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1 Comment

  1. Silvia
    8 Maggio 2022 @ 10:36

    Sia gli studi codicologistici sulla vergatura della carta, sia le indagini effettuate presso laboratori di restauro e di carta e documenti antichi abilitati dal Ministero dei Beni Culturali (effettuati nel 2019 e nel 2021 – tra i vari il Laboratorio Modoetia Carta della dott.ssa Cinzia Paraboschi e il laboratorio di restauro Nicola di Aramengo), sia poi le successive indagini diagnostiche scientifiche effettuate nell’aprile 2021 hanno confermato l’autenticità dell’opera e una datazione di quest’ultima a cavallo tra il XV e XVI sec. L’indagine al RC14, fatta presso due differenti laboratori italiani (quello di Firenze e quello di Lecce) hanno permesso di datare non l’epoca del supporto, in quanto il supporto risulta essere contaminato da un restauro conservativo molto invasivo e non realizzato a regola d’arte, ma la la conferma per datazione di detto intervento di restauro alla metà del XIX sec.
    Le principali analisi non invasive effettuate sono state: Imaging multispettrale, infrarosso, Fluorescenza Ultravioletta, Ultravioletto Riflesso, Luce Radente, Luce Trasmessa, Macrofotografia, Fluorescenza di raggi X (XRF), Spettroscopia Infrarossa in Trasformata di Fourier (FT-IR), Microscopia ottica; pH metro. Dette analisi sono state effettuate presso il laboratorio della società A.R.T. & CO srl con sede in Ascoli Piceno – Spin-off dell’Università di Camerino – responsabile il dott. Giuseppe Di Girolami – abilitata e certificata per tali indagini presso il Ministero dei Beni Culturali. Successivamente nel novembre 2021 il disegno è stato posto in analisi anche tramite la innovativa tecnologia LAM messa a punto dalla Lumiere Tenology di Pascal Cotte – Parigi.
    Non è ancora possibile allo stato attuale ipotizzare con buona certezza chi possa essere l’autore di questo disegno a sanguigna.
    La scoperta di tale disegno è recente, gli studi di approfondimento sono ad oggi tutt’ora in corso da parte della Proprietà del disegno e su questa opera non si sono ancora espressi compiutamente i massimi studiosi vinciani.
    I primi ad aver visionato questo disegno dal vivo nel giugno del 2019 sono stati gli studiosi vinciani statunitensi prof. Jean-Pierre Isbout, professore in Scienze Sociali della Fielding Graduate University di Santa Barbara, in California, e il dott. Christopher Heat Brown, Ceo della Brown Discoveries LCC della North Carolina, autori di diversi libri e film documentari su Leonardo, i quali hanno sollecitato la Proprietà del disegno a valutare l’opportunità di iniziare a studiare e ad approfondire gli studi su questa opera.
    Dal 2019 ad oggi si possono già riportare in riscontro alcune prese di posizione. Tra le principali:

    Previa visione e studio dal vivo del disegno:
    L’esperta e studiosa leonardiana Annalisa Di Maria, membro del comitato di arte e letteratura del Centro per l’Unesco di Firenze, in una conferenza tenutasi a Milano in data 14.1.2021, previa presentazione di un proprio approfondito studio sull’opera in questione, ha espresso (come in precedenza già anticipato sia dalla stampa che dai media nazionali ed internazionali – novembre/dicembre 2020) il proprio personale convincimento che l’opera in questione possa essere attribuita in autografia al Maestro Da Vinci;

    Sulla base di una valutazione preliminare esclusivamente resa tramite analisi delle foto pubblicate dalla stampa/media nazionali e internazionali (e quindi con riserva di poter studiare e valutare dal vivo il disegno in questione):
    Il professor Atila Soares Da Costa Filho, studioso e storico dell’arte brasiliano, membro del comitato scientifico della Monna Lisa Foundation di Zurigo e della Fondazione Leonardo da Vinci di Milano, nonché del comitato del progetto “L’invisibile nell’arte” curato dal prof. Silvano Vinceti, ha anch’egli ipotizzato che il disegno possa essere ricondotto a Leonardo (vedasi per motivazioni preliminari fra vari articoli quello dal titolo Mostrar outra face scritto sulla rivista Humanitas edizione n° 145);
    lo storico dell’arte prof. Martin Kemp dell’Università di Oxford, esperto vinciano di fama internazionale, sulla possibile paternità leonardiana del disegno ha espresso una valutazione preliminare dubitativa in un’intervista rilasciata al quotidiano The Telegraph sostenendo però che non può essere “esclusa a priori” ( vedasi articolo “Italian researchers attribute newly discovered sketch of Christ to Leonardo Da Vinci”, in The Telegraph, 17 novembre 2020);
    il prof. Pietro Marani e la prof.ssa Chiara Rostagno, tra i massimi esperti vinciani italiani, in un’intervista sul quotidiano il Sole 24 Ore, hanno espresso forti dubbi sull’ipotesi che possa essere un’opera leonardiana attribuendo il disegno a qualche allievo della cerchia dei cosiddetti leonardeschi ( Sole 24 Ore “Il mistero di Leonardo che affascina”, 20 novembre 2020.);
    il prof. Ernesto Solari, esperto vinciano, alla luce della scritta sul retro ritenuta una firma, oltre che per altre motivazioni riportate in uno studio pubblicato sul sito del Museo Solari è orientato a considerarlo opera dell’allievo prediletto di Leonardo, Gian Giacomo Caprotti detto “Salaì”(vedasi “Il Cristo di Lecco non può essere di Leonardo” (PDF), su museosolari.net.)
    la prof.ssa Maike Vogt-Lüerssen, storica di fama internazionale, ed esperta del medioevo e rinascimento italiano, con all’attivo numerose pubblicazioni, si è espressa per la possibile attribuzione del “Ritratto di Lecco” a Leonardo da Vinci e che il soggetto effigiato non sia un Cristo o il volto di Leonardo ma il volto di Lorenzo da Vinci, fratellastro di Leonardo (vedasi ” Portrait of Lecco. A new drawing, made by Leonardo da Vinci, has been found”, 11 febbraio 2022.).
    Ad oggi il disegno è sotto studio dal giugno 2021 da parte dell’accademico italiano e storico dell’arte prof. Rolando Bellini.

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