Giornale di Vicenza. Vicentino morto a Santo Domingo. La denuncia del padre “Ucciso”
Il Giornale di Vicenza tratta, nella sua edizione odierna, in prima pagina, la vicenda di Daniele Tombari, l’italiano morto in circostanze sospette a Las Terrenas, e di cui Fatti Nostri aveva dato per primo notizia nei giorni scorsi. Questa la nota del quotidiano veneto.
«Ma quale incidente stradale, è stato un omicidio. Mio figlio è stato ammazzato come un cane e lasciato su una strada». Gino Tombari, 74 anni, ha la voce rotta dall’emozione e dal pianto, ma giura che non si arrenderà, che scoprirà la verità: «L’ho promesso a mio figlio sulla sua tomba. Non mi fermerò».
La tragedia è avvenuta nei giorni scorsi nella Repubblica Dominicana dove Daniele si era trasferito molti anni fa e dove vive anche il padre. Il corpo del 48enne vicentino è stato trovato di sera lungo la strada di Punta Popi, accanto alla sua moto. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine del posto non ci sarebbero dubbi: si sarebbe trattato di un incidente stradale.
L’uomo avrebbe perso il controllo dello scooter e, a causa del violento impatto sull’asfalto, si sarebbe provocato lesioni talmente gravi che non gli avrebbero lasciato scampo.
Il vicentino lavorava a Punto Italia, in una pizzeria a Las Terrenas di cui era anche socio: la gestiva insieme ad altri due italiani. Percorreva quel breve tratto di strada (poco più di due chilometri) quattro volte al giorno, dunque lo conosceva benissimo e, secondo il padre, tutti sapevano che guidava molto piano. Ora si dovranno attendere i risultati dell’autopsia e ci vorranno probabilmente settimane, forse anche un paio di mesi ma Gino Tombari evidenzia già tanti, troppi dettagli che non quadrano ed è certo che suo figlio sia stato ucciso da qualcuno che sapeva ch sarebbe passato lungo quella strada e gli ha teso
un’imboscata.
«Sono stato avvisato della tragedia da un collega di mio figlio poco dopo le 22 del 13 novembre. Eppure sul certificato di morte è stato scritto che è deceduto il 14 e questo non è esatto – considera Gino Tombari -. Poi la dinamica: come detto con
quello scooter mio figlio andava pianissimo, se anche fosse caduto non si sarebbe provocato simili lesioni: aveva un occhio
tumefatto, denti rotti, traumi alla testa da entrambe le parti, il collo spezzato.
Come se non bastasse la sua moto non ha un graffio».
Il padre ha sospetti precisi e chiede che s’indaghi e che si scavi fino ad arrivare alla verità. «Sono convinto che sia coinvolta una ragazza che aveva frequentato e che lei abbia assoldato qualcuno. C’è poi un altro aspetto molto grave – continua -. La cassetta di sicurezza è stata svuotata. Ho saputo che il mattino dopo la tragedia, alle 8, una donna si sarebbe presentata in ufficio per aprirla e prendere tutto il contenuto». All’interno, secondo il 74enne, non ci sarebbero stati solo importanti documenti ma anche parecchio denaro.
«Solo tre giorni prima avevo dato a mio figlio 12 mila dollari, 650 euro e 20 mila pesos – continua -. Dovevano servire per aprire un’attività, un piccolo negozio di alimentari in zona nel quale avrei lavorato io. Mi ero appena trasferito dalla capitale,
proprio per poter stare più vicino a lui. Di tutte quelle banconote nessuna traccia. Sono spariti anche i documenti del notaio perché recentemente mio figlio aveva voluto intestare a me la sua casa».
Secondo Tombari il figlio Daniele negli ultimi tempi aveva paura. «Poco più di un mese fa, prima di traslocare, ero stato chiamato per un’urgenza. Mi avevano detto che mio figlio era ubriaco ma quando ero arrivato lo avevo trovato con il naso rotto. Il giorno dopo lui non aveva voluto fornirmi troppi dettagli, mi aveva detto che era stato spinto ma io non gli avevo
creduto. Per me era chiaro che gli avevano rifilato un pugno. Non ho mai saputo chi fosse stato».
Il padre Gino vuole la verità a tutti i costi ed è costantemente in contatto con l’ambasciata.
«Il mio timore è che l’intera questione venga affrontata con troppa leggerezza e liquidata in fretta». E a questo proposito il suo pensiero va a un altro vicentino che, nel febbraio del 2016, aveva trovato la morte a Santo Domingo, Cristiano Gallo, allora 43enne. «Lui e mio figlio erano amici e avevano lavorato insieme – spiega -. Al tempo le forze dell’ordine dissero che Daniele si era reso irreperibile. Non era così e infatti rilasciò subito dichiarazioni anche ai giornalisti spiegando di non essersi affatto allontanato. Viveva e lavorava sempre nello stesso luogo ma da tempo non era più in società con l’amico e si erano persi di vista».
«Ho paura che questa vicenda rimanga insoluta. Io non avrò pace e non lascerò questo Paese fino a quando non avrò saputo esattamente che cos’è successo. Solo quando avrò avuto tutte le risposte potrò tornare in Italia»
Nel 2016 un altro giallo L’amico precipitò dal secondo piano
Nel febbraio del 2016 Cristiano Gallo, imprenditore vicentino di 43 anni, perse la vita nella Repubblica Dominicana. Precipitò
dal secondo piano, da un’altezza di sei metri. L’uomo conosceva Daniele Tombari. Sembra che proprio quest’ultimo gli
avesse proposto di trasferirsi a Santo Domingo per mettersi in affari insieme.
Avevano fondato la “Avl”, una società che aveva vinto l’appalto per costruire un acquedotto in una località turistica molto in voga, e che si occupava anche di impianti e depurazione. Poi le loro strade si erano divise. Poco prima della tragedia Gallo aveva telefonato ai parenti e aveva detto di voler tornare in Italia, era stanco di vivere in quel luogo.
