Cisgiordania, fermati sei italiani dalle autorità israeliane: la Farnesina chiede il rilascio immediato
Tra i cittadini coinvolti ci sarebbero quattro attivisti e due giornalisti. Erano impegnati ad assistere i contadini palestinesi nella raccolta delle olive nei pressi di Kafr Ni’ma. Il gruppo è trattenuto in una stazione di polizia israeliana e si prepara al trasferimento verso l’aeroporto Ben Gurion per le procedure di espulsione.

Sei cittadini italiani, tra attivisti e giornalisti, sono stati fermati venerdì 6 novembre dalle autorità israeliane nei pressi del villaggio palestinese di Kafr Ni’ma, in Cisgiordania, mentre partecipavano ad attività di sostegno ai contadini locali impegnati nella raccolta delle olive.
La Farnesina ha confermato l’accaduto, precisando che il fermo avrebbe coinvolto quattro attivisti e due giornalisti italiani. Sono ancora in corso verifiche definitive sul numero e sull’identità di tutti i connazionali coinvolti.
Il Ministero degli Esteri si è immediatamente attivato per ottenere il loro rilascio e ha chiesto alle autorità israeliane chiarimenti sulle circostanze dell’intervento.
Il gruppo trattenuto a Modi’in Illit
Secondo il comunicato della Farnesina, il gruppo si trova presso la stazione di polizia di Modi’in Illit, in Israele.
L’Ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme sono intervenuti per chiedere il rilascio degli italiani e garantire loro l’assistenza consolare.
Per la mattinata di sabato 7 novembre è previsto il trasferimento presso il centro dell’aeroporto Ben Gurion destinato ai cittadini stranieri in attesa di rimpatrio. In quella sede dovrebbero essere avviate le procedure amministrative di espulsione, con la partenza verso l’Italia attraverso i primi voli disponibili.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che il governo sta seguendo direttamente il caso, auspicando un rapido rientro dei connazionali.
«Non hanno fatto nulla, erano soltanto lì a fare attività agricola nella raccolta delle olive», ha dichiarato il ministro, esprimendo la speranza che possano essere rimandati in Italia al più presto.
Tra i fermati una consigliera comunale italiana
Tra i nomi resi pubblici figura quello di Giorgia Lombardi, consigliera comunale della Spezia e componente del Consiglio nazionale di Europa Verde.
A rendere nota la sua situazione è stato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, che ha riferito di aver ricevuto un messaggio vocale dalla stessa consigliera.
Secondo il racconto diffuso da Bonelli, i volontari stavano accompagnando i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive quando sarebbero intervenuti alcuni coloni israeliani, con episodi di aggressione ai danni dei raccoglitori e degli attivisti internazionali. Successivamente sarebbero intervenuti militari e polizia israeliani, procedendo al fermo dei volontari e al ritiro dei loro documenti.
Bonelli ha chiesto l’intervento immediato del governo italiano per garantire la sicurezza e la liberazione di tutti i cittadini coinvolti.
Le circostanze dell’accaduto e le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti non sono ancora state chiarite in modo indipendente.
La raccolta delle olive, un’attività diventata motivo di tensione
La presenza di volontari internazionali nei territori palestinesi durante la stagione della raccolta delle olive non è un fatto nuovo.
Per molte famiglie palestinesi l’olivicoltura rappresenta una fonte essenziale di reddito e una componente importante della propria identità culturale e territoriale.
Negli ultimi anni, tuttavia, la stagione della raccolta è stata accompagnata da denunce di aggressioni, intimidazioni e restrizioni alla libertà di movimento nei confronti dei contadini palestinesi.
Gli attivisti internazionali partecipano alle attività agricole anche con l’obiettivo di documentare eventuali episodi di violenza e offrire una presenza di accompagnamento ai lavoratori.
Il fermo di Kafr Ni’ma si inserisce in una serie di episodi recenti. Secondo le ricostruzioni diffuse dalla stampa, nelle ultime due settimane altri volontari italiani erano stati fermati in Cisgiordania mentre partecipavano ad attività analoghe di assistenza ai contadini palestinesi.
La diplomazia italiana segue il caso
La priorità della Farnesina è ora ottenere il rilascio e il rimpatrio dei cittadini italiani, garantendo nel frattempo che siano rispettati i loro diritti e che possano ricevere assistenza consolare.
Resta da chiarire perché le autorità israeliane abbiano deciso di fermare il gruppo e quali contestazioni, se ve ne sono, siano state formalmente rivolte ai singoli partecipanti.
Il caso riporta l’attenzione sulla difficile situazione dei territori palestinesi e sulle condizioni in cui operano i volontari internazionali che affiancano la popolazione civile.
Per le famiglie dei sei italiani coinvolti, intanto, l’auspicio è che le procedure annunciate possano concludersi rapidamente e che i loro cari possano tornare a casa senza ulteriori complicazioni.
La vicenda sarà seguita dalla rete diplomatica italiana fino alla conclusione delle procedure di rimpatrio.
