Cina, la nuova frontiera della sfida con gli Stati Uniti è sotto il mare

La competizione tra Cina e Stati Uniti non si gioca più solo nello spazio, nella tecnologia o nell’economia. Sempre di più, il confronto si sta spostando nelle profondità degli oceani, dove Pechino sta intensificando attività che, ufficialmente, hanno finalità scientifiche, ma che Washington interpreta in chiave militare.
Secondo un’inchiesta internazionale, la Cina sta conducendo una vasta rete di missioni oceanografiche in diverse aree del mondo: Pacifico, Oceano Indiano e perfino zone vicine all’Artico.
Al centro di queste operazioni ci sono navi di ricerca, come la Dong Fang Hong 3, che negli ultimi anni ha seguito rotte ripetitive attorno a punti strategici come Taiwan, Guam, Giappone, Stretto di Malacca.
Movimenti che non sembrano casuali, ma piuttosto tipici di attività di mappatura sistematica dei fondali marini.
Capire cosa c’è sotto la superficie del mare è fondamentale per la guerra moderna.
I dati raccolti – profondità, correnti, temperatura e salinità – servono a migliorare l’efficacia dei sonar, rendere i sottomarini più difficili da individuare, scoprire quelli nemici
In altre parole, conoscere gli abissi significa avere un vantaggio decisivo nella cosiddetta guerra sottomarina, uno degli scenari più strategici del futuro.
Accanto alle missioni navali, Pechino sta sviluppando anche una rete di sensori sottomarini.
Il progetto più ambizioso, noto come “Oceano Trasparente”, prevede boe intelligenti, dispositivi di rilevamento, sistemi di monitoraggio in tempo reale.
Ufficialmente, si tratta di strumenti per lo studio del clima.
Ma secondo gli analisti, queste tecnologie possono essere utilizzate anche per controllare i movimenti sottomarini e rafforzare la presenza militare cinese negli oceani.
Uno degli elementi chiave è la strategia cinese che unisce ricerca scientifica e obiettivi militari.
Università, istituti di ricerca e strutture statali lavorano insieme in un sistema in cui la scienza raccoglie dati, l’esercito li utilizza.
Questa integrazione rende difficile distinguere tra attività civili e militari, creando ambiguità che preoccupano gli Stati Uniti.
Le aree monitorate coincidono spesso con zone strategiche per la marina americana, comprese rotte utilizzate dai sottomarini USA.
Secondo diversi esperti, la scala delle operazioni indica che non si tratta più di semplici studi scientifici, ma di un progetto molto più ampio: costruire una capacità navale avanzata, in grado di competere con Washington anche sotto la superficie.
Fonte dire.it
