Perché Trump non manda i SEALs a prendere Maduro?
La verità è che il problema non è Maduro: è la mafia che governa con lui
Ogni volta che si parla di Venezuela, qualcuno dice:
“Ma se Trump volesse davvero, manderebbe i SEALs e in dieci minuti Maduro sarebbe a Guantánamo.”
Ed è vero: sul piano operativo, gli Stati Uniti avrebbero la capacità di catturare Maduro.
Sul piano legale, potrebbero giustificarlo come arresto di un narcotrafficante internazionale.
E sul piano politico, esiste già un presidente legittimamente eletto che potrebbe essere insediato subito, con il popolo in strada a festeggiare.
La narrazione secondo cui “crollerebbe il caos” è solo metà della verità.
La parte che nessuno dice è un’altra:
il vero problema non è Maduro.
Il vero problema è la mafia che governa con lui.
Se domani catturano Maduro, chi resta?
Diosdado Cabello – il vero capo politico-militare del chavismo, accusato da più Paesi di narcotraffico.
Padrino López – l’uomo che controlla l’esercito e decide chi vive e chi muore.
Delcy Rodríguez – la mente burocratica del regime, abilissima a mantenere reti internazionali.
Jorge Rodríguez – il grande manipolatore mediatico e negoziale.
Reverol, El Aissami, Bernal, e tutto l’apparato del Cartel de los Soles.
Maduro è sostituibile.
Loro no.
Sono la struttura che tiene in piedi il regime.
Per questo ogni discorso su un “blitz risolutivo” è ingenuo: per liberare il Venezuela, bisognerebbe decapitare tutto il gruppo di potere, non un solo uomo.
La grande menzogna internazionale è che il Venezuela “non avrebbe un’alternativa”.
Non è vero.
Il Venezuela ha già: un presidente legittimamente eletto secondo gran parte della comunità internazionale; un’Assemblea riconosciuta; un mandato popolare chiarissimo per liberarsi del chavismo.
Il giorno in cui Maduro cadrà, il popolo non scapperà, non si nasconderà:
riempirà le strade.
Lo si è visto nel 2019, lo si è visto nel 2017, lo si è visto mille volte:
i venezuelani non aspettano altro che il regime cada per tornare a vivere.
L’idea che “non ci sarebbe una transizione” è una fantasia di chi non vuole che cambi nulla.
È scomodo da dire, ma vero:
A Cuba conviene che il Venezuela resti sotto controllo.
A Russia e Iran conviene mantenere un avamposto anti-USA.
Ai cartelli della droga conviene una frontiera senza legge.
A molti politici stranieri conviene un Venezuela eterno “caso umanitario” su cui costruire campagne.
E così Maduro resta.
Non perché il popolo lo voglia.
Non perché sia forte.
Ma perché la sua cupola criminale garantisce affari a mezzo pianeta
Se Trump domani cattura Maduro e basta, non cambia nulla.
Cabello sale al potere.
O Padrino López.
O Rodríguez.
O chiunque altro della cupola.
Se davvero gli USA volessero liberare il Venezuela, dovrebbero catturare tutta la catena di comando; neutralizzare i cartelli che la sostengono; impedire a Cuba e a Russia di intervenire; insediare subito il presidente legittimo.
Un’operazione di questo tipo non è impossibile.
È semplicemente enorme.
E richiede una decisione storica, non un colpo di teatro.
Maduro è solo il volto pubblico.
Il vero chavismo è una mafia che controlla armi, oro, petrolio, traffici e propaganda.
Per liberare il Paese non basta un blitz, non basta una sanzione, non basta un negoziato.
Serve una scelta politica internazionale che finora nessuno ha avuto il coraggio di prendere fino in fondo.
I venezuelani festeggerebbero?
Sì, senza dubbio.
Inondarebbero le strade come hanno già fatto mille volte.
Ma per arrivare a quel giorno bisogna spezzare non un regime, ma un’intera organizzazione criminale con ramificazioni globali.
E questo, oggi, è il vero motivo per cui nessuno — nemmeno Trump — ha ancora premuto il grilletto.
