50 milioni per Maduro? Ma per favore…
Leggo stamattina che gli Stati Uniti hanno deciso di alzare a 50 milioni di dollari la taglia su Nicolás Maduro, come se fosse un bandito del Far West. A chiunque fornisca informazioni utili alla sua cattura, ricompensa garantita. E confesso che mi è scappato un sorriso.
Perché diciamocelo: gli Stati Uniti sanno benissimo dov’è Maduro. Non è certo nascosto in una grotta nel deserto, né si sposta travestito da pastore andino. Vive protetto, certo, ma sotto gli occhi del mondo. I satelliti spia americani, in grado di contare le pecore nel giardino del Cremlino, sicuramente possono seguirne gli spostamenti da Caracas a Maracaibo, dalla sua residenza presidenziale a quella privata.
E allora, a che serve questa taglia da film d’azione? Forse a guadagnare qualche titolo sui giornali, a dare l’illusione di una pressione crescente, o forse solo a far finta di fare qualcosa senza fare davvero niente.
Non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti decidono di “prelevare” qualcuno, senza troppi complimenti. È successo con Manuel Noriega a Panama nel 1989: bombardamenti, truppe d’assalto, e il generale portato a Miami come un pacco espresso. È successo con Osama Bin Laden, in un’operazione chirurgica con i Navy Seals che ha fatto il giro del mondo. È successo con Saddam Hussein, in modo meno elegante, ma con altrettanta determinazione.
Ma Maduro no. Lui resiste, governa, reprime, si fa fotografare, e resta lì. Non lo toccano. E viene da chiedersi: perché?
Forse perché, in fondo, Maduro è più utile dove si trova. Un nemico comodo, un pretesto perfetto per sanzioni, strategie geopolitiche, alleanze rafforzate con Colombia e Brasile, e per tenere il Venezuela nel limbo. Forse, come già accaduto con altri “nemici giurati”, la sua presenza serve più della sua assenza.
E allora lasciamoli pure offrire milioni per “informazioni riservate”. È teatro. Ma il pubblico, questa volta, non ci crede più.
