Giancarlo Cappa e la “Autofilia”
Giancarlo Cappa, da anni residente a Las Terrenas, Repubblica Dominicana, ci racconta del suo libro “Autofilia” e del suo lavoro-passione-gioco per le auto d’epoca.
Mi scrisse Gianfilippo Salvetti, detto Gippo, che è pure Editore (Edizioni Fucina), un ”alfazioso”, così, perlomeno, si autodefinisce. Per Gippo, se non é ALFAROMEO non é una automobile!
“ Ascolta Giancarlo – mi disse- ci conosciamo da una vita. Quí, nel settore delle automobili d´epoca, i più esperti sono concordi sul concetto che tu abbia inventato il restauro, inteso come “PROFESSIONE a 360°“.
Chiarisco il concetto per i profani: già si rimettevano a nuovo le autovetture ippotrainate, poi quelle a motore, ma il concetto di “restauro”, che implica cultura e storia iniziò alla chetichella in forma puramente occasionale. Mai fino ad allora, anni ’60/70, inteso come opera di alto artigianato in senso globale, dalla A alla Z. La A é il rottame , la Z è un oggetto storicamente originale, rifinito secondo gli antichi canoni di eccelsa qualità e fruibilità. Non mummificato in un Museo. Ovviamente senza considerarlo assolutamente un bene di consumo.
Quindi il committente, dopo anni attesa e di avanzamenti impegnativi, bramava sedersi al volante. Ma… quando? Quando il Cappa lo permetteva! E quando arrivava il permesso? Dopo che la vettura aveva superato centinaia di chilometri di miei personali collaudi ed aveva lui ben imparato, al mio fianco e nell´ultimo di preconsegna, come si deve guidare un tale arcaico gioiello semovente .
Non devo dimenticare il secondo mio neologismo: “AUTO-FILIA”. AUTO si riferisce alla automobile che, nel mio caso, non definisco “macchina”. Ho scritto macchinofilia? No! Si deve intendere come autovettura-automobile.
Autobiografia scritta da me nella quale ospito vari personaggi, anche molto intimi, tra cui li “cappino”, il mio “ io” bambino ancor piú sognatore. Molti veraci personaggi con le gambe… altri con le ruote. Soggetti /oggetti/ umanizzati, spesso unici, le mitiche ” fuoriserie”.
Frutto di grande passione e amore (FILIA) di Ingegneri e disegnatori attraverso l´opera manuale di eccelsi artigiani, veniva plasmata, fusa, forgiata, tornita, vestita di legni e metalli, quasi fosse una scultura, per essere infine dipinta e tappezzata e, finalmente assemblata. Nessuna era identica alle precedenti o posteriori. Amate e coccolate erano Regine dei Concorsi d´Eleganza o passeggiate in litorali alla moda ma, anche, protagoniste di cruente gare di fondo e velocità, come la mitica Mille Miglia, che molte volte mi ha visto attivo partecipante.
Però, come gli amori troppo grandi, anche loro venivano troppo spesso dimenticate. “Cosa bella e mortal passa e non dura”! Incantevoli come il sorriso d´una debuttante, un terribile destino le attendeva quasi tutte, purtroppo. Vetture per pochi e travolte da un cruento oblio, sepolte dagli anni in tutti i sensi.
In questo momento storico terribile, dove ci stanno rubando anche la nostra residua umanitá, mascherandoci da automi, condannati a comunicare solo con suoni alterati da maschere, il solo pensare di “umanizzare“ degli oggetti appare quasi blasfemo.
Quando non avevano bieco e squallido valore venale, quando il neoliberismo finanziario senza regole non si era ancora impadronito delle nostre vite, inaridendole e condannandole all´attuale decadenza, in tempi di pochi spiccioli in tasca ma ricchi di umanitá e passione, c´era chi scrutava i lati delle strade o dei campi di demolizione alla compulsiva ricerca di forme gentili ma offese. Linee antiche e importanti, oggetti che bisognava lottare perché fossero salvati e… rianimati.
Su questo aggettivo mi soffermo, si accenna all´anima. Chi ci crede e chi no, non mi importa. Certe religioni animiste attribuivano ad ogni oggetto desiderato o amato un´anima. I meravigliosi e pudicamente nudi taini, proprio quí, ci credevano. Io lo sento, ne percepisco le vibrazioni. È la necessitá di “rianimarle”, con passione e amore restituire loro un´Anima. È l´inizio di un sogno e di una visione che va oltre.
Il primo problema pratico è il finanziarsi. Ma c´era anche l´aspetto ludico, il gioco. Quindi io con i miei compagni di utopica passione giocavamo, anzi “giocavamo lavorando ma, anche, lavoravamo giocando”. Segreto, questo, di una nazione che ha primeggiato da ben prima di Leonardo, nella artigianalità creativa.
In un importante Motor Show internazionale, lo speaker inglese disse: ” Many beautiful restorations are exhibited here but … but … those of the Cappa have more: a soul.” Ci sono molto bei restauri, ma quelli del Cappa hanno qualche cosa in piú: l´Anima”.
Arrivó la moda. Arrivó la gelida finanza che uccide i sogni degli artisti romantici ed i loro sogni. Io quello sono, e ne sono orgoglioso. Il gregge ascolti la Tibbú e le quotazioni delle aste.
Avevo creato la KCA, artigianale e poi piccola industria. Una accozzaglia di matti che partoriva capolavori. Consegnavo a diversi anni dalla prenotazione e, quindi, avevo anni di lavoro assicurato. Ma… il sacro fuoco della passione, il gioco? Il sorriso radioso della vergine debuttante si era forse trasformato nella smorfia di una vecchia puttana corrotta?
Avevo un grigio freddo interiore e mi guardai allo spechio. “Tu cosa vuoi?” mi chiesi.
“ Spazi aperti, limpidi tra tutte le tiepide sfumature del turchese. Sai?“.
Avevo salvato molte centinaia di automobili italiane di pregio, sopratutto LANCIA. Avevo inventato il RAI, Registro Aurelia Italiano, primo club di marca federato ASI. Feci impresa e cultura, esportavo Made in Italy nel mondo.
Mantenni unita una famiglia per decenni. I figli erano adulti e ben posizionati. Una moglie sposata per “dovere”, la rispettai fino a cantare: “..cielo grande, cielo blu… mi guardo intorno e tu… non ci sei piú… Uuu U Uuu… Educatamente e correttamente mandai tutto a fa…
E il resto é scritto, é Storia.
