“Cultura ed identità delle comunità italiane all’estero: tra turismo delle radici ed internazionalizzazione del Sistema Paese”, il convegno dei Lucchesi nel Mondo
In occasione dei 55 anni dalla fondazione della Lucchesi nel Mondo, l’associazione ha organizzato il Convegno “Cultura ed identità delle comunità italiane all’estero: tra turismo delle radici ed internazionalizzazione del Sistema Paese”: un’occasione per riflettere sul rinnovato senso dell’associazionismo di emigrazione e della rete di organizzazioni e relazioni che esso sono connesse. La giornata si è svolta presso la sede della Lucchesi nel Mondo e ha visto il sostegno del Ministero della Cultura e del Vivi Lucca, con il patrocinio del Comune di Lucca e della Provincia di Lucca. Sono intervenuti nella parte istituzionale del dibattito: il Consigliere Giovanni Maria De Vita (responsabile del progetto Turismo delle Radici del Maeci), Delfina Licata (curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo edito dalla Fondazione Migrantes), l’Ambasciatore Pietro Sebastiani. Nell’intervento introduttivo è stato spiegato da Ilaria Del Bianco (Presidente della Lucchesi nel Mondo) come già alle origini dell’associazione in questione si parlasse del tema dell’emigrazione legato a quello del turismo, quale ponte ulteriore tra l’Italia e le comunità all’estero. Il mantenimento della memoria è quindi uno degli scopi dell’associazione che si occupa di sviluppare iniziative che possano coinvolgere le comunità italiane fuori dall’Italia, come potenziale valore aggiunto per i territori regionali. Del Bianco ha ricordato un recente evento organizzato a Barcellona dal Consolato Generale d’Italia che ha visto l’associazione presente nella città catalana su invito dell’Istituto Italiano di Cultura: un’occasione per promuovere il territorio lucchese. Giovanni Minniti (Vicesindaco di Lucca) ha dal canto suo sottolineato l’importanza rappresentata per il territorio dalla Lucchesi nel Mondo del legame che resta forte con i concittadini sparsi nel mondo. Anche la rappresentante della Fondazione Cassa Risparmio di Lucca ha portato i propri saluti all’evento ricordando la centralità del sostegno a entità come la Lucchesi nel Mondo, anche per un recupero del senso della comunità che può venire dal mettere in contatto il territorio con le comunità sparse nel mondo. Si è poi unito ai saluti l’esponente dell’associazione Cinquanta e Più ricordando gli eventi dedicata a Giacomo Puccini per il 2024 che è il centenario della scomparsa del compositore lucchese. E’ stato poi presentato un video messaggio del Sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli che ha menzionato l’associazione Lucchesi nel Mondo come esempio nel panorama dell’impegno per conservare la memoria e promuovere il legame con le comunità all’estero. “I nostri concittadini all’estero sono uno dei ‘soft power’ più potenti in assoluto ed è altrettanto vero che attraverso il progetto del Turismo delle Radici stiamo cercando di serrare le fila e ricollegare gli italiani all’estero che avevano perso un po’ il contatto con le terre d’origine”, ha rilevato Silli auspicando una nuova visita a Lucca per l’anno che verrà. Nel suo intervento il Consigliere Giovanni Maria De Vita ha precisato come il Progetto sul Turismo delle Radici benefici dei finanziamenti europei tramite il PNRR; allo stesso tempo vi è un tavolo tecnico che già da anni porta avanti le fondamenta progettuali per il Turismo delle Radici. De Vita ha poi definito il turismo delle radici come un “turismo strategico” nella misura in cui si riferisce ai legami di sangue che vanno oltre le tendenze egli interessi verso il nostro Paese. “Il progetto consiste nella creazione strutturata di un’offerta di servizi per i viaggiatori delle radici”, ha spiegato De Vita ricordando che il 2024 sarà l’anno del Turismo delle radici italiane nel mondo. Nell’iniziativa verranno coinvolte le comunità all’estero, i Comites e le Camere di Commercio. Per attirare le persone potenzialmente interessate ci sarà una campagna informativa internazionale con la possibilità di ingaggiare anche influencer e testimonial. Un esempio in questo senso è quello del politico italo-canadese Anthony Rota che già ha realizzato questa esperienza nel territorio di Cosenza e l’ha raccontata in un video. “Il viaggiatore delle radici non viene a vedere un monumento, ma per sentirsi a casa e sentirsi accolto da una comunità da cui si è storicamente diviso”, ha precisato De Vita. E’ stata poi la volta di Delfina Licata che ha ricordato come la Lucchesi nel Mondo sia stata una delle primissime associazioni con le quali sono cominciati i propri studi sulla materia dell’emigrazione italiana. “Al centro della mobilità c’è la persona”, ha spiegato Licata parlando dell’importanza di studi al servizio della comprensione di queste tematiche come ad esempio il Rapporto Italiani nel Mondo (arrivato ormai alla diciottesima edizione) che ha contribuito a scardinare una narrazione sull’emigrazione italiana declinata solo al passato. Ancora oggi però il problema sussiste lì dove si ha a che fare con una narrazione a senso unico di un Paese che si è trasformato da luogo di emigrazione a luogo di immigrazione. “L’Italia di oggi è quella della mobilità”, ha spiegato Licata sottolineando che al momento non risulta un altro Paese tra quelli più industrializzati che possa vantare la stessa ricchezza di destinazioni che ha l’Italia in fatto di flussi emigratori o per la varietà degli stessi luoghi di provenienza e quindi d’origine. Senza contare poi il numero sorprendente di italo-discendenti nel mondo. “Dal 2006 ad oggi – ha aggiunto Licata ricordando l’anno della nascita del RIM – la presenza di italiani iscritti all’Aire ha avuto un incremento del 91%”. Si stima che gli iscritti Aire abbiano ormai superato la soglia dei 6 milioni e mezzo. Licata ha poi parlato di una mobilità italiana che nel tempo ha spopolato le aree interne del Paese e dove neanche l’uso dello smart working – che ha avuto uno slancio con la pandemia – ha potuto invogliare più di tanto i giovani a un ritorno duraturo. La ricercatrice anche rilevato come neanche la cosiddetta ‘legge controesodo’ del 2019 e l’idea di incentrare il ritorno per lo più sulla defiscalizzazione abbiano centrato in pieno l’obiettivo, considerando che spesso chi è andato all’estero non è più il singolo individuo emigrato a suo tempo ma una persona che ha costruito altrove una famiglia pienamente interculturale e con delle necessità specifiche da valorizzare. Ha poi preso la parola l’Ambasciatore Pietro Sebastiani che ha evidenziato come le diaspore storiche italiane siano ormai giunte alla quinta o addirittura alla sesta generazioni in zone del pianeta come le Americhe. A tutto questo si affiancano i nuovi arrivi: questo mix e questi incrementi determinano un lavoro diversificato anche per la rete diplomatico-consolare. “Dobbiamo riflettere sul fatto che la diplomazia moderna sia nata proprio con una doppia impronta”, ha spiegato Sebastiani precisando che da una parte c’è l’assistenza e ausilio alle comunità all’estero ma dall’altra c’è poi il sostegno alle entità commerciali. Un aspetto determinante della moderna diplomazia è, secondo l’Ambasciatore, quello di riuscire a unire dunque la promozione del commercio nazionale all’estero all’attenzione verso la comunità di concittadini. Per Sebastiani oggi importante anche il ruolo delle associazioni legate agli italiani all’estero che possono contribuire, attraverso le loro reti, a promuovere una conoscenza diversificata dei nostri territori anche in ambito turistico. L’invito dell’Ambasciatore, in un contesto così interconnesso a livello internazionale, è che ognuno faccia la propria parte: questo riguarda anche le associazioni che possono contare sul sostegno della diplomazia ma continuando sempre a marciare di propria iniziativa. (Inform)
