Il Movimento CIDL in piazza a Roma contro il nuovo Decreto sulla cittadinanza
Sabato scorso 3 maggio si è tenuta a Roma, in piazza del Campidoglio, una manifestazione per protestare pacificamente contro il decreto-legge 36/2025 che, con provvedimento di necessità e urgenza, ha cancellato i diritti di sangue di milioni di discendenti italiani in tutto il mondo.
Il movimento CIDL (Comitato Italo Dissententi contro il Decreto di Legge), nato per generare azioni concrete e sensibilizzare sulle conseguenze generate da questo decreto legge, ha organizzato questa marcia e protesta pacifica, riunendo tutti quei discendenti che vogliono difendere i propri diritti già acquisiti prima della promulgazione di questo decreto legge.
Erano presenti all’evento anche Antonio Iachini, coordinatore del MAIE, il rappresentante del PD di Fabio Porta, e Luigi Scaglione, membro del comitato esecutivo del CIM.
Nella manifestazione erano presenti diversi striscioni con messaggi di discendenti come “L’Argentina e stata casa per gli italiani in fuga della miseria”, “Nostri Trisnonni, Bisnonni e Nonni hanno construito l’Argentina oggi chiedamo rispetto e riconoscimiento”, “Una penna non può cancellare il sangue”, “La burocrazia uccide l’identità”, “Siamo italiani: Meritamo rispeto e riconoscimento”, “L’italia scorre nelle nostre vene”, “Non siamo turisti della cittadinanza, italiani per sangue, storia e diritto di nascita”.
In un atto simbolico ma assolutamente rappresentativo, i discendenti hanno gettato vernice nera su una gigantesca immagine di foto di immigrati italiani, di antenati che fanno parte della loro identità e della loro storia, mostrando così come questo decreto avrebbe cancellato e annullato quella storia, disonorando il coraggio e i sacrifici di quegli immigrati che hanno portato le loro tradizioni e il loro sangue italiano oltre la loro patria, formando e creando le famiglie che ora rivendicano i loro diritti.
È importante ricordare che il numero potenziale di discendenti italiani nel mondo sarebbe compreso tra 60 e 80 milioni; in Argentina, circa il 60-70% degli argentini, non meno di circa 30 milioni, ha sangue italiano e facciamo parte della storia e della tradizione italiana. Siamo cresciuti con questo valore culturale nelle nostre famiglie.
I discendenti degli immigrati italiani, con lo stesso coraggio e la stessa audacia ereditati dai loro antenati, hanno combattuto pacificamente ma emotivamente in questa manifestazione per i loro diritti di sangue, per la loro storia, per le loro tradizioni, sperando di essere ascoltati e visti da coloro che apparentemente non hanno alcuna memoria storica o rispetto per i diritti acquisiti di milioni di persone.
È opportuno segnalare che il 27 marzo il Consiglio dei Ministri del Governo italiano ha approvato un decreto-legge che, in sostanza, prevede che chi è nato in Italia o risiede da almeno 2 anni nel territorio italiano possa trasmettere la cittadinanza italiana (iure sanguinis) solo ai figli o nipoti.
Questa nuova norma limiterebbe i diritti di oltre 60 milioni di discendenti italiani in tutto il mondo che, fino al giorno prima dell’emanazione di questo decreto, erano già considerati italiani in base alle leggi in vigore fin dalla loro nascita. Ciò violerebbe anche i precetti sanciti dalla Costituzione italiana, discriminerebbe arbitrariamente una generazione rispetto alle altre e violerebbe i diritti già acquisiti.
Oltre a violare i diritti acquisiti, il presente decreto legge non rispetta nessuno dei precetti e dei requisiti legali richiesti per la promulgazione di un decreto di necessità e urgenza, e non è legittimamente giustificata la legislazione d’urgenza, che costituisce un’eccezione ai procedimenti parlamentari e democratici previsti dalla legge ordinaria.
Pertanto, il presente decreto non ha rispettato le procedure parlamentari previste per la promulgazione di una legge, trasgredendo i limiti di legge e gli orientamenti storici adottati dalla legislazione ordinaria, modificando con un decreto i principi che sintetizzano l’identità stessa di un ordinamento storico, disattendendo le norme costituzionali e procedurali, nonché la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di trasmissione della prole per diritto di sangue.
Analizzando le leggi italiane che così stabiliscono, i discendenti che attualmente sono pronipoti e pro-pronipoti il cui riconoscimento della cittadinanza è limitato dal presente decreto erano già nati italiani, pertanto tale diritto era acquisito dalla nascita ed era necessario solo un riconoscimento formale che comprovasse la consanguineità. Ecco perché la procedura legale si chiama RICONOSCIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA per diritto di sangue, e non acquisizione della cittadinanza
Pertanto questo decreto-legge legifera retroattivamente, -un presupposto assolutamente illegittimo-, poiché, se un discendente era già considerato italiano dalla nascita, anni dopo la sua nascita non gli si può negare il diritto e lo status di cittadino italiano.
La più grande emigrazione italiana verso l’Argentina e altri paesi latinoamericani si è verificata tra il 1880 e il 1930, motivo per cui, al giorno d’oggi, quasi il 90% dei discendenti degli immigrati italiani nel mondo sono pronipoti e pro-pronipoti.
Il decreto-legge è attualmente in fase di esame e discussione presso il Parlamento italiano, che dovrà ratificarlo entro 60 giorni dalla sua pubblicazione, termine che scade il 27 maggio. In caso contrario, il decreto perderà validità ed efficacia giuridica.
Il Parlamento italiano è composto da due Camere, Senatori e Deputati, ma in questo caso, dato il termine di 60 giorni previsto dall’art. 77 della Costituzione italiana per ratificare un decreto-legge, purtroppo è richiesta una rapidità nella trattazione della questione che non consentirà alla Camera dei Deputati di effettuare uno studio completo ed esaustivo con gli esperti, solo la Camera dei Senatori potrà farlo nel rispetto dei tempi e la Camera dei Deputati dovrà limitarsi ad approvare o respingere il disegno di legge che convaliderebbe e darebbe legittimità a questo decreto.
È importante chiarire che tale velocità nella discussione parlamentare imposta dal termine previsto dall’art. 77 della Costituzione italiana è quello di salvaguardare il processo democratico nei casi in cui urgenza e necessità lo giustifichino, ma che esso è riservato esclusivamente a tali situazioni, e che questo chiaramente non è il caso della materia su cui legifera il presente decreto. Ecco perché il Consiglio dei ministri ha deliberatamente e intenzionalmente impedito la disponibilità dei tempi e delle forme di legge di una procedura parlamentare, con l’analisi esaustiva che la complessità della materia meritava, utilizzando una procedura eccezionale come il decreto, in luogo del disegno di legge, che sarebbe stato quello giuridicamente appropriato.
Per questo motivo, la Camera dei Deputati potrebbe ricorrere al voto di fiducia senza condurre studi e discussioni approfondite su questo disegno di legge, il che significherebbe che, se il disegno di legge non venisse approvato, il governo dovrebbe dimettersi e dovrebbe essere eletto un nuovo governo.
È importante che ci fermiamo a riflettere, anche per quei cittadini italiani che non sono toccati da questa questione, se un governo che intenzionalmente e senza alcuna giustificazione legale calpesta i diritti acquisiti di milioni di persone, ignora le procedure legali e parlamentari, disobbedisce ai precetti e agli obblighi imposti dall’attuale ordinamento giuridico e deliberatamente ignora i principi sanciti dalla Costituzione, sia ancora democratico oppure no.
Occorre rilevare che la Corte Costituzionale, nelle sedute del Parlamento italiano tenutesi nei giorni scorsi, ha dichiarato senza ombra di dubbio l’incostituzionalità del decreto in esame.
Il parere definitivo del Senato, insieme agli emendamenti approvati, dovrà essere finalizzato tra il 6 e l’8 maggio, quando si stima che saranno discussi in sessione plenaria per la votazione.
Limitare le generazioni significa cancellare l’IDENTITÀ di milioni di discendenti di italiani nel mondo e con ciò lo Stato italiano sarebbe colpevole di non avere MEMORIA STORICA per quegli immigrati che, in cerca di un futuro e in fuga dalla guerra, sono fuggiti in altri Paesi, generando con la loro coraggiosa decisione la possibilità di una vita lontano dalla loro patria. I loro discendenti vogliono onorare i loro sforzi, il loro coraggio, i loro progressi, senza dimenticare da dove veniamo e chi siamo.
Il coraggio che abbiamo nel lottare per i nostri diritti è il coraggio che abbiamo ereditato da loro. Quel coraggio, quella bravura e quella memoria generazionale sono ciò che ci spinge a ricercare le nostre radici e ciò che spinge molti di noi a tornare nei luoghi da cui provenivano i nostri nonni, bisnonni e trisnonni.
La memoria storica è lo sforzo consapevole di ritrovare le proprie radici, di valorizzare il proprio passato e rispettarlo, dimenticare che grazie al coraggio degli emigranti italiani, nuove generazioni di italiani sono cresciute disperse in diverse parti del mondo, portando la tradizione e il sangue italiano oltre i propri confini è non onorare quegli emigranti, è voler cancellare una parte della storia, dimenticare che nei momenti di bisogno e di guerra i paesi che oggi rappresentano i discendenti degli italiani hanno accolto e dato un futuro ai loro cittadini.
Cancellare la possibilità di riconoscere come italiani i propri discendenti, quando lo sono dalla nascita, cancellare la possibilità di tornare alle proprie radici e mantenere l’italianità come identità, non è giustizia, non è onorare gli antenati, dimenticare è l’annientamento morale di un Paese.
Prego che ciò non accada, che le legittime richieste di diritti di milioni di persone vengano ascoltate e che venga fatta giustizia.
