Legge elettorale, il voto degli italiani all’estero cambia: cosa potrebbe succedere
La riforma è arrivata alle battute finali alla Camera. Per i connazionali fuori dall’Italia le novità più importanti riguardano la Circoscrizione Estero, che verrebbe profondamente ridisegnata, e nuove misure per rendere più sicuro il voto per corrispondenza

La nuova legge elettorale è ormai arrivata al momento decisivo. Alla Camera il Governo ha posto la questione di fiducia sugli articoli del provvedimento e la votazione finale è prevista per giovedì 8 ottobre. Solo dopo l’approvazione definitiva il testo potrà completare il proprio percorso istituzionale.
Per gli italiani residenti all’estero, però, non si tratta soltanto di una riforma che riguarda il sistema elettorale italiano in generale.
Nel testo approvato dal Senato e ora all’esame definitivo della Camera ci sono infatti alcune modifiche specifiche alla Circoscrizione Estero che interessano direttamente milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE.
Ed è su questo aspetto che vale la pena soffermarsi.
Quattro ripartizioni diventerebbero due alla Camera
Oggi la Circoscrizione Estero è divisa in quattro aree:
- Europa;
- America meridionale;
- America settentrionale e centrale;
- Africa, Asia, Oceania e Antartide.
È il sistema previsto dalla legge sul voto degli italiani all’estero e attualmente utilizzato per eleggere 8 deputati e 4 senatori.
Il testo della riforma modifica radicalmente questa impostazione.
Per la Camera dei deputati, le ripartizioni diventerebbero soltanto due:
Europa
e
Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Per il Senato, invece, sparirebbe la divisione in ripartizioni: l’intera Circoscrizione Estero diventerebbe un unico collegio.
È una modifica che riguarda direttamente anche gli italiani della Repubblica Dominicana.
La RD, infatti, rientra oggi nella ripartizione America settentrionale e centrale. Con la nuova disciplina, se il testo sarà approvato definitivamente, i cittadini italiani residenti nella Repubblica Dominicana voterebbero per la Camera all’interno della grande ripartizione Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Per il Senato, invece, voterebbero nell’unica Circoscrizione Estero mondiale.
Che cosa significa concretamente?
Qui comincia la discussione.
Il Governo e i sostenitori della riforma puntano anche sulla necessità di modificare e rendere più sicuro il sistema elettorale.
Ma il CGIE ha espresso la propria contrarietà all’accorpamento, sostenendo che passare da quattro ripartizioni a due per la Camera e a una sola per il Senato rischia di rendere più difficile rappresentare le caratteristiche specifiche delle diverse comunità italiane nel mondo.
È una questione tutt’altro che teorica.
Un italiano che vive a Santo Domingo ha esigenze e problematiche diverse da un connazionale che vive a Buenos Aires, a New York, a Sydney o a Johannesburg.
Con una grande circoscrizione che comprende territori enormemente diversi tra loro, il rapporto tra elettore e candidato potrebbe diventare più difficile.
D’altra parte, la riforma non elimina la rappresentanza degli italiani all’estero: modifica il modo in cui quella rappresentanza viene organizzata territorialmente.
Ed è una differenza importante.
Cambiano anche le preferenze
C’è un’altra novità interessante.
Per la Camera, l’elettore potrà esprimere una preferenza nelle ripartizioni alle quali è assegnato un solo deputato, mentre potrà esprimere due preferenze nelle ripartizioni alle quali sono assegnati due o più deputati.
Per il Senato sono previste due preferenze.
Quindi anche il rapporto tra elettore e candidato potrebbe cambiare.
Non sarà soltanto una questione di scegliere il simbolo di un partito: le preferenze consentiranno, nei casi previsti, di indicare direttamente i candidati.
Più controlli sul voto per corrispondenza
Per gli italiani all’estero c’è poi un altro capitolo molto importante: la sicurezza del voto.
Il testo introduce un tagliando collegato al certificato elettorale con un codice alfanumerico a lettura ottica identificativo dell’elettore.
Il sistema dovrebbe permettere di verificare meglio che il voto provenga effettivamente da un elettore autorizzato e che non ci siano duplicazioni.
La scheda, invece, deve continuare a essere separata dal tagliando in modo da preservare la segretezza del voto.
È un punto delicato: identificare correttamente chi ha votato senza poter identificare come ha votato.
La riforma cerca quindi di rafforzare i controlli mantenendo il principio della segretezza della scheda.
Una novità interessante: i numeri dei plichi saranno pubblicati
C’è anche una disposizione che potrebbe aumentare la trasparenza delle operazioni.
A partire dal lunedì precedente alle elezioni, gli uffici consolari dovrebbero pubblicare sul proprio sito il numero dei plichi ricevuti durante le operazioni di voto e il dato definitivo dei plichi spediti.
Per le comunità italiane all’estero è un’informazione importante.
Significa poter avere un dato pubblico sull’affluenza del voto per corrispondenza prima ancora dello scrutinio.
Per il 2027 arrivano anche nuove misure sulla spedizione
Il testo prevede inoltre che, per il 2027, gli uffici consolari utilizzino il sistema postale ritenuto più affidabile per l’invio dei plichi elettorali e, salvo impossibilità documentata, la posta raccomandata o un mezzo di analoga affidabilità.
Per questa operazione sono stati previsti 21 milioni di euro per il 2027.
È una misura particolarmente interessante per quei Paesi dove la consegna della corrispondenza può rappresentare un problema.
E per chi vive lontano dal consolato, il corretto funzionamento della posta è una componente essenziale del diritto di voto.
E per gli italiani della Repubblica Dominicana?
Per la comunità italiana in RD la questione merita attenzione.
Oggi il cittadino italiano residente nella Repubblica Dominicana vota all’interno della ripartizione America settentrionale e centrale.
Con la riforma, la RD verrebbe inserita nella nuova enorme ripartizione Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide per l’elezione della Camera.
Al Senato, invece, la competizione avverrebbe nell’intera Circoscrizione Estero.
Questo significa che i candidati dovranno confrontarsi con un elettorato geograficamente molto più ampio.
La domanda che si pone spontaneamente è quindi questa: un candidato riuscirà ancora a conoscere e rappresentare le esigenze specifiche degli italiani della Repubblica Dominicana quando la sua circoscrizione comprenderà contemporaneamente comunità italiane sparse in quattro continenti?
È uno degli interrogativi che accompagneranno l’applicazione della nuova legge, se sarà approvata definitivamente.
Ma per ora non è ancora legge
Questo è importante sottolinearlo.
Il testo è stato approvato dalla Camera il 16 luglio, modificato dal Senato il 15 settembre ed è tornato alla Camera per la seconda lettura.
Il Governo ha posto la fiducia e il voto finale alla Camera è calendarizzato per 8 ottobre 2026.
Per questo Fatti Nostri può già spiegare ai propri lettori che cosa prevede il testo, ma non può ancora presentarlo come una legge definitivamente approvata.
Se la Camera lo approverà senza ulteriori modifiche, il percorso parlamentare sarà concluso.
E a quel punto bisognerà guardare con particolare attenzione alle disposizioni che riguardano gli italiani all’estero.
Una riforma che gli italiani nel mondo dovranno seguire attentamente
Per chi vive in Italia la riforma sarà soprattutto una modifica del sistema elettorale nazionale. Per chi vive all’estero è qualcosa di più.
È una modifica che può cambiare il rapporto tra il cittadino italiano residente fuori dai confini e il parlamentare chiamato a rappresentarlo.
Ed è proprio per questo che, soprattutto nelle comunità più lontane dall’Italia, sarà importante capire non soltanto come si voterà, ma soprattutto chi saranno i candidati, quali territori rappresenteranno e quanto saranno in grado di mantenere un rapporto concreto con le comunità italiane all’estero.
Per ora, dunque, la parola passa alla Camera.
Giovedì 8 ottobre sapremo se quella che oggi è ancora una riforma in corso diventerà definitivamente legge.
