L’epopea dei Carignan
390 anni fa la nascita del Reggimento Carignano, protagonista nelle colonie francesi del Quèbec.

Le 20 compagnie arrivarono nell’estate del 1665 e per gli abitanti del Quèbec divennero degli eroi. Loro in effetti non disdegnavano il coraggio e con le loro gesta avevano già riempito le cronache di guerra in Europa. Ma quella che doveva essere un’azione di polizia in una remota colonia del Nordamerica, divenne per molti l’occasione di lasciare la divisa per intraprendere una nuova vita.

E quasi tutti erano italiani. Creato nel 1636 da Tommaso Francesco di Savoia, principe di Carignano, alla morte di questi il reggimento passò al figlio Emanuele Filiberto, che ne affidò la guida a Henri de Chastelard, Signore di Salières. Il Principe Emanuele Filiberto, dopo la pace dei Pirenei, non fu più in grado di mantenere il reggimento e lo cedette a Luigi XIV di Francia, il quale nel giro di pochi mesi optò per la dismissione di un buon numero di soldati. Per i 1200 armigeri del Reggimento la storia prese un altro corso. Il Principe di Carignano convinse il Re ad affidare al suo reggimento (e al confratello Reggimento Italia) la spedizione in Nuova Francia, per dare man forte alla Colonia dissanguata dalle scorrerie degli Irochesi.
E il Re accettò!

Al comando di Sallieres, sbarcarono a Villemarie un migliaio di soldati, la maggior parte provenienti dal Piemonte, dalla Savoia e dalla Liguria. Era gente temprata dal clima impervio e dalla guerra, quella che si contrappose ai feroci Irochesi. La scelta di inviare i reggimenti “Carignano” e “Italia” rispecchiò infatti la preoccupazione di inviare uomini adatti agli inverni rigidi del territorio nordamericano e incontrò il favore dei coloni residenti, di nuovo fiduciosi in un futuro meno sanguinoso per i loro villaggi.
L’esperienza militare dei soldati italiani venne subito messo alla prova. In due anni di permanenza i soldati non combatterono mai una vera battaglia in campo aperto ma si adattarono agli scontri veloci e cruenti con gruppi guerrieri, avviando un logorante pattugliamento dei confini. Famosi per la loro abilità con le picche, nel fitto sottobosco della Nuova Francia i militari furono costretti a usare solo la spada e la baionetta, da poco “inventata” come strumento di offesa. Combattimenti all’arma bianca e azioni di controguerriglia caratterizzarono gli scontri con i feroci avversari ma nonostante il successo delle operazioni di controllo, il contingente perse numerosi uomini a causa delle proibitive condizioni climatiche in cui fu costretto ad operare con un equipaggiamento inadeguato. Nel 1667, al termine delle operazioni e dopo aver stipulato un trattato di pace con i Nativi, 400 uomini non risposero all’appello, ma la maggior parte di loro non era caduta in battaglia. Molti scelsero infatti di abbandonare il servizio militare per trasformarsi a loro volta in coloni. E molti si sposarono nel giro di qualche anno dando inizio a ceppi familiari che si propagheranno fino ai giorni nostri.


è difficile ricostruire la storia dei singoli componenti di quel primo nucleo di italiani che scelsero di restare nelle grandi foreste nordamericane. La lingua francese cancellò la maggior parte degli elementi utili a decifrare personaggi partiti dalle montagne del Piemonte, della Savoia e dalle colline della Liguria.
Tra i soldati che presidiarono gli insicuri confini della Nuova Francia è però possibile ritrovare, con un po’ di fatica, Giovanni Nicolis di Brandizzo (per i compagni d’armi era Jean Nicalis sieur de Brandis), rampollo appartenente ad una famiglia molto vicina ai Savoia (i Nicolis occuparono importanti incarichi in Italia e in Francia). Un altro che si mimetizzò in vesti francesi fu lo stesso Chastellard, marchese di Salières, che in Italia aveva lasciato il vero nome di Ciastellardo (cognome ancora oggi molto diffuso in Piemonte). Era sicuramente italiano il capitano Arnoult de Loubias, capitano della compagnia omonima e membro della famiglia Broglia, antica casa originaria di Chieri estinta nel XIX secolo. Altri nomi appartenenti al reggimento e che ne delineano chiaramente la sua formazione italiana furono quelli di M. De la Tour ( capitano) e di Santacroce, luogotenente che venne registrato nel ruolo militare con il nome di Saint-Croix.

La Motte, Morel, Petit, Piat, così come Flavien de Saint Pons (esiste ancora oggi il paesino di San Ponso), Pierre de Maffé, Pierre Salvaye (nato a Pinerolo) e Claude Sébastien le Bassier de Villieu (nato a Torino) furono altri ufficiali piemontesi che militarono nel reggimento al servizio del giglio francese mentre tra le fila del reggimento era possibile riconoscere l’italianità nei nomi come Guerin, Collin, Rognon, Buy. Tra i nomi francesizzati di François Lavergne, Jean Arcouet, Elie Provost,M. de la Marche, René Gaultier, Pierre Mouet sieur de Moras (lui si firmava però Mora), era possibile riconoscere ex ufficiali dei battaglioni Carignano e Italia rimasti in Nuova Francia e alcuni di loro regalarono al futuro Quèbec anche nomi per la toponomastica: esiste infatti l’isola di Mouet nella zona di Montreal.
E ancora oggi aprire un elenco telefonico a Montreàl rappresenta un tuffo in quel lontano passato.I Carignan infatti occupano diverse pagine della guida, a conferma di una presenza capillare di famiglie originarie del glorioso principato piemontese.
