformazione”.
L’evento ha visto la partecipazione di esperti di alto profilo come, appunto, Gianni Riotta, e poi Steve Clemons, giornalista politico e opinionista di spicco negli Stati Uniti, che ha aperto la discussione con un intervento sull’evoluzione della comunicazione politica nell’era digitale. Successivamente, un vivace dibattito ha coinvolto Adrienne LaFrance, direttrice editoriale di The Atlantic, Lia Haberman, Professoressa alla UCLA ed esperta di marketing digitale, Elise Labott, giornalista e fellow al Council on Foreign Relations, e Aaron Parnas, influencer e content creator seguito da oltre un milione di persone su TikTok.
La discussione ha evidenziato come i social media possano sia amplificare messaggi utili e informativi, sia diffondere contenuti fuorvianti, ponendo sfide significative per l’integrità dei processi elettorali. La capacità di distinguere tra fonti affidabili e fake news, insieme alla necessità di un uso responsabile degli algoritmi, sono sfide che riguardano tutti i Paesi democratici.
L’Ambasciatrice Zappia ha poi voluto sottolineare l’impegno dell’Italia nel promuovere un dialogo internazionale su questi temi, evidenziando come iniziative come la Digital Diplomacy Series siano fondamentali per costruire una consapevolezza condivisa sull’uso etico e responsabile del digitale. (gabriella ferrero\aise) 




Email a valanga? Sul lavoro anche la posta elettronica è fonte di stress

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email mail posta pc messaggi 123rfAnche le email sono fonte di stress sul lavoro. Attraverso una ricerca, Babbel fa luce sull‘email anxiety, l’impatto della posta elettronica sul benessere mentale e sul comportamento delle persone. Il 18% dei lavoratori statunitensi ha attualmente più di 1.000 e-mail di lavoro non lette nella propria casella di posta in arrivo (e 1 su 100 ne ha più di 50.000); 6 intervistati su 10 hanno ammesso che il volume di e-mail ricevute è un fattore che contribuisce ad incrementare i propri livelli di stress. Il 28% ritiene, inoltre, che almeno un’e-mail che hanno inviato sul posto di lavoro abbia avuto un impatto negativo sulla propria carriera. Le e-mail rappresentano una componente ormai fondamentale della vita lavorativa: permettono di raggiungere i destinatari in modo rapido e formale e, proprio per questo, costituiscono uno dei principali mezzi di comunicazione professionale.

Email anxiety, la ricerca in Usa e i risultati

Alla luce di questa centralità nel mondo del lavoro, Babbel, ecosistema leader nell’apprendimento delle lingue, presenta i risultati di una ricerca commissionata all’istituto OnePoll e condotta negli Stati Uniti sull’impatto della posta elettronica e del suo linguaggio sulla vita lavorativa, sul benessere mentale e sul comportamento delle persone.

Uno dei primi dati che emerge dalla ricerca è che per 6 statunitensi su 10 l’elevato volume di e-mail lavorative ricevute aumenta il proprio livello di stress. Forse proprio per questo il 39% dei rispondenti spera, tra 5 anni, di ricevere meno e-mail; al contrario, il 25% si auspica di riceverne di più, il che potrebbe riflettere una maggiore predilezione verso le e-mail rispetto ad altri mezzi di comunicazione, come ad esempio le telefonate.

A contribuire all’e-mail ‘anxiety’, nota anche come ‘apnea da e-mail’, è poi la tendenza a procrastinare l’apertura delle mail: 1 statunitense su 100 ha attualmente più di 50.000 e-mail non lette nella casella di posta elettronica di lavoro, il 18% dei rispondenti ne ha più di 1.000 ed il 6% oltre 5.000. La Gen Z registra la maggior difficoltà a tenere sotto controllo le e-mail, con oltre un terzo (36%) degli impiegati appartenenti a questa generazione che ha circa 1.000 e-mail non lette.

La natura formale e ‘irrecuperabile’ delle e-mail, se paragonata ad altri strumenti di messaggistica (che beneficiano di una funzione ‘cancella per tutti’ in caso di ripensamenti), spiega poi perché il 28% degli intervistati afferma che le email abbiano avuto un impatto negativo sulla propria carriera, con quasi 9 persone su 10 (88%) che sostengono di essersi pentiti del contenuto di un’e-mail di lavoro subito dopo aver premuto il tasto di invio. Questo sentimento di rimpianto è un’esperienza comune anche presso la Gen Z, vissuta dal 21% degli impiegati tra i 18 e i 24 anni.

Le e-mail vengono considerate ancora una forma di comunicazione formale, in particolare rispetto al linguaggio quotidiano. Il fenomeno del cosiddetto ‘tono da telefono’ (tendenzialmente molto gentile e quasi ossequioso) si è infatti trasferito alle comunicazioni digitali: ne è la prova che l’85% degli intervistati ha ammesso che lo stile e il linguaggio usato per scrivere le e-mail differiscono da quello quotidiano (il 17% lo considera persino ‘molto diverso’ dalla sua normale fraseologia).

Inoltre, quasi la metà (48%) dei rispondenti giudica gli errori di battitura nelle e-mail lavorative più severamente rispetto ad altre piattaforme professionali. Se si considerano poi i messaggi automatici come ‘out of office’ e le firme, un terzo (33%) dei rispondenti ha provato irritazione almeno una volta nella propria vita lavorativa a leggere un messaggio automatico di ferie ‘out of office’ (perché eccessivamente divertente o perché suscitava invidia), percentuale che sale al 48% per la Gen Z e scende al 19% per i Baby Boomer. Infine, quasi 1 persona su 8 (79%) ammette di aver giudicato una persona dalla sua firma via e-mail.

Il galateo delle email

Con l’entrata delle nuove generazioni nel mondo del lavoro, il ‘galateo’ delle e-mail sta tuttavia subendo un significativo cambiamento. A riprova di ciò, più di 1 rispondente su 2 ritiene appropriato l’uso di emoji nelle e-mail aziendali, contro un 29% che lo ritiene invece inopportuno.

Esteban Touma, esperto culturale e linguistico di Babbel, commenta: “Si parla spesso del ruolo dei social media e di altri strumenti digitali nel plasmare il nostro comportamento e nell’ influire sul nostro benessere mentale, ma si trascura l’impatto delle e-mail, un mezzo di comunicazione più consolidato. La nostra ricerca ha evidenziato che le e-mail sono una delle principali fonti di stress sul posto di lavoro e che la loro natura formale e permanente è in contrasto con quasi tutti gli altri mezzi di comunicazione professionale attualmente in uso, con conseguenze potenzialmente determinanti per la carriera. Nel corso degli ultimi 20 anni, gli atteggiamenti nei confronti delle e-mail sul posto di lavoro – e le regole per la loro composizione ed interpretazione – si sono progressivamente radicati. Tuttavia, man mano che le nuove generazioni, cresciute con i social media, diventano professionisti, i confini tra la comunicazione online più informale, come l’invio di messaggi scherzosi e pieni di emoji tra amici, e le e-mail sul posto di lavoro si fanno sempre più labili. Questo è naturale, perché il linguaggio e la comunicazione sono in continua evoluzione, plasmati dai progressi tecnologici e sociali”.

adnkronos.com




Whatsapp, in arrivo username e pin: più privacy senza scambiare il numero di telefono

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foto singola sito 58 1024x576Un username e un pin anche per Whatsapp. Ecco la novità dell’app di messaggistica istantanea di Meta più utilizzata al mondo. Ma a cosa serviranno? Aiuteranno gli utenti nella salvaguardia della privacy: come su Telegram, gli username consentiranno agli utenti di registrarsi con un nome da associare al proprio account senza condividere il proprio numero di telefono. Funzione utilissima a chi usa il telefono per lavoro, per chi vende e scambia oggetti online, o a chi si contatta solo per una volta, magari per organizzare un viaggio o un appuntamento. O semplicemente perchè non vogliamo scambiare il nostro numero di telefono.

Anche il codice Pin si associa a questa nuova funzionalità. Consentirà di entrare in contatto solo con chi si desidera, riducendo quindi spam e le conversazioni poco gradevoli e potenzialmente pericolose: un codice di quattro o sei cifre dovrà essere inserito da tutti coloro che vogliono avviare una conversazione con l’utente. E sarà necessario per chi vuole interagire con il nostro username.

Quando saranno disponibili queste nuove funzioni? Gli sviluppatori di Whatsapp le stanno testano e forse saranno già visibili nei prossimi aggiornamenti dell’app.

ag. Dire – www.dire.it




Whatsapp, in arrivo username e pin: più privacy senza scambiare il numero di telefono

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foto singola sito 58 1024x576Un username e un pin anche per Whatsapp. Ecco la novità dell’app di messaggistica istantanea di Meta più utilizzata al mondo. Ma a cosa serviranno? Aiuteranno gli utenti nella salvaguardia della privacy: come su Telegram, gli username consentiranno agli utenti di registrarsi con un nome da associare al proprio account senza condividere il proprio numero di telefono. Funzione utilissima a chi usa il telefono per lavoro, per chi vende e scambia oggetti online, o a chi si contatta solo per una volta, magari per organizzare un viaggio o un appuntamento. O semplicemente perchè non vogliamo scambiare il nostro numero di telefono.

Anche il codice Pin si associa a questa nuova funzionalità. Consentirà di entrare in contatto solo con chi si desidera, riducendo quindi spam e le conversazioni poco gradevoli e potenzialmente pericolose: un codice di quattro o sei cifre dovrà essere inserito da tutti coloro che vogliono avviare una conversazione con l’utente. E sarà necessario per chi vuole interagire con il nostro username.

Quando saranno disponibili queste nuove funzioni? Gli sviluppatori di Whatsapp le stanno testano e forse saranno già visibili nei prossimi aggiornamenti dell’app.




Whatsapp, in arrivo username e pin: più privacy senza scambiare il numero di telefono

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foto singola sito 58 1024x576Un username e un pin anche per Whatsapp. Ecco la novità dell’app di messaggistica istantanea di Meta più utilizzata al mondo. Ma a cosa serviranno? Aiuteranno gli utenti nella salvaguardia della privacy: come su Telegram, gli username consentiranno agli utenti di registrarsi con un nome da associare al proprio account senza condividere il proprio numero di telefono. Funzione utilissima a chi usa il telefono per lavoro, per chi vende e scambia oggetti online, o a chi si contatta solo per una volta, magari per organizzare un viaggio o un appuntamento. O semplicemente perchè non vogliamo scambiare il nostro numero di telefono.

Anche il codice Pin si associa a questa nuova funzionalità. Consentirà di entrare in contatto solo con chi si desidera, riducendo quindi spam e le conversazioni poco gradevoli e potenzialmente pericolose: un codice di quattro o sei cifre dovrà essere inserito da tutti coloro che vogliono avviare una conversazione con l’utente. E sarà necessario per chi vuole interagire con il nostro username.

Quando saranno disponibili queste nuove funzioni? Gli sviluppatori di Whatsapp le stanno testano e forse saranno già visibili nei prossimi aggiornamenti dell’app.

agenziaDire – www.dire.it




Venezuela senza X (ex Twitter) per 10 giorni

captura

capturaNicolás Maduro ha dichiarato ieri di aver firmato una proposta dell’organismo che regola le telecomunicazioni nel paese, per “rimuovere la rete sociale al riguardo.

“X ha lasciato il Venezuela per 10 giorni. Fuori X, fuori Elon Musk, stai zitto, Elon Musk. In Venezuela c’è una legge, c’è una Costituzione, ci sono istituzioni, c’è uno Stato e gli altri dovrebbero bagnarsi la barba (…) per 10 giorni per presentare richieste e stabilire la misura amministrativa definitiva”, ha gridato Maduro durante un comizio questo giovedì.

“Elon Musk è il proprietario di X e ha violato tutte le regole dello stesso social network Twitter, oggi conosciuto come X , ha violato tutte le leggi del Venezuela, in Venezuela esiste una legge e noi la applicheremo”, ha affermato.

L’organizzazione Ve Sin Filtro ha avvertito che dopo l’annuncio di Maduro è iniziato il blocco del social network nei principali provider internet. “Abbiamo potuto misurare il blocco DNS in CANTV, Digitel, Inter e NetUno”, ha scritto su X.

Questa settimana Maduro ha invitato i suoi sostenitori a eliminare l’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp, sostenendo che viene utilizzata per “minacciare” il Paese e le sue istituzioni, dopo le elezioni presidenziali nelle quali, senza mostrare i verbali, il corpo elettorale l’ha dato come vincitore. ma l’opposizione sostiene che la vittoria è del candidato Edmundo González Urrutia.

Prima di rimuovere l’applicazione dal suo telefono, in diretta durante il programma televisivo di lunedì, il presidente ha detto che migrerà su Telegram e WeChat, quest’ultimo ampiamente utilizzato in Cina e considerato “non sicuro” dagli esperti.




L’Ia ci toglierà il lavoro? Ecco 20 professioni del futuro

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Ciò che stiamo vivendo con l’intelligenza artificiale in questo ultimo periodo di tempo, è, a nostro avviso, un’altra tappa del progresso tecnologico che l’umanità stessa ha già vissuto in passato. Solo che sta avvenendo del settore cosiddetto “terziario”, quello dei servizi. Si presenta come una rivoluzione dirompente, ma è semplicemente il progresso tecnologico del lavoro impiegatizio, che avviene in maniera meno visibile, meno fisica, proprio perché legata a beni “immateriali”, come sono appunto i servizi.

Alle ansie diffuse sulla perdita di posti di lavoro “white collar” a causa dell’IA e dell’automazione, noi vogliamo rispondere con questa analisi, che ci fa dire che, come è avvenuto per gli altri settori, saranno i lavori ripetitivi ad essere progressivamente automatizzati dall’IA, per far posto a professioni e ruoli maggiormente creativi che che emergeranno. Si ma quali?

Abbiamo fatto un esperimento: abbiamo ragionato assieme ad una AI, forse meno famosa di ChatGPT, che si chiama Claude. Per chi non lo conoscesse ancora, Claude è una specie di fratello “raffinato” di ChatGPT, un chatbot sviluppato da Anthropic, una società italo-americana fondata dai fratelli Dario e Daniela Amodei (https://www.anthropic.com/).

Abbiamo chiesto a Claude di indicarci quali potessero essere queste professioni del futuro, attività in cui possa essere veramente essere messa a frutto la qualità “umana”, rispetto ai lavori “da lasciare” all’AI. Vi riportiamo l’elenco completo, che siamo sicuri vi farà forse sorridere ma anche riflettere:

1. Architetto di Sistemi IA:

– Progetta e implementa sistemi di IA complessi per vari settori.

– Ottimizza l’integrazione tra sistemi IA e processi aziendali.

2. Eticista dell’IA:

– Valuta le implicazioni etiche dei sistemi IA.

– Sviluppa linee guida per l’uso responsabile dell’IA.

3. Trainer di IA:

– Addestra e perfeziona i modelli di IA per compiti specifici.

– Lavora sull’ottimizzazione delle performance dei sistemi IA.

4. Data Detective:

– Investiga anomalie nei dati e nei risultati dell’IA.

– Risolve problemi complessi legati all’interpretazione dei dati.

5. Specialista in Human-AI Collaboration:

– Progetta sistemi e processi per ottimizzare la collaborazione tra umani e IA.

– Sviluppa interfacce intuitive per l’interazione uomo-macchina.

6. Consulente per la Transizione Digitale:

– Aiuta le aziende a navigare la transizione verso processi basati sull’IA.

– Sviluppa strategie per la riqualificazione del personale.

7. Designer di Esperienze in Realtà Aumentata/Virtuale:

– Crea ambienti immersivi per formazione, intrattenimento e servizi.

– Integra l’IA per personalizzare le esperienze in AR/VR.

8. Analista di Cybersecurity IA:

– Utilizza l’IA per prevenire e contrastare minacce informatiche.

– Sviluppa sistemi di sicurezza adattivi basati sull’IA.

9. Specialista in Creatività Assistita dall’IA:

– Utilizza strumenti IA per potenziare la creatività in campi come design, musica e scrittura.

– Sviluppa nuovi metodi di co-creazione uomo-IA.

10. Ingegnere di Quantum Machine Learning:

– Applica principi di computazione quantistica all’IA.

– Sviluppa algoritmi di apprendimento quantistico.

11. Terapista di Benessere Digitale:

– Aiuta le persone a mantenere un equilibrio sano nell’era digitale.

– Sviluppa strategie per combattere la dipendenza tecnologica.

12. Curatore di Contenuti Personalizzati:

– Utilizza l’IA per creare esperienze di contenuto altamente personalizzate.

– Combina analisi dei dati e comprensione culturale per la curation.

13. Gestione della Sostenibilità Assistita dall’IA:

– Utilizza l’IA per ottimizzare l’efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale.

– Sviluppa strategie di sostenibilità basate su analisi predittive.

14. Specialista in Interpretazione dei Sogni IA:

– Utilizza l’IA per analizzare e interpretare i sogni a scopo terapeutico o di ricerca.

– Combina psicologia e tecnologia per nuove forme di terapia.

15. Progettista di Città Intelligenti:

– Utilizza l’IA per progettare e gestire infrastrutture urbane efficienti.

– Integra sistemi IA per migliorare la qualità della vita nelle città.

16. Facilitatore di Innovazione Aperta:

– Utilizza piattaforme basate sull’IA per connettere idee e risorse globalmente.

– Gestisce ecosistemi di innovazione collaborativa.

17. Designer di Personalità IA:

– Crea personalità uniche per assistenti virtuali e chatbot.

– Sviluppa interazioni IA più naturali e coinvolgenti.

18. Auditor Algoritmico:

– Verifica l’equità, la trasparenza e l’affidabilità degli algoritmi IA.

– Assicura la conformità degli sistemi IA alle normative.

19. Consulente per l’Invecchiamento Assistito dall’IA:

– Sviluppa soluzioni IA per migliorare la qualità della vita degli anziani.

– Integra tecnologie IA nelle cure geriatriche e nell’assistenza domiciliare.

20. Specialista in Narrativa Interattiva IA:

– Crea storie interattive e giochi che si adattano in tempo reale alle scelte dell’utente.

– Sviluppa nuove forme di intrattenimento personalizzato.

Perchè Claude ci ha proposto questo elenco? Scendiamo più nel dettaglio del ragionamento, Proviamo a fare un veloce excursus su come la tecnologia ha modificato il lavoro nei primi due settori “produttivi”, e come si appresta a modificare il terziario.

SETTORE PRIMARIO: AGRICOLTURA

Partiamo dal settore primario, l’introduzione della tecnologia in agricoltura ha portato a una significativa riduzione del lavoro manuale richiesto. Dall’inzio del 900, secondo alcune stime, la meccanizzazione ha ridotto il lavoro manuale fino all’80-90% in molte operazioni agricole. Però occorre osservare che mentre il numero totale di lavoratori è diminuito, la natura del lavoro agricolo è cambiata significativamente. Sono emersi nuovi ruoli come tecnici agricoli, esperti di dati e specialisti in tecnologie agricole avanzate. Il lavoro si è spostato in parte verso settori correlati come la produzione di macchinari agricoli, lo sviluppo di software per l’agricoltura e la consulenza agronomica.

Nonostante la riduzione della forza lavoro, la produttività agricola è aumentata notevolmente. Un singolo agricoltore oggi può gestire aree molto più vaste e produrre molto più cibo rispetto al passato. La riduzione della forza lavoro agricola ha contribuito alla trasformazione delle economie rurali, non necessariamente in senso negativo. Certo, in molti paesi in via di sviluppo, questo processo è ancora in corso. Ma indubbiamente nessuno crediamo che ormai possa mettere in discussione l’utilità e la necessità dell’utilizzo delle macchine nell’argicoltura.

SETTORE SECONDARIO: INDUSTRIA

Anche nel settore “secondario”, quelllo industriale, l’impatto dell’automazione e della robotica nelle fabbriche ha drasticamente ridotto la necessità di lavoro manuale ripetitivo in molti settori industriali. Si stima che i robot industriali possono sostituire da 3 a 6 lavoratori ciascuno, a seconda del settore e delle applicazioni. Processi chiave, potenzialmente dannosi per la salute, come l’assemblaggio, la saldatura, la verniciatura e l’imballaggio sono ora ampiamente automatizzati in molte fabbriche. Anche in questo caso, l’automazione ha portato all’aumento della produttività e ad un’espansione delle aziende. C’è stata una significativa richiesta di riqualificazione dei lavoratori per adattarsi ai nuovi ruoli creati dall’automazione. Sono emersi nuovi ruoli come tecnici di manutenzione robotica, programmatori di sistemi automatizzati, e specialisti in integrazione di sistemi. La domanda di competenze in campi come l’analisi dei dati, l’Internet delle cose (IoT) è aumentata nel settore manifatturiero.

E’ sicuramente positivo che il lavoro si sia spostato da compiti manuali ripetitivi a ruoli che richiedono competenze cognitive più elevate. Mentre alcuni posti di lavoro sono stati eliminati, altri sono stati creati o trasformati, richiedendo una continua riqualificazione della forza lavoro. Comunque la pensiamo è indubbio che sarebbe assurdo ritornare ad uno scenario in cui uomini o donne vengano impiegati di fatto come “automi” di una catena di montaggio, sarebbe disumano!

SETTORE TERZIARIO: SERVIZI

Un fenomeno simile sta avvendo ora nel terziario, il mondo dei servizi. Quindi ha perfettamente senso che venga ridotto il lavoro manuale e cognitivo di routine a scarso valore aggiunto. L’IA sta automatizzando molte attività ripetitive e prevedibili negli uffici. Compiti come l’inserimento dati, la gestione di documenti, la pianificazione di appuntamenti e la risposta a domande frequenti sono sempre più gestiti da sistemi IA. Secondo alcune stime, fino al 30-40% delle attività di ufficio potrebbero essere automatizzate con le tecnologie attuali.

A differenza dei settori primario e secondario, l’impatto sulla riduzione del numero totale di addetti nel terziario sarà meno netto e più graduale. Sicuramente anche in questo settore alcuni ruoli scompariranno o si ridurranno ridurranno significativamente (es. operatori di data entry, impiegati di basso livello), ma allo stesso tempo, stanno emergendo nuovi ruoli legati all’IA e all’analisi dei dati.

Il trend che già da tempo si sta affermando è infatti la richiesta di competenze come l’interpretazione dei dati, il pensiero critico e la creatività. E questo è positivo. Il focus si sta spostando da attività di routine a compiti che richiedono intelligenza emotiva, creatività e capacità decisionali complesse. L’IA sta assumendo un ruolo di supporto, permettendo ai lavoratori di concentrarsi su attività a più alto valore aggiunto.

Come negli altri settori, l’IA porterà a significativi aumenti di produttività in molti settori dei servizi, banalmente perché proprio nelle procedure più compilative i tempi di risposta per molte attività si ridurranno drasticamente, e aumenteranno la qualità e la coerenza dei dati in molti servizi.

E’ vero che molte aziende intraprendono l’uso dell’AI solo per ridurre i costi del personale, però si deve anche qui guardare al tipo di lavoro che viene risparmiato agli umani. Certo non dobbiamo sottovalutare che il confine tra automazione di compiti e “estensione” delle capacità umane diventerà sempre più sfumato, l’IA generativa potrebbe avere un impatto anche su molti lavori creativi e analitici. Tuttavia siamo convinti che mentre alcune mansioni verranno automatizzate, emergeranno nuove opportunità che richiederanno sempre una combinazione di competenze tecniche e umane. La sfida chiave per il futuro sarà gestire questa transizione in modo da massimizzare i benefici dell’IA e al contempo inventare le nuove occupazioni più “umane” del domani.

LE PROFEZIE DI CLAUDE

Nuovamente, prima di “fasciarci la testa”, focalizziamoci prima a considerare i lavori ripetitivi che saranno automatizzati dall’IA, ed apriamoci a esplorare nuove professioni emergenti. Prepariamoci a demandare alle macchine lavori ripetitivi che possono essere automatizzati: data entry e gestione documentale, call center per richieste di base, la contabilità di routine e fatturazione, il supporto alla scrittura di documentazione medica e legale, ecc. Diamo invece il benvenuto a professioni e ruoli maggiormente creativi che potrebbero emergere, tipo quelli elencati sopra da Claude.

Tutte queste nuove professioni suggerite (che abbiamo volutamente lasciare per esteso) evidenziano come l’IA non solo automatizzerà compiti ripetitivi, ma creerà anche opportunità per lavori che richiedono creatività, empatia, pensiero critico e capacità di problem-solving avanzate. Il lavoratori del domani quindi potranno mettere a frutto le loro qualità umane, se sapranno sviluppare capacità di adattamento e apprendimento continuo in un mondo in rapida evoluzione tecnologica.

Credit foto: Le immagini del testo sono realizzate tramite la piattaforma Leonardo.AI

 Agenzia DIRE – www.dire.it




Microsoft down in tutto il mondo, la colpa è dell’antivirus Crowdstrike: voli cancellati e aeroporti bloccati

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aeroporto viaggiare mascherine 1024x683“Portare avanti il telegiornale non è semplice”. Il grande down dei sistemi Microsoft sta mandando in tilt il mondo intero. La fotografia è data dalla diretta di Sky Tg 24, in Italia, dove la conduttrice per avere aggiornamenti deve ricorrere allo smartphone. Secondo una prima ricostruzione, si tratterebbe di un guasto tecnico a livello globale, in particolare al sistema cloud. Disservizi a banche, compagnie aeree e colossi dei media. Il problema potrebbe essere derivato da un aggiornamento del software antivirus Crowdstrike.

Secondo la Federal Aviation Administration, tutti i voli di diverse importanti compagnie aeree statunitensi, tra cui Delta, United e American Airlines, sono stati bloccati a causa di problemi di comunicazione. Lo riporta la Cnn. Problemi anche per i voli in Spagna, Germania e Australia. L’aeroporto di Berlino è bloccato. Sono oltre 1000 i voli cancellati nel mondo.

“Lo stop a terra avrà ripercussioni su tutti i voli delle compagnie aeree, indipendentemente dalla loro destinazione”, ha spiegato la Federal Aviation Administration.

Microsoft ha affermato che il servizio è stato interrotto per alcuni clienti negli Stati Uniti centrali, “compresi i guasti nelle operazioni di gestione dei servizi e nella connettività o disponibilità dei servizi”.

La società fondata da Bill Gates ha affermato di aver determinato la causa e sta lavorando per risolverla. “Stiamo effettuando un’indagine sui clienti che utilizzano Microsoft 365”, riferisce su X un dipendente dell’azienda.

Microsoft Azure, la piattaforma di cloud computing per la gestione di applicazioni e servizi, ha confermato sui social di essere impegnati nella risoluzione del problema.

agenzia Dire – www.dire.it