Gli animali so’ pezzi ‘e core
Con oltre 127 animali ceduti o abbandonati ogni 24 ore e un aumento degli abbandoni del 20% rispetto alle due estati precedenti (secondo i dati diffusi dall’ENPA), il 2023 si è rivelato un vero e proprio “annus horribilis” per gli animali domestici in Italia. Questa tendenza deve assolutamente cambiare. L’abbandono di un animale non costituisce soltanto un reato, ma rappresenta anche un ulteriore segnale dell’increscioso declino che sta diffondendosi nel nostro Paese.
Bestie che abbandonano animali. Il nostro paese è anche questo! Come diceva Gandhi, “Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.
I preoccupanti (e vergognosi) numeri del 2023 diffusi dall’Ente nazionale per la protezione degli animali, ci dicono che il nostro paese, un tempo pregno di cultura e generosità, è oggi (anche in questo contesto) una nazione in costante regressione morale e intellettuale. Tuttavia, non saranno certo le mie riflessioni a cambiare la rotta.
La rotta potrebbe cambiare solo investendo sulla cultura e sull’educazione; sì, dobbiamo educare i nostri figli, e noi stessi, al rispetto nei confronti di tutto ciò che ci circonda. L’abbandono di un animale, oltre a causare sofferenza nei confronti della creatura (una creatura innocente che si fida di noi e ci riempie di positività chiedendo in cambio solo un po’ d’amore), potrebbe generare pericoli di vario tipo. Un animale abbandonato potrebbe trasmettere malattie, potrebbe mettere in pericolo la vita di un conducente (soprattutto in autostrada) e potrebbe manifestare aggressività. La mia proposta? Lavori socialmente utili (in un canile o in un gattile) e multe salatissime (i cui proventi andranno reinvestiti per sostenere programmi educativi volti a sensibilizzare la comunità sull’importanza della responsabilità verso gli animali domestici) per tutti quelli che verranno beccati ad abbandonare un animale! In attesa di cambiare rotta (ammesso che a qualcuno interessi cambiare rotta!), non possiamo fare altro che prendere atto di questa ennesima vergogna e augurarci che l’estate 2024 lasci agli archivi numeri meno drammatici.
