«I nostri bimbi nell’inferno di Haiti. Il governo agisca, come con Chico Forti». Dal Veneto l’appello dei genitori adottivi
«I nostri bambini sono prigionieri nell’inferno della guerra civile ad Haiti, il governo italiano ci aiuti a portarli a casa». È il grido disperato di quattro famiglie italiane, tre delle quali venete ( Vicenza, Padova e Verona) e una milanese,che attendono di abbracciare i loro bambini adottati e riconosciuti come cittadini italiani. Guerra e lungaggini burocratiche stanno però minacciando gravemente i piccoli, e i loro genitori in Italia sono angosciati. I piccoli hanno tra i quattro e i dieci anni, sono bloccati nei loro orfanotrofi perché secondo l’ambasciata italiana di Santo Domingo, competente per l’area di Haiti, manca un ultimo atto burocratico per ottenere il passaporto: il riconoscimento facciale dei bambini che è impossibile fare dal momento che gli uffici pubblici sono fuori uso. Dal 2021 Haiti è devastata da una feroce guerra civile, buona parte del territorio è governato da spietate bande criminali.
Il riconoscimento facciale
«Pochi giorni fa tre missionari sono stati sgozzati proprio dentro a un orfanotrofio – spiega Silvia Giraldi, vicentina, che insieme al marito Massimo attende da mesi di abbracciare il suo piccolo Christian di 4 anni – quelli non sono posti sicuri per i nostri bambini». I piccoli sono stati adottati seguendo tutto il lungo e farraginoso iter delle adozioni internazionali, al quale si è aggiunto il dramma della guerra civile haitiana. «A gennaio il tribunale di Haiti si è espresso sulle nostre richieste di adozione con un verdetto favorevole – spiega ancora Silvia – ma non si riesce a far avere il passaporto ai bambini perché ad Haiti tutti gli uffici pubblici sono chiusi a causa della guerra, l’eurodeputata Alessandra Moretti si è adoperata affinché ai piccoli venisse data, tramite l’ambasciata di Santo Domingo, una carta che fungesse da lasciapassare, poi abbiamo coinvolto l’orfanotrofio che certificasse la corrispondenza dei bambini con i loro nomi, cognomi e fotografie – aggiunge ancora la mamma adottiva – tuttavia l’ambasciatore pretende il riconoscimento facciale davanti alle autorità, ma l’area è troppo pericolosa e non ci sono uffici pubblici, al contrario le autorità americane, canadesi e tedesche, con bimbi e famiglie nelle nostre stesse condizioni, sono riusciti a portare via i piccoli da quell’inferno, qualcuno dell’ambasciata dovrebbe andare ad Haiti a prenderli per noi».
Le videochiamate
«Possiamo vedere i nostri figli solo con le videochiamate – aggiunge la mamma veronese Laura, che assieme al marito Mauro ha adottato due piccoli di 5 e 8 anni – il tempo passa, avevamo promesso loro che li avremmo portati in Italia e ora ci chiedono continuamente quando potranno abbracciarci: sono piccoli, ogni giorno che passa è un’infinità, abbiamo l’impressione che in questo momento non si stia cercando l’unica cosa che conta, cioè il bene dei minori». «In tutta questa vicenda abbiamo incontrato persone straordinarie, nel nostro caso i servizi sociali di Padova e i cancellieri del tribunale dei minori di Venezia – aggiunge Elena Farinelli, padovana che con il marito Emanuele ha adottato un bimbo di 6 anni – poi però ci sono burocrati, persone che trattano il nostro caso come se fossimo delle pratiche fatte di carta, ma qui si parla delle vite dei bambini e delle nostre, a nostro figlio sono caduti due dentini in questi giorni, volevamo esserci, sono piccole cose, per noi grandissime».
L’interrogazione parlamentare
«Il governo italiano ha trovato un aereo per Chico Forti, ora si trovi un modo per aiutare questi genitori» afferma Alessandra Moretti che ha seguito la vicenda sin dall’inizio aiutando le famiglie a superare gli ostacoli burocratici dovuti alla loro adozione. «Il ministero degli Esteri italiano produca il massimo sforzo per aiutare queste persone, smetterò di interessarmi al caso solo quando i bambini saranno in sicurezza tra le braccia dei loro genitori». A invocare l’intervento del governo anche la deputata democratica Marianna Madia, la deputata di Italia Viva Maria Elena Boschi e la sua collega senatrice Daniela Sbrollini. Il senatore Andrea Martella, segretario del Pd Veneto, ha depositato ieri, lunedì 27 maggio, un’interrogazione parlamentare: «Le famiglie stanno vivendo giorni drammatici, altri paesi occidentali come Stati Uniti, Canada e anche Germania per casi simili si sono già adoperate portando in salvo i bambini. Chiediamo che il governo italiano faccia altrettanto».
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