Avvocato detenuto da un anno nella Repubblica Dominicana: “Qui calpestati i diritti umani”
Attraverso il suo legale, si dice vittima “di estorsioni, abusi, angherie, ingiustizie, prepotenze e prevaricazioni che non riesco a tollerare oltre”. A riportare alla ribalta la vicenda dell’avvocato Carlo Ferraris, in stato di arresto da oltre un anno nella Repubblica Dominicana, è il penalista napoletano Maurizio Capozzo che lo assiste.
Una missiva dall’avvocato
Capozzo ha consegnato una missiva scritta da Ferraris a Stefano Queirolo Palmas, che è l’ambasciatore italiano nel paese caraibico. Nella lettera, l’avvocato si dice esausto e chiede aiuto.
“Dopo due mesi passati in cella in condizioni che violano i diritti umani (nel Centro di correzione e riabilitazione di Najayo, a San Cristóbal, ndR) – scrive all’ambasciatore – e il resto agli arresti domiciliari, è un anno che sono sottomesso a misure cautelari senza aver il Pubblico Ministero dominicano dato accesso al dossier, sebbene gli sia stato ordinato dal Giudice” e, aggiunge, “senza avere presentato un’accusa contro di me, di mia moglie Mirtha Carolina Terrero de Ferraris e di una delle nostre impiegate, Yolenny Feliz Valentin”.
L’inchiesta
L’indagine che lo coinvolge ha al centro un suo cliente canadese, accusato di avere commesso molteplici truffe con il sistema di Ponzi e sotto processo per fatti che risalgono al periodo 2016-2018. Ferraris – dal 1988 residente sull’isola caraibica, già segretario del Comites di Santo Domingo, e prima dell’arresto avvocato riconosciuto e consigliato dall’Ambasciata d’Italia nel paese – sostiene che le accuse “non lo riguardano”. Intanto l’inchiesta che lo tocca è stata dalle autorità locali denominata Operazione Architetto, “perché Ferraris – spiegano – sarebbe l’architetto che ha creato e progettato strategie per le reti criminali internazionali che si dedicano al riciclaggio di denaro nella Repubblica Dominicana, offrendo anche consigli su come evadere le tasse e riciclare i beni”.
La richiesta all’ambasciatore
Intanto però è in carcere senza che il processo sia mai iniziato e gli sono stati sequestrati beni mobili e immobili. “Sarebbe importante – conclude la lettera dell’avvocato italiano – poter portare il mio caso all’immediata attenzione della Procuratrice Generale della Repubblica Dominicana e, posteriormente, del Presidente della Suprema Corte di Giustizia. Per riceve un trattamento più vicino a quello di un paese civile”.
da Napoli Today
