Perché l’Europa vuole riarmarsi se è già sotto l’ombrello NATO?

Negli ultimi mesi, si moltiplicano gli appelli dei leader europei per un “riarmo comune”. Macron parla apertamente di “economia di guerra”. La Germania investe cifre mai viste nella difesa. Anche l’Italia segue a ruota. Ma una domanda sorge spontanea: se l’Europa è già protetta dalla NATO, a cosa serve tutto questo riarmo?
La NATO, nata nel 1949, garantisce da decenni la sicurezza del continente. E il suo pilastro resta, inequivocabilmente, l’ombrello militare degli Stati Uniti. È Washington che guida, coordina e, nei fatti, protegge. Lo abbiamo visto in ogni crisi. Dunque, perché improvvisamente l’Europa sente il bisogno di riscoprirsi potenza militare?
Le risposte sono più di una — e nessuna è rassicurante.
La prima è che la fiducia negli Stati Uniti non è più cieca. Dopo l’esperienza Trump, molti leader europei temono che Washington, in futuro, possa voltare le spalle al Vecchio Continente. Non è un caso che si parli sempre più spesso di “autonomia strategica europea”, anche se resta un concetto vago e spesso usato come paravento politico.
La seconda è l’effetto Ucraina. L’invasione russa ha scosso l’Europa dal suo torpore pacifista. La guerra è tornata a casa, e con essa la paura. Si teme che il conflitto si allarghi, si parla persino — sottovoce — di scenari nucleari. Da qui la corsa agli armamenti, ai bilanci in crescita, all’industria bellica da rilanciare. Un ritorno al passato che sembrava sepolto.
Ma c’è anche una terza chiave, più cinica e meno discussa: il riarmo fa bene al business. La difesa è un settore industriale potentissimo, capace di muovere miliardi e influenzare governi. Chi produce armi, sistemi radar, droni, munizioni, sta vivendo una nuova età dell’oro. E molti governi europei, in difficoltà economica, vedono nella spesa militare una leva per stimolare la crescita, anche a costo di alimentare la tensione.
E noi italiani all’estero, cosa dobbiamo pensare?
Molti di noi sono emigrati per cercare pace, stabilità, opportunità. Vedere l’Europa — la patria dei nostri padri — scivolare verso una logica da guerra fredda, ci inquieta. Non si tratta di essere ingenui: difendersi è giusto. Ma lo è altrettanto chiedersi da chi, da cosa, e a quale prezzo.
Il riarmo europeo può avere una sua logica strategica, ma rischia di essere una risposta sbagliata a domande complesse. E soprattutto, rischia di allontanare l’Europa da ciò che l’ha resa grande nel dopoguerra: l’arte della diplomazia, la cultura della pace, la forza dell’equilibrio.
L’Europa non sarà mai una superpotenza come gli Stati Uniti o la Cina. Ma può, e deve, essere una potenza morale, capace di mediare, costruire, unire.
Riarmarsi può servire. Ma riumanizzarsi sarebbe molto più urgente.
