“Lo scriba di Catulo”, il mio nuovo romanzo

Sono nato, alcuni anni fa (sembra ieri e già quasi sono 72), in un cortile di via Quinto Lutazio Catulo, in una casa affacciata sulla strada, a Gattinara, la “città del vino”, in provincia di Vercelli. Il nome di quel console romano, che vedevo parecchie volte al giorno, sulla targa agli angoli della mia via, mi ha sempre incuriosito.

Lo notavo, di mattina e di pomeriggio, quando da bambino e da ragazzo, andavo a scuola, di sera, nella mia gioventù, per andare in tabina, uno dei tipici clubs privati del mio paese, ora città… Catulo era sempre li, a ricordarmi quanto accaduto in quel lontanissimo anno del 101 a.C. quando i Romani hanno affrontato i Cimbri e i Teutoni nella battaglia dei Campi Raudi, nella pianura che proprio da Gattinara si dirige verso il capoluogo.
Quinto Lutazio Catulo era diventato quasi un amico, un amico remoto, mai conosciuto, ovviamente
Lo difendevo quando qualcuno lo confondeva con il poeta Catullo, spiegando l’equivoco.
Poi ho cominciato a cercare notizie storiche su di lui. Ho letto che aveva fatto costruire un altare per ringraziare i suoi dei per la vittoria contro i barbari e che, dal nome latino di quell’altare (Catuli ara), sarebbe derivato il nome della mia città.
Non sono mai stato un appassionato di storia, ma un curioso sì. Mi piace ispirarmi a essa e… fantasticare. Come accade spesso nei miei romanzi.
È così anche in questo LO SCRIBA DI CATULO, che esce in questi giorni e che racconta, in maniera fantasiosa, quello che avrebbe potuto succedere nei giorni di quel famoso scontro. Per meglio dire, quello che io avrei desiderato fosse accaduto allora ai Campi Raudi.
In oltre 350 pagine mi sono ritrovato nell’antica Corinto, distrutta dalle legioni di Lucio Mummio, nel 146 a.C., poi al 101, epoca di Catulo e del suo collega proconsole Caio Mario, cui a Gattinara è dedicata un’altra via, parallela alla mia. Parallela perché la pianta del centro storico di Gattinara ricorre quella di un accampamento romano, con sezioni quadrate che si incrociano. Impossibile perdersi anche per uno come me che non ha il senso dell’orientamento e che per imparare, poi, la strada per arrivare all’Università ha dovuto sbagliarla almeno una sessantina di volte.
Ma non divaghiamo.
In questa immagine fittizia ho voluto ricostruire il famoso “altare di Catulo” sul ritrovamento del quale si basa il racconto fantasioso del mio nuovo libro che potete trovare al link qui sotto. Compratelo perché ne vale davvero la pena!
