Creolo haitiano nelle scuole dominicane? La proposta di un deputato scatena il dibattito
E se nelle scuole della Repubblica Dominicana, accanto allo spagnolo, all’inglese e al francese, si studiasse anche il creolo haitiano?

Non è un’ipotesi accademica. È una proposta di legge depositata alla Camera dei Deputati dal parlamentare del Partido Revolucionario Moderno (PRM) Julio César Beltré Méndez, rappresentante della provincia di Azua. L’iniziativa prevede l’insegnamento obbligatorio di creolo, inglese e francese nel sistema educativo dominicano, dalla scuola primaria fino alla conclusione della secondaria.
Il progetto ha già aperto una discussione politica che va ben oltre la scuola. Perché il creolo, in Repubblica Dominicana, non è soltanto una lingua straniera: inevitabilmente porta con sé il tema dei rapporti con Haiti, dell’immigrazione, della frontiera e dell’identità nazionale.
Perché il deputato vuole insegnare il creolo
Beltré sostiene che la posizione geografica della Repubblica Dominicana e la condivisione dell’isola con Haiti rendano utile una maggiore conoscenza della lingua parlata dalla popolazione haitiana.
Secondo il parlamentare, i due Paesi mantengono rapporti storici, commerciali, culturali e migratori che rendono necessario migliorare gli strumenti di comunicazione. L’obiettivo dichiarato sarebbe favorire la convivenza, la cooperazione e soprattutto le relazioni nelle zone di frontiera.
Ma il progetto non si ferma al creolo.
L’idea è quella di trasformare progressivamente il sistema educativo dominicano in un sistema plurilingue, nel quale gli studenti arrivino alla fine della scuola secondaria con competenze in tre lingue straniere.
Non soltanto creolo: anche inglese e francese
L’inglese viene considerato dal progetto uno strumento fondamentale per turismo, commercio, tecnologia, servizi e competitività internazionale.
Il francese avrebbe invece un ruolo legato alla dimensione internazionale, diplomatica e culturale.
Il creolo risponderebbe soprattutto alla particolare realtà geografica e sociale della Hispaniola.
Alla fine della scuola secondaria, gli studenti dovrebbero dimostrare il livello raggiunto nelle diverse lingue attraverso il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, o un altro standard che venga individuato dal Ministero dell’Educazione.
Cinque anni per cambiare la scuola
Il progetto riconosce che introdurre tre lingue straniere obbligatorie in tutto il sistema scolastico non sarebbe semplice.
Per questo prevede un’applicazione progressiva, nell’arco massimo di cinque anni.
Il Ministero dell’Educazione avrebbe dodici mesi, dopo l’eventuale promulgazione della legge, per preparare il nuovo curriculum, stabilire ore di insegnamento, contenuti e livelli di competenza.
Un altro problema sarebbe quello degli insegnanti. La proposta prevede programmi di formazione e certificazione dei docenti attraverso la collaborazione tra il Ministero dell’Educazione, il Ministero dell’Istruzione superiore e le università.
E qui arriva la parte più delicata
La proposta non prevede che il creolo venga insegnato soltanto nelle province di frontiera.
Se diventasse legge, l’obbligo riguarderebbe l’intero territorio nazionale, dalle scuole di Santo Domingo a quelle di Santiago, Puerto Plata, Azua o San Juan, e coinvolgerebbe sia le scuole pubbliche sia quelle private autorizzate dal Ministero dell’Educazione.
È proprio questo uno degli aspetti che ha acceso maggiormente il dibattito.
Per i sostenitori, conoscere la lingua del Paese vicino può essere uno strumento pratico in una realtà nella quale dominicani e haitiani entrano quotidianamente in contatto nel lavoro, nel commercio, nell’agricoltura, nella sanità e nelle zone di frontiera.
Per i critici, invece, imporre il creolo a tutti gli studenti significa sottrarre spazio ad altre materie e introduce nella scuola un tema strettamente legato alla complessa questione migratoria.
Il presidente Abinader non sarebbe d’accordo
Lo stesso Beltré ha dichiarato pubblicamente che il presidente Luis Abinader gli avrebbe espresso la propria contrarietà alla proposta.
Il deputato ha comunque difeso il diritto del Co
