Il primo europeo nella città di Ur
440 anni fa nasceva il viaggiatore Pietro Della Valle

C’è chi fu mosso da una grande sete di avventura, chi dal miraggio di guadagni importanti, chi mosso da grande fede. Per Pietro Della Valle fu invece una delusione d’amore a spronarlo a intraprendere un lungo viaggio. Partì da Venezia l’8 giugno 1614, imbarcato sul vascello di guerra Gran Delfino, per visitare i luoghi Santi. Si ritrovò ad essere il primo il primo europeo che abbia visitato le rovine delle tombe reali di Ur, la cui scoperta fu una delle più straordinarie ed emozionanti che si siano mai registrate negli annali dell’archeologia.
Nato a Roma il 2 aprile 1586, Pietro Della Valle appartenente a un’importante famiglia della nobiltà romana, e fu avviato agli studi letterari, giuridici e musicali. Il suo carattere irrequieto lo portò a interessarsi di varie discipline e dopo essere entrato in una delle più importanti accademie, quella degli Umoristi, iniziò ad appassionarsi alla musica sotto la guida di Paolo Quagliati, per il quale compose il libretto di un dramma in musica, Il carro di fedeltà d’amore, rappresentato durante il carnevale del 1606.

L’irrequietezza si manifestò anche nei rapporti sentimentali e lo trasformò in un viaggiatore. Della Valle viaggiò dapprima in Italia, e poi decise di spostare la propria residenza a Napoli (1609-1614). Qui strinse amicizia con il medico, arabista e naturalista Mario Schipano, al quale confidò il proprio progetto di viaggio in Terrasanta. Schipano gli propose di raccogliere durante il viaggio manoscritti e campioni di piante e minerali e di inviargli regolarmente delle lettere che lui avrebbe rielaborato e pubblicato. I propositi però furono rimandati per vari anni perché il romano fu impegnato in imprese belliche. Imbarcato su galere maltesi per combattere contro i barbareschi, Pietro Della Valle visse intensamente anche una relazione amorosa, da cui ebbe due figli illegittimi.

Lasciata infine Napoli e trasferitosi a Venezia, nel 1614 il nobile romano diede finalmente inizio a un viaggio che sarebbe durato dodici anni. Raggiunse Costantinopoli con un seguito di una decina di persone, fra cui due servitori e un pittore e nell’ex capitale dell’Impero Romano d’Oriente si fermò un anno venendo ospitato dall’ambasciatore francese Philippe de Harlay de Cézy. Nell’attuale Istanbul Della Valle scoprì anche una bevanda fino ad allora ignota in Italia: il caffè. Il viaggiatore ripartì alla volta di Alessandria, visitò il Cairo e Giza, e a Saqqara scoprì le mummie con i tipici ritratti dei defunti. Dopo averne acquistato tre, le spedì subito in Italia ed oggi due di esse si trovano a Dresda, nell’Albertinum.

Dopo aver fatto tappa a Gerusalemme, il viaggiatore decise di proseguire alla volta di Damasco e Aleppo, tappe di avvicinamento alla Persia. Della Valle era mosso sia dalla curiosità di arrivare a Baghdad sia dal desiderio di conoscere un paese nemico dell’impero ottomano. Entrato in amicizia con lo shah ‘Abbās I il Grande, il nobiluomo nato a Roma discusse con lui della possibilità di un’alleanza con le potenze cristiane, in cui coinvolgere anche i cosacchi, e della fondazione di una città, vicino ad Ispahān, che servisse come colonia cattolica dove far rifugiare i cristiani che soffrivano sotto il dominio ottomano. Tutti i progetti rimasero soltanto dei buoni propositi. Della Valle riferì nelle sue missive dettagliate le udienze e le manovre di ambasciatori indiani, ottomani, spagnoli, inglesi e moscoviti. Al suo ritorno egli tratteggiò un profilo ammirato dello shah nel libro Delle conditioni di Abbàs rè di Persia, pubblicato a Venezia nel 1628 e a Parigi nel 1631.
Per sei anni visse in Persia visitando molti luoghi del paese e descrivendo i suoi viaggi nel libro De regionibus subiectis recentiori Persarum Imperio. Della Valle si appassionò all’archeologia e visitò praticamente primo europeo, Persepoli e Ur. In quest’ultima città scoprì le tavolette cuneiformi, qualcuna delle quali portò nel suo viaggio di ritorno e e identificando tra i primi un sistema di scrittura nei caratteri cuneiformi.
Appresa la lingua persiana, potè dare sfoggio della propria erudizione scrivendo poesie ma anche un testo in difesa della dottrina cristiana. Divenne amico del matematico e astronomo Zayyn al-Dīn al-Lārī, per il quale compendiò e tradusse in persiano un trattato del gesuita Cristoforo Borri, sostenitore del sistema di Tycho Brahe, in alternativa a quello eliocentrico, all’epoca condannato dalla Chiesa cattolica.
Sulla via del ritorno, Della Valle si fermò a Baghdad dove conobbe una ragazza, Sitti Maana, di famiglia assira nestoriana, che in poco tempo divenne sua moglie. Il felice matrimonio durò cinque anni e fu troncato solo dalla prematura morte della giovane. Pietro non rinunciò alla moglie neanche in queste circostanze tragiche. Fece imbalsamare il corpo e lo portò con se per il resto del viaggio, per poterla seppellire a Roma. Nel gennaio del 1623 si imbarcò per l’India e si fermò a Goa per poi navigare lungo la costa e visitare Ikkeri, Mangalore e Calicut, venendo ricevuto con grandi onori dai sovrani locali. Sulla via del ritorno, raggiunse prima Bassora, attraverso il Golfo Persico, e proseguì poi via terra, passando per Aleppo, Antiochia e Alessandretta, e di lì di nuovo via mare per Malta, Messina e Napoli, giungendo a Roma il 28 marzo 1626. Dopo aver seppellito la moglie con una solenne cerimonia nella cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli, nel 1629 sposò la georgiana Maria Tinatin, (era stata accolta orfana da bambina dalla stessa Sitti Maani) che gli diede numerosi figli.
La sua impresa giunse all’orecchio di papa Urbano VIII che lo nominò cameriere d’onore di cappa e spada, chiedendogli altresì consigli per una missione in Georgia.
Tornato a Roma Della Valle trasformò la sua casa in uno dei centri della vita intellettuale romana dell’epoca divenendo uno dei protagonisti degli studi orientali dell’epoca, in contatto con studiosi di tutta Europa, grazie alla sua conoscenza della lingua persiana, araba e il turco. Di questa ultima lingua Della Valle scrisse una grammatica, rimasta però solo manoscritta. Collezionista di molti dizionari e grammatiche di varie lingue, si procurò manoscritti di vario argomento, storico, geografico, matematico, astronomico, linguistico, letterario, astrologico e astronomico, nonché testi biblici. Il suo acquisto più importante furono certamente due copie trovate a Damasco del Pentateuco samaritano, un testo noto ai padri della Chiesa ma di cui da secoli si erano perse le tracce, e che era molto importante per gli studi biblici. Un esemplare lo inviò subito al de Cézy, che glielo aveva commissionato, l’altro lo tenne per sé con l’intenzione di pubblicarlo, inviandolo infine al biblista francese Jean Morin perché lo pubblicasse a Parigi.
Autore del trattato “Della musica dell’età nostra che non è punto inferiore, anzi è migliore di quella dell’età passata”, compose la musica per alcuni oratori e per una “veglia drammatica”, La valle rinverdita, eseguita in occasione della nascita della prima figlia, Romibera. Il suo nome però entrò nella storia grazie al suo straordinario resoconto dei viaggi. Pubblicò infatti le lettere inviate a Schipano che non erano mai state raccolte in libro. La prima venne data alle stampe nel 1650. La seconda, in due volume fu invece stampata a cura dei figli, dopo la morte di Pietro, avvenuta il 21 aprile 1652 a Roma.
Nelle complessive 2326 pagine, il viaggiatore descrisse da osservatore acutissimo i dettagli del mondo che lo circondava: città e monumenti, usi e costumi, cibo, feste popolari e cerimonie religiose. Raccontò di quando venne ricevuto dai sovrani, e delle vicende politiche e militari che si svolsero intorno a lui. Molte sono le informazioni su come si viaggiava in quelle terre, su come si alloggiava, spesso presso case di ordini religiosi o di rappresentanti diplomatici europei, e su come funzionava la posta. La fama del resoconto fu immediata e di portata europea: nel giro di vent’anni, fra il 1661 e il 1681, uscirono ben tre edizioni integrali veneziane e due bolognesi, nonché una traduzione francese, una olandese e una tedesca, e una parziale inglese. Un successo che riprese anche nel secolo seguente con una traduzione integrale francese nel 1745. Della Valle attrasse anche le simpatie di Goethe, che nel suo West-östlicher Divan del 1819 dedicò a Pietro una lunga biografia, affermando che era grazie a lui che aveva capito l’Oriente.
Pietro venne seppellito accanto a Sitti Maani, sotto il pavimento della cappella, senza lapide. Fra i molti tesori portati dal suo viaggio ci fu anche il gatto persiano, molto amato dalla moglie, introducendolo così per primo in Europa.
