Sud Italia, Mattarella lancia un appello: «Chi nasce qui possa restare o tornare». Un messaggio anche agli italiani all’estero
Il Mezzogiorno ha perso circa 730 mila residenti tra il 2001 e il 2023. Sette italiani su dieci sono preoccupati per lo spopolamento e l’82% guarda con apprensione alla partenza dei giovani verso il Centro-Nord o l’estero. Per le comunità italiane nel mondo, il tema del ritorno e del legame con le proprie origini torna al centro del dibattito.

«Chi nasce nel Meridione possa scegliere liberamente di restarvi, possa tornarvi se ha fatto esperienza altrove e possa aggiungersi chi viene da fuori per arrivare nel Meridione. Questa è una chiave di sviluppo dell’intero Paese, è interesse nazionale dell’Italia».
Le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Napoli, il 5 novembre, in occasione del ventesimo anniversario della Fondazione con il Sud, vanno ben oltre una riflessione sul futuro del Mezzogiorno. Sono anche un messaggio rivolto a milioni di italiani che, nel corso degli anni, hanno lasciato le proprie regioni per cercare lavoro e opportunità in altre parti d’Italia o all’estero.
Un tema che riguarda direttamente le comunità italiane nel mondo, dove intere generazioni conservano un rapporto affettivo, familiare e culturale con i territori dai quali sono partiti i loro genitori, i nonni o loro stessi.
Un Mezzogiorno che continua a perdere abitanti
I numeri presentati a Napoli durante l’incontro «Sud Vivo. 20 anni con il Sud» sono significativi.
Secondo i dati Istat, tra il 2001 e il 2023 il Mezzogiorno ha perso circa 730 mila residenti. Le proiezioni demografiche al 2080 delineano uno scenario ancora più difficile, con una possibile riduzione di circa otto milioni di abitanti nelle stime meno pessimistiche.
Non si tratta soltanto di un problema demografico. Quando un territorio perde giovani, perde anche competenze, capacità produttiva, iniziativa imprenditoriale e prospettive per il futuro. Chi parte spesso porta con sé una formazione sostenuta anche dalla collettività, mentre il territorio d’origine perde una parte delle risorse umane sulle quali avrebbe dovuto costruire il proprio sviluppo.
L’indagine Demopolis presentata durante l’incontro evidenzia inoltre che il 73% degli italiani è preoccupato per lo spopolamento, una percentuale che sale all’81% nel Mezzogiorno. Ancora più significativo è il dato relativo alla partenza delle giovani generazioni verso il Centro-Nord o l’estero: l’82% degli intervistati dichiara preoccupazione per questo fenomeno, con una percentuale che raggiunge il 92% nel Sud.
Il ritorno degli emigrati: una risorsa ancora poco valorizzata?
Per gli italiani all’estero, il discorso di Mattarella contiene un passaggio particolarmente importante: la possibilità di tornare dopo aver maturato esperienze altrove.
L’emigrazione italiana non è soltanto una storia del passato. Continua a coinvolgere giovani, professionisti, lavoratori e famiglie che cercano fuori dai confini nazionali condizioni economiche e opportunità che non sempre riescono a trovare in Italia.
Molti di loro mantengono legami con il Paese, seguono le vicende dei territori d’origine, sostengono economicamente i familiari, acquistano immobili, investono e partecipano alla vita delle comunità italiane all’estero.
Ma il legame affettivo, da solo, non basta a convincere una persona a rientrare. Per tornare servono prospettive concrete: lavoro qualificato, servizi sanitari efficienti, scuole, trasporti, infrastrutture e condizioni che permettano di costruire una vita stabile.
Non si può chiedere a un giovane emigrato di rinunciare a un percorso professionale costruito all’estero soltanto in nome delle proprie radici. Bisogna offrirgli motivi reali per farlo.
E lo stesso vale per chi non è nato in Italia, ma discende da famiglie italiane e vorrebbe riscoprire le proprie origini, trasferirsi o avviare un’attività nel Paese dei propri antenati.
Lavoro, infrastrutture e servizi: le condizioni per restare
L’indagine presentata a Napoli individua alcune priorità sulle quali gli italiani chiedono di intervenire.
Per il 69% degli intervistati la creazione di opportunità occupazionali nei territori soggetti allo spopolamento è la misura più importante. Seguono gli incentivi fiscali e le agevolazioni per imprese e giovani, indicati dal 61%; il miglioramento del trasporto pubblico e della mobilità, dal 56%; il sostegno all’acquisto o alla ristrutturazione della prima casa nei piccoli comuni, dal 54%; il potenziamento dei servizi sanitari, educativi e sociali, dal 51%.
Sono indicazioni che mostrano come il problema non possa essere affrontato soltanto attraverso campagne promozionali o appelli al senso di appartenenza.
La possibilità di restare deve diventare una scelta concreta, non un sacrificio personale. E quella di tornare deve essere accompagnata da politiche capaci di valorizzare le competenze acquisite all’estero.
La Fondazione con il Sud e la campagna «Sud Vivo»
L’incontro di Napoli ha celebrato i vent’anni della Fondazione con il Sud, nata per sostenere percorsi di coesione sociale e sviluppo nelle regioni meridionali.
In questa occasione è stata presentata la campagna partecipativa «Sud Vivo», costruita intorno a quattro parole: nascere, restare, tornare, arrivare.
La Fondazione ha ricordato anche i risultati dell’iniziativa «Riabitare il Sud», lanciata nel 2025. Sono state ricevute 57 candidature, con il coinvolgimento di oltre 200 enti del Terzo settore e circa 280 piccoli comuni. Soltanto quattro progetti hanno potuto ricevere sostegno economico, per un totale di otto milioni di euro, a cui si sono aggiunti altri 1,5 milioni provenienti dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Un risultato che dimostra l’esistenza di energie e progetti nei territori, ma anche la difficoltà di trovare risorse sufficienti per sostenere tutte le iniziative.
Un messaggio che attraversa gli oceani
Per le comunità italiane all’estero, le parole del presidente Mattarella possono rappresentare l’occasione per riaprire una riflessione sul rapporto con l’Italia e, in particolare, con le regioni meridionali.
La diaspora italiana è una realtà economica, culturale e sociale che non dovrebbe essere considerata soltanto in occasione delle celebrazioni o delle ricorrenze. Può rappresentare una rete di competenze, relazioni internazionali, investimenti e conoscenze che il Paese potrebbe valorizzare molto di più.
Ma il rapporto deve essere reciproco. Non si può chiedere agli emigrati di mantenere vivo il legame con l’Italia senza costruire politiche capaci di coinvolgerli realmente, né si può parlare di ritorno senza affrontare le ragioni che li hanno spinti a partire.
Il messaggio di Mattarella è chiaro: restare, tornare e arrivare devono essere possibilità reali. Non soltanto parole.
Perché il futuro del Mezzogiorno non riguarda esclusivamente chi continua a viverci. Riguarda anche chi è partito, chi ha costruito una vita altrove e chi, magari dopo molti anni, vorrebbe ritrovare un posto nella propria terra.
Un Paese che perde i suoi giovani perde una parte del proprio futuro. E un Paese che vuole ritrovarli deve prima di tutto offrire loro una ragione per tornare.
