Cuba, l’embargo americano raggiunge un nuovo record: L’Avana stima danni per oltre 8 miliardi di dollari
Secondo il governo cubano, le perdite provocate dalle sanzioni statunitensi hanno superato gli 8 miliardi di dollari in un solo anno. La cifra non comprende gli effetti delle nuove misure sull’energia.

L’embargo statunitense contro Cuba torna al centro del confronto internazionale con una nuova stima record fornita dal governo dell’Avana.
Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha dichiarato che, tra marzo 2025 e febbraio 2026, le misure economiche statunitensi hanno provocato danni per 8,083 miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata secondo le autorità cubane. Si tratta di un aumento del 7% rispetto al periodo precedente.
La stima, presentata lunedì all’Avana, non comprende però gli effetti delle successive misure adottate da Washington sul settore energetico, né quelli delle sanzioni secondarie introdotte nei mesi successivi.
Un embargo che dura da oltre sessant’anni
Le restrizioni economiche statunitensi nei confronti di Cuba risalgono agli anni Sessanta. Il quadro delle sanzioni è rimasto in vigore anche nel 2026: ad agosto Washington ha inoltre prorogato per un altro anno alcune delle autorità previste dal Trading With the Enemy Act e applicate al regime sanzionatorio nei confronti dell’isola.
Negli ultimi mesi la pressione americana è però aumentata.
L’amministrazione Trump ha introdotto nuove misure nei confronti di persone e imprese legate all’economia cubana. Un ordine esecutivo del maggio 2026 ha ampliato la possibilità di imporre sanzioni a soggetti stranieri coinvolti in determinati settori dell’economia cubana, compresi energia, finanza, estrazione mineraria e sicurezza.
L’energia è diventata il nuovo fronte
È proprio sul fronte energetico che la situazione cubana si è ulteriormente aggravata.
Secondo Rodríguez, i danni provocati dalle nuove misure energetiche non sono ancora compresi negli 8,083 miliardi di dollari appena comunicati. Il ministro ha collegato la crescente difficoltà nell’approvvigionamento di carburante ai prolungati blackout che stanno interessando l’isola.
La crisi energetica ha conseguenze che vanno ben oltre la disponibilità di elettricità. La mancanza di carburante e le interruzioni della rete incidono sulla conservazione degli alimenti, sui trasporti e sui servizi essenziali.
Nei giorni scorsi anche l’ambasciata statunitense all’Avana ha diffuso un’allerta sanitaria, segnalando un aumento di problemi intestinali collegato alle difficoltà delle infrastrutture idriche ed elettriche.
Washington: pressione sul governo, non sul popolo
La lettura americana della situazione è naturalmente diversa da quella dell’Avana.
Gli Stati Uniti sostengono che le sanzioni siano uno strumento di pressione nei confronti del governo cubano, accusato di violazioni dei diritti umani, repressione politica e cattiva gestione dell’economia. Washington considera inoltre il governo cubano una questione di sicurezza nazionale.
Il governo cubano sostiene invece che il costo delle sanzioni ricada direttamente sulla popolazione.
Il contrasto tra le due posizioni rimane dunque irrisolto. E al momento non sembra esserci un nuovo negoziato in grado di modificare sostanzialmente il quadro: Rodríguez ha dichiarato che non sono in corso colloqui formali con gli Stati Uniti, pur lasciando aperta la possibilità di mantenere i contatti.
Una crisi che si somma alle difficoltà interne
Attribuire l’intera crisi economica cubana all’embargo sarebbe però una semplificazione. L’economia dell’isola attraversa da anni gravi difficoltà strutturali, mentre il governo ha recentemente avviato nuove riforme per attirare investimenti stranieri, facilitare il commercio e rilanciare il turismo.
Le sanzioni americane rappresentano quindi uno dei fattori della crisi, ma si inseriscono in un quadro economico già estremamente fragile.
La nuova cifra di oltre 8 miliardi di dollari fotografa soprattutto la dimensione del confronto economico tra Washington e L’Avana, mentre le conseguenze concrete della crisi continuano a essere visibili nella vita quotidiana dei cubani.
