La Scala conquista New York: da Otello a Nixon in China, una stagione tra tradizione e novità
Presentata al Consolato italiano la stagione 2026-2027 del teatro milanese: tredici opere, sette programmi di balletto e grandi appuntamenti musicali. Il melodramma italiano si conferma un patrimonio internazionale

La grande musica italiana attraversa l’Atlantico. Il Teatro alla Scala di Milano ha presentato a New York la stagione artistica 2026-2027, confermando il legame storico tra uno dei più prestigiosi teatri lirici del mondo e il pubblico americano, in particolare quello della metropoli che da generazioni accoglie italiani provenienti da ogni parte della Penisola.
La presentazione si è svolta il 6 ottobre al Consolato Generale d’Italia a New York. A illustrare il programma è stato Fortunato Ortombina, sovrintendente e direttore artistico della Scala, accompagnato da Paolo Besana, direttore della comunicazione del teatro, e da rappresentanti dell’associazione americana che sostiene l’istituzione milanese.
Il cartellone comprende 13 titoli d’opera, sette programmi di balletto e una ricca proposta concertistica, tra orchestre ospiti, recital di canto e pianoforte e appuntamenti sinfonici. Una stagione che combina il grande repertorio con opere meno frequentate e nuove produzioni.
Si apre con Verdi: il nuovo Otello
Il sipario sulla stagione si alzerà il 7 dicembre 2026 con Otello di Giuseppe Verdi, uno dei titoli più impegnativi e intensi del repertorio operistico.
La nuova produzione sarà diretta da Myung-Whun Chung, alla sua prima stagione come direttore musicale della Scala, mentre la regia sarà affidata a Damiano Michieletto, al debutto in questo ruolo per la serata inaugurale. Nel cast figurano Brian Jagde nel ruolo di Otello, Luca Salsi come Jago ed Eleonora Buratto come Desdemona.
La scelta di aprire con Verdi ribadisce il ruolo centrale del melodramma italiano nella storia della Scala e nella diffusione internazionale della cultura musicale italiana.
La novità americana: Nixon in China
Uno degli appuntamenti più significativi sarà però ** Nixon in China di John Adams**, opera che arriverà per la prima volta sul palcoscenico del teatro milanese.
La produzione sarà in scena dal 26 giugno al 13 luglio 2027, con Kent Nagano sul podio e la regia di Valentina Carrasco. L’opera racconta la storica visita del presidente statunitense Richard Nixon in Cina nel 1972, quando incontrò Mao Zedong in un passaggio cruciale della diplomazia internazionale.
La scelta ha anche un significato simbolico: mentre la Scala presenta negli Stati Uniti la propria stagione, inserisce nel cartellone un’opera di un compositore americano, tra i protagonisti della musica contemporanea.
Ortombina ha spiegato che il teatro milanese ha un pubblico americano numeroso, soprattutto proveniente da New York, e che la presentazione oltreoceano è un modo per ricambiare l’interesse e mantenere vivo un rapporto culturale consolidato.
Ritornano titoli attesi da decenni
Accanto alle nuove produzioni, la stagione riserva spazio a opere che mancavano da molto tempo dal repertorio scaligero.
Tra queste figurano ** I puritani di Vincenzo Bellini**, assenti dal 1971, e ** Les Pêcheurs de perles di Georges Bizet**, che non venivano rappresentati alla Scala dal 1948. Tornerà inoltre La bohème di Giacomo Puccini nell’allestimento storico firmato da Franco Zeffirelli nel 1963.
Il programma comprende anche Macbeth di Verdi, diretto da Myung-Whun Chung, e Leonora di Ferdinando Paër, opera che permette di riscoprire un compositore italiano e un soggetto che sarebbe diventato celebre anche nella versione di Beethoven.
Una stagione che guarda oltre l’opera
La proposta 2026-2027 non si limita al melodramma. Il balletto e i concerti completano un programma pensato per pubblici diversi, dagli appassionati più esperti ai giovani spettatori.
Sono disponibili formule di abbonamento dedicate all’opera, al balletto e ai concerti, oltre a proposte per gli under 35 e per le famiglie. I carnet componibili consentono inoltre di scegliere più spettacoli secondo i propri interessi.
L’obiettivo è mantenere la Scala fedele alla propria storia, senza rinunciare alla ricerca e all’apertura verso repertori e sensibilità differenti.
La cultura italiana come linguaggio universale
La presentazione newyorkese è stata anche un’occasione per riflettere sul ruolo internazionale della musica italiana.
Il melodramma nato in Italia è diventato nel tempo un linguaggio capace di superare le barriere linguistiche e culturali. Lo dimostra il pubblico internazionale che continua a frequentare la Scala, così come l’interesse per le produzioni italiane nei teatri di tutto il mondo.
Per gli italiani che vivono negli Stati Uniti, iniziative come questa rappresentano anche un legame con il Paese d’origine: non soltanto una celebrazione della tradizione, ma la possibilità di seguire l’evoluzione di una delle istituzioni culturali più importanti d’Italia.
Da Verdi a John Adams, la nuova stagione della Scala racconta dunque un teatro che custodisce la propria identità e, allo stesso tempo, si apre al mondo. Ed è proprio questo equilibrio tra memoria, innovazione e dialogo internazionale a renderlo un simbolo della cultura italiana oltre i confini nazionali.
