Perché ho scritto Novitalia
Novitalia non è solo un romanzo. È una reazione, un’urgenza. È nato tutto d’un fiato, in poche settimane: le dita correvano sulla tastiera come se la storia volesse uscire da sola, come se aspettasse da tempo di essere raccontata.
La scintilla? Una vicenda che ha dell’incredibile: l’ultimo discendente della famiglia piemontese Ferraris – italiani da generazioni, parlanti italiani, fondatori di una scuola italiana in una colonia agricola d’oltremare – si è visto negare la cittadinanza italiana. Perché? Perché una legge votata da un Parlamento miope, che si riempie la bocca di “italianità”, ha scelto di discriminare gli italiani all’estero di terza generazione, trattandoli come stranieri nella loro stessa storia.
Chi ha letto Novitalia sa che non è solo fantasia. È una satira lucida e feroce di un’Italia che ha dimenticato i suoi figli più lontani, quelli che hanno portato la lingua e i valori italiani nei luoghi più remoti del mondo.
È un atto d’accusa, ma anche un inno all’orgoglio di chi, nonostante tutto, continua a sentirsi italiano nel cuore, nella lingua, nella memoria.
A chi ha votato questa legge dico: vergognatevi.
E a chi invece sente bruciare ancora quel senso di appartenenza, dico: leggete Novitalia. Vi ci ritroverete.


