Avviato l’esame del decreto legge recante disposizioni urgenti sulla cittadinanza
Al fine di inviare alla 1a Commissione il pertinente parere, la Commissione Esteri – Difesa del Senato ha avviato l’esame del provvedimento di conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. Il Vice Presidente della III Commissione Roberto Menia, in qualità di relatore, ha spiegato come il decreto sia composto da 2 articoli, recanti modifiche alla legge n. 91 del 1992 che disciplina le modalità di accesso alla cittadinanza. Un tema, ha rilevato il relatore, di particolare rilievo e complessità, come evidenziato anche in occasione del recente incontro della Commissione con una delegazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE). Menia ha spiegato come il decreto consenta l’immediata entrata in vigore di alcune delle norme previste nel disegno di legge sulla cittadinanza contestualmente approvato dal Governo – ma non ancora presentato alle Camere – e relative alla limitazione nella trasmissione automatica della cittadinanza iure sanguinis. In particolare, pur mantenendo tale principio di fondo, basato sulla discendenza da cittadini italiani, le nuove norme rafforzano la necessità di un vincolo effettivo con l’Italia da parte dei figli nati all’estero da cittadini italiani. In proposito il relatore ha spiegato che le disposizioni adottate in Italia in materia di cittadinanza, sono state finora interpretate nel senso di accordare alle persone nate all’estero facoltà di chiedere il riconoscimento della cittadinanza senza alcun limite temporale o generazionale, né oneri finalizzati a dimostrare la sussistenza o il mantenimento di vincoli effettivi con la Repubblica. Un assetto che, secondo Menia, ha di fatto determinato, in particolare negli ultimi anni, la crescita continua ed esponenziale della platea di potenziali cittadini italiani che risiedono al di fuori del territorio nazionale e che, anche in ragione del possesso di una o più cittadinanze diverse da quella italiana, sono prevalentemente legati ad altri Stati da vincoli profondi di cultura, identità e fedeltà. Per Menia la possibile assenza di vincoli effettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini potrebbe, in prospettiva, raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, aspetto questo che costituisce un fattore di rischio serio ed attuale per la sicurezza nazionale e, in virtù dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, degli altri Stati membri della stessa e dello Spazio Schengen. Il relatore ha poi evidenziato come, anche per una esigenza di allineamento con gli ordinamenti di altri Paesi europei e per garantire la libera circolazione nell’Unione Europea, gli interventi normativi proposti intendano riservare tale prerogativa solo a chi mantenga un legame effettivo col Paese di origine. Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni, stabilendo quindi che solo chi abbia almeno un genitore o un nonno nato in Italia sia cittadino dalla nascita. I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini abbia risieduto almeno due anni continuativi in Italia. I nuovi limiti valgono solo per chi abbia un’altra cittadinanza (in modo da non creare apolidi) e si applicano a prescindere dalla data di nascita (prima o dopo l’entrata in vigore del decreto-legge). Resterà ovviamente cittadino chi in precedenza sia già stato riconosciuto come tale da un tribunale, da un comune o da un consolato. Saranno comunque processate secondo le regole previgenti le richieste di riconoscimento della cittadinanza documentate e presentate entro le 23.59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025. Menia ha altresì rilevato come il testo intervenga altresì in materia di controversie relative all’accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana, stabilendo che non siano ammessi il giuramento e la testimonianza quali mezzi di prova e che spetti a colui che richiede la cittadinanza italiana dover fornire la prova dell’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge. Il relatore ha poi sottolineato che, come si evince anche dalla relazione introduttiva che accompagna il provvedimento, il decreto-legge in esame miri a rendere più stringente un principio di effettività del vincolo con l’Italia del richiedente la cittadinanza, introducendo una previsione volta a far venir meno l’automatismo dell’acquisto della titolarità del diritto alla cittadinanza per discendenza (o adozione o altra causa di legge) e ponendo un limite temporale – generazionale – oltre il quale la mancata effettività del vincolo con la madrepatria renda non azionabile la richiesta di cittadinanza.
Il dibattito è proseguito con l’intervento della senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, che ha espresso dissenso rispetto al testo in esame, in primo luogo, non ravvisando alcuna ragione di urgenza che giustifichi l’emanazione di un decreto-legge su una materia così delicata e complessa. Dalla senatrice è stato inoltre sottolineato come per la redazione del provvedimento, non sia stato tenuto conto dei suggerimenti provenienti dai vari parlamentari eletti all’estero, nonché dai membri del Cgie. Per La Marca il problema di possibili brogli nella concessione della cittadinanza, potrebbe essere meglio superato non adottando delle soluzioni drastiche, bensì prevedendo un accurato esame di lingua italiana ed una effettiva dimostrazione di collegamento con l’Italia. A seguire ha preso la parola il senatore Luigi Spagnolli (Gruppo Aut) , che nel condividere le argomentazioni portate dalla senatrice, ha fatto presente come nella sostanza, la quantificazione del numero degli italiani all’estero suscettibili di chiedere la cittadinanza sia , di per sé, un problema non del tutto prioritario e la cui possibile soluzione potrebbe essere agevolata mediante la previsione di un idoneo periodo transitorio per la concessione ex novo del diritto in questione. E’ stata poi la volta del senatore Bruno Marton (M5S) che ha chiesto per quale motivo sia stata scelta l’opzione della decretazione d’urgenza per una materia molto articolata e che contiene svariate casistiche, insuscettibili di essere regolamentate mediante norme immediatamente imperative. (Inform)

19 Aprile 2025 @ 19:36
Decreto Legge 36/2025
Vergogna!
Provvedimento contrario ai nostri principi costituzionali.
Nemmeno Mussolini aveva osato tanto
https://youtu.be/TR7STA6Ezk4?si