Trump: “L’Iran è un cancro da estirpare. Il cessate il fuoco è finito”
Nuovi raid americani contro obiettivi iraniani. Teheran risponde colpendo basi USA in Kuwait e Bahrein. Sale il rischio di un’escalation in Medio Oriente.

Il fragile tentativo di riportare la calma in Medio Oriente sembra essersi definitivamente incrinato.
Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani, motivandoli come risposta agli attacchi contro il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e ad altre azioni attribuite a Teheran.
La risposta iraniana non si è fatta attendere.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato di aver colpito installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, due Paesi che ospitano importanti basi americane nel Golfo Persico. Secondo Washington e le autorità locali, sono stati attivati i sistemi di difesa, mentre la situazione resta in rapida evoluzione.
L’escalation ha avuto immediate ripercussioni anche sui mercati internazionali.
Il timore che il conflitto possa compromettere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota significativa del petrolio mondiale, ha spinto al rialzo il prezzo del greggio e riacceso le preoccupazioni per possibili effetti sull’economia globale.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che il memorandum d’intesa che avrebbe dovuto aprire la strada a una tregua è ormai “finito”, pur senza escludere del tutto futuri contatti diplomatici. Il rischio, tuttavia, è che le prossime ore siano dominate dalla logica della risposta militare più che da quella del negoziato.
Il punto di Fatti Nostri
Per gli italiani che vivono nelle Americhe, questa guerra può sembrare lontana.
In realtà, le conseguenze potrebbero arrivare rapidamente anche dall’altra parte dell’Atlantico.
Un aumento del prezzo del petrolio significa carburanti più cari, maggiori costi per i trasporti, possibili rincari dei beni importati e nuove pressioni sull’inflazione. Paesi come la Repubblica Dominicana, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, potrebbero risentirne in tempi brevi.
È per questo che ciò che accade nel Golfo Persico non riguarda soltanto la geopolitica: può incidere anche sulla vita quotidiana di milioni di persone, comprese quelle che vivono nei Caraibi e nel continente americano.
