Cittadinanza italiana iure sanguinis: la Consulta rinvia la riforma alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea
Nuovo capitolo nella complessa vicenda della cittadinanza italiana per discendenza. La Corte Costituzionale ha deciso di sospendere il giudizio sulla riforma introdotta nel 2025 e di chiedere l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata a chiarire se alcuni aspetti della nuova normativa siano compatibili con il diritto comunitario.

La decisione riguarda il cosiddetto decreto sulla cittadinanza iure sanguinis, che ha profondamente modificato le regole per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti degli emigrati italiani nati all’estero. In particolare, i giudici costituzionali ritengono necessario un chiarimento da parte della Corte di Lussemburgo sugli effetti della disciplina nei confronti di cittadini che, oltre alla cittadinanza italiana, potrebbero acquisire o perdere anche lo status di cittadini dell’Unione Europea.
La Consulta non ha quindi bocciato la riforma né l’ha confermata. Ha invece scelto di rinviare la questione ai giudici europei, ritenendo che la risposta possa essere determinante per la decisione finale. Al centro dell’esame vi sono soprattutto gli effetti retroattivi della legge e la loro compatibilità con i principi del diritto dell’Unione Europea, in particolare con la tutela dei diritti già maturati e con il principio di proporzionalità.
Per il momento, la normativa resta in vigore. Tuttavia, la pronuncia della Corte di Giustizia UE potrebbe incidere in modo significativo sul futuro della riforma e sulle migliaia di pratiche presentate da cittadini residenti soprattutto in America Latina, Nord America e altri Paesi con una forte presenza di discendenti di emigrati italiani.
La vicenda è seguita con particolare attenzione dalle comunità italiane all’estero, dove il riconoscimento della cittadinanza per discendenza rappresenta non solo un legame con le proprie origini familiari, ma anche l’accesso ai diritti connessi alla cittadinanza dell’Unione Europea.
Per i richiedenti non cambia nulla nell’immediato: sarà ora la Corte di Giustizia dell’Unione Europea a esaminare i quesiti posti dalla Consulta. Solo dopo la pronuncia di Lussemburgo la Corte Costituzionale italiana potrà riprendere il procedimento e pronunciarsi definitivamente sulla legittimità della riforma.
