L’Italia della creatività digitale protagonista a Montréal con MUTEK
Tre artisti italiani al festival internazionale dedicato alla musica elettronica, alle arti audiovisive e alle nuove tecnologie.
L’Italia della cultura non è soltanto quella dei grandi musei, dell’opera e della tradizione.
È anche ricerca, sperimentazione, tecnologia e nuovi linguaggi artistici.
È questa l’Italia che in questi giorni è protagonista a Montréal, dove dal 25 al 30 agosto si svolge la 27ª edizione di MUTEK, uno dei più importanti festival internazionali dedicati alla creatività digitale, alla musica elettronica e alle arti audiovisive.
A rappresentare l’Italia sono tre artisti: Donato Dozzy, Neel – nome d’arte di Giuseppe Tillieci – e Sara Persico, grazie al sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal.
Sei giorni dedicati al futuro della musica
MUTEK Montréal riunisce quest’anno quasi 120 artisti provenienti da 28 Paesi, proponendo concerti, performance audiovisive, installazioni e forme di spettacolo nelle quali musica, immagini e tecnologia si incontrano.
Il festival si sviluppa in diversi luoghi del centro di Montréal, tra cui la Société des arts technologiques, il MTELUS, la Maison symphonique e, per la prima volta, lo Studio-Théâtre dei Grands Ballets.
Non è quindi soltanto un festival musicale.
È un laboratorio nel quale gli artisti sperimentano nuovi modi di utilizzare suono, immagini, spazio e tecnologie digitali.
Tre italiani, tre modi di sperimentare
La presenza italiana è affidata a tre artisti con percorsi differenti.
Donato Dozzy è una delle figure più conosciute della scena elettronica italiana, particolarmente apprezzato per una ricerca musicale caratterizzata da atmosfere ipnotiche e grande attenzione al suono.
Neel, pseudonimo di Giuseppe Tillieci, è produttore e artista elettronico e da anni lavora sulla relazione tra musica, tecnologia e sperimentazione.
Sara Persico, invece, porta a Montréal una ricerca nella quale voce, elettronica, improvvisazione e performance si fondono in una forma espressiva molto personale.
Tre percorsi diversi, ma un elemento comune:
l’idea che la musica elettronica possa essere molto più di una semplice successione di suoni.
L’Italia sostenuta dall’Istituto Italiano di Cultura
La partecipazione italiana è resa possibile dal sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, organismo ufficiale dello Stato italiano che ha tra i propri obiettivi la promozione della lingua, della cultura, delle arti e delle scienze italiane in Canada.
Il sostegno non riguarda soltanto la presenza dei tre artisti.
L’Istituto ha contribuito anche alla partecipazione del direttore creativo Adriano Martella e della direttrice artistica di MUTEK, Marie-Louise, nell’ambito delle attività del festival.
Una nuova immagine dell’Italia
È forse questo l’aspetto più interessante dell’iniziativa.
Quando si parla di promozione culturale italiana all’estero, spesso si pensa immediatamente a Leonardo, Michelangelo, Verdi, Fellini, la cucina o la moda.
Tutto questo continua naturalmente a rappresentare l’Italia.
Ma accanto a quella tradizione esiste un’altra Italia:
quella che sperimenta.
Quella degli artisti digitali, dei musicisti elettronici, dei creativi che lavorano con algoritmi, immagini, sintetizzatori, software e nuove tecnologie.
MUTEK è quindi anche una vetrina per mostrare questa Italia contemporanea.
La musica non ha più confini
La musica elettronica ha una caratteristica particolare: nasce facilmente dalla collaborazione tra Paesi diversi.
Un artista può vivere a Roma, esibirsi a Montréal, collaborare con un musicista di Berlino e pubblicare la propria musica in Giappone.
La tecnologia ha praticamente eliminato le distanze.
Ma proprio per questo diventa importante portare nei grandi festival internazionali la specificità delle diverse scene nazionali.
L’Italia, in questo contesto, ha una tradizione elettronica che risale a diversi decenni e che continua a produrre artisti capaci di confrontarsi con la scena internazionale.
Montréal, capitale della creatività digitale
La scelta di Montréal non è casuale.
La città è da anni uno dei centri internazionali più importanti per le arti digitali e la sperimentazione audiovisiva.
Durante MUTEK, il centro della città diventa un punto d’incontro tra artisti, ricercatori, professionisti e pubblico.
Accanto agli spettacoli, infatti, il MUTEK Forum propone conferenze, workshop, presentazioni di progetti e occasioni di incontro dedicate alle nuove condizioni della creatività nell’era digitale.
Non soltanto spettacolo
Ed è proprio qui che il festival diventa particolarmente interessante.
Non si tratta soltanto di andare a un concerto.
Il pubblico può assistere a esperienze nelle quali suono, luce, immagini e tecnologia interagiscono in tempo reale.
Il risultato può essere molto diverso da quello di un tradizionale spettacolo musicale.
A volte non c’è nemmeno una separazione netta tra musicista, artista visivo e programmatore.
Sono tutti parte dello stesso processo creativo.
Un’altra forma di diplomazia culturale
La presenza italiana a MUTEK rappresenta anche una forma moderna di diplomazia culturale.
Portare artisti italiani in un festival internazionale significa infatti creare relazioni, aprire nuove possibilità professionali e far conoscere una parte della creatività italiana che spesso rimane meno visibile rispetto ai settori più tradizionali.
Ed è proprio questo uno dei compiti degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo.
L’Italia guarda avanti
In un certo senso, la partecipazione italiana a MUTEK racconta un’Italia diversa da quella delle cartoline.
Un’Italia che non rinuncia alla propria tradizione, ma che contemporaneamente usa la tecnologia per inventare nuovi linguaggi.
È un messaggio importante anche per le nuove generazioni di italiani all’estero.
La cultura italiana non è soltanto qualcosa da conservare.
È anche qualcosa da creare continuamente.
A Montréal, in questi giorni, l’Italia non è soltanto rappresentata dal passato.
È rappresentata da tre artisti che lavorano con il suono, l’elettronica e la tecnologia per immaginare il futuro.
E forse è proprio questo il modo migliore per far conoscere l’Italia nel mondo: non soltanto ricordando ciò che abbiamo creato, ma mostrando ciò che stiamo ancora creando.
