Trump, cosa stai facendo?
Donald Trump ama presentarsi come l’uomo forte che non arretra mai. Il leader che detta le condizioni e costringe gli avversari alla resa. Ma gli ultimi sviluppi della crisi con l’Iran raccontano una storia diversa.

Dopo mesi di tensioni, minacce e operazioni militari, l’accordo di pace annunciato dagli Stati Uniti lascia aperti proprio i nodi che erano stati indicati come fondamentali all’inizio del confronto. La questione nucleare iraniana non è stata risolta, ma rinviata a negoziati futuri. Nel frattempo Washington accetta un percorso che prevede l’allentamento della pressione militare nel Golfo Persico e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Molti osservatori, compresi commentatori americani e israeliani, si chiedono se gli Stati Uniti abbiano realmente ottenuto gli obiettivi dichiarati all’inizio della crisi.
Ma non basta.
Come se non fosse sufficiente il dibattito sull’esito della crisi iraniana, Trump ha deciso di aprire un fronte del tutto inutile con Giorgia Meloni. Una leader che fino a ieri veniva indicata come una delle sue alleate più affidabili in Europa. Prima le battute sulla foto al G7, poi le dichiarazioni secondo cui non vorrebbe più che la premier italiana fosse una sua sostenitrice. Una polemica che appare più personale che politica e che ha provocato irritazione non soltanto nel governo italiano, ma anche in settori dell’opposizione.

La domanda nasce spontanea: perché?
Perché indebolire il rapporto con uno dei pochi governi europei che avevano mantenuto un atteggiamento dialogante nei confronti della Casa Bianca? Perché trasformare un possibile interlocutore in un avversario? E soprattutto, quale vantaggio strategico ne ricava l’America?
La politica estera non è un reality show. Le relazioni internazionali si costruiscono con equilibrio, pazienza e rispetto reciproco. Gli alleati possono discutere, possono dissentire, possono persino scontrarsi. Ma umiliarli pubblicamente raramente produce risultati positivi.
Trump continua a dominare la scena mediatica mondiale. Nessuno può negarlo. Resta però da capire se questa continua ricerca dello scontro stia rafforzando la leadership americana oppure stia progressivamente isolando Washington proprio nel momento in cui il mondo avrebbe bisogno di stabilità.
La domanda, oggi, è semplice.
Trump, cosa stai facendo?
