Terremoto in Venezuela: migliaia di sfollati dormono in strada. «Non torniamo nelle nostre case finché non saranno sicure»
A quasi una settimana dal devastante terremoto che ha colpito il Venezuela, la tragedia continua a consumarsi lontano dalle telecamere. Migliaia di persone trascorrono le notti all’aperto, tra tende improvvisate, piazze, parchi e marciapiedi, perché hanno perso la casa o temono che gli edifici lesionati possano crollare da un momento all’altro.

Secondo i dati ufficiali, oltre 15.000 persone sono rimaste senza un’abitazione, mentre decine di migliaia di cittadini rifiutano di rientrare nelle proprie case finché tecnici qualificati non ne certificheranno la sicurezza. Il Governo ha allestito decine di rifugi temporanei, ma molti preferiscono restare all’aperto piuttosto che correre il rischio di nuove tragedie.
A La Guaira, la città più colpita dal sisma, intere famiglie dormono su materassi sistemati lungo le strade. Tra loro c’è chi aveva già perso tutto nella tragedia di Vargas del 1999 o nelle alluvioni del 2010 e oggi si ritrova nuovamente senza una casa. «Non ce ne andremo da qui finché qualcuno non ci dirà che possiamo tornare senza rischiare la vita», raccontano molti sfollati.
La situazione resta critica anche nella capitale Caracas, dove numerosi residenti hanno trasformato piazze e aree verdi in accampamenti improvvisati. Le continue scosse di assestamento alimentano la paura e rendono ancora più difficile convincere la popolazione a rientrare negli edifici danneggiati.
Intanto il bilancio ufficiale continua ad aggravarsi: 1.719 vittime, oltre 5.000 feriti e migliaia di dispersi. La fase dei soccorsi lascia progressivamente spazio a una nuova emergenza: quella dell’assistenza agli sfollati e della ricostruzione di un Paese già provato da anni di crisi economica.
