Al Senato l’incontro “Italiani nel mondo: cittadinanza e identità – Come cambiano regole, tutele e servizi”
“Italiani nel mondo: cittadinanza e identità – Come cambiano regole, tutele e servizi”, questo il tema del convegno che si è svolto a Roma presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato. L’incontro è stato organizzato, su iniziativa del senatore del Maie Mario Borghese (ripartizione America Meridionale), in collaborazione con l’Associazione Europa Mediterraneo ETS e l’Associazione Il Sud del Mondo ETS. A moderare gli interventi è stato chiamato Raffaele Barberio, Direttore di IF – Italia nel Futuro. Nel suo intervento introduttivo il senatore Borghese ha rilevato come la tematica della cittadinanza riguardi milioni di connazionali all’estero e di discendenti italiani. Secondo il senatore la nuova norma sulla cittadinanza, entrata in vigore nel maggio 2025, rischia di penalizzare allo stato attuale i nostri connazionali all’estero. Borgese si è anche detto fiducioso sulla possibilità di modificare questa norma, segnalando come in proposito si stia lavorando per sensibilizzare il governo e tutto il Parlamento.
A seguire è intervenuto Armando De Bonis, Presidente di “Europa Mediterraneo ETS”, che ha ricordato come questo sodalizio nasca con l’obiettivo di promuovere progetti sociali, culturali e scientifici, in grado di ridurre le diseguaglianze e contrastare le forme di emarginazione. “Operiamo prevalentemente – ha precisato De Bonis – nell’area Euro-Mediterranea, considerato da sempre un crocevia di popoli, culture e storie che si intrecciano. Oggi abbiamo l’occasione di riflettere insieme su questioni fondamentali: come stanno cambiando le regole sulla cittadinanza? Quali tutele sono garantite a chi vive, lavora e costruisce la propria identità al di fuori dell’Italia? Come migliorare servizi e rappresentanza per una comunità italiana nel mondo sempre più vasta, dinamica e complessa? In quest’ottica, l’Associazione Europa Mediterranea ha avviato un percorso di ricerca e divulgazione sulla cittadinanza”. De Bonis, dopo aver rilevato che l’attuale quadro normativo sulla cittadinanza sta cambiando, ha segnalato alcune novità della nuova legge come ad esempio il riordino delle norme sulla trasmissione della cittadinanza per discendenza con l’introduzione del limite alla seconda generazione, e la possibilità di revoca della cittadinanza in caso di condanne per reati particolarmente gravi, misura prevista esclusivamente per le naturalizzazioni. Ha poi preso la parola Giuseppe Galati, Responsabile Scientifico de “Il Sud del Mondo ETS”: “Abbiamo inteso organizzare insieme con l’associazione Europa Med questa iniziativa – ha spiegato Galati – perché l’introduzione di questo decreto del governo del 27 marzo 2025 ha aperto un dibattito che ovviamente vede da una parte chi lo ritiene restrittivo, mentre per l’esecutivo rappresenta un modo per stabilire un legame più stretto sulla cittadinanza”. Galati ha anche segnalato come il limite alla seconda generazione per la trasmissione della cittadinanza abbia inciso sulle aspettative dei discendenti all’estero.
Nel corso del suo intervento il deputato del Pd Toni Ricciardi, eletto nella ripartizione Europa, ha sottolineato la necessità di modificare l’attuale legge sulla cittadinanza che va incidere anche sui principi fondamentali della rappresentanza. Il deputato, dopo aver espresso rammarico sul fatto che oggi si cerchi di intervenire su questa legge “dopo che i buoi sono scappati”, ha rilevato come durante l’ter del provvedimento sia stato introdotto qualche miglioramento al testo, ad esempio per la tempistica di registrazione dei nuovi nati. Ricciardi ha anche criticato la scelta del governo che ha utilizzato per la regolamentazione di questa materia la strada del decreto legge d’urgenza. Il deputato si è anche detto contrario all’introduzione per le richieste della cittadinanza del solo modello cartaceo. Ricciardi ha inoltre dato diponibilità a sostenere una proposta di legge di modifica della norma sulla cittadinanza che provenga anche da una forza di maggioranza, purché non vi siano distingui o differenziazioni territoriali nel testo e si possa fare fronte comune su tutto. A seguire è intervenuta la Segretaria Generale del Cgie Maria Chira Prodi che ha in primo luogo illustrato la struttura del Consiglio Generale, ricordando come questo organo di rappresentanza sia chiamato a dare pareri obbligatori su tutti i temi di interesse degli italiani all’estero. Un parere che non è stato preventivamente richiesto nel caso del decreto legge sulla cittadinanza. “In quel periodo – ha ricordato Prodi – il Consiglio Generale aveva già messo tra i punti prioritari della propria azione la modifica della legge di cittadinanza, perché non era una novità per nessuno che vi fosse un tema da risolvere”. “Siamo poi arrivati a giugno alla nostra Plenaria con una proposta in favore di una legge che prevedesse una cittadinanza consapevole, basata anche sulla conoscenza della nostra lingua”, ha proseguito la Segretaria Generale ricordando poi le aperture avute dal Capo dello Stato e dal Ministro Tajani su possibili modifiche alla legge sulla cittadinanza. Prodi ha inoltre sottolineato come il Cgie abbia oggi una postura di attesa speranzosa verso possibili interventi di modifica della nuova legge sulla cittadinanza da parte del Parlamento e della Corte Costituzionale. Per quanto riguarda invece la scarsa attenzione della stampa non specializzata per le questioni degli italiani all’estero, la Segretaria Generale ha sottolineato come, a fronte di un’emigrazione che rappresenta ormai 12% della popolazione nazionale, questa realtà dovrebbe essere trattata serenamente a livello mediatico nazionale.
A seguire è intervenuto il Vice Segretario Generale Cgie per l’America Latina Mariano Gazzola che ha rilevato come in uno stato di diritto sia impensabile che un discendente con identità italiana non possa essere anche cittadino. Gazzola ha poi auspicato, dicendosi speranzoso, che nuova legge sulla cittadinanza, che non tiene conto del vincolo identitario e affettivo, venga cambiata dalla politica prima che dai tribunali. Il Vice Segretario ha inoltre ricordato che i Paesi che ospitano il più alto tasso di discendenza italiana si trovano in sud America, ovvero il Brasile e Argentina.
“La cittadinanza, e dobbiamo capirlo perché è il principio da cui partire, – ha affermato Silvana Mangione, Vice Segretario Generale Cgie per i Paesi Anglofoni extraeuropei – è una questione di diritti e di doveri. Finora la possibilità di riconoscimento ha riconosciuto maggiormente, scusate il gioco di parole, i diritti che abbiamo. E questa è stata una limitazione che ha creato una discussione e una comprensione anche negativa di quanto stava succedendo”, alla luce di una fruizione anche utilitaristica della cittadinanza che però ha riguardato solo alcuni casi. La Vice Segretaria Generale ha inoltre ricordato il prezioso contributo dato al Sistema Italia dai nostri connazionali grazie alla fruizione dei buoni prodotti italiani. Magione, dopo aver rilevato che la questione dei “cervelli in fuga abbia finito per oscurare l’antica storia dell’emigrazione italiana, ha segnalato il rischio che l’Italia possa creare un mondo di apolidi di origine italiana che non abbiano la possibilità di essere cittadini. Nel suo intervento Ricardo Merlo, Presidente del Maie e consigliere del Cgie, ha sottolineato come la nuova legge sulla cittadinanza, proprio in un momento di forte calo demografico in Italia, riduca la possibilità per i discendenti nati all’estero di acquisire la cittadinanza italiana. Merlo, pur riconoscendo la necessità di modificare la precedente legge sulla cittadinanza, ha evidenziato però come questa nuova norma non tenga in considerazione la storia di tanti emigrati all’estero che hanno molto aiutato l’Italia. L’ex Sottosegretario ha infine segnalato la presentazione da parte del deputato Tirelli del Maie di un disegno di legge volto a migliorare l’attuale normativa sulla cittadinanza. Dal canto suo Delfina Licata, ricercatrice e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, ha spiegato come il RIM cerchi di descrivere quelle persone migranti che dovrebbero essere al centro della politica, anche in considerazione del fatto che la situazione della mobilità italiana è ad oggi poco conosciuta. Licata ha inoltre sottolineato come l’Italia sia un Paese di mobilità plurima dove l’immigrazione e l’emigrazione non si sono mai fermate, facendo vivere al nostro Paese un’epoca migratoria fluida. La ricercatrice ha anche evidenziato come non si possa parlare solo di “cervelli in fuga”, poiché il 66% delle persone che oggi vanno all’estero possiedono un titolo di studio medio- basso. Tra gli altri interventi segnaliamo quello di Benedetto Della Vedova , Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati. “Sono rimasto molto stupito quando è arrivato il decreto legge sulla cittadinanza. – ha affermato l’ex Sottosegretario agli Esteri – Sapevo che c’era materia su cui intervenire, c’erano alcune norme che non potevano andare avanti così, ma si è passati dal niente al tutto”. Della Vedova ha anche rilevato come, a fronte della crisi demografica italiana che i politici fingono di non vedere, le nuove regole restrittive sulla cittadinanza per gli italiani all’estero impongano una riflessione che consenta di rimediare alla scelta fatta. (Nicolina Di Benedetto- Inform)
