Wimbledon: Alcaraz con il Re. Sinner con la racchetta (e basta)

A Londra, nella finale di Wimbledon, sugli spalti del mitico Centre Court c’era anche lui: Sua Maestà il Re di Spagna Felipe VI, elegante, sorridente, patriottico. Non era lì per una visita diplomatica, ma per tifare Carlos Alcaraz, il giovane talento iberico pronto a difendere il titolo. Applausi, entusiasmo, bandiere. La Spagna c’era, col cuore e col protocollo.
E l’Italia?
Beh… Jannik Sinner in campo, da solo. Nessun ministro, nessun sottosegretario, neppure un ambasciatore a stringergli la mano o a farsi immortalare in tribuna. Mancava solo il cartello “autogestione”.
Non fraintendeteci: Sinner non ha bisogno di sostegni istituzionali per servire a 200 all’ora o mettere a segno rovesci millimetrici. Ma un po’ di presenza simbolica non guasterebbe. Non ogni giorno un italiano arriva in fondo a Wimbledon. Anzi, mai, nella storia. Perché Sinner è il primo italiano a raggiungere il numero uno del ranking ATP.
Ma a quanto pare, per il governo italiano è più importante una finale di Coppa Italia o una partita benefica allo stadio Olimpico.
E mentre Felipe applaudiva il suo campione, noi ci chiedevamo:
– Nessuno disponibile? Nemmeno un onorevole in vacanza a Londra?
– Nemmeno una comparsata in stile “non ci capisco nulla ma sono italiano anche io”?
– Troppo lontano Wimbledon da Roma, forse?
In attesa di una futura stretta di mano al Quirinale (quando tutto sarà finito e rigorosamente postumo), Sinner si consola col suo talento. E con il sostegno del pubblico. Quello vero.