Il voto all’estero? Ancora un miraggio
A ogni tornata elettorale o referendum, per noi italiani all’estero si ripete lo stesso copione. Un rituale frustrante. Il plico elettorale dovrebbe arrivare a casa, come promesso e come pagato dallo Stato italiano. E invece? Spesso non arriva proprio.
Parlo per esperienza diretta: io il plico conle schede dell’ultimo referendum non l’ho mai ricevuto. Né una telefonata, né un avviso, né un segno. Silenzio assoluto. E non sono disposto ad “andare a ritirarlo” in qualche punto di raccolta improvvisato.
Perché sì, in alcune zone della Repubblica Dominicana – dove vivo – le comunità italiane hanno tacitamente creato dei punti di distribuzione, che spesso sono dei bar. Il messaggero, pagato dall’azienda incaricata, lascia lì i plichi e chi vuole votare deve andare a prenderselo. Ma questo sistema è una forzatura. Andare a votare al bar è contro le regole, ed è soprattutto un insulto al diritto di voto.
L’impresa incaricata riceve soldi pubblici per una consegna domiciliare. Ma scarica il lavoro su corrieri locali, spesso senza alcun controllo. Risultato? Plichi che spariscono, elettori che rinunciano, democrazia che si svuota.
Negli anni passati almeno mi telefonavano. “È a casa?”, chiedevano. “Le posso lasciare il plico?”. Una minima forma di contatto umano. Ora neanche quello. Il nulla.
E l’alternativa proposta qual è? “Può richiedere un duplicato e passare a ritirarlo presso la sede diplomatica.”
Ah sì? Io che vivo a quasi 300 chilometri di distanza dovrei sobbarcarmi viaggio, spese e tempo perso per esercitare un mio diritto? E con me tanti altri italiani che vivono lontano dai consolati? Ma… per piacere! Diceva Totò: “Siamo uomini o caporali?”
È evidente che così non si può andare avanti. Servono alternative serie e funzionanti. Forse è il momento di ripensare tutto il meccanismo. Il voto elettronico? Il voto via web? È ora di parlarne seriamente.
Chi vive all’estero non è cittadino di serie B. E non può continuare ad affidare il proprio diritto di voto alla buona volontà di un messaggero sconosciuto o all’idea folle di dover fare chilometri per ottenere un duplicato.
