Bastoni e lo spirito olimpico
I Giochi olimpici nascono a Olimpia intorno al 776 a.C., con lo scopo di portare pace e armonia. Circa 2 secoli e mezzo dopo, sul frontone del tempio dell’oracolo a Delfi, il filosofo Biante scrisse: “la maggior parte degli uomini è malvagia”. I due eventi, apparentemente lontani, hanno molto in comune. Innanzitutto, entrambi accadono in Grecia; in secondo luogo, il messaggio intrinseco del primo smentisce quello del secondo, e viceversa. In poche parole: se tutti gli atleti sono uomini, e la maggior parte degli uomini è malvagia, come può un atleta gareggiare nel rispetto dello spirito olimpico? Possiamo davvero credere che, per un uomo, l’importante sia partecipare e non vincere? Forse lo è per qualcuno, ma questi “qualcuno” sono l’eccezione, non la regola.
A conferma di ciò, non mancano gli esempi, l’ultimo dei quali è la tragicomica sceneggiata del calciatore dell’Inter Alessandro #Bastoni che, nel corso del match contro la Juventus del 14 febbraio 2026, ha causato l’espulsione di un avversario, permettendosi perfino di esultare per il risultato ottenuto. L’episodio ha scatenato un vespaio indicibile, con tanto di minacce di morte al giocatore e all’arbitro dell’incontro. Il tutto è assolutamente folle! Ciò che ha fatto Bastoni è sì da deprecare, ma non si può criminalizzare, anche perché — diciamocelo — la maggior parte dei suoi colleghi avrebbe fatto la stessa cosa.
Ma la cattiva abitudine di cercare l’inganno per ottenere un vantaggio non riguarda solo i calciatori. A chi ha suggerito a Bastoni di prendere esempio dagli atleti olimpici, vorrei ricordare che anche tra chi partecipa ai giochi a cinque cerchi c’è chi ricorre a trucchi e trucchetti (in alcuni casi ben peggiori della simulazione a cui è ricorso il difensore nerazzurro). Quanti atleti olimpici sono stati squalificati per doping? E quanti per aver falsificato la propria data di nascita? E ancora: quanti pugili traggono un vantaggio colpendo l’avversario sotto la cintura? Sì, la storia ci ha regalato anche campioni leali come Gaetano Scirea, ma, come ho già detto, questi sono l’eccezione, non la regola. In conclusione, prima di minacciare di morte Alessandro Bastoni, chiediamoci come ci comporteremmo davanti a un portafoglio accidentalmente perso da un passante.
