Cosenza nel ‘900 – Un secolo della nostra storia nell’ultimo libro di Paride Leporace
Ho appena finito di leggere con particolare interesse e partecipazione questo libro, un volo professionalmente sicuro nell’arte dello scrivere e del raccontare, dove l’essenzialità viene portata al suo vertice ma, al contempo, condita di ricordi e di storia di una città che è anche la mia e che sempre lo sarà, nonostante viva lontano da quasi tre decenni. Ancora fresco di stampa, si può dire, è l’ultimo libro del giornalista Paride Leporace, “Cosenza nel ’900. Storie e personaggi” (Pellegrini Editore), che è stato presentato recentemente a Cosenza sulla Terrazza Pellegrini, un’appropriata cornice per una penna, la sua, ricca di reminiscenze, di biblioteche, di studi appassionati, una penna che trasuda uno stile innato e personale e che esplora mondi contigui e diversi, vita quotidiana, poesia, prosa, teatro, politica, sport e costume, per restituirli alla nostra attenzione vividi, partecipati, rispettati. Anche solo dei nomi, dei fatti, un aneddoto, un pensiero, un tratto di pennello, un lato del poligono che chiude, con naturalezza, la forma geometrica nello spazio del foglio inizialmente bianco, ricostruendo, con dovizia di particolari, un secolo di vita cittadina. Siamo di fronte alla summa centellinata della nostra memoria, che si può leggere come un’indagine complessa della nostra storia più recente, spingendoci al ricordo dei particolari e, al tempo stesso, come uno specchio dalle molteplici sfaccettature che rimanda a molti istanti vissuti da noi stessi, mutevoli, perduti, riscoperti, ritrovati.
[“Ricordo come un sogno le case di Viale del Re diventato della Repubblica, Piazza Fera che cambia arbitrariamente il suo nome in Bilotti, i giardini alberati della Villa nuova, i leoni del serraglio della Villa Vecchia governati da Ciccio Fred Scotti, la fontana dei leoni, Cosenza glaciale di gennaio sotto le montagne innevate della Sila e arsa dall’afa con le strade vuote a Ferragosto, le insegne luminose della Standa e di Bertucci, il primo gelato da Zorro nocciola e torrone, le domeniche erranti sovrastate dalle radiocronache di Giuseppe Milicchio e Federico Bria, una violinista veneziana che cerca alloggio per l’inaugurazione del Rendano con tutti gli alberghi pieni, tutta la mia giovinezza passata nei cinema di Cosenza e Rende e il tetto del Citrigno che si apre in cielo a far vedere le stelle che ancora non sapevo riconoscere e quell’applauso dal pubblico al cinema Astra quando Volontè-Vanzetti prima di sedersi sulla sedia elettrica dice: ‘Viva l’Anarchia’. In quante altre città d’Italia si sarà levato quell’applauso?… A questo pensavo la notte del 31 dicembre 1999, fine del secolo, stretto nei 40.000 scesi per la prima volta in piazza collettivamente a Capodanno per ascoltare il concerto di Franco Battiato e in tanti a stringere la mano al sindaco Giacomo Mancini, il monarca illuminato che per volontà popolare aveva reso possibile la rivoluzione di una città che aveva modificato il suo destino. Per la prima volta nel calendario urbano una moltitudine di cosentini era scesa per le strade a salutare il nuovo secolo che arrideva ad una città del Sud in grado di liberare energie straordinarie costruendo opere materiali e immateriali di enorme potenza. E quella notte che separava due secoli il mio pensiero andò alla mia città, Cosenza, quella dove avevo conosciuto le mie prime parole e immagini, quella dell’infinita ricerca su libri e giornali e di una cultura orale dei ricordi di famiglia capaci di trasmettere la quotidianità delle case borghesi dove si ballavano ‘I lancieri’ o l’accensione della prima illuminazione pubblica per le strade. lo per analizzare Cosenza farò riferimento al XX secolo intero con qualche sconfinamento, perché ogni microcosmo ha le sue analogie e differenze con qualunque paradigma.”]
È la storia di Cosenza, quella dei tanti quartieri, dei suoi pittoreschi mercati, delle varie piazze, la Cosenza della politica, del giornalismo, della musica, degli spettacoli, delle prime radio libere, la Cosenza della movida, delle guerre campanilistiche, delle chiese e dei suoi fedeli, delle processioni, delle feste, delle vicende giudiziarie, la Cosenza della contestazione degli anni ’70, quella del sorgere dell’Università della Calabria, quella dei partiti storici, dei sindacati, della scuola, la Cosenza che conta ma anche la Cosenza degli ultimi, i ragazzi di Padre Fedele Bisceglia, quella di tutti, dei clochard, dei poeti e degli artisti costretti ad emigrare, dei grandi avvocati e dei vari intellettuali, letterati e musicisti. Tra le righe, alberga di tutto, politica e religione, economia, guerra, calcio, personaggi e persone, giornali, criminalità, dialetto, cibo, usi e costumi, donne e uomini della nostra città attraverso la storia, le storie e le generazioni.
