Dalla presidenza del Venezuela alla cella di Brooklyn: così trascorre le giornate Nicolás Maduro nel carcere americano
Legge la Bibbia, fa esercizio fisico e dispone di un tempo limitato per telefonare alla famiglia e ai legali. L’ex presidente venezuelano è sottoposto a un regime di detenzione particolarmente restrittivo nel Metropolitan Detention Center di New York. Il processo è ancora lontano e il prossimo appuntamento giudiziario è fissato per il 17 novembre.

Dalla guida del Venezuela a una cella nel carcere federale di Brooklyn. La vita di Nicolás Maduro è cambiata radicalmente dopo la cattura del 3 gennaio 2026 e il trasferimento negli Stati Uniti, dove deve rispondere davanti alla giustizia americana di gravi accuse penali.
L’uomo che per anni ha esercitato il potere a Caracas, circondato da collaboratori, militari e apparati di sicurezza, oggi vive in condizioni di isolamento particolarmente rigide. La sua quotidianità è scandita da controlli, spostamenti sorvegliati, telefonate autorizzate e lunghi periodi trascorsi da solo.
Maduro è detenuto nel Metropolitan Detention Center (MDC) di Brooklyn, una struttura federale conosciuta per le sue condizioni di sicurezza particolarmente severe.
Una cella, poche uscite e nessun contatto libero con gli altri detenuti
Secondo le ricostruzioni pubblicate da CBS News e CNN, Maduro è sottoposto a Special Administrative Measures, misure amministrative speciali che prevedono restrizioni molto severe sui contatti con gli altri detenuti e con il mondo esterno.
La sua giornata si svolgerebbe prevalentemente all’interno della cella. Può uscirne per la doccia, per incontrare i propri avvocati e per un periodo limitato di attività fisica in uno spazio sorvegliato.
Il tempo dedicato all’esercizio all’aperto sarebbe di circa un’ora al giorno, da solo e sotto controllo degli agenti.
Non dispone di accesso libero a Internet e non può consultare liberamente giornali o comunicare attraverso i normali strumenti digitali. Anche gli spostamenti all’interno della struttura avvengono secondo procedure di sicurezza rigorose.
Non si tratta quindi della normale vita di un detenuto in una sezione comune, ma di un regime che limita fortemente le possibilità di interazione.
La Bibbia e le telefonate alla famiglia
Uno degli aspetti più curiosi della sua nuova quotidianità è stato raccontato dal figlio, Nicolás Maduro Guerra.
In un’intervista, il figlio ha riferito che il padre dedica molto tempo alla lettura della Bibbia, che sarebbe diventata una presenza costante nelle sue giornate. Secondo il suo racconto, Maduro avrebbe approfondito la lettura dei testi religiosi e trovato nella fede un sostegno durante la detenzione.
Il figlio ha anche spiegato di essere riuscito a parlare telefonicamente con lui. Secondo quanto riferito, Maduro avrebbe a disposizione 510 minuti al mese per le comunicazioni autorizzate con l’esterno.
Le telefonate, naturalmente, sono soggette alle regole del carcere e alle restrizioni previste per il suo regime di detenzione.
Il figlio sostiene inoltre che il padre mantenga un buon morale e continui a fare esercizio fisico.
Le prime immagini dal carcere
Nell’agosto scorso sono state diffuse le prime fotografie di Maduro all’interno del carcere di Brooklyn.
Nelle immagini appariva con una tuta grigia, sorridente e con le dita della mano alzate nel segno della vittoria. Secondo quanto riferito dal suo entourage, le fotografie sarebbero state scattate il 25 giugno e inviate per posta ai familiari.
Il messaggio attribuito all’ex presidente era rivolto proprio alla famiglia e ai sostenitori: «Voglio che sappiate che siamo saldi».
Le immagini hanno avuto una grande diffusione sui media venezuelani e internazionali, offrendo uno dei pochi scorci pubblici sulle condizioni in cui si trova l’ex capo dello Stato.
Cilia Flores è nello stesso carcere, ma separata
Anche la moglie di Maduro, Cilia Flores, si trova nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn. I due, tuttavia, sono detenuti in sezioni separate e non hanno la possibilità di vivere insieme o di incontrarsi liberamente.
La posizione di Flores è diventata particolarmente delicata per le questioni legate alla salute. I suoi avvocati hanno chiesto al giudice di consentirle di attendere il processo agli arresti domiciliari, sostenendo che le sue condizioni cardiache sarebbero peggiorate durante la detenzione.
La richiesta è stata respinta l’8 ottobre. Il giudice federale Alvin Hellerstein ha ritenuto che il rischio di fuga fosse sufficientemente elevato da giustificare il mantenimento della custodia in carcere.
I legali hanno inoltre riferito di problemi cardiaci, perdita di peso e necessità di ulteriori accertamenti medici. Queste informazioni provengono dagli atti e dalle dichiarazioni della difesa.
Il prossimo appuntamento in tribunale: 17 novembre
Sul piano giudiziario, Maduro e Flores si sono dichiarati non colpevoli delle accuse formulate dalla magistratura americana.
Il 15 ottobre sono comparsi nuovamente davanti al giudice per rispondere anche a nuove contestazioni relative a una presunta cospirazione finalizzata alla tortura. Entrambi hanno respinto le accuse.
La difesa di Maduro sostiene inoltre che, al momento della cattura, egli dovesse beneficiare dell’immunità riconosciuta ai capi di Stato e contesta la legittimità dell’operazione che lo ha portato negli Stati Uniti.
Il prossimo passaggio importante è previsto per il 17 novembre, quando il tribunale ascolterà le argomentazioni delle parti sulla richiesta di archiviazione e sulla questione dell’immunità.
Il processo vero e proprio è atteso nel 2027, ma prima dovranno essere risolte diverse questioni preliminari.
Dal potere assoluto alla vita scandita dagli orari del carcere
È difficile non notare il contrasto tra la vita che Maduro conduceva fino a pochi mesi fa e quella attuale.
A Caracas disponeva di residenze ufficiali, sicurezza personale, incontri istituzionali e possibilità di comunicare con il mondo politico e diplomatico. Oggi le sue giornate sono organizzate secondo gli orari e le regole di un istituto penitenziario americano.
Non può decidere liberamente quando uscire, chi incontrare o con chi parlare. Persino una telefonata con i familiari deve rispettare tempi e autorizzazioni.
La sua vicenda resta al centro di una controversia internazionale e giudiziaria, perché la difesa contesta la legittimità della cattura mentre la magistratura americana procede con le accuse.
Per ora, però, la realtà quotidiana è quella di un detenuto in attesa di processo, con una vita ridotta a pochi spazi, poche comunicazioni e lunghe ore di isolamento.
L’uomo che per anni ha rappresentato il potere in Venezuela oggi deve chiedere il permesso per una telefonata, un’uscita dalla cella o un momento di attività fisica. Il giudizio sulle accuse spetterà ai tribunali; il cambiamento della sua vita, invece, è già sotto gli occhi di tutti.
