Un cielo pieno di aerei: oltre 100 mila voli al giorno e milioni di tonnellate di CO₂
Guardiamo il cielo e vediamo passare un aereo.
Poi un altro.
E magari, qualche minuto dopo, una terza scia bianca attraversa l’orizzonte.
Ma quanti aerei stanno realmente volando in questo momento sopra le nostre teste? E soprattutto: quanto pesa sull’ambiente il modo in cui oggi ci muoviamo da un continente all’altro?

La risposta alla prima domanda è sorprendente.
Nel 2026 il numero medio dei voli commerciali programmati nel mondo è di circa 105.700 al giorno. Il dato di OAG, aggiornato a settembre, considera oltre 27 milioni di voli programmati dall’inizio dell’anno.
Sono quasi 4.400 voli ogni ora, in media.
Vale a dire più di 70 voli ogni minuto.
Naturalmente non tutti gli aerei sono contemporaneamente in volo: il traffico è distribuito tra giorno e notte e tra le diverse aree del pianeta. Ma il numero dà comunque un’idea delle dimensioni gigantesche dell’aviazione civile mondiale.
Quanta CO₂ producono?
Qui arriviamo alla seconda domanda.
Secondo i dati IATA, nel 2024 le compagnie aeree hanno prodotto complessivamente circa 942 milioni di tonnellate di CO₂ dalle operazioni di volo. Il dato comprende le emissioni dirette degli aerei e rappresenta un aumento rispetto agli 882 milioni di tonnellate del 2023.
Se dividiamo semplicemente il dato annuale per 365 giorni, arriviamo a circa:
2,58 milioni di tonnellate di CO₂ al giorno.
Oppure, in termini ancora più impressionanti:
circa 30 tonnellate di CO₂ ogni secondo.
Naturalmente si tratta di una media matematica: le emissioni reali variano in funzione del traffico, delle rotte, degli aerei utilizzati e di molti altri fattori.
Ma il dato resta impressionante.
L’aviazione è responsabile di tutto questo?
No. E qui è importante evitare semplificazioni.
L’aviazione rappresenta una quota relativamente piccola delle emissioni globali di CO₂ rispetto a settori come produzione di energia, industria, trasporti terrestri e agricoltura.
L’ICAO stima che l’aviazione rappresenti circa il 2,4% delle emissioni globali di CO₂.
Ma c’è una particolarità.
Gli aerei non emettono soltanto CO₂.
Volano a quote dove l’atmosfera è molto diversa da quella vicino alla superficie terrestre e i loro motori rilasciano anche ossidi di azoto, particolato e vapore acqueo.
E soprattutto lasciano quelle strisce bianche che tutti conosciamo.
Quelle scie bianche non sono soltanto “fumo”
Le scie di condensazione, o contrails, si formano quando il vapore acqueo contenuto nei gas di scarico degli aerei incontra l’aria molto fredda ad alta quota e forma cristalli di ghiaccio.
In determinate condizioni atmosferiche possono persistere a lungo, allargarsi e trasformarsi in nubi sottili chiamate cirri indotti dall’aviazione.
L’IPCC considera proprio le contrails e i cirri prodotti dall’aviazione tra i principali effetti climatici dell’aviazione oltre alla CO₂.
Ed è qui che il calcolo diventa più complicato.
Non possiamo dire semplicemente: “942 milioni di tonnellate di CO₂ più un’altra quantità equivalente”.
Gli effetti non-CO₂ non sono una quantità di CO₂ aggiuntiva realmente emessa. Sono un effetto climatico che deve essere stimato attraverso modelli e misure di radiative forcing.
L’IPCC sottolinea infatti che proprio questi effetti sono tra gli aspetti più incerti nella valutazione dell’impatto climatico dell’aviazione.
Gli aerei diventano più efficienti. Ma continuiamo a volare di più
Ed ecco uno dei paradossi più interessanti.
Gli aerei moderni consumano meno carburante per passeggero e per chilometro rispetto alle generazioni precedenti. I motori sono più efficienti, gli aerei sono più leggeri e le compagnie riescono a riempire meglio i velivoli.
Nel 2024, secondo IATA, le emissioni per unità di traffico sono diminuite del 3,7% rispetto all’anno precedente.
Eppure le emissioni complessive sono aumentate.
Perché?
Perché voliamo sempre di più.
IATA registra infatti un aumento del traffico superiore ai miglioramenti ottenuti nell’efficienza. Il risultato è che ogni passeggero può viaggiare in modo relativamente più efficiente, ma il sistema nel suo complesso continua a produrre più emissioni.
È lo stesso paradosso che si presenta in molti altri settori della tecnologia: rendiamo il singolo prodotto più efficiente, ma ne utilizziamo sempre di più.
E allora dovremmo smettere di volare?
È probabilmente la domanda sbagliata.
L’aviazione moderna non serve soltanto al turismo.
Trasporta merci, collega famiglie separate da oceani, permette alle imprese di lavorare su mercati internazionali, consente interventi umanitari e sanitari e rende possibile, in poche ore, quello che un secolo fa avrebbe richiesto settimane.
Il problema non è quindi semplicemente l’esistenza dell’aereo.
È la quantità di traffico aereo e il carburante utilizzato per alimentarlo.
E qui la partita diventa tecnologica.
Carburanti sostenibili, nuovi motori, aerei più efficienti, migliore gestione delle rotte e, nel lungo periodo, nuove forme di propulsione potrebbero ridurre l’impatto.
Ma nessuna di queste soluzioni è ancora in grado di eliminare rapidamente il problema.
Il paradosso del nostro cielo
C’è qualcosa di simbolico in tutto questo.
Ogni giorno più di centomila voli commerciali attraversano il pianeta.
Noi vediamo soltanto quelli che passano sopra la nostra testa.
Dietro ogni puntino bianco nel cielo ci sono carburante bruciato, passeggeri, merci, lavoro, turismo, commercio e collegamenti tra Paesi.
E ci sono anche emissioni.
L’aviazione non è il principale responsabile del cambiamento climatico, ma è uno dei settori nei quali la crescita della domanda rischia di rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi climatici.
Perché possiamo costruire un aereo che consuma meno.
Possiamo migliorare il motore.
Possiamo ottimizzare la rotta.
Possiamo utilizzare carburanti alternativi.
Ma c’è una domanda alla quale la tecnologia da sola non può rispondere: quanto vogliamo continuare a volare?
Perché il cielo del futuro potrebbe essere ancora più affollato di quello di oggi.
E se il numero dei voli continuerà a crescere più rapidamente dell’efficienza degli aerei, anche un’aviazione tecnologicamente migliore potrebbe continuare a produrre sempre più emissioni.
Il vero problema, quindi, non è l’aereo che vediamo passare sopra casa.
È la somma di tutti gli aerei che, nello stesso momento, stanno attraversando il cielo del pianeta.
